È appena uscito questo libro fighissimo, Terrore, amore, poi ancora terrore di uno scrittore che amo molto, Marco Montanaro in arte Malesangue. Editrice LiberAria. Non l'ho ancora letto ma il titolo e la cover mi hanno fatto pensare a un certo film di Tim Burton, Ed Wood che parla dell'ossessione divorante di chi produce sogni. Mi chiedo se mi ci sono avvicinato ma farò un post ad hoc appena lo leggo. Su Malesangue girano un sacco di leggende metropolitane, alcune malevolissime. Per quanto mi riguarda io ne ho una mia personale, per cui ogni libro suo che ho comprato, e ad oggi sono 3, mi è stato di volta in volta rubato, sottratto e mai restituito. È una maledizione, tanto che delle volte mi chiedo perché mi ostino a comprarlo, invece di cominciare a rubarlo anche io. Ovviamente perché secondo me Malesangue è uno scrittore fighissimo, non solo nel nome, e si merita l'acquisto. Piccola nota di merito per LiberAria che non solo ha coraggio a pubblicarlo, ma (come si vede dalla foto) gli fa il corredo con delle copertine altrettanto fighe.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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lunedì 9 novembre 2020
mercoledì 14 settembre 2016
i cliché dell'editoria italiana
- Le copertine di Gipi
- Il romanzo come ossessione fallica
- Pubblicare con Einaudi
- Celebrare il proprio passato da poeti (scarsi) come fosse un Eden perduto, vagamente imbarazzati come quando viene fuori quella volta che la mamma ti ha vestito da Arlecchino
- Gli uffici stampa che mandano i pdf ai giornalisti e le copie cartacee alle blogger da milioni di follower che si fotografano piedi, tazze e libri
- Disprezzare pubblicamente il successo economico
- Condannare pubblicamente qualsivoglia pratica sessista mentre si tediano trenta donne contemporaneamente in chat
- La disperazione
- L'omosessualità solo se problematica
- Il realismo
- L'idealismo
- Il dibattito pubblico
- Le quote (rosa, altermondialiste, di qualsiasi genere)
- Prendersela con gli editori a pagamento per non parlare mai dei compensi miserabili di molti editori non a pagamento
- Tentare di chiudere una polemica sui social con il tipico "scusami, adesso ho da lavorare"
- Le lettrici groupie
- Le lettrici groupie che entrano in redazione
- Sdoganare periodicamente questo o quell'autore ritenuto troppo commerciale fino a dieci minuti prima per poi dire "Ma come, non l'hai mai letto? Io lo leggo da quando avevo quattordici anni"
- Citare Tondelli
- Citare Pasolini
- Tentare una sintesi improbabile tra Tondelli e Pasolini
- Non parlare mai del sistema distributivo e dei monopoli (se ci sei dentro, ma anche se non ci sei: si sa mai riesci a entrarci)
- In compenso, avere sempre qualcosa da dire sulla disoccupazione giovanile, sui femminicidi e su Donald Trump
- Fabio Fazio finché non ci vai
- Gli editori e le librerie indipendenti come balsamo per tutti i mali (della società intera)
- La società
- I thriller
- Lacan
- Ascesa e caduta del ceto medio
- I regionalismi
- Il romanzo come ossessione fallica (l'ho già detto?)
- Il Partito Comunista
- L'erotismo da quarantenni solitarie e disturbate, l'erotismo come turbamento da prima volta al Sex Club
- L'adolescenza
- I poveri
- Le stragi di stato
- La mafia
- La morte del romanzo (restano però le ossessioni falliche)
- Le pagine Facebook a proprio nome
- La scrittura come dolore/sacrificio/olocausto
- Le saghe familiari
- I racconti no, ma sono così belli
- Il surrealismo solo se è francese, al più sudamericano
- La regola dell'iceberg di Hemingway (come la regola dell'amico)
- Hemingway
- La delegittimazione come principale strumento di critica letteraria
- Le copertine brutte
- Gli aggettivi "imperdibile", "intenso", "letterario"
- Cercarsi un pappa, un protettore, un magnaccia
- Cercarsi qualcuno da proteggere a propria volta
- I < 3
- I temi
- I titoli lunghi
- Il numero di battute
- Le sceneggiature mancate
- Le parolacce
Dal blog Malesangue
mercoledì 29 ottobre 2014
anniversario

[...] Ma Lou Reed mi ha insegnato anche che se riesci a trovare della bellezza nella merda pura, allora quella è bellezza vera. Mi ha insegnato a quale altezza guardare – e non da quale, per fortuna. E che la poesia non è per forza in versi, e che l’amore può prendere diverse forme. E mi ha insegnato anche, con Heroin, che la dipendenza è un fatto mentale, è quel desiderio di dormire per mille anni e svegliarsi altrove, e che alla fine dei giochi, comunque, la sensazione sarà quella di non averci capito un bel niente. [...]
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