Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
domenica 10 novembre 2024
se mi vuoi bene
sabato 30 dicembre 2023
chi soffre tutto l'anno...
Un paio di settimane fa mi ero preso uno strappo muscolare alla schiena. Pensavo fosse passato poi ieri ho avuto la geniale idea di potare la siepe con mio fratello. È finita che sto peggio di prima, come se avessi una sbarra di ferro che si conficca fra il fianco e l’inguine e poi si torce nella gamba. Adesso sono imbottito di antidolorifici ma stanotte ho sofferto come un cane e non riesco a trovare una posizione comoda perché che stia steso o seduto o in piedi mi fa male sempre. L’anno finisce, insomma, così com’era cominciato, con me che mi lamento di qualcosa che prima o poi passa o se non passa mi uccide (qualcosa mi ucciderà comunque prima o poi, quindi o la va o la spacca). Del resto la massima di ogni bravo poeta è quella: chi soffre tutto l’anno soffre pure a capodanno, e se non soffre si annoia.
giovedì 17 agosto 2023
quando leggo, quando scrivo
Quando soffro scrivo e quando non soffro leggo. Leggere mi piace più che scrivere, ma mi sveglio ogni mattina col bisogno di scrivere qualcosa.
venerdì 16 giugno 2023
un amore a roma
lunedì 13 febbraio 2023
savoir faire
Stanotte durante una colica, mentre mi rigiravo nel letto incapace di trovare una posizione umana, mi sono messo a scrollare il telefono per distrarre la mente dagli spasmi. Ho beccato un post di Franco Arminio appena pubblicato, erano le 3 o le 4, in cui si lamentava di dolori e ansie che gli impedivavo di dormire, così gli ho scritto un messaggio e poi il dolore si è fatto più forte e mi sono impasticcato per sedarlo. Dopo ho preso sonno ma mentre dormivo mi sono sognato di aver scritto ad Arminio una cosa piagnosissima in cui gli dicevo che gli ero vicino nel dolore e nella contrizione e lui faceva le corna come se gli stessi cantando il requiem. Stamattina nel dubbio, anche un po' imbarazzato, sono andato a controllare e in effetti sì gli avevo scritto, ma una cosa molto molto contenuta. Per fortuna il savoir faire ci salva sempre, pure con le coliche addosso.
lunedì 8 agosto 2022
sala d'aspetto
Incontro Sandro dopo quasi due anni che non lo vedo. Mi fissa a lungo, che ti è successo mi chiede, sei dimagrito tantissimo, sei pallido più del solito. Resto sul vago, ho avuto un po' di problemi. Un bel tumore? mi chiede speranzoso. No, rispondo io. Peccato mi fa, se ce lo avevi anche tu mi sentivo meno solo, e comincia a parlarmi del suo. Alla fine, penso, dopo una certa età la vita diventa una sala d'aspetto.
venerdì 22 luglio 2022
perdita
Una delle esperienze più strane e straordinarie del fare l’editore di poesia è l’esperienza della perdita. In genere molta scrittura scaturisce da quella scintilla, perdi qualcosa e ne scrivi. Nella poesia questa perdita non viene stemperata nella struttura romanzesca, ma spesso è concentrata in diverse cariche esplosive disseminate lungo un testo breve. Dai fuoco alla miccia e il resto è una serie di esplosioni in serie e di ferite. Immagina la vita di un editore che, ad esempio, già sensibile al tema, in autunno dovrebbe pubblicare fra le altre due opere che parlano di perdita, in maniera spesso intima e commovente, entri da una porta nel dolore di una persona, tua simile, tua amica, lo attraversi e quando ne vieni fuori ti tuffi nel dolore di un altro tuo simile, tuo amico, per tirarne fuori un libro. È un continuo percorso nello scavo, in te, in loro, dove la differenza sostanziale fra i due la fa il linguaggio. Ti appigli a quello come a un salvagente, il linguaggio ti impedisce di affondare nell’umano e fraterno dolore. Poi esci dai libri, torni a fare il tuo lavoro, a fare i conti spicci con le entrate, con le uscite, con ciò resta di ogni libro dopo che è stampato e si tramuta in oggetto con un prezzo preciso e delle aspettative di vendita che spesso verranno deluse, ed entri in un nuovo circuito assai più prosaico, un nuovo tipo di perdita o di ammanco che fa rimbombare in terra quello dei libri che ti ostini a pubblicare non si sa più perché. L’editore è un santo. Altro che.
domenica 12 giugno 2022
poesia senza l'a capo e senza la coda
Abbiamo cominciato a morire presto in casa, ciascuno a suo modo e coi suoi piccoli segni premonitori ad avvisarci passo passo della fine. Io nelle macchie nel cavo degli occhi che nascondono un retrogusto di caffè e nel pallore a contrasto della pelle, mio padre nella sfera che in gola gli ha catturato la voce costringendolo a rauchi pianti di cagnara. Fa fatica pure a inghiottire, immagina quanto gli costa rimangiarsi le lacrime. Ma piange anche per me, patema doppio, che non avendo né figli né salute né lavoro non ho futuro e nel mio kaputt riassumo il suo dolore alla moviola. Non ci restano che suoni e macchie dunque per esprimerci, nitidi segni, bruschi risvegli richiamati dall'ansia di non farcela coi tempi. Immancabili sensi di colpa. Pianti stretti in gola e macchie che fioriscono nuove intorno agli occhi, o sulle labbra, o sulle braccia, intorno alle vene che emergono dalla carne come tubature portate a secco ora che i muscoli vengono assorbiti dalle ossa e presto non ci sarà più posto nemmeno per mettersi lo scheletro.
giovedì 10 marzo 2022
il lapsus
Scrivo una email di presentazione al giovane proprietario di una prestigiosa libreria di una grande città italiana per chiedere se sono interessati a un rapporto di collaborazione, considerato che in zona ho già quattro autori e sto per pubblicarne un quinto. Aggiungo che in quella città – non priva di un certo campanilismo – nel tempo ho fatto altri tentativi con altre librerie, tutti andati a male, e tutti con l’identica risposta di massima: noi qui vendiamo solo roba fresca, locale, l’autore come il prosciutto si vende all’etto e a km. 0. Questo per me era l’ultimo tentativo e ho puntato tutto sul km. 0. Il libraio mi risponde con un messaggio di nemmeno due righi compreso di lapsus freudiano: “Al momento non siamo interessati, Vi dispiace”. A quel punto non ho saputo trattenermi: “A me non dispiace affatto, stia sereno”.
sabato 6 novembre 2021
condivisione
Stanotte, piegato in due da una colica tremenda, ho pensato ad un crowdfunding e a come sarebbe bello se ciascuno si prendesse un po' dei miei malori così da condividere ogni cosa, le gioie ed i dolori.
venerdì 18 settembre 2020
ernia
Un autore mi scrive che, malgrado tutto, accorgersi di avere il pallino della poesia è come scoprire di avere un’ernia: la stessa profonda intimità che preme per uscire, gli stessi effetti indesiderati, ma anche lo stesso bruciante dolore che non perdona. Mi ha fatto a tal punto dispiacere che mi sa che lo pubblico solo per questo. Chiedo scusa agli altri poeti che soffrono meno.
mercoledì 9 settembre 2020
ferita
Io non so più che lingua parlare. Di recente c'è un'aria di morte qui, si respira tanta di quella morte qui, e violenza, che mi sembra quasi mancarmi l'aria. Un'amica mi ha detto vai su IG che c'è silenzio, ma anché lì sono soltanto cruda carne, ancora bocche, e io non ho più bocche da offrire, mi fotografo apposta con una mascherina, nascondo la ferita, che la bocca oggi è una ferita, ogni parola non detta sanguina, ogni parola detta sanguina, sanguina ogni cosa detta male, o detta troppo forte, o troppo piano, tutto è sangue, tutto è una ferita che non tace. Non si secca.
