C’è un professore, noto sui social anche per alcune sue polemiche su chi è poeta e chi no, che ripete sempre a quelli che non conosce: “se non mi regali il tuo libro come pretendi che io sappia chi sei?”, che è una frase sinceramente antipatica, e per diversi motivi, eppure si basa su una sua idea di poesia per cui, se la poesia non vende, e la vera poesia non vende perché è SEMPRE fuori dalle logiche del mercato, allora la poesia si regala. Chi la regala? La dovrebbe regalare l’autore! E questo perché il desiderio primario di ogni autore non è vendere copie, ma essere letto, almeno dai suoi pari. Quest’idea che in parte giustifica certe uscite grezze del professore, rafforza una pratica assai diffusa nel mondo editoriale italiano tutto dedito agli omaggi librari intesi come “vuoti a perdere” (che cioè si fanno perché si devono fare, senza sapere se avranno o no un effetto), e fra gli editori, alcuni dei quali chiedono esplicitamente agli autori di acquistare un numero minimo di copie del libro per coprire le spese, copie che il più delle volte verranno regalate. Quanti lettori di poesia possono dire sinceramente di avere in casa più libri comprati a proprie spese di quelli ricevuti in dono? Io non posso dirlo; io stesso, quando posso, almeno ai miei amici i miei libri li regalo. Se non che, ultimamente, ho cominciato a dubitare che anche regalare il libro serva a qualcosa. Ci sono troppi libri, nessuno realmente conquistato o desiderato, ma solo arrivato senza invito col postino. Così regalare non implica che chi riceve leggerà. Ancora più mi rode il dubbio da quando ho preso a visitare alcuni siti per la vendita di libri usati dove girano decine di titoli, anche miei e di amici editori, anche usciti l’anno scorso, il mese scorso, appena ieri, e già svenduti “come nuovi”, ma da chi? Su alcuni che ho acquistato ho trovato persino la dedica, ed è una beffa atroce. E ho cominciato a chiedermi come ci sono finiti lì tutti quei libri e quanti di essi fossero stati precedentemente acquistati o regalati, e se qualcuno prima di liberarsene li abbia anche solamente aperti per rendersi conto, fra un verso sbirciato e l’altro, che dietro il nome in copertina c’era pure una persona col suo sogno di arrivare all’altro.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
sabato 21 settembre 2024
lunedì 4 marzo 2024
sottotazze
Ci sono delle volte che mi chiedo, e non solo io, che fine fanno tutte le copie omaggio che si spediscono in giro all’attenzione di gente che non saprà mai che farsene e non ne farà niente. Perché è vero che i libri dovrebbero vendersi, ma è più vero che nella maggior parte dei casi, e soprattutto fra gli addetti ai lavori che sono i più poveri ma per questo anche i più taccagni, vanno regalati. Alcuni li abbandoneranno negli angoli, altri proveranno a donarli alla biblioteca di quartiere, altri ancora finiranno al riciclo, qualcuno ammuffirà in cantina mai nemmeno aperto, nemmeno per farne una foto sui social. Il mio amico Bogdan, che era un creativo e apprezzava le copertine, usava i miei libri per farne degli orologi da muro, non potevi leggerli ma ti davano conto del tempo che passava. Mentre ieri mi è arrivata una foto di una giornalista a cui ne avevo spediti alcuni, che non è riuscita a scriverci nulla (figurati, mancando una trama di che vuoi scrivere?), ma visto che le piacciono, li tiene sulla scrivania e li usa come sottotazza per il caffè. Siccome la carta che uso è riciclata le mezzelune lasciate dalle tazzine ci stanno anche bene. Ma quando l’ho vista ho pensato menomale che non li tiene in bagno.
