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venerdì 8 novembre 2024

pasolini

Ieri mi hanno ricordato che l'anno prossimo sono 50 anni esatti che è morto Pasolini. Dopo l'ubriacatura mistico-commerciale che c'è stata due anni fa per il centenario della nascita, non riesco a immaginarmi cosa ci inventeremo, eppure so per certo che in qualche modo riusciremo ancora a spremere qualche goccia di sangue dalla sua opera e dal suo corpo, forse riusciremo pure a dire, ufficialmente, chi lo ha ucciso e come. Dopo 50 anni di bugie e omertà forse ce la potremmo fare.

venerdì 7 gennaio 2022

per caproni

Caproni era maestro elementare. Uno che aveva fatto come tanti la guerra da soldato. Aveva come ogni giovane delle ambizioni che negli anni aveva imparato ad accantonare per il semplice bisogno di sistemarsi. Sognava di avere successo in prosa, ma per buona parte della sua vita venne considerato soltanto un poeta minore. Poi in tarda età venne fuori, proprio in versi e in maniera del tutto inaspettata, il suo stile maturo che riusciva miracolosamente a coniugare la rima dilettevole dell’opera al più disperato nichilismo europeo. Ma tutto questo genio dispiegato nel terribile silenzio della sua vecchiaia non è riuscito a salvarlo. È morto povero e solo, semidimenticato. Negli ultimi anni, ormai vecchio pensionato, andava in giro con le scarpe rattoppate, al suo funerale non c’era quasi nessuno, un pugno di amici e di poeti che potevano contarsi su una mano. Soprattutto non c’erano i lettori. Dopo la sua morte tutto questo muro è stato abbattuto dai “ti amo” che fanno piazza pulita del dolore e della solitudine di un uomo per restituirlo al pantheon dei grandi. Non a tutti tocca uguale destino. Oggi qualcun altro gode del successo che a lui non è toccato di vedere, centinaia di lettori che in vita non lo avrebbero mai letto comprano i suoi libri, citano i suoi versi. Per molti poeti è un modello inarrivabile di cui sperano di ereditare il talento, ma legato possibilmente al destino di un altro.

mercoledì 12 maggio 2021

anniversario

Joseph Beuys, Difesa della natura, opera del 1984. Trovo sia bellissimo per un artista che ha sempre celebrato la vita, ricordarlo nel centenario della sua nascita e non in uno dei tanti inutili anniversari della sua morte.



venerdì 8 gennaio 2021

per sciascia

Oggi sono 100 anni dalla nascita di Leonardo Sciascia. Saremmo ipocriti se dicessimo che piace a tutti. Molti non lo amano, troppo colto, troppo pessimista, troppo intelligente, troppo acuto. La sua scrittura, che lui riteneva limpida, non è più limpida da un pezzo, non oggi che si parla un italiano assai più sciatto, standardizzato. Quello di Sciascia è un italiano colto, preciso. Non seduce, non ammicca. In bocca a Sciascia la parola "cretino" non è più solo un gioco al rimprovero, ma assume proporzioni morali, esitenziali. Un cretino è un pericolo per gli altri, e troppi ce ne sono. Oppure (l'ho sentito dire con le mie orecchie neanche troppo tempo fa) Sciascia è responsabile, con i suoi articoli, della morte di Borsellino. Io gli sono legato per vari motivi, non ultimo l'orgoglio di essere meridionale con lui, di incarnare la stessa filosofia di vita, la stessa visione che parte dal basso, ma si solleva sul mondo in virtù del potere della ragione, della parola, e della letteratura.

venerdì 28 agosto 2020

anniversario


Stamattina Michele Pentassuglia mi ha detto che il prossimo mese – per uno di quegli strani casi del destino, mese di elezioni – cade il cinquantesimo anniversario del suo insediamento come sindaco di Locorotondo, anno 1970. Michele, che a onor del vero all’epoca aveva la pelle scura e i basettoni neri e sembrava venuto fuori da qualche saga siciliana di Sciascia, aveva 35 anni ed è stato uno dei sindaci più giovani della nostra storia. Era democristiano ma la sua candidatura causò una pesante spaccatura all’interno del suo stesso partito: lui allora, cosa inaudita per l’epoca, cercò l’accordo con socialisti e comunisti. Ma Michele va ricordato soprattutto perché fu il primo a muoversi per intercettare, attraverso Aldo Moro, dei finanziamenti europei (si parla di miliardi) con cui venne ridisegnato l’intero paese, portandovi quello che per l’epoca era “il futuro”. Nel giro di circa vent’anni, Locorotondo passò dall’essere un piccolo centro contadino senza strade, senza luce elettrica, senza rete idrica né fognature, al paese benestante che è oggi (ma senza tacere gli strascichi negativi del boom edilizio). A me Michele dice: “Le cose quando le pensi le devi anche dire (sottinteso: devi avere le palle di dirle), perché se le pensi è basta non se ne fa niente nessuno”. Ecco, io penso a quel sindaco giovane, spregiudicato, dinamico e proiettato in avanti, che nel sud del sud (dove eravamo) andava a cercarli i soldi per fare le cose invece di aspettare che gli piovessero dal cielo, con delle idee, un progetto politico e dei risultati, e dico che andrebbe ricordato e bene questo anniversario, sia perché ha segnato un nuovo corso per il paese, sia come esempio di una politica che tutti decantano come qualcosa che prima o poi “si farà” ma che a in realtà si è già fatta, persino qui, solo che ce ne siamo scordati.

lunedì 1 giugno 2020

ungaretti, uomo di penna

Cinquanta anni fa moriva Ungaretti, senza il quale oggi semplicemente non scriverei poesie. E L'allegria per me resta un libro spledido e di rottura (con più debiti verso la poesia orientale che francese ed europea), ma aggiungo che col senno di poi non tutto ciò che ha scritto mi piace più. Di lui restano anche alcune spiritate interviste di quando i poeti ancora andavano in TV e una comparsata in un film di Pasolini in cui parlava del suo approssimarsi alla morte. Restano l'amicizia pura con Apollinaire, di cui fu al capezzale di morte, la prefazione di Mussolini, l'odio per Quasimodo che considerava un imitatore, e di contro alcune bellissime e appassionate lettere d'amore per la giovane Bruna. Era un uomo ambizioso, vitale e pieno di contraddizioni, ma va detto che di fronte a Ungaretti non si poteva restare indifferenti, ti spingeva a prendere una posizione. Per questo lo voglio ricordare anche con una parodia di alcuni suoi celebri versi scritta da Giacomo Noventa (che, va detto, ne dedica una gemella a Montale che gli stava ugualmente sulle scatole, in quanto poeta di successo e quindi di potere, in un'epoca in cui i poeti contavano ancora qualcosa nel mondo editoriale). 

Ungaretti 
uomo di penna 
ti basta un’Accademia 
per farti coraggio.

domenica 29 marzo 2020

jannacci e il sistema

Sette anni fa (già sette anni?) se ne andava Enzo Jannacci che è forse il mio cantante italiano preferito, e il giorno dopo di lui lo seguiva il Califfo. Di Jannacci si ricordano sempre o il lato dada oppure quello disperato. Io qui linko una sua canzone minore, Il metrò, scritta da Bruno Lauzi, da un suo disco mai ristampato in CD (come tanti), in cui viene fuori un suo lato più pop, molto british nell'arrangiamento. Parla di un amore mai nato in metrò… perché lei "non ha capito il sistema" e alla fermata è andata via con un altro. Storie di tutti i giorni per noi vecchi romantici dall'amore facile. 

sabato 23 dicembre 2017

anniversario


Esattamente a dicembre di dieci anni fa vincevo, a pochi giorni di distanza, due premi di poesia: il premio Laurentum di Roma e il premio Claudia Ruggeri di Lecce. Grazie a quest'ultimo ho pubblicato la mia prima plaquette, chiamata Memoria ed edita da Terra d'ulivi. Erano nove poesie brevi in uno stile a metà fra Montale e Sereni, che davano inizio alla mia carriera di poeta pubblicato. Sette di quelle poesie sono poi confluite nel mio primo libro, L'innocenza del male (Lietocolle). E questa è una delle due escluse.

***

Primo è il tuono a tarda notte. Ci costringe
a alzarci a spegnere la sete. Su ci versiamo
che rimane sul fondo del bicchiere. Una sola
sigaretta si accende alla finestra e l’odore
prorompe pungente di pioggia e di pini bagnati.

Terzo a rompersi è il cuore quando voltandoti
mi chiedi – canticchiando – ti
amo? E la risposta si perde tra le volute di fumo.

lunedì 2 novembre 2015

il guaio


«Ma il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n’erano tanti e che questi non erano né perversi né sadici, bensì erano e sono tuttora terribilmente normali. Dal punto di vista delle nostre istituzioni giuridiche e dei nostri canoni etici questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme, poiché implica [...] che questo nuovo tipo di criminale, realmente hostis generi humani, commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce male». 

[Hannah Arendt, La banalità del male, Feltrinelli, 1964]

mercoledì 29 luglio 2015

now i wish i could write

Saranno passati vent'anni da quando il mio amico Davide mi passò questo disco dicendomi: "Tieni, te lo regalo, a te piacerà. A me fa schifo. Pensavo fosse figo, invece è blues!" E sono cinquant'anni oggi che un giovanissimo Bob Dylan, figo fino al midollo, entrò in studio di registrazione armato di chitarra elettrica e di surrealismo, per regalarci Highway 61 Revisited, non il suo disco più bello ma il più dirompente. Le sedute cominciarono il 29 luglio e finirono il 4 agosto 1965. Il 20 agosto di 50 anni fa Dylan registrò tre pezzi: Tombstone Blues, It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry, e il singolo Positively 4th Street. 

Now I wish I could write you a melody so plain 
That could hold you dear lady from going insane 
That could ease you and cool you and cease the pain 
Of your useless and pointless knowledge

domenica 29 marzo 2015

povero jannacci

Sono due anni oggi dalla morte di Enzo Jannacci e, devo dire, è ancora incredibilmente difficile trovare in giro molta della sua musica, spesso interi dischi. Forse perché Jannacci non è mai stato un autore "radiofonico" (Vengo anch'io a parte). Spesso era decisamente troppo colto e triste per l'ascoltatore medio, e anch'io adesso, che gli volevo fare l'omaggio, stavo cadendo nell'errore di pubblicare un pezzo triste, disperato (Il panettiere, che parla di un suicida) oppure uno colto (la sua versione di Via del campo, che in effetti passa per un pezzo di De Andrè, ma la musica De Andrè l'ha rubata a Jannacci). Alla fine metto una canzone che, invece, è semiseria, la paraculata di un successo radiofonico di Joe Cocker e di tanti suoi colleghi, ed è un po' la terza via di Jannacci, perché la tristezza, se non sai ridere, è solo una tristezza a metà. Jannacci la canta con tanta di quella paraculaggine che ti viene voglia di cantarla con lui. Da provare, per credere.

mercoledì 29 ottobre 2014

anniversario



[...] Ma Lou Reed mi ha insegnato anche che se riesci a trovare della bellezza nella merda pura, allora quella è bellezza vera. Mi ha insegnato a quale altezza guardare – e non da quale, per fortuna. E che la poesia non è per forza in versi, e che l’amore può prendere diverse forme. E mi ha insegnato anche, con Heroin, che la dipendenza è un fatto mentale, è quel desiderio di dormire per mille anni e svegliarsi altrove, e che alla fine dei giochi, comunque, la sensazione sarà quella di non averci capito un bel niente.  [...]

(dal blog dello scrittore Marco Montanaro)

giovedì 12 giugno 2014

anniversario 2

It was 20 years ago today che conosco Lou Reed. Prima dei Beatles, prima di Dylan e Neil Young, di Patti Smith, di Leonard Cohen, di Ciampi e De Gregori. Primo amore assoluto. Vent'anni è qualcosa di più di un'amicizia, è quasi un matrimonio. Me lo ricordo bene: una raccolta di pezzi suoi allegata a una rivista, copertina rossa, pezzi preferiti (dell'epoca): Berlin e Kill your sons. Poi sarebbero venuti tutti gli altri, dalla Banana a Magic and Loss. Vent'anni è un sacco di tempo, porcaccia miseria. Il tempo non dà tregua. Stasera La7 trasmette Quel che resta del giorno. Appunto. Domani è Sant'Antonio (votantonio! votantonio!), un anno esatto dalla morte di mio nonno. Sapete cosa faccio? Mi stacco dal pc e vado a farmi un giro. Per oggi non ci voglio più pensare. Domani è un altro giorno.

mercoledì 20 marzo 2013

la valle delle chiese bianche

Erano dodici le chiese bianche che spiccavano dentro la valle. Prima si sono rotti i vetri delle finestre, poi tutte le porte si sono infradiciate e i chiodi si muovevano tra la carne marcia delle assi crocefisse che erano piene di buchi.
Si sono sfatte quell’anno che è piovuto tutta l’estate fino alla prima fiera d’ottobre. L’impalcatura dei chiodi sosteneva pezzi di legno che formavano una trasparenza di ragnatela. Un giorno di gran vento, i chiodi hanno cominciato a volare e non è restata neppure l’ombra delle porte.
Quando gli uccelli si sono messi a fare gazzarra là dentro, l’aria era piena di piume che calavano sul pavimento quasi cadessero dalle ali degli angeli in volo sul soffitto.
D’improvviso una notte, le chiese sono crollate tutte insieme.
Un montanaro che sta sotto Badia alza la mano destra col bastone e ti indica giù nella valle dei mucchi di sassi e calcinacci luccicanti come bava di lumache.

(Tonino Guerra, da Il libro delle chiese abbandonate)

domenica 15 agosto 2010

anniversario



GIULIETTA
Vuoi andartene? Non è ancora giorno.
È stato l’usignolo, e non l’allodola
a ferire il cavo sospettoso del tuo orecchio.
È la notte che canta su quell’albero di melograno.
Credimi, amore, era l’usignolo.
ROMEO
Era l’allodola, l’araldo del mattino,
non l’usignolo. Guarda, amore, che strisce malvagie
orlano quelle nubi che si dividono a Est.
Le candele della notte son bruciate, e il giorno felice
si muove in punta di piedi sulle cime nebbiose dei monti.
Devo andare e vivere, o restare e morire.
GIULIETTA
Quella non è la luce del giorno, io lo so.
È qualche meteora esalata dal sole
perché ti faccia stanotte da torcia
e ti illumini sulla strada per Mantova.
Perciò rimani, non c’è ancora bisogno di andarsene.