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sabato 21 settembre 2024

regalare i libri

C’è un professore, noto sui social anche per alcune sue polemiche su chi è poeta e chi no, che ripete sempre a quelli che non conosce: “se non mi regali il tuo libro come pretendi che io sappia chi sei?”, che è una frase sinceramente antipatica, e per diversi motivi, eppure si basa su una sua idea di poesia per cui, se la poesia non vende, e la vera poesia non vende perché è SEMPRE fuori dalle logiche del mercato, allora la poesia si regala. Chi la regala? La dovrebbe regalare l’autore! E questo perché il desiderio primario di ogni autore non è vendere copie, ma essere letto, almeno dai suoi pari. Quest’idea che in parte giustifica certe uscite grezze del professore, rafforza una pratica assai diffusa nel mondo editoriale italiano tutto dedito agli omaggi librari intesi come “vuoti a perdere” (che cioè si fanno perché si devono fare, senza sapere se avranno o no un effetto), e fra gli editori, alcuni dei quali chiedono esplicitamente agli autori di acquistare un numero minimo di copie del libro per coprire le spese, copie che il più delle volte verranno regalate. Quanti lettori di poesia possono dire sinceramente di avere in casa più libri comprati a proprie spese di quelli ricevuti in dono? Io non posso dirlo; io stesso, quando posso, almeno ai miei amici i miei libri li regalo. Se non che, ultimamente, ho cominciato a dubitare che anche regalare il libro serva a qualcosa. Ci sono troppi libri, nessuno realmente conquistato o desiderato, ma solo arrivato senza invito col postino. Così regalare non implica che chi riceve leggerà. Ancora più mi rode il dubbio da quando ho preso a visitare alcuni siti per la vendita di libri usati dove girano decine di titoli, anche miei e di amici editori, anche usciti l’anno scorso, il mese scorso, appena ieri, e già svenduti “come nuovi”, ma da chi? Su alcuni che ho acquistato ho trovato persino la dedica, ed è una beffa atroce. E ho cominciato a chiedermi come ci sono finiti lì tutti quei libri e quanti di essi fossero stati precedentemente acquistati o regalati, e se qualcuno prima di liberarsene li abbia anche solamente aperti per rendersi conto, fra un verso sbirciato e l’altro, che dietro il nome in copertina c’era pure una persona col suo sogno di arrivare all’altro.

lunedì 4 marzo 2024

sottotazze

Ci sono delle volte che mi chiedo, e non solo io, che fine fanno tutte le copie omaggio che si spediscono in giro all’attenzione di gente che non saprà mai che farsene e non ne farà niente. Perché è vero che i libri dovrebbero vendersi, ma è più vero che nella maggior parte dei casi, e soprattutto fra gli addetti ai lavori che sono i più poveri ma per questo anche i più taccagni, vanno regalati. Alcuni li abbandoneranno negli angoli, altri proveranno a donarli alla biblioteca di quartiere, altri ancora finiranno al riciclo, qualcuno ammuffirà in cantina mai nemmeno aperto, nemmeno per farne una foto sui social. Il mio amico Bogdan, che era un creativo e apprezzava le copertine, usava i miei libri per farne degli orologi da muro, non potevi leggerli ma ti davano conto del tempo che passava. Mentre ieri mi è arrivata una foto di una giornalista a cui ne avevo spediti alcuni, che non è riuscita a scriverci nulla (figurati, mancando una trama di che vuoi scrivere?), ma visto che le piacciono, li tiene sulla scrivania e li usa come sottotazza per il caffè. Siccome la carta che uso è riciclata le mezzelune lasciate dalle tazzine ci stanno anche bene. Ma quando l’ho vista ho pensato menomale che non li tiene in bagno.

sabato 4 aprile 2020

mentre tu sei in gattabuia

Scott Walker reinterpreta e omaggia, in questo pezzo, Pasolini. Il testo si basa infatti su "Uno dei tanti epiloghi" bellissima (bellissima) poesia d'amore scritta come addio a Ninetto Davoli e contenuta in "Trasumanar e organizzar". "Dio mio," scrive Pasolini "mentre tu sei in gattabuia, prendo con paura / l’aereo per un luogo lontano. Della nostra vita sono insaziabile, / perché una cosa unica al mondo non può essere mai esaurita."

martedì 17 dicembre 2019

le copie omaggio

"Stai praticamente regalando 200 euro di libri a gente che non conosci e che non sai nemmeno se ti dirà grazie" il commento di mia madre sull'invio di copie omaggio (10 copie per autore + le spese di spedizione). Io le rispondo che non ha capito bene come funziona il mondo editoriale, ma sotto sotto sospetto che lei lo abbia capito molto meglio di me.

domenica 29 marzo 2015

povero jannacci

Sono due anni oggi dalla morte di Enzo Jannacci e, devo dire, è ancora incredibilmente difficile trovare in giro molta della sua musica, spesso interi dischi. Forse perché Jannacci non è mai stato un autore "radiofonico" (Vengo anch'io a parte). Spesso era decisamente troppo colto e triste per l'ascoltatore medio, e anch'io adesso, che gli volevo fare l'omaggio, stavo cadendo nell'errore di pubblicare un pezzo triste, disperato (Il panettiere, che parla di un suicida) oppure uno colto (la sua versione di Via del campo, che in effetti passa per un pezzo di De Andrè, ma la musica De Andrè l'ha rubata a Jannacci). Alla fine metto una canzone che, invece, è semiseria, la paraculata di un successo radiofonico di Joe Cocker e di tanti suoi colleghi, ed è un po' la terza via di Jannacci, perché la tristezza, se non sai ridere, è solo una tristezza a metà. Jannacci la canta con tanta di quella paraculaggine che ti viene voglia di cantarla con lui. Da provare, per credere.

sabato 31 gennaio 2015

una recensioni a un disco inutile lunga circa 1100 battute

Ho passato il pomeriggio ad ascoltare un simpatico – e nient’altro – disco tributo: The Art of Paul McCartney, uscito nel 2014 e pieno zeppo di ospiti illustri, i quali dimostrano solo quanto sia difficile trovare, ancora oggi, un interprete vocale migliore dello stesso McCartney. In realtà gli arrangiamenti sono spesso troppo vicini agli originali per risultare interessanti e non a caso le cover migliori dei disco si dimostrano Wanderlust di Brian Wilson, vero grande rivale di McCartney per tutti gli anni ’60, e l’inarrivabile So Bad di Smokey Robinson, artisti che furono dunque di ispirazione per Paul all’inizio della carriera e non suoi epigoni. Fa eccezione una delicata No More Lonely Nights riarrangiata in chiave acustica dagli Airborne Toxic Event, giovane gruppo indie americano. Altri pezzi da segnalare: Venus and Mars rifatta dai Kiss (e che già all’epoca sembrava scritta per loro), la dolente Yesterday di Willie Nelson e Things We Said Today di Bob Dylan, che tolgono ogni orpello pop alla scrittura di McCartney, una divertita When I’m 64 di Barry Gibb dei Bee Gees, e poi una svagata C Moon, calzata come un guanto da Robert Smith dei Cure.