Oggi al funerale di Tina pensavo che per quanto ci sforziamo di essere bravi e onesti, di amare e rispettare gli altri, di esserci per i nostri cari, proprio per questo siamo già, in potenza, portatori sani di dolore, la certezza che verremo a mancare a qualcun altro causandogli una sofferenza indicibile. Noi pensiamo sempre a ciò che perderemmo “se tu non ci fossi”, e non consideriamo mai che siamo prossimi alla fine, manca un soffio, e di quella fine siamo cellule di male già pronte a scoppiare nel cuore vuoto degli altri. Il nostro vuoto scavato con amore.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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venerdì 29 dicembre 2017
domenica 1 marzo 2015
morte di un account
Tutti i giorni qualcuno muore sui social, chiude il suo account e addio, proprio come nella vita reale. Così uno potrebbe anche dire che è stata una buona cosa, che c’è una vita là fuori che lo aspetta. Eppure conosco molta gente che non ha nessuna vita là fuori ad aspettarla, né amici, né salute, né possibilità, né speranze. Ogni volta che qualcuno muore sui social io mi chiedo sempre che è successo. Se ha vinto il luogo comune che da domani per lui/lei ci sarà una vita migliore, in cui noi ombre non siamo comprese. Oppure se ha ceduto alla disperazione, gli è partito il cuore, o il fegato, una vena capillare, una qualche rotella, e se si è spento con l’ansia alla gola, o col veleno, oppure nella rabbia più nera, o è morto con onore venendo a patti col proprio silenzio. Non c’è modo di accertarsene, resterà il mistero, come quando viene a mancare una persona che vedi tutte le mattine alla fermata del bus, e poi un bel giorno, senza preavviso, sparisce per sempre. Così, certo, uno potrebbe anche dire che come al solito sono io che sto esagerando e per quel povero account sono oltremodo pessimista. Eppure c’è un sacco di solitudine in giro, molta più solitudine di quella che siamo disposti ad accettare, o perdonare agli altri.
venerdì 16 gennaio 2015
cose brutte da sentire
Che brutta cosa sentire le polemiche di certa gente che si lamenta nemmeno del metodo di liberazione di quelle due ragazze, ma solo per lo spreco di soldi. Politici che dello spreco hanno fatto una professione che parlano come se avessero diritto a farlo. È qualcosa che va persino oltre il cinismo, ma scava direttamente nel fango. E si invoca l'esempio di paesi con le palle sotto come l'Inghilterra o gli Usa. Minchia. Mi spiegate che orgoglio c'è a far parte di un Paese che non tutela i suoi cittadini, tutti, indistintamente, fino all'ultimo e con ogni mezzo? E poi, la cosa più ridicola di tutte, sentire la storiella che chissà se con quei soldi adesso si acquisteranno armi di morte contro l'Europa. Magari, mi viene da rispondere, se gli americani non gliele vendessero le armi ai terroristi, ci sarebbero già meno probabilità, vi pare?
mercoledì 29 ottobre 2014
anniversario

[...] Ma Lou Reed mi ha insegnato anche che se riesci a trovare della bellezza nella merda pura, allora quella è bellezza vera. Mi ha insegnato a quale altezza guardare – e non da quale, per fortuna. E che la poesia non è per forza in versi, e che l’amore può prendere diverse forme. E mi ha insegnato anche, con Heroin, che la dipendenza è un fatto mentale, è quel desiderio di dormire per mille anni e svegliarsi altrove, e che alla fine dei giochi, comunque, la sensazione sarà quella di non averci capito un bel niente. [...]
lunedì 27 ottobre 2014
inutile
Una ragazza come te inutile
ad amarmi a salvarmi ecco
anche di poco. Una ragazza
buona solo per chiamarmi
e dire: ci sei? io sì per te.
Una ragazza come te insomma
buona a prenderci un caffè
in questo freddo che sale
e poi dirci le cose – ma parla! –
se come gatti nel sole
ci stiriamo sui muri. E parla.
Qui c’è troppo silenzio. Parla.
Silenzio. Inutile persino per
mancarmi.
ad amarmi a salvarmi ecco
anche di poco. Una ragazza
buona solo per chiamarmi
e dire: ci sei? io sì per te.
Una ragazza come te insomma
buona a prenderci un caffè
in questo freddo che sale
e poi dirci le cose – ma parla! –
se come gatti nel sole
ci stiriamo sui muri. E parla.
Qui c’è troppo silenzio. Parla.
Silenzio. Inutile persino per
mancarmi.
domenica 26 ottobre 2014
dov'è la prefazione?
Ho da poco acquistato l'edizione Einaudi di Da dove sto chiamando di Raymond Carver (25 euro!!), e mi sono accorto, con stupore, che dal volume manca la preziosissima prefazione scritta dallo stesso Carver, per presentare l'opera e come commiato dai suoi lettori. Qualcuno meglio informato, sa spiegarmi il motivo di tale omissione? E poi, pensavo che la prefazione di Carver fosse parte integrante e fondamentale dell'opera, ma si può fare una cosa così?
giovedì 2 ottobre 2014
nel mezzo
Quando torno da un mio viaggio mia madre si lamenta di non averlo mai visto il mondo, d’essersi consumata la vita in questa casa grande, col giardino, ma conclusa. E torna sempre con la memoria a quand’era ragazza, a un suo viaggio in Italia con mio padre mai più ripetuto, l’unica occasione di fuga senza una meta. Sapesse invece io come la invidio, non mi crederebbe, d’avere un suo mondo chiuso e perfetto, senza falle, buchi neri o trappole nascoste, in cui muoversi padrona di sé e della sua vita, senza più ansie, né chiasso inutile. Il punto, credo, è proprio questo: che la felicità sognata è sempre un estremo, un qui ed ora oppure un infinito, mentre noi siamo inadeguati a spingerci oltre, e ci dibattiamo senza pace nel mezzo.
domenica 24 agosto 2014
le persone importanti
Ci sono persone che dici importanti
finché non ti accorgi che sono passanti.
Arrivano dunque e c'è uno scoppio. E
poi? Poi nulla, sono passate. Una
si lascia dietro una pozzanghera. Un'altra
una crosta che non passa. Un'altra
il suo odore per strada, punge sui muri.
finché non ti accorgi che sono passanti.
Arrivano dunque e c'è uno scoppio. E
poi? Poi nulla, sono passate. Una
si lascia dietro una pozzanghera. Un'altra
una crosta che non passa. Un'altra
il suo odore per strada, punge sui muri.
mercoledì 25 giugno 2014
dolore
Si soffre per così tante cose che alle volte perdi il conto delle cose per cui devi soffrire: l’amore disperato e quello che non è perfetto, l’orgoglio, la dignità, un amico che ti tradisce “o che magari tradisci tu” [cit. Jovanotti], il lavoro se c’è o se non c’è, la salute se c’è o se non c’è, il tempo che passa e non c’è nulla da fare, la morte degli altri, il fatto che poi si ride uguale, la morte tua se ci pensi, il pensiero che domani è un altro giorno ma uguale. C’è pure chi soffre di non soffrire per nulla, non riesce a sentire nulla, e dice di provare dolore per sentirsi un po' più simile agli altri, perché chi soffre è più bello. Ne conosco tanti così. Si nascondono in mezzo agli altri, e sono così bravi a recitare che spesso si fa fatica a riconoscerli.
giovedì 30 gennaio 2014
testimoni
Ama una donna. Anzi no, meglio, ama due donne. Sono amiche. Si assomigliano anche, tanto che a volte, per errore, ne confonde il nome, oppure lo fonde in uno solo, nuovo. Può farlo, perché anche nel nome si assomigliano. Per una, sinuosa e sfuggente quanto un’anguilla, ha scritto decine di poesie fra le più belle, ha scritto della sua pienezza e della sua mancanza, soprattutto della mancanza. Con l’altra, infallibile segugio, si avventura in lunghe passeggiate per i boschi, alla ricerca di fiumi e corsi d’acqua che permettano il passaggio dell’anguilla. Aspettandola, hanno fatto l’amore a lungo. Un giorno l’ha baciata davanti a una chiesa imbiancata, l’aria intorno era tutta sospesa e cani e gatti randagi stavano seduti ai loro piedi come testimoni. Sembrava quasi un matrimonio sospeso, anch’esso.
domenica 17 novembre 2013
quant’è grigio il mio cuore...
Quant’è grigio il mio cuore
striato come il pelo del micio
lasciato e in cerca di casa.
striato come il pelo del micio
lasciato e in cerca di casa.
martedì 29 ottobre 2013
i gattini
Poco dopo la tua morte due gattini randagi, grandi poco più della mia mano, hanno scelto il nostro giardino come casa. Dormono stretti per scaldarsi e si azzuffano come matti per il cibo. Sono sempre affamati e sempre insieme, indistinguibili e necessari l’uno all’altro come due gemelli. Tutti abbiamo bisogno di una spalla, penso. La tua mi manca sempre.
martedì 13 agosto 2013
non c'è struggimento mi accorgo...
Non c'è struggimento mi accorgo
ma solo ultimo bacio leggero
sulla tua guancia un addio
da me senza più te senza più nulla
da fare se non adesso fissare
nota leggera com’è un bacio
per dirti a bassavoce “tu mi mancherai”
cuore necessario e inadeguato.
ma solo ultimo bacio leggero
sulla tua guancia un addio
da me senza più te senza più nulla
da fare se non adesso fissare
nota leggera com’è un bacio
per dirti a bassavoce “tu mi mancherai”
cuore necessario e inadeguato.
lunedì 18 febbraio 2013
l'amore è una maschera oscena...
L’amore è una maschera oscena che fa le boccacce dai sogni.
Quando ce l’hai ti manca. Quando non ce l’hai ti manca uguale.
In ogni caso è un’assenza più che una presenza ed ha sempre un peso.
L’amore gira intorno alle cose. Ma se le centra qualcosa non torna.
Il vaso colmo si rovescia e l’acqua bagnerà il tappeto.
Quando ce l’hai ti manca. Quando non ce l’hai ti manca uguale.
In ogni caso è un’assenza più che una presenza ed ha sempre un peso.
L’amore gira intorno alle cose. Ma se le centra qualcosa non torna.
Il vaso colmo si rovescia e l’acqua bagnerà il tappeto.
domenica 27 gennaio 2013
ho un buco nello stomaco
Ho un buco nello stomaco
ferita da mattino. Fuori
gli storni cantando
rubano degli alberi il cuore.
Nulla hanno a che fare
– dicono – con te
con il tuo ammanco. Piove
qui persino sul bagnato.
Hai preso la porta senza stile
senza piangere neppure
se ridevo e mordi ghiaccio
per nascondere dolore!
Ma una domenica qualunque
– senza data – cosa conta
soffrire chiusi in casa?
Orgoglio per dirsi così poco.
Che l’ammanco era
prima di te nel cuore.
E la resa studiata a tavolino
a rimare con destino.
Perché vedi la maschera che porto
nera – un tuo regalo –
pare sempre fuoriposto
sul mio naso poco eroico.
E non per questo non ti amo.
ferita da mattino. Fuori
gli storni cantando
rubano degli alberi il cuore.
Nulla hanno a che fare
– dicono – con te
con il tuo ammanco. Piove
qui persino sul bagnato.
Hai preso la porta senza stile
senza piangere neppure
se ridevo e mordi ghiaccio
per nascondere dolore!
Ma una domenica qualunque
– senza data – cosa conta
soffrire chiusi in casa?
Orgoglio per dirsi così poco.
Che l’ammanco era
prima di te nel cuore.
E la resa studiata a tavolino
a rimare con destino.
Perché vedi la maschera che porto
nera – un tuo regalo –
pare sempre fuoriposto
sul mio naso poco eroico.
E non per questo non ti amo.
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