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giovedì 3 agosto 2023

casanova


Negli anni ’70 c’è come un trittico che attraversa il cinema italiano, tutto dedicato alla figura di Giacomo Casanova. Il primo di questi film è Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano del 1969 di Luigi Comencini, a cui segue Il Casanova di Federico Fellini del 1976 e in ultimo Il nuovo mondo del 1982 di Ettore Scola. Tutti e tre bellissimi sotto il profilo formale, tutti straordinariamente ricchi di inventiva e di ironia e tutti legati da fili sottili e rimandi che li collegano: ad esempio Fellini sceglie di “trattare” il suo Casanova come una sorta di trasfigurazione di Pinocchio, lì dove Comencini aveva già portato sullo schermo, nel 1972, la figura del burattino, e Scola sceglie come protagonista del suo Casanova Marcello Mastroianni che era stato “scartato” come Casanova da Fellini (“troppo bello, troppo caldo”) a favore di Donald Sutherland. Dei tre però l’unico che affronta la figura del nostro nei suoi aspetti più vitali – e non come maschera mortuaria o malinconico testimone del fin de siècle – è quello di Comencini. Infatti, dei tre, il suo Casanova (interpretato da Leonard Whiting) è l’unico che risulti creatura assolutamente sensuale, tanto più adorabile quanto più prosegue nella sua formazione di irresponsabile canaglia. Ecco che, potendo scegliere di proseguire una carriera di successo in ambito religioso, manda tutto all’aria per amore di una donna e viene iniziato al sesso da un’amica di sua madre, donna tanto a lui simile nella dissolutezza quanto scaltra e anaffettiva, in una sorta di prefigurazione dell’incesto che svela tutta la carica edipica del personaggio e dell’opera.

domenica 14 maggio 2023

romanzo di un giovane povero

Romanzo di un giovane povero, di Ettore Scola, è un film che risulta ancora più attuale oggi di quando è uscito, nel 1995. Parla di un giovane insegnante disoccupato (interpretato da Rolando Ravello col suo volto da ragazzino stempiato), sensibile e riservato, molto orgoglioso, che non riuscendo ad inserirsi o adattarsi al mondo preferisce accollarsi la colpa di un delitto per andare in galera, che coi suoi ritmi imposti gli dà più certezze ed equilibrio della realtà esterna. Questa differenza viene evidenziata nel film dal passaggio di tono fra primo e secondo tempo. Dove nel primo tempo – che descrive l’ambiente in cui avviene il delitto e ha un sapore più fortemente grottesco, a tratti polanskiano – il mondo è un groviglio assurdo, livido, notturno e per questo orrendo, mentre nel secondo – che cerca di ricostruire i fatti incerti ed ha più il sapore del giallo di inchiesta “filosofica” alla Sciascia, dove la risoluzione immediata del giallo non è tanto importante quanto capirne la verità sottaciuta – la realtà della prigione appare più pedante e ordinata, non priva di scosse emotive ma sempre contenute, la notte si dirada sotto le luci al neon. “Nonostante i tuoi sforzi, nessuno ti ha ancora condannato” dice il magistrato (André Dussollier) al giovane disoccupato che non vuole difendersi dalle accuse, proprio perché ha già scelto da che parte stare, quella di chi rinuncia a una lotta che vede già persa in partenza fino al punto di autopunirsi ed escludersi. Di contro, su tutto il film sovrasta la figura “mostruosa”, e speculare a quella del giovane, di Alberto Sordi che interpreta qui uno dei suoi ruoli più cupi e drammatici, tanto da fare il paio per oscurità con quello di Un borghese piccolo piccolo – ma con dei picchi di humor nero, come quando durante la scena del funerale cita se stesso nel Vedovo – un uomo che si vota al male proprio nella speranza di dare un’ultima scossa alla propria esistenza e poi vede questo male rivoltarglisi contro, strappare ogni sua illusione e poi distruggerlo, lasciarlo solo a morire. Da quest’incubo, insomma, non si salva nessuno.

martedì 11 aprile 2023

vorrei che volo

Ieri ho visto “Vorrei che volo”, documentario girato da Ettore Scola nella Torino del 1982 che è il seguito di un film di 10 anni prima, “Trevico-Torino” in cui si parla della condizione degli emigrati meridionali arrivati a cercare lavoro nella Fiat. Una delle due interviste che più mi hanno colpito è quella riferita a un matrimonio “misto” fra un meridionale e una settentrionale, dove questa unione viene non solo mal vista dalla comunità, ma descritta con gli stessi toni che se fosse l’unione di una italiana con un extracomunitario, un “mangiasapone” come venivano spregiativamente chiamati i meridionali all’epoca, perché si diceva che il sapone erano più abituati a mangiarlo che a usarlo per lavarsi. Peggio ancora, sposare un meridionale operaio era come se oggi si volesse sposare un bracciante agricolo nero o proveniente dall’Europa dell’est, ovvero abbassarsi al gradino socialmente ed economicamente più infamante. L’altra intervista, invece, riguarda una ragazza madre, sola, che lavora in fabbrica e per questo lascia suo figlio piccolo in un istituto. Ogni sera, dopo il lavoro, prende i mezzi e fa un viaggio di circa 90 minuti con tre cambi soltanto per vedere suo figlio per un’ora, prima del rientro per la cena. La ragazza confessa di sentirsi preoccupata perché il figlio, vedendola per così poco tempo ogni giorno, non riesce a riconoscerla come sua madre. Questo succedeva nel lontano 1982. Poi senti la storia del piccolo Enea e le discussioni che innesca la scelta sofferta di sua madre e cominci a pensare che tanto lontani da quel 1982 non si è andati.

giovedì 6 aprile 2023

il mondo nuovo

Il nuovo mondo, 1982, di Ettore Scola è il suo secondo film in costume (dopo Passione d’amore dell’anno rima), il primo di un dittico che fa un dichiarato omaggio alla storia francese (seguito l’anno dopo da Ballando Ballando che Paolo Conte avrà adorato) e l’ultimo firmato dallo sceneggiatore Sergio Amidei. Vi si narra il viaggio di una serie di avventurieri durante gli ultimi giorni della Rivoluzione francese. Il film è lungo, a volte divaga un po’, ma rimane bellissimo, intenso e leggero insieme, pur nelle sue imperfezioni. Data la produzione, il cast è internazionale e assai ispirato, ma su tutti giganteggia Marcello Mastroianni che fa Giacomo Casanova dopo essere stato snobbato per la stessa parte da Fellini. Qui va detto che il Casanova di Mastroianni è una creatura stanca, crepuscolare e malinconica, di grande fascino umano ed è esattamente tutto ciò che non voleva Fellini dal proprio Casanova, volutamente vuoto ed esangue, pre-morto, per cui scelta del più “freddo” e “meccanico” Donald Sutherland. Ma il personaggio più curioso rimane quello del cantastorie che apre la storia con un siparietto teatrale, interpretato da Enzo Jannacci (lo straordinario Jannacci di fine anni 70 - primi anni 80) che vestito da arlecchino e si inventa una lingua tutta sua nella migliore tradizione di Dario Fo. Ecco, Jannacci in effetti non c'entra veramente nulla col resto del film, ci sta solo per il gusto di starci, e anche di questo “capriccio” dobbiamo ringraziare Ettore Scola.