Visualizzazione post con etichetta fuoco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fuoco. Mostra tutti i post

martedì 21 novembre 2023

una cosa che mi fa star bene

Bruciare le sterpaglie dietro casa prima che si guasti il tempo e avvolgersi nel fumo quando gira il vento, poi tornare in casa e premere la barba contro il naso per sentire come sa di fumo e cenere.

sabato 20 aprile 2019

cerino

Greta Thumberg, per metà Giovanna d'Arco e per metà Mercoledì Addams, io non la invidio per niente. Primo perché, al di là di tutte la facili battute, per reggere una simile pressione mediatica ci vogliono le spalle larghe e lei, qualsiasi cosa si pensi del fuoco che la anima, è ancora una ragazzina. Secondo perché la storia ci insegna che persone così prima o poi le bruciano vive e spesso ad accendere il cerino non sono i potenti di turno che si sospetta sempre sfruttino le situazioni a loro vantaggio, ma il popolo, la buona gente de core che prima ammazza e poi santifica.

martedì 10 marzo 2015

“la verità, vi prego, sull’amore”

L’amore non ti salva – non resiste –
si consuma nel fuoco e poi finisce
anche quello. Dopo non è buono
nemmeno ad un saluto. Eccoti la verità
Auden fratello. Non vale a nulla
un amore così. Nemmeno a preservarti
dal suo male. Un amore infame
dunque e senza scopo. Speciale forse
un poco. Bello per chiunque.

martedì 18 febbraio 2014

brace

Sono due badanti e ogni sera, all’angolo fra la bottega del fruttivendolo e la vecchia pescheria, si incontrano per fumare insieme l’ultima sigaretta della giornata e scambiarsi poche parole di conforto nella loro lingua madre. Hanno meno di trent’anni e stanno lì in tuta e pantofole, riparate dal vento, ridono piano, e quei suoni indecifrabili sono pronunciati a fil di labbra, con tatto e cautela estremi, quasi fossero preziosi vasi di terracotta pieni di brace, che si passano a turno per riscaldarsi.

domenica 10 novembre 2013

crepano i poeti nel silenzio...

Crepano i poeti nel silenzio
nessuno mai userà per loro
“i migliori se ne vanno”
parole che sgorgano sentite
dal profondo e si innalzano
al ricordo dal cuore. Lo sanno
i poeti perciò scrivono epitaffi
riciclano il fuoco dei fogli.

lunedì 29 luglio 2013

morte

Mi ha appena visitato il sogno della mia morte, mi sono visto scivolare lentamente, con estrema lentezza nella fossa, e una voce dall'alto mi diceva che non sarà per acqua né per fuoco, piuttosto per una pizzaiola maldigerita.

venerdì 10 maggio 2013

assurdità

Scene di comune assurdità sono anche a Nord, cose che non si erano mai viste. La crisi ti prende per fame come mi scrive una mia amica, tocca il tuo compagno, il tuo stesso fratello. Le aziende saltano per aria come i grilli, una per una, e quando tornano a terra la terra intorno è tutta bruciata. Ieri un uomo, per fame, ha cominciato a colpire i passanti con un martello.

martedì 12 febbraio 2013

un fuoco nella notte


To build a fire, preparare un fuoco, di Jack London, è uno dei racconti su cui lo scrittore americano si è più speso in vita, riscrivendolo in due diverse versioni, una più lineare del 1902 e una più sfaccettata, ambigua, del 1910.
In entrambe un cercatore d’oro si perde insieme al suo cane mentre attraversa la foresta boreale. È notte, inverno, e la temperatura è scesa 60 gradi sottozero. L’unica soluzione è accendere un fuoco per scaldarsi e tenersi sveglio, sperando che il suo bagliore possa fornire ad altri un segnale per raggiungerlo. L’uomo con grandi difficoltà accende il suo fuoco, poi per un errore lo spegne, allora cerca di uccidere il suo cane per avvolgersi nelle sue viscere, ma il cane fugge. L’uomo muore congelato.
Sembrerebbe uno spietato racconto di frontiera, se non fosse per un particolare – ben evidenziato da Davide Sapienza nella sua traduzione per le edizioni Mattioli 1885 – che può trasformare una bella storia in metafora dell’esistenza, e legato al potere della parola: “to build” scrive London nel titolo del racconto, ovvero, traducendo vocabolario alla mano: costruire, erigere, edificare, plasmare, assemblare, fabbricare, ma non certo accendere. È una differenza fondamentale. Di fronte a quel paesaggio oscuro e ostile, all’immensità gelata che lo circonda, l’uomo non accende semplicemente un fuoco, ma ancora di più lo erige, lo crea, gli dà forma per difendersi dal freddo, dal buio. Quel fuoco diviene l’ultimo baluardo della sua vita prima di essere divorato dalla foresta.
È, per certi versi, il rovesciamento del mito di Prometeo, che ruba il fuoco agli dei per restituirlo agli uomini ed elevarli dallo stato primordiale a quello moderno, che piega la natura al suo volere. Nella storia di London, per cui l’uomo non può trascendere dalla natura, il protagonista, per troppa sicurezza o distrazione spegne il fuoco che potrebbe salvarlo dalla notte e muore solo, abbandonato persino dal suo cane.
Vorrei cominciare così il nuovo anno, usando questo racconto quasi crudele come monito. Nel periodo più buio della nostra storia, in questa notte all’apparenza senza uscita, non abbassiamo la guardia confidando troppo in noi e in quel fuoco che potrebbe spegnersi in qualsiasi momento, o rivelarsi di paglia. Resistiamo alla tentazione del sonno e attendiamo alla nostra fiamma con cura. Teniamo gli occhi aperti!

Articolo uscito su Largo Belllavista n°66, gennaio 2013, nella rubrica Senilità. Nella foto, un’opera dell’artista Oscar Turco.

domenica 3 febbraio 2013

l'amore ha i tuoi seni...

L’amore ha i tuoi seni
non ho dubbi su questo
le stelle dei tuoi nei
rischiarano la notte
di lussuria e la dirigono
lì dove non ho colpe
nel volerti per il fatto
che l’amore è innocente
e migliora il mio sguardo
nel tuo di fotografa
lo mette un pochino più
a fuoco.

giovedì 27 settembre 2012

canna fumaria

Dov’è scoppiato l’incendio ora non resta che una grande macchia che riposa, grigia al centro, dove ha più consumato, e nera mano a mano che si allarga, dove ancora restano le tracce più evidenti del dolore. Ti aggrappi a sparuti ciuffi d’erba, scampati per miracolo alla fiamma, per dirmi che c’è ancora vita, ma tutto ormai è cauterizzato, finalmente tace. Persino gli occhi, dopo mesi di lavoro sullo schermo, sono asciutti. Lo spazzacamino, issato sul tetto di fronte, libera la canna fumaria in vista dell’inverno. Ora è intasata come l’arteria di un cuore: evita altri errori, nuovi ingorghi, nuove ischemie dei sentimenti.

mercoledì 5 settembre 2012

fuoco

Quando mio padre accende un fuoco di sterpaglie dietro casa, subito arriva veloce, dai campi, Simone il gatto, gridando come un ossesso “Pompieri! Pompieri!” oppure “Arriva la Guardia Forestale!” Quando il fuoco comincia a spegnersi, per sicurezza, Simone afferra la carriola, la carica di sabbia e la cosparge tutta intorno alle ceneri, facendo infuriare mio padre per lo spreco. “Calmati!” gli grida Simone, “o il fuoco si riaccende!” Poi va in cucina da mia madre, a farsi dare un succo e le racconta, con toni epici, la storia. “Oggi a tuo marito gli ho salvato il culo!”