Il
nuovo mondo, 1982, di Ettore Scola è il suo secondo film in costume
(dopo Passione d’amore dell’anno rima), il primo di un dittico che fa
un dichiarato omaggio alla storia francese (seguito l’anno dopo da Ballando Ballando che Paolo Conte avrà adorato) e l’ultimo firmato
dallo sceneggiatore Sergio Amidei. Vi si narra il viaggio di una serie
di avventurieri durante gli ultimi giorni della Rivoluzione francese. Il
film è lungo, a volte divaga un po’, ma rimane bellissimo,
intenso e leggero insieme, pur nelle sue imperfezioni. Data la
produzione, il cast è internazionale e assai ispirato, ma su tutti
giganteggia Marcello Mastroianni che fa Giacomo Casanova dopo essere
stato snobbato per la stessa parte da Fellini. Qui va detto che il
Casanova di Mastroianni è una creatura stanca, crepuscolare e
malinconica, di grande fascino umano ed è esattamente tutto ciò che non
voleva Fellini dal proprio Casanova, volutamente vuoto ed esangue,
pre-morto, per cui scelta del più “freddo” e “meccanico” Donald
Sutherland. Ma il personaggio più curioso rimane quello del cantastorie
che apre la storia con un siparietto teatrale, interpretato da Enzo
Jannacci (lo straordinario Jannacci di fine anni 70 - primi anni 80) che
vestito da arlecchino e si inventa una lingua tutta sua nella migliore
tradizione di Dario Fo. Ecco, Jannacci in effetti non c'entra veramente
nulla col resto del film, ci sta solo per il gusto di starci, e anche di
questo “capriccio” dobbiamo ringraziare Ettore Scola.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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giovedì 6 aprile 2023
giovedì 30 marzo 2023
proteste
Ho appena visto un video dove si vedono gli agguerriti protestanti in Francia talmente protestosi che da una parte c'erano quelli più vecchi che non volevano si alzasse l'età pensionabile da 62 a 64 e dall'altra c'erano quelli più giovani che gridavano che col pianeta in fiamme le pensioni andavano abolite del tutto perché se qualcuno la prende fa una ingiustizia verso chi non la prenderà mai perché lo abbiamo sfruttato. E i primi, che si sentivano loro gli sfruttati, si incazzavano coi secondi e gridavano: Ma che dite? Ma che dite? Figli di papà! Andate a lavorare!
lunedì 7 dicembre 2015
punto morto
È sempre così. Quando arrivi a un punto morto della storia e non sai come rimettere a posto le cose, ti inventi una rivoluzione, una guerra, un attentato, e fai pulizia. Chi muore muore, l’importante è liberare spazio. La Francia lo dimostra ogni volta con la solita classe.
mercoledì 14 gennaio 2015
il seme della violenza
Magari semplifico troppo la questione, ma se al grido di "Je suis Charlie" difendiamo il diritto di chiunque, in uno stato pienamente laico, alla libertà di espressione, in qualsiasi forma e grado, anche se magari il messaggio è urticante o scomodo o volgare (proprio nello stile di Charlie Hebdo), allora, allo stesso grido, non dovremmo difendere anche il diritto di Dieudonné di lanciare le sue battute altrettanto provocatorie e antisemite: "Je suis Charlie Coulibaly"? O difendiamo tutti allo stesso modo, o allora qualcosa non funziona: ci sarà sempre qualcuno a possedere più libertà degli altri. A me, con le debite proporzioni, quella di Dieudonné ha ricordato tanto una dichiarazione fatta da Bob Dylan nel 1963, quando ricevette il premio di una nota fondazione americana per i Diritti Civili (gente impegnata, socialisti con le palle, mica scemotti qualsiasi), e lui sul palco, mentre ritirava il premio, dichiarò di sentire in lui molta della rabbia che probabilmente aveva provato Lee Harvey Oswald, che pochissimi mesi prima aveva sparato a Kennedy. I difensori dei Diritti Civili americani cominciarono a fischiare contro Dylan, a insultarlo, lo cacciarono via, ma era Dylan ad avere ragione. Non c'è vero cambiamento se non ammettiamo che il seme della violenza è dentro di noi prima ancora che nell'altro, un altro aspetto di quella cosa che un po' di tempo fa si chiamava pietà e che da un po' di tempo non trovo più nei discorsi di nessuno, nemmeno quando provano a mascherarla con termini un pizzico più democratici: diritti, parità, ragione ecc.
mercoledì 7 gennaio 2015
io sto con charlie hedbo
Io sto con Charlie Hedbo, come tutti, e sto con la satira e con la libertà di espressione, e con il potere della parola. Eppure mi dico attenzione. Fai attenzione a non farla diventare una battaglia di civiltà, dei buoni contro i cattivi, la guerra santa della moderna Europa contro l’Islam feroce e arretrato. Fai attenzione a non cadere in quella trappola che i giornali già ti stanno preparando, attenzione non rituffarti in un nuovo Medioevo così utile al loro scopo, e in cui non si discutono più i motivi, ma solamente si affilano i coltelli sordamente, con animo di rivalsa. La Francia è grande, così grande che vive di contraddizioni, pratica la libertà d’espressione però vive in uno stato multirazziale e pieno di contrasti irrisolti, di razzismo, è stata una sanguinaria potenza coloniale ma sostiene ancora la chiusura del Mediterraneo agli immigrati africani. Non è una terra di libertà a tutti i costi più di quanto lo siano stati altri moderni stati islamici. Il fanatismo avanza, questo è vero, ma perché? Dove si origina quest’odio? Su quale terra di confine? A vantaggio di chi? Così mi dico stai attento, a non confondere la libertà d’espressione col vessillo di un sistema di vita più giusto, migliore, perché l’Europa che oggi piange è tutt’altro che giusta, ed è in quell’ingiustizia che si genera l’odio, è lì che vanno cercati i motivi del gesto, e non solo nel fanatismo di una religiosità bigotta. Resisti alla tentazione, non puntare il dito, tieni gli occhi aperti. Scrivi ciò che vedi e non ciò che senti. Resta umano.
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martedì 12 agosto 2014
giovedì 23 maggio 2013
cipolle
A volte, per quanto ci rivela, l’occasione non si fa scrittura, viene sepolta nella sabbia per pudore, nei ricordi dell’autore, come un tesoro che prima o poi riemergerà.
Ad esempio, non ho mai parlato del colore della voce di mio nonno, né di quello dei suoi occhi, un grigio vago che tende all’azzurro, circondato da occhiaie che sanno di cipolle che nessun altro in famiglia ha ereditato. Mio nonno nasconde quel grigio con astuzia e vanità, indossando una serie di pigiama blu scuro di modo che il suo sguardo acquisti profondità di cielo.
Né ho mai parlato di quando in Francia mi sono alzato all’alba per vedere il monte Sainte-Victoire dipinto da Cézanne e lì davanti, minuscolo e solo, ho pensato che era bello come nei dipinti, o della prima volta che ho toccato il mare e ho avuto le vertigini.
Ad esempio, non ho mai parlato del colore della voce di mio nonno, né di quello dei suoi occhi, un grigio vago che tende all’azzurro, circondato da occhiaie che sanno di cipolle che nessun altro in famiglia ha ereditato. Mio nonno nasconde quel grigio con astuzia e vanità, indossando una serie di pigiama blu scuro di modo che il suo sguardo acquisti profondità di cielo.
Né ho mai parlato di quando in Francia mi sono alzato all’alba per vedere il monte Sainte-Victoire dipinto da Cézanne e lì davanti, minuscolo e solo, ho pensato che era bello come nei dipinti, o della prima volta che ho toccato il mare e ho avuto le vertigini.
venerdì 17 maggio 2013
pop-porno all'italiana
Leggevo poco fa una bella analisi sul consumo mondiale di youporn. Primo paese al mondo nella sua frequentazione: gli Stati Uniti, ed è quasi ovvio, in fondo il genere lo hanno inventato loro. Secondo la Germania, che in qualche modo dovranno pure sfogare tanto accanimento terapeutico al lavoro. Terzo la Francia, e i francesi sono sempre francesi, soprattutto nel cinema, sia che trombino a parole che a fatti. E, praticamente alla pari con la Francia, l’Italia, che mai si smentisce nel suo ruolo di trombamica.
Anzi, pare che se passiamo dai dati per singolo Stato a quelli per città, le prime due città al mondo per frequentazione di youporn sono Milano, numera 1, e Roma, numera 2. Al terzo posto la trombamica Parigi.
Hai capito perché (mentre noi qui al Sud moriamo coi trasporti di merda, da bravi coprofagi) tutte quelle discussioni sulla necessità di migliorare ancora un pochino il servizio del Frecciarossa fra le due capitali mondiali della sega libera? Ma ovvio, per venire prima! Così si possono dedicare meglio all’inculata generale del Paese.
A questo punto, però, mi chiedo: ma perché, con un tale consumo pro capite di porno (Sara Tommasi insegna), ci stanno così tanti film stranieri su youporn che non si capisce mai una mazza? Inglese, francese, giapponese, thailandese, di tutto di più, ma italiano proprio no, al massimo lombardo-veneto, che loro ce l’hanno sempre duro.
Sarà mica che per quanto scafati nel campo, manco sul porno ci facciamo rispettare all’estero? O all’improvviso in Italia sono tutti poliglotti? È vero anche che il vocabolario in certo cinema è parecchio intuitivo...
Anzi, pare che se passiamo dai dati per singolo Stato a quelli per città, le prime due città al mondo per frequentazione di youporn sono Milano, numera 1, e Roma, numera 2. Al terzo posto la trombamica Parigi.
Hai capito perché (mentre noi qui al Sud moriamo coi trasporti di merda, da bravi coprofagi) tutte quelle discussioni sulla necessità di migliorare ancora un pochino il servizio del Frecciarossa fra le due capitali mondiali della sega libera? Ma ovvio, per venire prima! Così si possono dedicare meglio all’inculata generale del Paese.
A questo punto, però, mi chiedo: ma perché, con un tale consumo pro capite di porno (Sara Tommasi insegna), ci stanno così tanti film stranieri su youporn che non si capisce mai una mazza? Inglese, francese, giapponese, thailandese, di tutto di più, ma italiano proprio no, al massimo lombardo-veneto, che loro ce l’hanno sempre duro.
Sarà mica che per quanto scafati nel campo, manco sul porno ci facciamo rispettare all’estero? O all’improvviso in Italia sono tutti poliglotti? È vero anche che il vocabolario in certo cinema è parecchio intuitivo...
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