Il 5 aprile 2020, meno di 3 mesi fa, ho visto persone che invocavano il sangue di Michela Murgia, definita indifferentemente da uomini e donne come una capra ignorante e presuntosa, una che se la crede troppo, capace solo di proferire "minchiate" per quanto aveva detto con troppa leggerezza su Battiato; oggi, alcune di quelle persone, ma soprattutto donne, le ho viste commentare la notizia in cui la stessa Murgia asfaltava a ragione Morelli che con troppa leggerezza ha parlato dei "codici femminili" con un compiaciuto e compagno: Brava Murgia! Brava Michela! Ci mancava solo un Brava sorella! e anche qui coi codici femminili ci saremmo sprecati.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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giovedì 25 giugno 2020
lunedì 6 aprile 2020
la metà che dà il latte
Non ho mai letto un libro della Murgia, ma non ho mai ascoltato un disco intero di Battiato (non ci sono mai riuscito, a parte Fleur, quello sì veramente bello). Fondamentalmente non mi interessa nessuno dei due, e menomale perché se la Murgia avesse toccato uno dei cantanti che mi piacciono mi sarei inalberato anch’io. Però ieri ho notato questa cosa, e la dico, e cioè che esattamente un anno fa, aprile 2019, in molti condividevano i suoi post contro Salvini (“Salvini, tu non sai cos’è il lavoro!”) gridando: “La Murgia lo sa!”, mentre ieri gli stessi la condividevano per schernirla: “La Murgia, come al solito, fa la saputella e parla a sproposito!”. Siamo passati, a un anno giusto di distanza, da un polo all’altro in base all’obbiettivo che ci tocca. E a me pare che la Murgia, insomma, stia messa nell’opinione pubblica come la Diane Keaton di Amore e Guerra, “per metà santa e per metà vacca”, a seconda della metà che serve. Ma sempre meglio, come diceva Woody Allen, la metà che dà il latte.
domenica 5 aprile 2020
il re nudo (tre tempi)
Michela Murgia in dialogo video con Chiara Valerio sul concetto di dipendenza fra testo e musica a partire dai libretti di Mozart scritti da Da Ponte, dice di Battiato (preso come esempio) che quello dei suoi testi è intellettualismo fine a se stesso, cioè non dice nulla, non va da nessuna parte nel significato, mette insieme tante belle citazioni ma poi finisce lì. Il significante, aggiunge la Valerio, sta nel suono applicato alle parole, come del resto succede nella maggior parte delle canzoni; Battiato ci mette in più il ritmo, il ballo: il suo è intellettualismo "ballabile". Non è necessario comprendere tutto.
Per la Murgia, però, questo è un demerito: un testo dovrebbe comunque significare, non può ridursi tutto a pura suggestione sonora, perché così diventa un "grande inganno", semplice edonismo, spesso inutile. Battiato non è così inutile (anche se la Murgia ammette di non arrivarci), ma credo che nelle sue intenzioni la scrittrice stesse provando ad accennare a qualcosa di assai più profondo sul senso e sul ruolo di un autore oggi, che non è riuscita a esprimere come avrebbe voluto.
Per la Murgia, però, questo è un demerito: un testo dovrebbe comunque significare, non può ridursi tutto a pura suggestione sonora, perché così diventa un "grande inganno", semplice edonismo, spesso inutile. Battiato non è così inutile (anche se la Murgia ammette di non arrivarci), ma credo che nelle sue intenzioni la scrittrice stesse provando ad accennare a qualcosa di assai più profondo sul senso e sul ruolo di un autore oggi, che non è riuscita a esprimere come avrebbe voluto.
Infatti, poco dopo Ray Banhoff (giornalisa musicale) scrive un pezzo indignato su Rolling Stone in cui risponde alla Murgia: "Basta con questo approccio letterale da marxisti anni 70", basta con quest'idea che debba esserci per forza un significato. "Dobbiamo smettere di rompere le palle alla gente e farla sentire in colpa e ignorante", che scritto così è come ammettere che i testi di Battiato, anche se danno l'idea di significare qualcosa, mi fanno sentire non-ignorante proprio perché in fondo al cuore io so che non significano nulla, l'importante è che mi facciano "sognare" (dice proprio "sognare" rincarandone il carattere edonistico). A questo punto non so cosa sia più offensivo per Battiato, se l'opinione della Murgia o la difesa di Rolling Stone.
Intanto, avverte il giornalista, si stanno organizzando i primi gruppi di fan pronti all'insulto verso la Murgia. Vincenzo Ostuni, che non ha voglia di vedersi il video Murgia+Valerio ma vuole capire cosa è successo, chiede sulla sua bacheca il riassunto della polemica, ovvero sintetizzare il dibattito critico in poche battute (alla Battiato, insomma). Qualcuno glielo spiega: "Battiato dice minchiate". Un follower commenta: "Oh, finalmente qualcuno lo ha detto". Il re dunque è nudo!
lunedì 1 aprile 2019
mercoledì 30 settembre 2015
il fusinato
Saba è nato a Trieste nel 1883. Il 1883 è stato – secondo il Pancrazi – un anno fausto per la letteratura italiana. Nacquero in quell’anno, oltre ad una delle opere più celebri di Gabriele D’Annunzio, Saba, Gozzano e Pinocchio. Siamo molto in dubbio che la nascita di Guido Gozzano rappresenti, per la letteratura italiana, una fortuna maggiore di quella che sia stata, al tempo delle belle cose di pessimo gusto, la nascita del Fusinato*, col quale il Gozzano ha grandi, fino ad ora insospettate, parentele; ma ringraziamo l’illustre critico per Saba ed anche per Pinocchio.
[Umberto Saba, Storia e cronistoria del Canzoniere]
*Arnaldo Fusinato, poeta risorgimentale di cui restano alla nostra memoria solamente due versi, ma lo restano in maniera indelebile. I due versi sono: «sul ponte sventola / bandiera bianca» usati da Battiato per la celebre canzone. Le vie della poesia (come quelle di Pinocchio) sono infinite.
lunedì 25 maggio 2015
la livella
Fra le tante fortune che mi dà l'avere quasi 40 anni c'è il fatto di aver assistito al fenomeno della riscoperta di Piero Ciampi che vent'anni fa, giuro, no lo sapeva quasi nessuno chi fosse (solo Zucchero che gli fregava i versi), e procurarsi la sua musica era difficile, molte cose non si trovavano proprio, mentre oggi, vedo con gioia, viene citato, linkato, rispettato come nemmeno in vita. Spero che presto succeda anche al povero Enzo Jannacci, molto più ignorato di ciò che sembra dalle celebrazioni ufficiali, tanto che buona parte della sua discografia (nonostate gli omaggi vari di Fazio) resta irrintracciabile, mai riversata in digitale. Eppure i tempi sono strani e la morte tende a livellare ogni cosa, come bene osservava Totò. Lucio Dalla, ad esempio, che quand'ero ragazzo non era più che una cosuccia commerciale, adesso è una sorta di bardo immortale del cuore. Mentre all'opposto, mi pare ci sia stato un ridimensionamento di Fabrizio De Andrè che in vita era intoccabile, il massimo genio possibile della canzone italiana, e ora il tempo lo rende un pochino più distante e anche un pochino più umano. Aspetto dunque di sapere che sarà dell'ottimo Battiato, che tutti amano, meno che io.
mercoledì 27 marzo 2013
la scoperta dell'acqua calda

Non ho ben capito, ma se sono un semplice puttaniere senza essere padre, posso comunque sentirmi fiero di essere italiano? Ultimamente, per come vanno le cose, mi sembra quasi di dovermene vergognare. Il problema è che io non me ne vergogno proprio. Così come non mi vergogno di dire che non mi frega nulla di quello che ha detto Battiato, ma soprattutto perché alla fine non si è mai capito nulla di quello che diceva Battiato, e forse il messaggio subliminale di tutte le sue canzoni è sempre stato quello: Ci sono troppe TROIE in Parlamento! Sai che scoperta dico io! Qui si condanna la gente per aver scoperto l'acqua calda, questa è la verità! E io proprio non riesco a vergognarmene. Al massimo le prossime vacanze mi unisco al Centro Anziani per il solito giro turistico a Montecitorio, un toccasana per i problemi lombari e della circolazione.
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