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martedì 14 novembre 2023

lo spettatore

Il fatto che ogni sera, intorno alle 20.30, mi prende una sorta di gioia, di smania irrefrenabile per il solo fatto che posso finalmente chiudere con questo simulacro di lavoro che è leggere i libri degli altri, per dedicarmi a quella che al momento è la mia attività preferita, ovvero guardare film così vecchi che non avevano nemmeno il sonoro, mi fa spesso domandare perché nella vita ho scelto di fare l’editore quando la mia vera attitudine è quella di osservatore di cadaveri. In quello non credo di avere molti rivali al mondo, per me più sono morti, e muti, più sono interessanti.

mercoledì 2 febbraio 2022

sui versi

A volte mi rimproverano – credo con ragione – di crogiolarmi un po’ troppo nei miei mali. Non sono il solo. Leggevo l’altra sera una poesia piccata di Giorgio Bassani che, accusato da un’amica della stessa colpa, sputtanava l’amica in una poesia e ci litigava. Tutto molto puerile. Di contro oggi leggevo un libro di poesie in cui ci si compiace senza fronzoli nella descrizione coi guanti bianchi del male degli altri. È questo il genere di sguardo che va per la maggiore oggi: lo chiamano distacco clinico, ma ci senti ancora dentro quel pizzico di crudeltà o disgusto del mondo che scuote i sensi assopiti del telespettatore abituale. A me sembra che in poesia ci siano rimasti soltanto – per impoverimento – due tipi di sguardo, due punti di vista: quello della cavia che si contorce/compiace in gabbia o sul vetrino e quello del macellaio che la viviseziona in nome di un principio più alto di superiorità della razza. Razza di stronzi, appunto.

venerdì 19 febbraio 2016

sguardo

C’è una donna. Odia essere fotografata da me. Le ho fatto dei bellissimi ritratti, ma lei ogni volta mi dice che odia quelle foto perché si vede brutta, e ogni volta aggiunge, per ferirmi, che non so come guardarla. Invece le piacciono tanto altre foto, che le scatta una nostra amica senza tecnica e sbaglia sempre qualcosa: o sono mosse, oppure fuori fuoco, oppure sono troppo vicine e quindi deformate. Lì si riconosce, fuori dal mio sguardo.

venerdì 27 novembre 2015

prima del sonno

Ci osservano, tutte le sere dall’esterno attraverso la finestra che confonde i profili coi nostri riflessi mentre ceniamo, come se fossero qui con noi mentre sorseggiamo una tisana prima del sonno. 
Lo sono, ma in un modo speciale, dal punto preciso che hanno scelto per guardarci e non vorrebbero mai modificare nemmeno a un nostro invito, un punto alla perfetta distanza dal cuore, lì oltre la finestra nel primo freddo dell’inverno, liberatorio.

lunedì 7 luglio 2014

cosa toccano gli occhi

Il mondo morirà
quando io non vedrò più.

Cosa toccano i miei occhi
lo porto con me.

Questo cielo
che potrebbe spezzarsi
sotto il peso delle Stelle.

(Ruxandra Niculescu)

mercoledì 21 maggio 2014

l'osservazione dei volatili

Mi manca, forse, lo sguardo dei volatili girato sull’antenna più alta dei palazzi, lunghissimo come un periscopio sul mondo, sollevato oltre questa cappa d’ansia e di rimproveri, di attese. Mi manca quel volo che sovrasti con distacco il mondo e i suoi problemi, le consegne, e con disprezzo lo sommerga di escrementi, le sue bombe d’espressione. Oppure, alla fine, il riposo degli insetti sul muro, senza rimpianti o rimorsi per le occasioni perdute, ma paghi sul lago bianco, opaco, verticale, che non riflette più cielo. Indifferenti ai loro impegni e concentrati pigramente sul nulla.

domenica 21 luglio 2013

non siamo forse vittime in amore?

Non siamo forse vittime in amore?
Chi prende nel dubbio
chi lascia e chi ne viene lasciato
ce ne stiamo in equilibro sul muro

e anche quando, ebbri di felicità
abbassiamo lo sguardo
ci accorgiamo dell’enorme distanza
che ci separa dalle nostre ombre.

giovedì 23 maggio 2013

cipolle


A volte, per quanto ci rivela, l’occasione non si fa scrittura, viene sepolta nella sabbia per pudore, nei ricordi dell’autore, come un tesoro che prima o poi riemergerà.
Ad esempio, non ho mai parlato del colore della voce di mio nonno, né di quello dei suoi occhi, un grigio vago che tende all’azzurro, circondato da occhiaie che sanno di cipolle che nessun altro in famiglia ha ereditato. Mio nonno nasconde quel grigio con astuzia e vanità, indossando una serie di pigiama blu scuro di modo che il suo sguardo acquisti profondità di cielo.
Né ho mai parlato di quando in Francia mi sono alzato all’alba per vedere il monte Sainte-Victoire dipinto da Cézanne e lì davanti, minuscolo e solo, ho pensato che era bello come nei dipinti, o della prima volta che ho toccato il mare e ho avuto le vertigini.

lunedì 1 aprile 2013

la vita di mia madre

è dovere e lamentela senza pace
pure guardandola ho capito
cos’è la devozione un giorno
in cui nutriva il corpo martoriato di mio nonno
contorto e annodato dalla malattia
che verso lei spingeva il becco.
Mia madre lo nutriva con premura
di mele cotte e d’acqua
pastiglie sminuzzate da inghiottire
col suo cucchiaio da brava madre.
Mio nonno la fissava ormai senza più voce
con occhi annacquati nel rimpianto
e nella sofferenza
nel suo amore che mi stringeva in gola
e mia madre gli chiedeva “è buona?”
con dolcezza asciugandogli il mento.

domenica 3 febbraio 2013

l'amore ha i tuoi seni...

L’amore ha i tuoi seni
non ho dubbi su questo
le stelle dei tuoi nei
rischiarano la notte
di lussuria e la dirigono
lì dove non ho colpe
nel volerti per il fatto
che l’amore è innocente
e migliora il mio sguardo
nel tuo di fotografa
lo mette un pochino più
a fuoco.