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martedì 12 novembre 2024

orgoglio

Ho grande orgoglio per il mio essere meridionale, tranne quando vedo Raffaele Fitto in Tv che va a rappresentarmi in Europa appoggiato dai neonazisti ma con l'animo e la storia del tipico trasformista democristiano, uno che non ha un ideale che non sia se stesso, che non tiene a niente e a nessuno al di fuori di se stesso, uno capace di votare una cosa e domani rimangiarserla dicendo che ha "cambiato idea" per il semplice fatto che non crede in niente oltre il proprio tornaconto, peggio ancora uno che glielo si legge in faccia, nella piega della bocca, che non sa cosa sia la gentilezza di una parola. Uno di quei tipi che qui da noi si dicono "amari". Ecco, io quando vedo Raffaele Fitto in Tv mi vergogno sempre un po' del suo essere meridionale come me, e non perché sia nero o bianco, ma perché quel trasformismo lì che veste così bene non è soltanto suo, l'ha ereditato, e infatti io qui lo respiro ogni giorno in questo nostro Sud dove vivo, che poteva salvarsi da se stesso invece ha scelto di dare fiducia a gentaccia così, e nonostante l'abbia presa in c*lo tante volte non impara mai dai propri errori.

lunedì 27 giugno 2022

orgoglio

Mio padre e mio zio sono quindici anni che non si parlano. Persino al funerale di mio nonno, mio zio si mise fuori dalla porta e restò in piedi per tutta la veglia sul marciapiede di fronte. Stanotte l’ho sognato, ho sognato che mio zio veniva a cercare mio padre per scusarsi e stringergli la mano, ma mio padre per orgoglio prima cincischiava e poi rifiutava di dargliela. L’orgoglio in famiglia ci ha sempre fregati tutti, anche quando ne sembriamo immuni. Mio fratello ad esempio è molto più orgoglioso di me, al punto da mandare al diavolo due o tre lavori piuttosto che sottomettersi a delle regole. Ma anche io, che in famiglia sono il più mite, non scherzo, e i più grandi errori della mia vita li ho fatti tutti per orgoglio, lo so, li riconosco ma non sono capace di rimediarmi. Come questo della casa editrice che sono dieci anni che va avanti anche se non ci guadagno nulla, e tutti pensano che lo faccio per amore, e invece no è solamente orgoglio.

martedì 7 luglio 2020

leggendo le più intransigenti considerazioni di poveri cristi che scrivono poesie...

…ho pensato che la maggior parte degli autori dichiara sdegnosamente che la piccola editoria è meglio (e la grande di conseguenza fa schifo, mafiosa e ignorante come chi ci pubblica) solo perché non possono accedere alla grande, ma se domani ti chiamasse Mondazzoli o Feltrinelli un bel calcio alla piccola editoria lo daresti anche tu, senza pensarci due volte e dicendo che è la cosa più naturale del mondo assecondare il proprio successo.

domenica 26 gennaio 2020

aneddoto

C'è questo aneddoto che mi ha raccontato una volta un mio amico. Lo riporto a memoria, come l'ho assorbito, per cui spero di non sbagliare qualcosa. Nell'aneddoto il mio amico, che sul lavoro è persona attenta, metodica e precisa, deve presentare un lavoro al professore di cui sta seguendo il corso. Lo fa, credo, con un certo orgoglio. Il prof guarda il lavoro, lo mostra al resto della classe come esempio, poi si volta e gli dice brutalmente davanti a tutti: Ottimo lavoro, ma si ricordi sempre che lei non è un cazzo. Ecco, ripensando a quell'aneddoto, mi viene spesso voglia di rispondere così ad alcune persone, spesso assai più giovani di me, che mi contattano piene di finta umiltà ma consce già dei propri mezzi, rapportandosi non già per creare un rapporto letterario o anche soltanto di confronto umano, ma solo in vista delle lodi sperticate che si aspettanto e della pubblicazione che, secondo loro, è garantita dal loro incredibile talento. E quando questo non succede diventano malevole o vanno in depressione. Credo a volte che a persone così dovrebbe essere imposto di ascoltare ogni mattina, appena svegli, una voce come quella, amica, che ripeta questa sacra verità, necessaria per crescere, soprattutto come artisti, se artisti vogliono diventare: Ottimo lavoro, ma ricordati sempre che non sei un cazzo.

lunedì 25 novembre 2019

un segnale forte

Anche quest’anno il Premio Bodini Poesia si caratterizza per la totale adesione al verso “Tu non conosci il Sud…” Infatti, ancora una volta da che è nato, a vincere il premio dedicato a quello che molti considerano il massimo poeta meridionale, certamente il più rappresentativo per quanto costantemente sottostimato, è stato un poeta bravissimo e famoso, ma che col Sud c’entra solo relativamente, contro-riprova se mai ci servisse che in poesia noi non abbiamo una storia e forse nemmeno dei poeti degni (come diceva Pasolini in Passione e ideologia). Tu ora mi dirai, caro lettore, che la poesia non ha confini e questa che tiro fuori è una mera questione “politica” e io ti rispondo che sì, lo è; proprio perché anche i premi possono essere, e anzi spesso sono dichiaratamente politici, in un Sud che è sempre più abbandonato a se stesso e demoralizzato, con un tasso di emigrazione sempre più alto, dare un premio come il Bodini – una volta tanto! – a un autore nato e vissuto qui e non al classico nome di prestigio pubblicato da una casa editrice maggiore, sarebbe stato a mio avviso un modo per lanciare un segnale, non dico di risveglio ma perlomeno di orgoglio. Che ovviamente, come qualsiasi cosa qui, non c’è stato.

giovedì 22 settembre 2016

il venditore di rose

Sono appena stato derubato da un abile venditore di rose, che parlandomi a voce bassa e svelta, senza che capissi una sola parola di quanto mi diceva, mi ha convinto a cedergli una preziosissima medaglia di Ganesha che tenevo appesa al collo come ornamento, per regalarla al figlio che stava al suo fianco, nel silenzio orgoglioso degli ostinati ma con lo sguardo di chi non possa desiderare altro al mondo. Il figlio con la pelle olivastra che non mi ha dato niente in cambio, né un grazie e nemmeno una rosa. Quando un prete corre fuori da un albergo urlando: Gesù è scappato! Gesù è scappato! All’improvviso il venditore di rose lancia un grido anche lui, rannicchiandosi su se stesso e tenendosi il piede con forza, come se fosse ferito. Ha appena spiaccicato Gesù, che per scappare si era fatto piccolo piccolo come una formica.

mercoledì 27 gennaio 2016

la cultura di chi?

Ho visto adesso adesso la notizia della copertura dei nudi capitolini per il passaggio di Rohani. Si parla di cultura negata e di orgoglio ferito, ma in tutta onestà mi viene da chiedermi: quale orgoglio per quale cultura? Gli italiani sono per loro stessa ammissione degli ignoranti senza pudore (gente che ti dice, candidamente: "non lo so, ma tanto non è grave", oppure: "non lo so, forse è grave, ma dai non sono io il problema", e tira dritto). Non bastano cinquant'anni di abusi edilizi a dimostrarlo? Non le risatine ironiche quando parli di poesia nella terra di Dante? Ma Dante lo sanno tutti che è il più grande di tutti, perché gliel'ha spiegato Benigni... Per qualcuno la parola "cultura" è appunto solo una parola che serve a tirarsela, ma poi gli chiedi di scegliere fra una mostra d'arte e una gara di rutti per passare la serata, e vedrai che molti preferiranno la gara di rutti, perché la cultura sì è importante, ma insomma la vita è una sola. Quindi di che stiamo parlando? Di quale particolare orgoglio? E per difendere cosa? L'identità culturale di chi? Dei ruttofili? Preferisco difendere Rohani a questo punto, almeno lui a quelle statue dà un valore, magari negativo, ma almeno lui le considera. Le vede.

venerdì 16 gennaio 2015

cose brutte da sentire

Che brutta cosa sentire le polemiche di certa gente che si lamenta nemmeno del metodo di liberazione di quelle due ragazze, ma solo per lo spreco di soldi. Politici che dello spreco hanno fatto una professione che parlano come se avessero diritto a farlo. È qualcosa che va persino oltre il cinismo, ma scava direttamente nel fango. E si invoca l'esempio di paesi con le palle sotto come l'Inghilterra o gli Usa. Minchia. Mi spiegate che orgoglio c'è a far parte di un Paese che non tutela i suoi cittadini, tutti, indistintamente, fino all'ultimo e con ogni mezzo? E poi, la cosa più ridicola di tutte, sentire la storiella che chissà se con quei soldi adesso si acquisteranno armi di morte contro l'Europa. Magari, mi viene da rispondere, se gli americani non gliele vendessero le armi ai terroristi, ci sarebbero già meno probabilità, vi pare?

mercoledì 13 febbraio 2013

l'orgoglio

L’orgoglio è un sentimento di merda
che sta dentro a gente di merda
come uno stronzo troppo duro.
Tirarlo fuori vi fa sanguinare il culo.

martedì 5 febbraio 2013

poeti che come bambini...

Poeti che come bambini ve la menate per un verso
pronti al dispetto e all’offesa a parlar
d’integrità intellettuale
per scansare l’annoso dilemma
del conto in banca rosso
fate il favore prendetevi meno sul serio
nessuno bene che vada
v’imputerà mai la truffa
d’aver dato potere a un salario
di rendere gli uomini giusti e degni d’assurgere al Cielo.
Siate voi stessi a cuore aperto
povere voci nel deserto.

martedì 3 luglio 2012

la vigna

Oggi mio nonno, in un attimo di memoria, mi ha rivelato che suo padre, dunque il mio bisnonno, è morto in casa, nella casa dov’era nato e intorno al cui universo si è svolta tutta la sua vita, e morendo ha chiesto scusa per i propri errori non al prete né a Dio, ma solamente ai suoi figli. È morto a 84 anni e in tutta la sua vita ha bestemmiato una sola volta, quando cioè mio padre, allora ragazzino, gli ha mozzato uno dei baffi mentre lo radeva, baffi che il bisnonno portava con orgoglio e un pizzico di vanità, alla moda dell’epoca, lunghissimi, imponenti. Basta così poco a rendermelo simpatico. Non ci resta nient’altro di lui, nemmeno una foto, solo qualche albero e la vigna piantata in campagna, quando ai braccianti venne concesso di prendersi un pezzetto di terra e coltivarlo.

domenica 12 febbraio 2012

alcuni aforismi di santiago lópez petit



Inquietudine vuol dire che il fuoco mi spinge verso la neve e che la neve mi spinge verso il fuoco.


Il silenzio abita il centro oscuro del rumore.


La vita è una parola. Il voler vivere un grido.


Dobbiamo intraprendere un doppio lavoro: essere ciò che non siamo per vivere quello che siamo.


Ogni alibi è l’inizio di una rinuncia.


Vivere è coniugare il verbo voler vivere.


Una vita politica deve essere una vita piena di rabbia.


Avere una vita politicizzata o non averla: questo è il problema.


Avere una vita politicizzata è, molte volte, avere una vita spezzata.


Fare della propria vita un’opera d’arte è un privilegio che l’uomo anonimo, cioè, ognuno di noi, non può permettersi.


Il sogno di “vivere tutte le vite” è la proposta commerciale che realizza questa società del consumo. Niente a che vedere con amare e pensare.


La vita si vendica con la vita di essere vissuta.


Fa male la distanza che il dolore produce.


I nostri pensieri sono mediocri per gli adattati. I nostri amori sono tristi per gli infelici.


La solitudine è una superficie senza confine.


L’amore è assoluto o non è. Per questo è disperato.


L’amore, come la notte, divora instancabilmente il suo stesso cuore.


L’amore è più forte del voler vivere. A volte, si ama contro il proprio voler vivere.


Il voler vivere, in un certo senso, schiva la finitezza. L’amore no. So che morirò perché un giorno sarò lontano da te. Si ama per conquistare un po’ di eternità.


La felicità che produce l’amore gira sempre intorno a un centro di dolore.


Si ama dalla solitudine. Si ama sempre un estraneo. Questo estraneo che è entrato nella propria vita.


Ti amo come non ho mai amato. Quante volte lo hai già detto?


Ti amo al margine delle lacrime.

L’amore è essenzialmente ingiusto.


Artaud espresse bene questo dramma: mi metto in condizione di pensare, e non mi viene in mente nulla.


I buchi del pensiero dove vanno a finire?


Se, quando pensiamo, pensiamo tutti la stessa cosa, pensare deve essere un abbraccio.


Pensare e amare. Colpiscono colpendo. Insanguinati, si estendono per la pianura stellata. Da qualsiasi parte. In nessun luogo.


Amare vuole l’eternità. Pensare, l’istante.


L’amore ha memoria dei gesti. Il pensare, delle parole.


Amare è pensare non hanno niente a che vedere con la felicità.


Si ama perché si ama. Si pensa perché si pensa. Uno stesso sentimento accompagna l’amare e il pensare. Questo sentimento provoca in noi l’idea del vuoto.


Il pensare divora se stesso. L’amore è famelico.


La vita non ci dà l’amore e il pensare. L’amore ce li riserva. Non si passa incolumi per l’amore. Nemmeno per il pensare.


La Grecia antica inventò l’eroe. La Cina, lo stratega. L’ero è quello che ama ma non pensa. Lo stratega è quello che pensa ma non ama.


Amare e pensare: avventure senza consolazione.


La modestia è il tipo di orgoglio che conviene al pensare. All’amore conviene invece, un orgoglio senza modestia.


In tempi di tradimento amare e pensare sono splendidi…


Una stessa emozione è quella che avvicina il pensare all’amare. Questa emozione è l’inquietudine. L’inquietudine di una notte in bianco. Sperando.


L’amare e il pensare sono assoluti ma nient’affatto puri.


Una vita d’amore vincerà sempre rispetto a una vita di pensiero. “In questa vita non ho fatto che amare”. Questa frase non può dirsi nello stesso modo se sostituiamo amare con pensare.


Poche passioni. Poche idee.


Santiago López Petit è un filosofo spagnolo nato nel 1950. Insegna Storia della Filosofia presso l’Università di Barcellona. Gli aforismi sono tratti da Amare e Pensare, ed. Le Nubi.
Grazie a Linda per avermelo fatto leggere.