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sabato 1 marzo 2025

poesia in rima

La poesia più brutta che credo di avere mai letto, di un cattivo gusto come pochi, l'ha pubblicata oggi un signore italiano, ed è una cacatina in settenari in rima baciata, che ricorda nel ritmo i fumetti di inizio Novecento del Corriere dei Piccoli, sul modello di Bilbolbul, che chi non lo ricorderà era un fumetto di taglio coloniale che raccontava le avventure africane di un piccolo "negretto" che quando si emozionava cambiava colore della pelle, una cosa oggi improponibile. Questo signore, ispirato dall'editoriale di oggi di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, si augurava nei suoi versi che dopo la "sgridata" di Trump che ha svelato la sudditanza di Zelensky alla Nato, gli ucraini rinsaviti, in questo "lieto giorno" facciano fare a lui e a quel "bel soggetto" di sua moglie la stessa fine di Mussolini (sottinteso: appesi per i piedi in piazza). Il fascismo, nelle intenzioni dell'autore, combattuto con lo stesso linguaggio irridente, fanatico e violento del fascismo, in cui si celebra con gioia la soppressione fisica del proprio nemico. Io l'ho trovata una cosa aberrante, una sorta di transfert in cui non c'è più differenza, né distanza, fra vittima assassino e spettatore, sono tutti malati di sangue. E leggendo la sua poesia, mi sono vergognato di scrivere in versi anch'io.

sabato 4 gennaio 2025

poesia come resistenza

Chissà se tutti quelli che scrivono che la poesia è una forma di resistenza dentro di sé si immaginano come un piccolo partigiano armato che va per montagne e vicoli di città assediate sparando agli invasori che parlano un'altra lingua, un tempo detti barbari; oppure se, all'opposto, si credono proprio loro i barbari venuti a sconvolgere l'impero. E chissà che colonna sonora gli parte ogni volta nella testa.

mercoledì 18 dicembre 2024

classifica

Guardando la classifica degli autori più letti di Interno Poesia, quasi tutti defunti, l’autore che è dentro di me spera di morire quanto prima per aggiungersi a loro, e così finalmente leggerete anche lui. L’uomo che sta fuori dall’autore, invece, con meno romanticismo e più scaramanzia, spera che morite prima voi.

martedì 15 ottobre 2024

l'avversario

Ieri sera a cena parlavamo di Limonov di Carrère e della Russia in cui aveva cominciato a scrivere poesie, una Russia in cui – come diceva Silvio – un ragazzino di 13 anni e senza i giusti agganci era già condannato, sapeva già che la cosa migliore che gli poteva capitare era diventare un alcolizzato di vodka, oppure se gli riusciva fuggire, e questa visione della Russia era l'unica cosa che Limonov avesse in comune con Brodskij, il suo avverario di sempre, quello che voleva battere a tutti i costi diventando più bravo, più famoso, più grande. Perché in arte, più importanti degli amici sono i rivali, reali o immaginari che siano. Lo dice proprio Limonov, in una intervista del 2014 (tradotta da Davide Brullo e Fabrizia Sabbatini), in cui confessa quanto gli manchi il suo avversario: “C’è stato soltanto un uomo il cui talento letterario era commisurabile al mio – benché diverso e minore del mio. Iosif Brodskij. (…) Mi sento un po’ solo a causa della sua assenza, ho pure scritto una poesia su quanto mi senta solo al mondo senza di lui. Può o meno fa così: Senza Brodskij, la noia mi devasta. (…) Brodskij era un Maestro, abbiamo vissuto una complicata relazione di amore-e-odio. Non gli piaceva il mio primo libro, invidiava alcune pagine di Diario di un fallito. Ho invidiato la sua ode In morte di Zukov. Quando, nel 1998, uscì il mio libro, Anatomia di un eroe, avevo fisicamente bisogno che Brodskij leggesse quel libro. O uno simile a Brodskij. Ma Brodskij giaceva conficcato nel suolo di Venezia. (…) Non era brillante, Iosif, ma era un Maestro, sapeva apprezzare, sapeva sentire. È una rara apparizione, un Maestro, dunque, ora, chi cazzo mi leggerà?”

lunedì 1 luglio 2024

casa

Stamattina leggevo con invidia che Jon Fosse vive in una casa nel centro di Oslo concessagli dal re di Norvegia per meriti letterari. La Norvegia ha 5 milioni di abitanti e una manciata di poeti. Leggono quasi tutti. In Italia, invece, abbiamo 60 milioni di abitanti: di questi circa 10 milioni sono quelli che leggono e almeno 20 milioni sono gli scrittori, più o meno pubblicati. Nessuno ha abbastanza meriti letterari da meritarsi una casa dallo stato, anche se, da ciò che sto leggendo in questi giorni dopo il caso Salis, molte case sono sfitte e fatiscenti o in mano alle mafie. Ma se anche a un ipotetico scrittore venisse concessa una casa sarebbe probabilmente occupata, perché quello degli scrittori italiani è notoriamente considerato mondo di mafie e parassiti.

martedì 12 dicembre 2023

la jura

Ne parlavo prima al telefono col Corsi, non so se sia stata una scelta concordata o meno – a me sulle prime ha lasciato perplesso – ma l’idea del titolo dell’intervista ad Arminio sul Corriere, sullo scrivere “dopo aver mangiato pesante” (corrispettivo prosaico dello scrivere con un peso sullo stomaco, o come si dice qui da noi con la jura addosso, il folletto che di notte ti si pianta sopra e ti toglie il respiro e il sonno) è stata una gran trovata pubblicitaria per farsi finalmente condividere un articolo proprio dai poeti che non lo amano, ma che sono forse quelli che, con lo scopo di irriderlo, l’hanno maggiormente spammato, più dei suoi stessi follower. Purché se ne parli dunque? Visto che nessuno legge più nessuno o quasi, mi verrebbe quasi di dire sì. Del resto il pubblico di Arminio, quello che gli compra effettivamente i libri, non è certo fra i poeti (che notoriamente comprano pochissimi libri di poesia), ma dall’altra parte, dalla parte proprio di chi odia i poeti, li trova ridicoli o non li capisce, non ne capisce i codici, ma ne sente ugualmente il bisogno (perché il poeta, vuoi o non vuoi, è un archetipo sociale: una società senza poeti è una società morta) e allora sceglie di affidarsi a quest’autore che asseconda un po’ troppo i gusti del suo pubblico, che non è il pubblico risicato dei poeti, con tutti ciò che ne consegue: io ad esempio non scorderò mai una volta che una signora, che evidentemente non frequenta abitualmente il mondo della poesia ma segue Arminio, lo rimproverò in un commento di aver scritto una (buona) poesia sulla morte, perché la morte è una cosa brutta e triste e non se ne dovrebbe parlare in versi. È uno strano cortocircuito, a modo suo. Di certo, e questo posso dirlo visto che mi ritrovo anch’io dall’altra parte della scena, di poeti che condividono con piacere interviste ad altri poeti che non siano loro o qualcuno dei loro o qualcuno che vogliono portarsi a letto, io ne conosco veramente pochi.

lunedì 21 agosto 2023

dove la mettono?

Sarà anche vero, come dicono orgogliosi, che la poesia, in quanto genere scarsamente commerciale, rende immuni dal potere. Ma allora poi mi dovete spiegare tutti questi poeti, a decine, a centinaia, che scodinzolano in adorazione del successo e di chi ha più potere di loro. Io non me lo spiego. Dove la mettono la poesia in quei momenti?

giovedì 10 agosto 2023

cuor di coniglio

Michael Krüger, poeta ed editore tedesco, uno dei punti di riferimento della mia vita. Nato nel 1943, dal 1986 al 2014 ha diretto la casa editrice Hanser, una delle poche case editrici indipendenti rimaste in Germania, intercettando e pubblicando, fra gli altri, numerosi poeti, “quelli che nessuno vuole toccare a causa dell’imperante Metrofobia*”, 14 dei quali hanno vinto il Nobel (gente come Brodskij, Walcott, Tranströmer, Handke). A chi gli chiede cosa fa un buon editore risponde: “lo psicologo, l’uomo d’affari, il conferenziere, ed è un buon amico”, ma se gli si chiede l’attività che più ama aggiunge “l’editing, lavorare sul testo”. Di suo in Italia sono state pubblicate alcune antologie e romanzi, ma solo una raccolta completa, Spostare l’ora (Mondadori, 2015) nella traduzione di Anna Maria Carpi. In una sua poesia si definisce un “uomo dal cuore di coniglio, niente di più, anzi di meno”. E spiega: “Non sono mai stato particolarmente coraggioso in vita mia. Non ho dovuto esserlo. Lo vedo decisamente come uno svantaggio. Ho avuto molte offerte, anche dall’estero, e opportunità di cambiamento. Ma sono rimasto qui. Sono una persona frugale, non ho bisogno di seguire le mode, di avere una macchina o di andare al Casinò. L’ufficio è come un grande elastico che mi tira a sé. Ti alzi dalla sedia, ma poi sei risospinto di nuovo alla tua scrivania. Il cuore del coniglio è una macchina che pulsa perché il coniglio è sempre in movimento. Ma il coniglio preferisce restarsene nella propria tana, seduto lì con le sue lunghe orecchie e guardare fuori” (le citazioni fra virgolette sono tratte da una intervista di Gabriela Herpell e Thomas Bärnthaler).

*Metrofobia=paura della poesia.

lunedì 5 giugno 2023

il bluff

L'altro giorno parlavo al telefono con un amico. Lui mi raccontava di Claudia Ruggeri, che aveva conosciuto negli anni '90, una ragazza strana mi diceva, scostante, che se ne stava per i fatti suoi, partecipava alle letture con quel suo cappello strano, ma restava in disparte, non parlava quasi con nessuno. Poi abbiamo parlato di tanti altri autori scomparsi e lui mi diceva che dal suo punto di vista ci sono due tipi di suicidi: ci sono i poeti che si suicidano perché sperano che la poesia li salvi, come la Ruggeri, e quando si accorgono che la poesia non salva proprio nessuno allora perdono ogni speranza e la fanno finita una volta per tutte, e ci sono i poeti che vengono “suicidati”, quelli che la poesia la usano come arma di lotta, o di scontro, e per questo la pagano, gliela fanno pagare, anche per noi. I primi vanno rispettati per il loro percorso di dolore, degli altri ce ne sono sempre troppo pochi e qualche volta vengono presi per matti. Per tutti loro, per motivi diversi, poesia e vita coincidono inestricabilmente. Tutti gli altri, che siamo noi, semplicemente fanno la loro partecipazione al dolore, a volte stanno male sul serio e scrivono, altre si indignano visceralmente, ma nella maggior parte dei casi bluffano, restano nel mezzo, in un angolo di razionalità rassicurante dove non si fanno travolgere dagli eventi. Hai voglia a dire che la poesia è tutta la tua vita se non sei disposto a morire per essa. E così siamo tutti noi, innamorati ma alla giusta temperatura. Moltissimi anni fa, quindici o sedici, mi è capitato di vincere la prima edizione del premio Claudia Ruggeri, vi ho partecipato quasi per gioco, ma poi ho vinto e vincendo quell’edizione ho pubblicato la mia prima plaquette e sono entrato nel mondo dell’editoria, è cominciato tutto lì. Ecco, da quel giorno per anni ho continuato a chiedermi cosa c’entro io, cos’ho in comune io con lei, con la sua vita, coi suoi versi e lentamente, anche per un mio senso di colpa ad avere usurpato un posto non mio, l’ho adottata, l’ho portata in giro con me per non lasciarla sola, anche se magari lei, conoscendomi, avrebbe preferito evitarmi.

mercoledì 15 marzo 2023

il modello vincente

Oggi leggevo un post malevolo contro il poeta D'Annunzio e pensavo che anche se ne scriviamo spesso malissimo, pur conoscendo poco o nulla della sua opera, alla fine ha vinto il suo modello, dove il personalismo ha la predominanza sul contenuto espresso dal pensiero. Chi legge più D'Annunzio oggi? Chi legge i versi di chiunque? Chi compra i versi di chiunque, a meno che non siano già marchiati dal successo del loro autore che dà lustro a noi col nostro acquisto? E quindi cosa compriamo, cosa vendiamo, che presentiamo di noi agli altri, a esclusione della nostra bella presenza, dei nostri fantastici post acchiappalike, delle recensioni sbandierate con finta umiltà, delle foto simpatiche o sexy su IG che non smuovono una vendita, al massimo se va bene una scopata? E mai che ammettiamo apertamente questo nostro "dannunzianesimo inconfessabile", come lo definì Carmelo Bene parlando di Pasolini. Questa nostra voglia di successo in cui la poesia è sorretta dal corpo del poeta e non l'opposto. Non a caso Pasolini è l'eroe per eccellenza dei nostri tempi, il più appellato: pochissimo letto, anche se citato da tutti come massimo esempio di qualsiasi cosa abbia mai fatto, e per questo riciclabile all'occorrenza.

martedì 7 marzo 2023

poveracci

Mi arriva il bando di un concorso con tassa di iscrizione per le varie sezioni, e fin qui tutto nella norma, quando a un certo punto trovo scritto NO CONTANTI - NO ASSEGNI. Mi sono chiesto se veramente ci sono autori che mandano gli assegni da 10/20 euro per iscriversi ai concorsi. Uno crede di no, ma se lo scrivono da qualche parte un precedente ci sarà stato. Mi sono immaginato le decine di poeti che mandano i loro assegni scoperti per entrare... poveracci!

domenica 19 febbraio 2023

i poeti, prima di diventare amici (devono morire)

Te ne accorgi sempre dopo
Che uno è morto
E tu te lo sei perso
Magari era al tuo fianco dall’inizio
E tu manco lo degnavi d’uno sguardo
Poi d’un tratto ha
Finito il turno
E tu nella sua assenza
Ti accorgevi che esisteva. Gli lanciavi
Un ultimo saluto da pentito
Quando il morto
Non poteva più scocciare era tuo amico.

sabato 4 febbraio 2023

questo paese

Certi giorni penso che il paese della poesia è un po’ come il paese in cui vivo io, un paese fortemente conservatore, cattolico, campanilista, frustrato, e anche un poco fascio, un paese capace di distruggere la propria peculiare economia meridionale per trasformarsi in un posto di vacanza buono come un altro, per turisti della domenica che vengono qui a farsi il selfie che ci renderà più orgogliosi di noi. Poi chi rimane si divide in due scuole di pensiero, da una parte i puristi che si strappano le vesti inviperiti per come il paese viene invaso dai barbari che gli rubano i parcheggi e li caccerebbero tutti quanti a pedate, dall’altra quelli che se potessero appalterebbero dovunque, pure nel bagno di casa se fa cubatura utile, e se gli parli di vincoli o di verde, se gli parli di storia o di estetica ti guardano in cagnesco come se li stessi truffando. Un paese disordinato ma non barocco, un paese senza regole dove ognuno fa l’avvocato di se stesso, difende con ardore la propria causa, facendosi più forte nell’eco della propria voce solitaria o nel coro della propria banda che fa da spalla al tenore di turno, ciascuno pensando soltanto a se stesso e al proprio tornaconto. Qui dove le strade, invece di allargarsi, si fanno di anno in anno più strette per risparmiare sui metri di terra da espropriare, e si lasciano i piccoli appezzamenti vuoti piuttosto che regalarli ad altri, i frutti dolci inacidiscono in campagna perché nessuno li va più a raccogliere, e restano soltanto i vecchi a raccontarsi le favole di un tempo. Questo mio paese che tutti amano come nessun altro, ma dove tutti guardano con odio o con sospetto al proprio vicino, gli fanno il pelo e contropelo dal barbiere, e poi ogni tanto scoppiano a gridare disgustati: “Questo sarebbe il paese più bello del mondo se non ci fossero i poeti”.


giovedì 19 gennaio 2023

poesia e meridione

Confesso che sono molto curioso intorno a questo libro (Un doppio limpido zero, poesie scelte di Raffaele Carrieri, a cura di Stefano Modeo). Curioso per due motivi: da un punto di vista editoriale, perché vorrei capire come andrà sul mercato, considerando che Carrieri è sì a suo modo un “classico” ma pur sempre un classico minore, o di nicchia se si preferisce, uno che magari lo hai sentito nominare ma non ce l’hai presente come ad esempio un Montale. Lo stesso Modeo mi pare che lo scrisse da qualche parte: mi chiedo quanti lettori ha oggi Carrieri, e me lo chiedo anch’io sinceramente (ma questo va tutto a merito della collana). E proprio per questo sono curioso, come lettore, perché per quanto detto sopra io stesso lo conosco poco come autore; quel poco che so, lo so perché me lo hanno proposto in passato come poeta “meridionale” ma confesso che non sono mai riuscito a considerarlo propriamente tale. Per me un poeta “meridionale” è Toma, che non è mai andato via dalla sua Maglie, o Pietro Gatti di Ceglie, o Scotellaro, o Lino Angiuli tanto per dirne uno ancora vivo. E non lo dico con intento critico, ma quanto c’è di meridionale – mi chiedo – in un poeta che è sì nato a Taranto, ma ha partecipato giovanissimo all’impresa di Fiume con D’Annunzio, poi ha viaggiato per nave nel Mediterraneo, poi è stato in Francia, poi a Milano, per morire a Camaiore in Toscana. Mi sembra sempre un po’ una forzatura per poeti così irrequieti nell’animo dirgli “meridionali”, come un limitarli, un rivendicare per loro un’appartenenza a un qualche luogo che non hanno. Che poi non è nemmeno giusto per chi resta. Mi ricordo ancora una volta che fecero un sito in cui suddividevano i poeti per appartenenza geografica e tutti i meridionali indicati lo erano per ragioni anagrafiche, erano sì nati qui ma vivevano a Roma o Milano o altrove da più di vent’anni. Insomma, c’erano tutti i meridionali del mondo, meno quelli che facevano la spesa in un qualche paesino del Salento o del Gargano, o sul porto di Taranto o di Monopoli, o a Bari vecchia, e chi li conosceva, allora, quelli che vivevano al Sud? L’unica, mi sono detto, per avere un po’ di attenzione è continuare a scrivere, morire, e poi scontare trenta o quarant’anni di silenzio prima che qualcuno della generazione successiva, come appunto Modeo, ci prendesse a cuore e ricordasse che c’eravamo stati anche noi, ci dicesse bravi.


venerdì 19 agosto 2022

fantasma

 
Fantasma (1922) di Murnau sviluppa in due ore circa una storia appassionante ma che ha dell’incredibile. Giovane integerrimo poeta sogna – e le scene oniriche sono il fiore all’occhiello del film – il grande amore e di pubblicare il suo libro. Per questo va da sua zia che fa l’usuraio e chiede un prestito per stampare il libro che la zia, desiderosa di un riscatto sociale, incredibilmente concede. Ma il poeta, lasciandosi corrompere dal denaro, scorda i suoi buoni propositi e spende tutto con una puttana. La zia usuraio venutolo a sapere lo minaccia: o restituisce i soldi oppure lo denuncia. Offre addirittura una terza alternativa: chiede i diritti sulle vendite del libro, cosa che ti fa chiedere quanto cacchio vendevano i libri di poesia ai primi del 900 in Germania. Ma il poeta confessa che è stato tutto un bluff, non c’è nessun libro, nessun riscatto sociale per la zia usuraio che si adira. Il poeta e il suo complice provano prima a rapinare la zia di notte e poi, scoperti, la uccidono, finendo in prigione. Insomma, in quella sorta di confusione dei ruoli di cui il film è zeppo, viene fuori che l’usuraio era quasi il buono e il poeta il quasi cattivo della storia. Poveri poeti! Nota da segnalare, la sceneggiatura assai intricata e piena di colpi di scena che rimandano al feuilleton è opera di Thea von Harbou, moglie di Fritz Lang. Si vede e bisogna dargliene atto, perché – a causa delle sue simpatie naziste – si tende a scordare il suo ruolo fondamentale nell’evoluzione del cinema espressionista tedesco, e non solo per aver scritto Metropolis.

mercoledì 22 giugno 2022

lacrime di coccodrillo

Leggevo adesso in un sentito coccodrillo che il mondo, quando muore un poeta, è più povero. E come faccio ogni giorno mi sono chiesto perché, quando un poeta vive, il mondo non si sente più ricco.

domenica 24 aprile 2022

la storia di un poeta figo

Una delle mie migliori amiche mi dice: Quando mi presenti un poeta figo? Io le rispondo: Più figo di me? Lei: Dai non scherzare. Voglio uno figo come Francesco Tomada, quando mi presenti Francesco Tomada? Io: Non sei mica la prima che me lo chiede. Lei: Veramente? Chissà che ha che piace tanto alle donne. Io: Ah boh, chissà. Ti piace come scrive? Lei: Non ho mai letto un suo libro. Io: E allora comprati un libro! Lei: Nooo! E se poi resto delusa?

Morale di questa storia: alcuni poeti acchiappano a prescindere. A tutti gli altri resta l'illusione che con la scrittura prima o poi cambierà qualcosa.

mercoledì 9 febbraio 2022

one man show

Ieri un amico mi scriveva che dopo le due letture di poesie a Sanremo si è scatenato un polverone, il solito, per capire chi è poeta o no. C’è chi dice che la Gualtieri è più poeta di Arminio e c’è chi dice che nessuno dei due, per diversi motivi, è poeta. C’è chi a questo punto tira in ballo Magrelli, di cui esce a breve il nuovo libro, dicendo che Magrelli è stato poeta nei suoi primi tre libri ma dopo quelli non più; ma a questa stregua ci sarebbe da chiedersi se è più poeta Magrelli che prova a sperimentare nuove formule e linguaggi con risultati non sempre all’altezza del suo nome, o De Angelis che è superbo nel riscrivere lo stesso libro da più di vent’anni, dando credito a chi dice che la poesia è soprattutto musealizzazione di se stessi in un procedimento collaudato. “Brand” è il termine per il mercato. Quando la poesia trova il suo brand vende. Ma chi può dire chi è poeta o no, e in base a quale criterio o gusto? Se le vendite non fanno testo, se il gusto del pubblico nemmeno, se quello degli addetti ai lavori è fazioso come pochi – e lo dico io che ci sto dentro, se la critica se ne sbatte e anche se non se ne sbattesse importerebbe a pochi (perché attenzione: se la critica dice che Arminio fa schifo è ok, ma se la stessa critica, ammesso che si accorgesse di te, dicesse che il tuo libro è insignificante quanto il suo, tu lo accetteresti?). Chi decide, insomma, chi è poeta o no? E come? Tutto questo parlare a vuoto mi ha fatto pensare a quando i giornalisti a metà anni 60 chiedevano a Bob Dylan – altro esempio di artista che non si è mai capito di preciso cos’è – di esprimersi sui cantanti di protesta della sua generazione, e lui rispondeva così: Sono 136, non uno di più non uno di meno. E allora i giornalisti, che non capivano lo scherzo, continuavano: E lei si considera un cantante di protesta? Io no, diceva Dylan, io sono un “One Man Show”, un uomo che fa il suo spettacolo tutto da solo. I giornalisti compiaciuti ridevano.

mercoledì 22 dicembre 2021

punti di vista

 Ieri pomeriggio ero alla Feltrinelli a Bari con un'amica in vacanza. Eravamo davanti allo scaffale della poesia, e lei si diceva stupita di quanto fosse fornito, perché dove vive lei, a Bologna, nelle librerie di catena non c'è un settore di poesia altrettanto rifornito. Per lei era una meraviglia. In compenso io guardavo lo scaffale e mi rendevo conto che qualcosa non andava, qualche titolo buono lo avevo già (l'antologia di Bassani) ma fra gli altri, quasi tutti classici o antologie o la sempiterna Szymborska, non c'era un solo titolo ad attrarmi, non uno a stuzzicarmi il gusto, avevo un intero scaffale a disposizione e non me ne piaceva uno, era la morte della libido del mio lettore interiore. Ho rimpiano di non essere da Millelibri dove, quelle volte che passo da Bari, qualcosa di bello trovo sempre. Stamattina però ho guardato la classifica dei 10 poeti più letti di Interno Poesia, che secondo me è sempre un bel termometro del gusto perché è un blog assai visitato anche dai non addetti ai lavori, e anche se mancano ancora i primi due posti, mi sono accorto che a parte Alessandro Celani * gli altri poeti più letti dell'anno sono tutti morti da un pezzo, classici o quasi. Mi ha inquietato. L'ho visto come un parallelo di cosa oggi vuole il pubblico dalla poesia: bei versi levigati nella fine degli altri. Fine che prima arriva quanto meno li leggi, in un meccanismo perfetto (quasi cristologico) che parte dall'indifferenza, passa attraverso la solitudine, la depressione e la morte, e arriva perfettamente scarnificato alla riscoperta e ad un amore postumo e assoluto ("io sempre amato!" è la frase più gettonata di chi ama l'ormai cadavere poeta). Che fare? mi chiede l'amico poeta rassegnato. Nulla, siediti e aspetta, gli rispondo. La morte di certo, con tutti i suoi lettori allegati, arriverà anche per te.

*Poco dopo aver scritto questo post mi hanno informato che anche Celani è morto pochi mesi fa.