Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
sabato 1 marzo 2025
due espressioni
venerdì 7 febbraio 2025
sogno della stalla
giovedì 1 agosto 2024
la lunga storia di canzone
mercoledì 6 marzo 2024
il capolavoro
“PLAY SOMETHING WE KNOW!" suonaci qualcosa che conosciamo, grida una ragazza dal pubblico (in una sorta di remake di quella volta in cui 60 anni fa qualcuno dal pubblico lo chiamò Judas perché aveva stravolto il suo suono elettrificandolo) ripresentando l'annoso problema di ogni artista, se ripetersi all'infinito per assecondare il pubblico o "tradirlo" e andare avanti per la sua strada in nome di quella cosa chiamata ricerca artistica. Dylan potrebbe mandarla a fanculo come aveva già fatto 60 anni fa, invece ci pensa su e risponde suonando, in una versione rigorosamente riarrangiata, "When I paint my masterpiece", quando dipingerò il mio capolavoro. Genio.
venerdì 2 febbraio 2024
perché ci è andato?
Ultimamente le uniche cose decenti che mi capita di vedere (o che perlomeno mi convincono abbastanza da vederle per intero) sono i documentari. Ieri è capitato con “We Are the World: la notte che ha cambiato il pop” che è un film su come è nata la celebre canzone. Non è un capolavoro ma è molto carino, soprattutto perché restituisce un fondo di umanità a ogni protagonista di quella serata, a partire da Michael Jackson che risulta bizzarro ma anche insolitamente simpatico, fino a Cindy Lauper, matta e strepitosa, e a Sheila E che venne chiamata nella speranza di avvicinare Prince e poi quando capì di essere stata usata se ne andò con tutte le ragioni per essere delusa e arrabbiata. Bob Dylan, la cui performance costituisce effettivamente la parte più bella del film, è un caso a parte, tanto da generare negli anni il celebre meme che lo rappresenta come sfasato in mezzo agli altri, unico a non cantare nel coro. La scena in cui lo convincono a interpretare le sue strofe è bellissima. Resta però il mistero. È chiaro come il sole che non si sta divertendo, anche perché Dylan odiava quel genere di situazioni pace e amore e le evitava dai primi anni Sessanta, ma allora per quale motivo ci è andato? Come lo avranno convinto?
mercoledì 9 agosto 2023
lo sciamano
sabato 1 aprile 2023
pasqua
Sabato sera in casa, come da norma. La natura è crudele, osservo. Ho trovato i cadeverini di un piccolissimo ratto morto nel viale e di alcuni uccelletti dal becco lungo in giardino, caduti dal ramo ma irriconoscibili perché mangiati dai vermi. Uno viveva di sotto, nelle fogne, e gli altri più in alto, sui rami, ma si sono ritrovati alla pari in terra, perché la vera fine si aggira al nostro piano e noi ci districhiamo in quella. Ma quanto avranno sofferto per raggiungerci sul nostro livello? Ascolto Bob Dylan che prova a sollevarsi verso il paradiso e mi chiedo cosa scriveranno i giornali, finalmente, quando anche lui morirà. Ho il gatto accanto a me che dorme sopra la mia mano e coltivo la mia morte che mi cresce in pancia come un figlio, ma va bene. Si approssima la Pasqua e chi vuol essere salvato, se vuol essere salvato, lo sarà.
sabato 18 marzo 2023
staccare gli italiani dal telefono
Ho letto adesso che tutte le date italiane dei concerti di Bob Dylan sono andate esaurite. I concerti di Dylan sono a pagamento: circa 140 euro a persona. Non solo, Dylan impone al pubblico di non usare il telefono durante il concerto, e di pagare a spese loro gli speciali sacchetti in cui chiudere e custodire i telefoni censurati: 5 euro a sacchetto. Siccome Dylan non è Lady Gaga, ma nemmeno i Maneskin, per me questa è la riprova di ciò che ho sempre pensato, che quando il pubblico piange miseria per comprare un cazzo di libro a 12 euro sta spudoratamente mentendo. E che se si vuole, in nome della cultura, si può fare anche questa cosa che sembra davvero impossibile per gli spettatori italiani: staccarli per due ore dal loro telefono e fargli sganciare soldi per farlo, proprio come quando vanno in terapia.
lunedì 11 luglio 2022
genio
Uno
che riesce a vendere all'asta da Christie's la cover di una sua vecchia
canzone talmente nota che praticamente la cantano anche i bambini per
1.780.000 dollari, se non è un genio uno così io non so chi lo sia.
mercoledì 29 giugno 2022
bob, se ci sei...
domenica 10 aprile 2022
guerra e pace
Visto che è il giorno delle palme e che sono un fervente dylaniato, ne approfitto di per dire che non ho mai capito perché in questo periodo chi propugna la pace canti così spesso Masters of War di Bob Dylan che non è certo una canzone di pace. Cioè Dylan non dice “Padroni della guerra, veniamo a patti diplomatici” ma dice “Padroni della guerra, io spero che schiattate in corpo e crepiate molto, molto male”. Sul come debbano morire non lo dice, ma con la sua buona educazione ebraica probabilmente sta invocando il Dio crudele, vendicativo e spietato del Vecchio Testamento (quello che disse ad Abramo “ammazzami un figlio”). Insomma, non ci sta nulla di male ad augurare la morte agli altri – e nei nostri dialetti ci sono parecchie espressioni colorire per augurartelo, con varie sfumature di colore che vanno dalla colite al colera – però non mi sembra la canzone più adatta a manifestare un pensiero di pace. Io proverei piuttosto con l’Inno alla gioia di Beethoven: “Abbracciatevi, moltitudini! Questo mio bacio vada al mondo intero!”. Mi rendo conto che è un pochino più difficile da cantare, soprattutto se non hai il coro a supportarti, ma del resto è risaputo che chi vuole la pace nel mondo deve impegnarsi il doppio.
mercoledì 9 febbraio 2022
one man show
Ieri un amico mi scriveva che dopo le due letture di poesie a Sanremo si è scatenato un polverone, il solito, per capire chi è poeta o no. C’è chi dice che la Gualtieri è più poeta di Arminio e c’è chi dice che nessuno dei due, per diversi motivi, è poeta. C’è chi a questo punto tira in ballo Magrelli, di cui esce a breve il nuovo libro, dicendo che Magrelli è stato poeta nei suoi primi tre libri ma dopo quelli non più; ma a questa stregua ci sarebbe da chiedersi se è più poeta Magrelli che prova a sperimentare nuove formule e linguaggi con risultati non sempre all’altezza del suo nome, o De Angelis che è superbo nel riscrivere lo stesso libro da più di vent’anni, dando credito a chi dice che la poesia è soprattutto musealizzazione di se stessi in un procedimento collaudato. “Brand” è il termine per il mercato. Quando la poesia trova il suo brand vende. Ma chi può dire chi è poeta o no, e in base a quale criterio o gusto? Se le vendite non fanno testo, se il gusto del pubblico nemmeno, se quello degli addetti ai lavori è fazioso come pochi – e lo dico io che ci sto dentro, se la critica se ne sbatte e anche se non se ne sbattesse importerebbe a pochi (perché attenzione: se la critica dice che Arminio fa schifo è ok, ma se la stessa critica, ammesso che si accorgesse di te, dicesse che il tuo libro è insignificante quanto il suo, tu lo accetteresti?). Chi decide, insomma, chi è poeta o no? E come? Tutto questo parlare a vuoto mi ha fatto pensare a quando i giornalisti a metà anni 60 chiedevano a Bob Dylan – altro esempio di artista che non si è mai capito di preciso cos’è – di esprimersi sui cantanti di protesta della sua generazione, e lui rispondeva così: Sono 136, non uno di più non uno di meno. E allora i giornalisti, che non capivano lo scherzo, continuavano: E lei si considera un cantante di protesta? Io no, diceva Dylan, io sono un “One Man Show”, un uomo che fa il suo spettacolo tutto da solo. I giornalisti compiaciuti ridevano.
sabato 29 gennaio 2022
la paura dei classici
Pochi giorni fa Bob Dylan, dopo aver già ceduto i diritti del suo catalogo musicale (lui insieme a Springsteen, Neil Young, Paul Simon, gli eredi di Bowie) ha venduto la proprietà di tutta la sua musica registrata alla Sony, ovvero a una multinazionale. Qui c'è un articolo di Paolo Vites che ne parla, anche in termini economici. Di fatto "il mercato della nuova musica si sta effettivamente riducendo. Tutta la crescita del mercato viene da vecchie canzoni”. Significa che c'è una bolla di sapone social in cui ciascuno di noi si esprime e crede di avere un valore artistico, ma poi nella sostanza gli unici a vendere sono i classici: "non importa se hai venti milioni di visualizzazioni su YouTube o 40 milioni di ascolti su Spotify: non stai guadagnando praticamente nulla." Questo succede anche in letteratura. Puoi avere tutti i follower che vuoi, ma nella sostanza gli unici a fare vendite fisse e consistenti sono i classici e su quelli investono sostanzialmente le case editrici a scapito dei viventi. Dire, come si fa, che l'importante è permettere all'industria di fare cassa e sostentarsi purché si dia un minimo spazio ai più giovani, non risolve il problema del necessario ricambio/rinnovamento culturale e non tiene conto di un fatto: che se, per esempio, dai spazio a un giovane ogni tanto (spesso in base al suo valore promozionale più che all'effettivo talento) da affiancare a 999 classici, stai mettendo da parte altri 4, 5, 6 giovani (su mille) di talento che magari non sono belli o spigliati abbastanza da stare sui social. E in ogni caso, se il valore è solo quello social, una volta che saranno troppo vecchi o raggrinziti (come denunciava Joni Mitchell) ci sarà chi li butterà via senza rimpianti in attesa che diventino anche loro classici da recuperare al mercatino del vintage.
giovedì 20 maggio 2021
il suono di casa
sabato 7 novembre 2020
la notizia più bella
Sono
felice per la sconfitta di Trump, più che per la vittoria di Biden che
manco conosco. Ma chi dice che questa è la notizia più bella venuta
dagli USA nel 2020 ha la memoria corta, perché quanto di meglio ci è
arrivato da lì quest’anno, a fine marzo, nel solco dell’emergenza, è
stata l’ultima canzone di Bob Dylan, Murder Most Foul, che è un’opera
d’arte popolare ed epica sulla fine di un’epoca, proprio come fu
Guernica di Picasso. Avere la possibilità di assistere, da suoi
contemporanei, alla sua nascita, ascoltarla dalla stessa prospettiva
storica ed emotiva, dalla stessa zona d’ombra da cui si è schiusa,
sentire come quel tempo lo modella accordandolo al nostro stesso respiro
(“I can’t breathe” è l’altra frase chiave di questo movimento), secondo
me non ha paragoni, né prezzo, supera di gran lunga, e supererà nel
tempo, qualsiasi storia politica.
giovedì 2 luglio 2020
colonne
martedì 7 aprile 2020
la parola e la bestia
Qui invece la seconda parte.


