Anche se molti ritengono che siano situazioni diverse e distanti, purtroppo per loro colui che si è proposto come pacificatore ha un solo modus operandi: occupazione coloniale di parte del territorio, teso al suo sfruttamento personale, e lasciare il resto al nemico del popolo occupato. L’importante, si ripete come un mantra, è salvare vite, indipendentemente da come lo si fa, perché il fine giustifica i mezzi. Così sta facendo in Ucraina e così vuol fare a Gaza dove si continua a parlare di resort di lusso. E mentre negli Stati Uniti si cominciano ad arrestare ed espellere gli studenti che protestano nei campus – da ciò che si legge sui giornali, ma magari chissà è solo propaganda anti-trumpiana e come dice Trump stesso i giornali che gli parlano contro mentono tutti – ieri leggevo che sta prendendo contatti, insieme ad Israele, con Sudan e Somalia per “reinsediarvi permanentemente” gli abitanti di Gaza, visto che i paesi della Lega araba non li vogliono accogliere. Magari anche questa notizia, lanciata da Associated Press, non è vera – la Casa Bianca non smentisce, ma nemmeno commenta – oppure non si concretizzerà come tante altre cose proposte da lui. Ma è già spaventoso che ci stia pensando, perché quello che non si realizza oggi si può sempre concretizzare domani. È spaventoso perché un giorno Trump, che è un capo di stato, dice una cosa e il giorno dopo ne dice un’altra, quasi che l’esercizio del potere fosse l’espressione di un capriccio. Ma soprattutto è spaventoso perché il Sudan è teatro da anni di una spaventosa guerra civile – di questa sì non parla mai nessuno – che ha falcidiato la sua popolazione, e l’idea di Trump sarebbe quella di prelevare un popolo in guerra e trapiantarlo in un’altra guerra ferocissima. Magari con l’idea di ripopolare il territorio, proponendo loro di acquistare un carico di persone, trattando di fatto i palestinesi come capi di bestiame. Che vi devo dire, l’importante qui è salvare vite, non importa come lo si fa.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
sabato 15 marzo 2025
mercoledì 12 marzo 2025
siccità
Stamattina al Tg Norba Enzo Magistà ha detto che la Puglia è prossima a dichiarare lo stato di emergenza perché l’indotto idrico è quasi a secco e si prospetta per la Puglia uno stato di crisi tale che la prossima estate non ci sarà più acqua: con le dighe prosciugate non verrà più fuori nulla dai rubinetti, l’agricoltura andrà a rotoli, i prezzi del cibo si alzeranno a dismisura, il turismo verrà meno e tutto questo si ripeterà identico e peggiorato anche in futuro, se non si trovano delle soluzioni adeguate che richiederanno anni per essere messe a regime. Ciò che è successo in molte zone della Sicilia l’estate scorsa sta succedendo a noi. È una prospettiva che atterrisce perché è reale ed è frutto del trinomio surriscaldamento + incuria delle infrastrutture + assoluta cialtroneria politica. Per il clima non si può fare nulla, ma quando a metà agosto, in piena siccità, non si riuscirà più a trovare una bottiglia d’acqua per bere, perché andranno a ruba, sospetto che molti nostri rappresentanti politici dovranno andare a nascondersi per non prendersi tutte insieme le caricate di mazzate reali che non hanno mai preso finora.
sabato 8 marzo 2025
varietà
Il mondo è bello perché è vario, anche nella lotta. – Ieri un’amica femminista mi diceva che chiunque sia contro il patriarcato non può appoggiare in nessuna maniera il tipico esemplare del peggior patriarcato bianco americano che esprime nelle parole e nei gesti tutto ciò a cui una donna deve opporsi: violenza del linguaggio, manipolazione della realtà tesa alla sopraffazione dell’altro, disprezzo padronale dei più deboli. Una donna che lo giustifica non è troppo diversa da chi giustifica il compagno che la picchia per non rovinare la pace familiare, e in questo modo è complice della mascolinità tossica che inquina il mondo. Era un pensiero forte, ma mi ha colpito. – Stamattina invece un amico complottista mi ha detto che dopo gli ultimi fatti si è convinto che il litigio fra presidente ucraino e americano fosse tutta una farsa, non c’era nulla di vero in quei cinquanta minuti, non è stato un incontro per la pace fallito, ma un fallimento programmato dall'inizio, un momento di “grande televisione” come ha detto Trump da trasmettere in mondovisione per giustificare la reazione esasperata dell’Europa che è sfociata nell’immediato riarmo, senza un minimo di discussione pubblica. Antò, erano tutti d’accordo, americani ed europei, è la stessa cosa che ci hanno fatto con il lockdown, volevano discutere apposta per creare una situazione di emergenza e così aumentare la produzione di armi che fa bene all’industria. La pace la faranno poi.
giovedì 6 marzo 2025
se il cane abbaia...
Stamattina ero in campagna e ho visto una coriacea signora con qualche anno più di me che, per nulla spaventata da un cane che le abbaiava contro da dietro un muretto, ha preso delle pietre dalla strada e gliele ha lanciate addosso. Il cane ferito è scappato. Io, avvicinandomi le ho detto che forse il cane abbaiava perché era spaventato, e lei mi ha risposto che se avesse potuto a quel cane lo avrebbe sparato. E allora ho pensato alla perfezione di quella metafora usata dal Papa, quando disse “l’abbaiare” della Nato, che però può applicarsi, e non da oggi, ai tanti abbaiare del mondo. Il punto è capire, se il cane abbaia, la soluzione è sparargli?
martedì 4 marzo 2025
cose non tanto diverse
Un amico insegnante mi racconta una storia della scuola in cui lavora in un tipico paesino di provincia. Un bambino del primo anno, alle continue provocazioni di due bambini più grandi che insultano sua madre coi soliti appellativi da bar, dà uno spintone a uno di loro buttandolo a terra, così che i due lo prendono a pugni. Il ragazzino, scosso, ha un attacco di ansia e si sente male. La madre, a cui racconta tutto, chiede alla scuola di intervenire. Viene fuori che la scuola pur rimproverando i due bambini più grandi non vuole agire più severamente di così, primo per non rovinare la media dei due mettendosi contro gli altri genitori (a scuola, pare, hanno il terrore dei genitori); secondo perché il bambino più piccolo ha sbagliato a rispondere con la violenza alle provocazioni, e avrebbe dovuto dirlo agli insegnanti che avrebbero evitato la rissa; terzo, e qui sta il nodo nascosto della faccenda, perché la madre del bambino che è poco meno che trentenne e separata, viene additata dalla comunità come una facile, quindi il comportamento dei due bambini assorbe e riflette un pensiero comune che in parte li giustifica: hanno sbagliato a picchiare uno più piccolo, ma la sua mamma è quella che è. Tutto questo succede a noi, in pieno 2025, mentre parliamo di pace fra le potenze mondiali con la sicurezza di chi ha tutte le soluzioni in tasca. E a chi mi dice che sono cose diverse io rispondo che no, cambia forse la scala di proporzione, ma non sono cose tanto diverse.
lunedì 3 marzo 2025
il cuore del problema
Per quanto si possa discutere di tutto il resto, ti accorgi di qual è il cuore di un problema quando confrontando le varie posizioni – che sono tante e tutti diverse, fra chi è pro o contro Trump, o Putin, o Zelensky, pro Ucraina o anti Nato – tutte invariabilmente concordano senza alcun dubbio sulle responsabilità dell’Europa e della sua politica fallimentare. Se, fra così tanti e discordi e punti di vista, su questo convergono tutti, vuol dire che è lì che sta il vero problema ed è lì che bisognerebbe agire. Noi almeno, in quanto Europei, dovremmo agire. Non distruggendo l’Europa, come vorrebbe qualcuno, ma facendo pressione per riformarla, possibilmente mandando via a calci i suoi attuali rappresentanti, che ancora oggi, invece di impegnarsi per realizzare degli accordi fra delle parti che sono troppo compromesse per essere equilibrate – e dove diciamoci la verità tutti stanno perdendo la guerra, ma nessuno la sta vincendo – parlano a vanvera, qualcuno propone una tregua di un mese, qualcun altro di entrare in guerra anche noi, senza sapere dove stanno andando dopo tre anni di conflitto, senza nemmeno una linea comune. Ma vergognarsi di se stessi ogni tanto, no? Solo io ad ascoltarli in Tv mi sento in imbarazzo? Hai voglia a dire Trump o Zelensky, la colpa più grande qui è la nostra, siamo noi che invece di dissociarci da loro dovremmo prenderci le nostre responsabilità e andare dai nostri rappresentanti politici e chiedere conto di cosa stanno facendo. Loro, sono quasi sicuro, ci diranno che non lo sanno.
domenica 2 marzo 2025
detrattori
A ripensarci oggi con più calma, trovo davvero straordinario che molti dei detrattori di Zelensky che in merito all’incontro dell’altra sera gli hanno rimproverato di non essere un politico esperto, o di essere un comico da poco, o la sua carenza d’inglese, o l’incapacità di gestire una situazione di tensione, o di essere comunque un ladro e un fascista, un asservito agli americani, poi fondamentalmente in patria siano elettori di Cinquestelle e Lega, o addirittura seguaci di quel destrorso di Marco Rizzo. I Cinquestelle – che intendiamoci votava pure mio padre – sono un partito fondato da un comico, nato contro i politici di professione, legato da sempre a un’idea di naïveté intesa come purezza dalla sporcizia del potere – infatti quando erano al governo hanno fatto tanti di quegli errori, tradendo moltissime promesse elettorali, che adesso non li vota più nessuno – con un livello linguistico spesso assai più imbarazzante di quello di Z. e tutt’altro che liberali – spesso quelli che definiscono Z. come un repressore dei diritti del suo popolo sono gli stessi che ancora oggi piangono a gran voce per gli “anni bui” del lockdown, dimenticandosi che al potere allora c’era il pacifista Conte! – mentre i Leghisti sono quelli che ancora oggi devono restituire 49 milioni rubati allo stato, che in nome della sua efficienza sono a favore dello sfascio dello stato, che in nome della sua sicurezza sono a favore di uno stato di polizia, che quando si tratta di omosessualità e migranti stanno appena un gradino sopra i comuni assassini, e senza dimenticarsi la loro posizione su Gaza dove sono fra i pochissimi a non stare zitti e infatti appoggiano apertamente la politica di Netanyahu, guidati da uno come Salvini che è talmente asservito agli americani da riuscire addirittura a scrivere che i dazi americani sono una bella opportunità per l’Italia! Di Marco Rizzo e dei suoi non dico perché li muove esclusivamente un sentimento d’odio per l’Europa che ormai è fuori tempo massimo ed è l’espressione di un manipolo di vecchi nostalgici che quando potevano cambiare il paese, e l’Europa stessa, facendo pesare il loro voto hanno pensato soltanto a coltivare il proprio orticello, fregandosene del futuro dei loro figli, e adesso se la prendono con chi l’orticello glielo sta togliendo. Io li guardo, leggo ciò che scrivono, e trovo che siano stupefacenti queste persone che gridano fuori “Al lupo! Al lupo!” e poi lo votano in patria senza riuscire a fare 2+2.
sabato 1 marzo 2025
zucchine
Ho letto da ieri così tanti post e così discordanti su quello che è successo nello Studio Ovale, scritti da persone anche molto preparate, che sono arrivato alla conclusione che nessuno lo sa di preciso cosa è successo ieri e perché, tirano solo a indovinare, e comincio a pensare che secondo me non lo sa manco chi stava ieri nello Studio Ovale cosa è successo, altro che attacco preparato a tavolino, però su questo sono disposto anche a ritrattare, basta che mi date delle garanzie efficaci, o metà del vostro giardino di casa per piantarci le zucchine.
l'avvocato dei poveri
Oramai ce lo stiamo proprio scordando, ma una delle grandi conquiste del Novecento, conquista ottenuta a suon di scioperi, arresti e manganellate, è stata quella di porre un argine al potere, per cui persino i potenti hanno un limite oltre il quale non possono andare, persino i potenti non possono permettersi di sopraffare chi è più debole di loro, e per quanto sia fallace c’è in ogni democrazia un accordo sociale che limita l’espressione di quel potere e pone su un piano di parità tutti gli uomini. È quella cosa per cui chiunque di noi può dire “io ho dei diritti” o lamentarsi se non vengono rispettati. Magari è un sistema imperfetto, è un sistema dove a porte chiuse succede di tutto, dove ci si inventano golpe e invasioni “di pace”, ma sempre come qualcosa di truccato, perché si sa che è sbagliato, e questo argine almeno fino a ieri ha resistito. È la stessa conquista che ha fatto sì che anche il figlio del più umile degli operai, o dei contadini, potesse arrivare a fare politica e gestire la cosa pubblica lì dove prima sedevano semplicemente i ricchi, quindi non c'è da sputare nel piatto di questa conquista, non c’è da sminuirla. Ed è per questo che il fatto che così tanti che leggo stamattina siano così contenti di ciò che è successo ieri, con l’umiliazione, vera o studiata a tavolino, di un rappresentante politico più debole – con i milioni di persone che ha alle sue spalle e che ieri magari aspettavano di porre fine ai loro problemi – da parte di una superpotenza che loro stessi odiano, mi fa incazzare soprattutto perché viene da persone che parlano dalla mattina alla sera contro il potere e chi lo esercita, poi invece di fare fronte comune, istintivo, contro un potere soverchiante, se la prendono col più debole dei due. Mio padre, che nell'animo era il classico “avvocato dei poveri”, mi ha insegnato che, nel dubbio, ci si deve mettere dalla parte del più debole, sempre, anche se non è perfetto, anche se non ha tutte le ragioni o se è la scelta meno popolare, il più debole è sempre quello che non ha nessuno dalla sua parte. Non ti fidare mai di chi sceglie di stare dalla parte del più forte, mi diceva mio padre, quello è il primo che quando avrai bisogno tu ti volterà le spalle.
lunedì 9 dicembre 2024
telenorba
Apri i social e leggi l'ennesimo post di denuncia sul silenzio della stampa plutocratica nel coinvolgimento della Nato nei disastri del mondo. Poi accendi la TV mentre prepari il caffè e su Telenorba trovi il direttore Enzo Magistà che dice che nei fatti di Siria c'entra la Cia e questo non porterà niente di buono. Qui qualcosa non torna. O Magistà è un pericoloso sovversivo come non mi immaginavo, oppure forse i rivoluzionari del web dovrebbero guardare meno Tg1 e più Telenorba.
martedì 12 novembre 2024
orgoglio
Ho grande orgoglio per il mio essere meridionale, tranne quando vedo Raffaele Fitto in Tv che va a rappresentarmi in Europa appoggiato dai neonazisti ma con l'animo e la storia del tipico trasformista democristiano, uno che non ha un ideale che non sia se stesso, che non tiene a niente e a nessuno al di fuori di se stesso, uno capace di votare una cosa e domani rimangiarserla dicendo che ha "cambiato idea" per il semplice fatto che non crede in niente oltre il proprio tornaconto, peggio ancora uno che glielo si legge in faccia, nella piega della bocca, che non sa cosa sia la gentilezza di una parola. Uno di quei tipi che qui da noi si dicono "amari". Ecco, io quando vedo Raffaele Fitto in Tv mi vergogno sempre un po' del suo essere meridionale come me, e non perché sia nero o bianco, ma perché quel trasformismo lì che veste così bene non è soltanto suo, l'ha ereditato, e infatti io qui lo respiro ogni giorno in questo nostro Sud dove vivo, che poteva salvarsi da se stesso invece ha scelto di dare fiducia a gentaccia così, e nonostante l'abbia presa in c*lo tante volte non impara mai dai propri errori.
venerdì 8 novembre 2024
proiezioni
Ho letto le proiezioni del Washigton Post sul voto americano diviso per razza e sesso e da ciò che vedo non è vera la notizia che girava ieri che la sinistra americana ha fallito ed è stata screditata dai più poveri che si sono rivoltati alla élite dem. Dalle analisi emerge che la maggior parte delle etnie "minori" (soprattutto neri e ispanici, e in particolar modo donne nere e donne ispaniche) che sono andate a votare hanno votato Harris. Semplicemente il voto dei bianchi americani (uomini e donne) che hanno votato e che rappresentano il 60% della popolazione ha schiacciato gli altri favorendo Trump. In sostanza, più che una sconfitta della élite bianca al potere, è stata l'ennesima vittoria della razza bianca sulle altre. Così stanno ancora in America.
lunedì 30 settembre 2024
rimpianto
Il rimpianto di non essere più negli anni d'oro del cinema italiano diventa un pochino più forte oggi che Giuli prima diventa ministro della Cultura e poi fa l'ultimo esame universitario per laurearsi. Che cosa ne avrebbero fatto di una storia così Dino Risi, Comencini o Monicelli possiamo soltanto immaginarlo.
giovedì 8 agosto 2024
quarto potere
In farmacia. – Antò, oggi ho letto Paese Vivrai, bell’artichele tiène! – Grazie, ma non lo faccio io quello. – Nan jè teggue? – None. – I ce cazze campe a ffè? – Dici che me lo devo prendere? – Sìne, jè na potenze, Paese Vivrai! – Ho già Agorà. – Tutte tu t'à pegghiè, Antò! N'à lassè nudde a nusciune! Quello che lasci è perduto! – Ma poi chi fa così finisce male! Ti odiano tutti, dopo. – Ce l’è ditte sta fatulaggene? Tu ffè accussì che diventi sindaco, sinte a mmè! Sintele a stu tremone!
mercoledì 24 luglio 2024
colpa loro!
Ascoltando al Tg le parole di Delmastro pensavo a com'è breve il passo da "Aiutiamoli a casa loro" a "Rimandiamoli a casa loro". In ogni caso è sempre colpa loro, mai della nostra gestione vergognosa di quelle strutture. Tanto che Delmastro ha la faccia tosta di venirci a dire che se non venivano qui "loro" nelle carceri si stava proprio bene, c'era tanto spazio arieggiato e si poteva pure assumere nuovo personale. Ma che possiamo farci se ci sono "loro" che vengono qui a rubarci il lavoro, il futuro, persino in carcere? Nulla, quando se ne andranno "loro", allora tutto si aggiusterà da sé. Sarà, io di persone che sono state in carcere, ma non da oggi, da anni, ne ho conosciute un bel po', e non me ne ricordo una sola che mi abbia detto: Antò, ma come si stava bene in carcere, soprattutto d'estate era così bello che guarda, io non volevo più uscire! E penso che ci vuole talento per riuscire con una sola frase a sputare in faccia a così tante persone in difficoltà. Caro Delmastro, chapeau.
giovedì 13 giugno 2024
vento
Certo che fa impressione vedere al Tg nazionale una buona parte dei più grossi stronzoni del pianeta ripresi a fare passerella a dieci minuti da casa. Per ora non si sente niente, ma speriamo che non cambia il vento ancora la puzza arriva fin qui.
mercoledì 12 giugno 2024
disagio
Confesso che da un paio di giorni mi sento a disagio perché, pur credendo fortemente nelle scelte di AVS, continuo a essere poco convinto dell’elezione di Ilaria Salis. Sono certamente contento per lei, se miglioreranno le sue condizioni; e spero che, come dichiarava AVS, questa vittoria possa generare “una grande e generosa battaglia affinché l'Unione Europea difenda i principi dello Stato di Diritto”. Però, a parte il fatto che andiamo a dare lezioni all'Europa pur sapendo che le carceri italiane stanno messe malissimo, se è vero che vi si registra un suicidio ogni tre giorni; sento come se ci fosse qualcosa di sbagliato in quella scelta, intanto nel metodo, perché c’è una parte di questo paese che ha sempre puntato il dito contro personaggi come Berlusconi che facevano politica per ottenere dei vantaggi personali, fra cui evitarsi il carcere, e adesso che abbiamo l’occasione di far vedere che siamo diversi, usiamo metodi simili improntati all’idea che il fine giustifica i mezzi, e non si può dire che la componente emozionale di chi la voleva libera non abbia avuto alcun peso nel voto. Poi l’ho trovata sbagliata per quella cosa che stiamo sempre a dire che manca in Italia, la meritocrazia: sempre a dire che in Europa tutto va male perché non ci sono le persone adeguate a rappresentarci di fronte ai problemi enormi che si presentano e – con tutto il rispetto e la simpatia che posso provare per lei – io non so mica se la Salis è politicamente preparata per quel ruolo. Mimmo Lucano, ad esempio, mi piace perché ha fatto il sindaco, ha fatto delle lotte importanti e ha un’idea politica forte sull’immigrazione, e credo possa dare tanto all’Europa sia in termini di esperienza che di umanità. Ma la Salis, a parte essere dichiaratamente antifascista e mettendo da parte il fango che certa destra prova a lanciarle addosso, che preparazione politica ha in tema di immigrazione o di ambiente? Sa qualcosa di economia internazionale? Che posizione ha verso la guerra? E poi, non parlo nemmeno di curriculum, ma che dialettica ha in pubblico? È una che va dritta come un treno o può fare gaffe come il Papa? Ha il carisma di Soumahoro che andava alla Camera con gli stivali sporchi di fango? Io non lo so mica. Non so quasi nulla di lei. E chi l’ha votata, che sa?
martedì 11 giugno 2024
l'amicizia
Mi viene a cercare Gianni, un mio vecchio compagno del catechismo che non vedo da allora. – Antonio, ma come, ho saputo dei tuoi grandi successi lavorativi, e tu non mi dici nulla! – Quali successi? – Non sei tu Antonio Lillo che dirige l’Ufficio tecnico al Comune? – Ahhh! No. Quello è mio un omonimo. Ogni tanto mi chiamano per sbaglio, ma non sono io. – Fa una mezza risata. – Ah non sei tu, mannaggia! E che lavoro fai, invece? – Faccio l’editore – Fa uno sguardo vuoto. Glielo spiego meglio. – Faccio libri. – Allora si illumina. – Ah, sotto a Giacovelli stai? – Sotto a Giacovelli 𝘭𝘦𝘷𝘢𝘭𝘰… – Ahhh, mannaggia! Ma almeno lo conosci? – Chi, Paolo? Sì che lo conosco. – Ma siete almeno amici? – Gianni, ma tu cos’è che vuoi da me? – Fa lo sguardo offeso. – Nulla! Ma se siete amici è meglio.
giovedì 6 giugno 2024
rappresentatività
Sarà anche vero che ormai gli elettori devono smetterla di volersi sentire rappresentati a tutti i costi e andare a votare per principio — un po' come chi va a messa con più dubbi che fede ma tu vacci lo stesso, magari Dio esiste e alla fine ci salva – però stamattina pensavo che, delle 4 persone che mi hanno contattato nelle ultime settimane per chiedermi il voto, 3 me lo hanno chiesto per Fratelli d'Italia e 1 per il PD. Certi giorni mi sento nello stesso imbarazzo che provava Gaber sotto elezione di fronte a sua moglie. E so che c'è persino gente fra i suoi ammiratori che ancora lo rimprovera di essersi sposato con una che non lo rappresentava politicamente al 100%.
