Film commovente, di grandissima bellezza visiva, La viaccia (1961) di Mauro Bolognini, con Jean Paul Belmondo, Pietro Germi e una Claudia Cardinale al culmine della sua bellezza, segna il passaggio dalla sua prima fase artistica, più originale sul piano dei contenuti attraverso le sceneggiature, spesso di Pasolini, alla seconda, dove si attiene a realizzare raffinate trasposizioni di opere letterarie, spostando il contenuto sullo stile, dove insomma il contenuto è lo stile. Non a caso il confronto con Visconti. Qui però le atmosfere rimandano ancora alla prima fase più nichilista e pregna di mal di vivere delle sue più recenti pellicole con Pasolini (non a caso torna la Cardinale come nel Bell’Antonio a dare volto a un amore tanto necessario quanto impossibile da trattenere). E infatti, lancio un parallelo, secondo me il finale con Jean Paul Belmondo che dopo aver dichiarato a sua madre che non può vivere senza di lei, attraversa correndo Firenze per rivederla sulle note della “Rapsodia per sassofono e orchestra” di Debussy ha secondo me una eco nel successivo Manhattan (1979) di Woody Allen, dove l’identica scena si ripete a New York sulla “Rapsodia in blue” di Gerswhin. Nel film di Bolognini questo amore è già segnato e infatti Ghigo (Belmondo) riuscirà a rivedere Bianca (Cardinale) scomparire dietro un vetro prima di allontanarsi per sempre, nel film di Allen, pur nell’imminente separazione, Allen offre una speranza a questo amore nell’ultima battuta di Tracy (Mariel Hemingway), “bisogna avere un po’ fiducia nella gente” e nel mezzo sorriso di Allen, uno dei suoi pochissimi su pellicola, che sembra quasi fare il verso a quelli così vulnerabili del giovane Belmondo.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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sabato 23 marzo 2024
mercoledì 20 marzo 2024
un buon sceneggiatore
Ci
sono incontri che ti cambiano la vita anche sotto il profilo artistico.
A volte preso in giro come un Visconti minore, Mauro Bolognini fa parte
di quella schiera di registi tecnicamente molto dotati ma che hanno
bisogno di un buon sceneggiatore per risplendere. Nel suo caso il
personaggio chiave della sua filmografia è stato Pier Paolo Pasolini che
prima ancora di fare egli stesso del cinema aveva lavorato come
comparsa e sceneggiatore con Mario Soldati e Federico Fellini. Con
la collaborazione di Pasolini, che per lui scrisse e adattò alcuni
soggetti assai innovativi per l’epoca, Bolognini ha dato vita al periodo
artisticamente più rilevante della sua carriera, quello fra la fine
degli anni ’50 e i primi ‘60, con titoli come Giovani mariti (che fa il
verso a I vitelloni), La notte brava, Il bell’Antonio e il più volte
censurato La giornata balorda. Dei quattro i più belli sono
probabilmente i due centrali, con La notte brava, interamente scritto da
Pasolini, che è un film straordinario, dal ritmo forsennato, che
attinge tanto al noir americano quanto alle atmosfere borgatare e al mal
di vivere tipici di Pasolini, e Il Bell’Antonio che riprende la trama
di Brancati ma la rielabora e trasforma per renderne più forti le
atmosfere nichiliste e mortifere, il senso di vuoto che lo pervade. Dopo
questi Bolognini farà ancora degli ottimi film (La viaccia, Senilità), ma tenderà ad adeguarsi nei ‘70, anche su suggerimento
proprio di Pasolini che gli diceva “tutto ciò che ti serve è nel libro
stesso” (il problema, aggiungo io, è come lo leggi) su un cinema di
trasposizione letteraria eccelso sotto il profilo formale ma forse privo
di guizzi (con delle palesi eccezioni, come ad esempio il truculento e
sardonico Gran bollito). Oggi Pasolini è più famoso, ma il loro fu un
rapporto di vera amicizia, di scambio alla pari, tanto che lo stesso
Pasolini, che molto aveva imparato da Bolognini in ambito di ripresa e
montaggio, quando decise che era venuto per lui il momento di girare il
suo primo film, dopo un bidone ricevuto da Fellini, venne aiutato
proprio da Bolognini che si era innamorato del suo progetto e gli trovò
nel giro di un pomeriggio un produttore, Alfredo Bini, non solo
restituendogli il favore, ma contribuendo effettivamente alla creazione
di Accattone.
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