C’è tanta gente là fuori – lo so perché vi leggo – che si scandalizza o fa battutacce su Jovanotti che dice che Tony Effe e Mozart sono “colleghi” (non che sono sullo stesso livello, soltanto che fanno lo stesso lavoro); molti lo dicono senza nemmeno avere ascoltato l’intervista di Jovanotti, ma soprattutto – ed è peggio – senza nemmeno avere ascoltato Mozart, che da quel signore che era li avrebbe di sicuro apostrofati così: “Leccatemi il culo”.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
martedì 24 dicembre 2024
giovedì 1 agosto 2024
la lunga storia di canzone
martedì 21 maggio 2024
pop
Parlavo con un amico musicista di come sta cambiando la musica pop negli ultimi anni. – L’attenzione del pubblico è bassissima, consumano a una velocità assurda, così tutto è fatto per catturarlo nei primi 20 secondi, se ce la fai allora il brano ha una chance, se no li perdi. Così lasci perdere l’intro, perché tanto lo saltano, i pezzi ormai partono tutti col cantato, nei primi 30 secondi devi arrivare subito al ritornello, se no li perdi, anzi meglio se cominci subito con quello, molti ormai fanno così. Il solo è inutile, tanto lo saltano. Meglio se il pezzo finisce in due tre minuti, se la coda è troppo lunga saltano la fine e passano ad altro. – Mentre lo ascolto mi viene da pensare a Shine on you crazy diamond, l’intro più lungo e immersivo della storia del pop. – Ecco, mi dice lui, quello è l’esempio perfetto di cosa non si deve più fare oggi per avere successo, richiede troppa concentrazione e si perde un sacco tempo, se uno vuole quel tipo di situazione allora va su altri generi, come l’elettronica o l’ambient. – Insomma, la gente non vuole una canzone, ma un jingle pubblicitario. – Esattamente.
sabato 23 marzo 2024
parallelo
Film commovente, di grandissima bellezza visiva, La viaccia (1961) di Mauro Bolognini, con Jean Paul Belmondo, Pietro Germi e una Claudia Cardinale al culmine della sua bellezza, segna il passaggio dalla sua prima fase artistica, più originale sul piano dei contenuti attraverso le sceneggiature, spesso di Pasolini, alla seconda, dove si attiene a realizzare raffinate trasposizioni di opere letterarie, spostando il contenuto sullo stile, dove insomma il contenuto è lo stile. Non a caso il confronto con Visconti. Qui però le atmosfere rimandano ancora alla prima fase più nichilista e pregna di mal di vivere delle sue più recenti pellicole con Pasolini (non a caso torna la Cardinale come nel Bell’Antonio a dare volto a un amore tanto necessario quanto impossibile da trattenere). E infatti, lancio un parallelo, secondo me il finale con Jean Paul Belmondo che dopo aver dichiarato a sua madre che non può vivere senza di lei, attraversa correndo Firenze per rivederla sulle note della “Rapsodia per sassofono e orchestra” di Debussy ha secondo me una eco nel successivo Manhattan (1979) di Woody Allen, dove l’identica scena si ripete a New York sulla “Rapsodia in blue” di Gerswhin. Nel film di Bolognini questo amore è già segnato e infatti Ghigo (Belmondo) riuscirà a rivedere Bianca (Cardinale) scomparire dietro un vetro prima di allontanarsi per sempre, nel film di Allen, pur nell’imminente separazione, Allen offre una speranza a questo amore nell’ultima battuta di Tracy (Mariel Hemingway), “bisogna avere un po’ fiducia nella gente” e nel mezzo sorriso di Allen, uno dei suoi pochissimi su pellicola, che sembra quasi fare il verso a quelli così vulnerabili del giovane Belmondo.
domenica 24 dicembre 2023
una triste canzone di natale (che poteva essere ancora più triste)
Negli ultimi giorni mi sono studiato la storia, assai divertente, di un celebre standard di Natale, Have yourself a Merry Little Christmas, che almeno sul mercato americano è il sesto brano pop-natalizio più inciso di tutti i tempi, e non è poco. Molto del suo fascino agrodolce deriva dalla particolare mistura fra la malinconia della musica e l’ottimismo delle parole, le quali però sono il frutto di diversi compromessi produttivi successivi alla sua composizione. La canzone venne scritta in piena Seconda guerra mondiale, da un giovane compositore di Hollywood, Hugh Martin, che per età avrebbe potuto essere chiamato sotto le armi in qualsiasi momento; venne quindi scritta con l’ansia di dover partir soldato. Gli era stata commissionata per un film innocuo con Judy Garland, Meet me in St. Louise (1944), che parlava di una famiglia che si deve trasferire dal paesino a New York e dove lei è una ragazza che ha paura di perdere i vecchi amici e il fidanzatino (Tom Drake). L’idea della partenza alla base del film stimolò la vena creativa di Martin, ma ne venne fuori una canzone talmente triste (col primo verso che diceva “Cerca di passare un felice Natale, perché potrebbe essere l’ultimo”) che la Garland si rifiutò di cantarla e la canzone rischiò di essere cestinata perché invece l’autore la sentiva così sua che non voleva modificare il testo. A tal proposito ci sono due versioni della stessa storia su come poi vennero apportate le modifiche che ne fecero il successo commerciale che è diventato. In una, raccontata da Tom Drake (il fidanzatino della Garland nel film), Drake prese Martin sottobraccio e gli fece un discorso da adulto: “Senti, questa è una grande canzone ma non fare il testardo, lavoraci ancora, modifica il testo dove serve e vedrai che diventerà un successo”. Nella seconda, riferita da Hugh Martin, c’è Drake che lo afferra per il collo della camicia e gli sbraita contro: “Brutto figlio di zoccola, chi ti credi di essere? O aggiusti quella stronza canzone o giuro che ti appendo al muro!”. Non si sa di preciso come sia andata, fatto sta che Martin ci lavorò ancora, venendo incontro alle esigenze di produzione (col testo che da pessimista diventò speranzoso: “Datti la possibilità di passare un felice semplice Natale, lascia che il tuo cuore sia leggero, l’anno prossimo tutti i nostri problemi saranno finiti”) e la canzone rimaneggiata divenne in breve tempo così famosa, catturando evidentemente lo spirito del suo tempo, che lo stesso Martin, quando poi partì soldato per davvero e si scoprì che ne era l’autore, finì nel reparto musicale della sua compagnia, e non si fece un solo giorno di combattimento: quindi, possiamo dire, che la musica gli salvò la vita. A questo punto ci sarebbe da chiedersi se la sua canzone avrebbe avuto lo stesso successo se fosse rimasta fedele alle sue intenzioni esplicitamente malinconiche. Avrebbe toccato le stesse corde del pubblico? Chissà. Fatto sta che dieci anni dopo Frank Sinatra lo ricontattò perché voleva incidere una sua versione della stessa canzone, ma ritenendola ancora troppo triste, gli chiese di addolcirla ancora un poco, e Martin che aveva capito la lezione, seppur a malincuore rimise mano al testo. Così, coi diritti d’autore derivatigli da tutto questo lavoro che ha trasformato la sua canzone di Natale in un successo internazionale, ci ha campato il resto della sua vita.
mercoledì 9 agosto 2023
lo sciamano
sabato 27 maggio 2023
eleganza
La brutale, cinica eleganza dei maestri della classica italiana non solo è refrigerante, ma fa rimpiangere che non vengano studiati a scuola come Verga. Ad esempio, Arturo Benedetti Michelangeli che dice: “In arte non c’è pietà. O vali, o vai fuori dai coglioni!” qualcosa da insegnare lo avrebbe.
venerdì 21 aprile 2023
cambio
Accorgersi, attraverso i vari cambi stagionali del proprio guardaroba musicale, come si è passati nel giro di poco più di dieci anni dal piano esistenziale di Viva l'Italia di De Gregori a quello di L'assenza è un assedio di Piero Ciampi.
sabato 18 marzo 2023
staccare gli italiani dal telefono
Ho letto adesso che tutte le date italiane dei concerti di Bob Dylan sono andate esaurite. I concerti di Dylan sono a pagamento: circa 140 euro a persona. Non solo, Dylan impone al pubblico di non usare il telefono durante il concerto, e di pagare a spese loro gli speciali sacchetti in cui chiudere e custodire i telefoni censurati: 5 euro a sacchetto. Siccome Dylan non è Lady Gaga, ma nemmeno i Maneskin, per me questa è la riprova di ciò che ho sempre pensato, che quando il pubblico piange miseria per comprare un cazzo di libro a 12 euro sta spudoratamente mentendo. E che se si vuole, in nome della cultura, si può fare anche questa cosa che sembra davvero impossibile per gli spettatori italiani: staccarli per due ore dal loro telefono e fargli sganciare soldi per farlo, proprio come quando vanno in terapia.
venerdì 21 maggio 2021
funghi
Ieri a Bologna in Lettere si è parlato (anche) di John Cage, così, stimolato dalla chiacchierata, sono andato a leggermi alcuni aneddoti su di lui. Ce n’è uno bellissimo che ho letto dove nel 1959 Cage partecipa a “Lascia o raddoppia” di Mike Bongiorno come esperto di funghi. Non solo vince il premio, ma già che c’è gli chiedono di esibirsi in una performance. L’esibizione lascia allibiti sia il pubblico che lo stesso Mike, il quale (ancora ammirato per la sua competenza sui funghi) si avvicina a Cage e gli dice: “Bravissimo Sig. Cage, ora che ha vinto cosa farà, torna in America?”. Cage gli risponde: “Io vado, ma la musica resta”. E Mike: “Ah, lei se ne va e la sua musica resta qui? Ma non era meglio il contrario?”. Ecco, l’ho trovata la cosa più vicina che ci sia oggi in Italia al rapporto del pubblico con la poesia. Il poeta se è simpatico può rimanere, ma la poesia meglio di no. Il problema è quando il poeta è antipatico, non resta più nulla.
domenica 8 novembre 2020
mercoledì 4 novembre 2020
solitudine
venerdì 23 ottobre 2020
minnie
Minnie Riperton fu una cantante americana che raggiunse una certa notorietà nei primi anni '70, attirando l'attenzione (non solo artistica) e la collaborazione di Stevie Wonder, il quale nel 1974 le produsse un disco, Perfect Angel, e un singolo di enorme successo, Lovin' you (lalalalalala). All'apice del successo, la Riperton si ammalò e morì di cancro nel 1979, a 32 anni. Questo pezzo, invece, pieno di doppi sensi cantati con voce sapientemente innocente (will you come inside me?), viene dall'album successivo, Adventures in Paradise, del 1975. Lo ha scritto con Leon Ware che di lì a poco avrebbe composto I want you per Marvin Gaye, e si sente.
mercoledì 24 giugno 2020
pandemia critica
domenica 12 aprile 2020
domenica 5 aprile 2020
il re nudo (tre tempi)
Per la Murgia, però, questo è un demerito: un testo dovrebbe comunque significare, non può ridursi tutto a pura suggestione sonora, perché così diventa un "grande inganno", semplice edonismo, spesso inutile. Battiato non è così inutile (anche se la Murgia ammette di non arrivarci), ma credo che nelle sue intenzioni la scrittrice stesse provando ad accennare a qualcosa di assai più profondo sul senso e sul ruolo di un autore oggi, che non è riuscita a esprimere come avrebbe voluto.
martedì 11 febbraio 2020
una questione di amore
sabato 2 novembre 2019
protestose canzoni per bambini
lunedì 23 settembre 2019
coyote
mercoledì 3 luglio 2019
musica per organi caldi
"Ma fai una presentazione questo fine settimana?"
"Sì, Giovanni Laera, un poeta di Noci..."
"Ah!" mi dice uno dei due, "l'unico poeta di Noci per me è Enantino, non ce ne sono altri..."
"Infatti è lui..."
"Come è lui?"
"Sì, sono l'editore di Enantino" e gli passo il libro da guardare.
"Cazzo, lo adoro Enantino, se organizzi un concerto ci vengo subito!"
"E se faccio la presentazione del libro?"
"Se organizzi un concerto ci vengo subito!"
"Sì, ma se faccio la presentazione del libro?"
"Se organizzi un concerto ci vengo subito..."
