Visualizzazione post con etichetta luigi comencini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta luigi comencini. Mostra tutti i post

lunedì 12 agosto 2024

biberkopf/pinocchio

Più approfondisco Berlin Alexanderplatz di Rainer Werner Fassbinder, serie televisiva in 14 puntate, coprodotta con la Rai e trasmessa dalla televisione tedesca nel 1980, e più mi suggestiona l’idea che ci sia come un parallelo – se non un qualche debito – con “Le avventure di Pinocchio” di Comencini, altra serie tv, realizzata in Italia nel 1972, e trasmessa per la prima volta in Germania nel 1973 e poi di nuovo nel 1978 in un riadattamento che la condensava in un solo film, e in cui, in una sorta di rovesciamento speculare (al negativo), la figura di Biberkopf è da leggersi come una sorta di Pinocchio, un essere pre-morale, venuto di nuovo al mondo dopo l’uscita di galera e che cerca di recuperare, nella sua ostinata volontà di tirare dritto, la propria umanità perduta. “Quest’uomo ha mancato di diventare adulto” dice uno dei due angeli custodi durante il sogno dell’ultima puntata. E proprio come il burattino di legno muore per diventare bambino, così Biberkopf deve a sua volta morire – nel passaggio che va dalla galera al manicomio – prima di tornare al mondo con lo stesso nome ma diverso come uomo. Nel mezzo, le tentazioni della strada per diventare adulto sono continue e non sempre il nostro riesce a resistere al fascino del male, ma quando sgarra viene punito dalla sorte, o proprio come Pinocchio dal gatto e dalla volpe, viene tradito dai suoi complici. Proprio come a Pinocchio bruciano le gambe, lui quasi con una sorta di indifferenza per la cosa, perde il braccio (che poi gli ricresce nel sogno racchiuso nell’epilogo). Proprio come Pinocchio Biberkopf pare incapace di comprendere e di prendersi la responsabilità delle sue azioni; e proprio come Pinocchio ha intorno una lunga serie di fate turchine che di volta in volta “muoiono” per causa sua, e tornano in vita per ammonirlo, e soprattutto le figure preponderanti di Reinhold/Lucignolo, e di Meck/Grillo parlante e a volte padre. Proprio come Pinocchio, Biberkopf finirà per perdersi due volte in una sorta di viaggio nel ventre della Balena – la prima volta soccorso dall’ebreo Baumann che lo ribattezza Giobbe e pare ripreso dal capitano Achab nel Moby Dick di John Huston! – e la seconda alla scomparsa dell’amata Mieze, rifiutando l’aiuto di chiunque, sia di Meck che di Eva, perché non ha la forza di accettare la verità del male che lo circonda, così entrando nel suo stato di follia come rifugio.

giovedì 3 agosto 2023

casanova


Negli anni ’70 c’è come un trittico che attraversa il cinema italiano, tutto dedicato alla figura di Giacomo Casanova. Il primo di questi film è Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano del 1969 di Luigi Comencini, a cui segue Il Casanova di Federico Fellini del 1976 e in ultimo Il nuovo mondo del 1982 di Ettore Scola. Tutti e tre bellissimi sotto il profilo formale, tutti straordinariamente ricchi di inventiva e di ironia e tutti legati da fili sottili e rimandi che li collegano: ad esempio Fellini sceglie di “trattare” il suo Casanova come una sorta di trasfigurazione di Pinocchio, lì dove Comencini aveva già portato sullo schermo, nel 1972, la figura del burattino, e Scola sceglie come protagonista del suo Casanova Marcello Mastroianni che era stato “scartato” come Casanova da Fellini (“troppo bello, troppo caldo”) a favore di Donald Sutherland. Dei tre però l’unico che affronta la figura del nostro nei suoi aspetti più vitali – e non come maschera mortuaria o malinconico testimone del fin de siècle – è quello di Comencini. Infatti, dei tre, il suo Casanova (interpretato da Leonard Whiting) è l’unico che risulti creatura assolutamente sensuale, tanto più adorabile quanto più prosegue nella sua formazione di irresponsabile canaglia. Ecco che, potendo scegliere di proseguire una carriera di successo in ambito religioso, manda tutto all’aria per amore di una donna e viene iniziato al sesso da un’amica di sua madre, donna tanto a lui simile nella dissolutezza quanto scaltra e anaffettiva, in una sorta di prefigurazione dell’incesto che svela tutta la carica edipica del personaggio e dell’opera.

martedì 11 luglio 2023

la valigia dei sogni

Siamo così abituati a pensare a Luigi Comencini come “il regista del bambini” o quello degli estivi Pane, amore e fantasia e Pane, amore e gelosia o ancora di Pinocchio o di Tutti a casa, da scordarci a volte di quanto il suo percorso artistico sia stato ancora più sfaccettato di così. Comincia infatti con due notevoli noir (Persiane chiuse e La tratta delle bianche) che strizzano l’occhio ai gangster movie americani ma sono soprattutto pregni di umori francesi e tedeschi, con veri e propri omaggi al cinema di Fritz Lang, ma sorprende ancora di più in una pellicola quasi sperimentale e di nessun successo commerciale, La valigia dei sogni del 1953, che nella sua commovente dichiarazione d’amore al cinema muto italiano è quasi un antecedente diretto di Nuovo cinema paradiso. Il film comincia e finisce con un breve documentario del 1949 dello stesso regista (Il museo dei sogni) e racconta la storia di un vecchio proiezionista che, per passione, salva dal macero vecchie pellicole che per gli altri non hanno nessun valore né artistico né documentario (si parla del dopoguerra). La maggior parte della pellicola è costituita dalla proiezione degli spezzoni salvati di questi vecchi film che vengono descritti e analizzati dalla voce del proiezionista, e assicuro che sono la parte più bella dell’opera. Ma i film, girati nei primi del ‘900, sono tutti realmente esistiti e fanno di questo lavoro un vero e proprio tentativo di meta-cinema il cui apice è l’emozionante proiezione dei frammenti dell’unico film girato con Eleonora Duse, Cenere del 1916. Parlando di meta-cinema, lo stesso Comencini fu un collezionista accanito di vecchie pellicole e insieme al regista Alberto Lattuada tra i fondatori della Cineteca di Milano.