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domenica 22 settembre 2024

amicizia

Nella sua autobiografia Emilio Isgrò racconta di aver incontrato Alighiero Boetti, che definisce un cane sciolto afflitto dalla solitudine, nel bel mezzo del gelido inverno del 1991. Invitato a una sua mostra a Milano, scrive di aver passato con lui due o tre ore seduto su una panchetta nella sala espositiva riscaldata, ma vuota, lamentandosi dei critici e dei mercanti distruttori dell’arte e dell’uomo. “Una lamentazione talmente appagante che decidemmo di rivederci il giorno dopo alla stessa ora per continuare a lamentarci insieme”. È uno di quegli aneddoti di Isgrò per cui ho sorriso di più, perché l’ho trovato così comune al mondo degli artisti che frequento da una vita che mi sono riconosciuto in quei due che fanno amicizia sulla panchetta della sala deserta, nella comune lamentazione di essere soli e incompresi e anche, come tutti i soli e incompresi che si rispettino, profondamente egoisti e inaffidabili. Il giorno dopo, infatti, già preso da altre cose Boetti darà bidone a Isgrò che continuerà a lamentarsi da solo con se stesso come aveva sempre fatto. L’amicizia, però, rimane intatta.

sabato 30 dicembre 2023

chi soffre tutto l'anno...

Un paio di settimane fa mi ero preso uno strappo muscolare alla schiena. Pensavo fosse passato poi ieri ho avuto la geniale idea di potare la siepe con mio fratello. È finita che sto peggio di prima, come se avessi una sbarra di ferro che si conficca fra il fianco e l’inguine e poi si torce nella gamba. Adesso sono imbottito di antidolorifici ma stanotte ho sofferto come un cane e non riesco a trovare una posizione comoda perché che stia steso o seduto o in piedi mi fa male sempre. L’anno finisce, insomma, così com’era cominciato, con me che mi lamento di qualcosa che prima o poi passa o se non passa mi uccide (qualcosa mi ucciderà comunque prima o poi, quindi o la va o la spacca). Del resto la massima di ogni bravo poeta è quella: chi soffre tutto l’anno soffre pure a capodanno, e se non soffre si annoia.

mercoledì 28 febbraio 2018

mail di lamentele

Che poi, fesso io, scrivo una mail di lamentele chilometrica contro le Istituzioni e quando provo a rileggerla mi annoio di me stesso. Chissà dall’altra parte cosa vedono. Si diranno: ma questo che vuole? Non poteva pensarci poco prima? E perché non fa come tutti e viene a bussarci alla porta chiedendo una carezza, invece di elencarci i misfatti immedicabili del così va il mondo? Non lo so, ma io la vedo così la burocrazia, un attaccarsi alle minime cose, alle paroline insulse, senza mai guardarsi in faccia, senza mai dirsi per davvero chi siamo. E così raccontarsi che il mondo è marcio per noi buoni a nulla, noi bravi compagni di lotta, fin dove la lotta arriva, e mai abbastanza furbi per salvaguardare l’amicizia, dopo che la fame dei randagi si scatena.

venerdì 8 gennaio 2016

lamentazione inutile

Pensavo che ho scritto una raccolta di poesie belle, civili, incazzate, una cosa seria, che ho messo insieme in cinque anni di lavoro e in cui mi prendevo addirittura la briga di insultare Renzi insieme a tutta la Democrazia Partitica senza peli sulla lingua. Titolo della raccolta: Bestiario Fiorito. Pensavo che ho addirittura trovato un artista serio, incazzato, che mi presta una sua opera per la copertina. Pensavo che mi sono detto un po' di tempo fa: "stavolta faccio le cose per bene, provo a mettermi in gioco, così invece che pubblicarmela io la raccolta, la invio a qualcha altra casa editrice", e proprio per mettermi in gioco ho cominciato da case editrici più grandi, dove non conoscevo assolutamente nessuno, per vedere come andava. Ho mandato la raccolta a una quindicina di case editrici. Pensavo di avere un curriculum che un minimo potesse garantire sulla qualità del mio lavoro. Sono passati cinque mesi. Non mi ha ancora risposto nessuno, nemmeno per dirmi lascia perdere, sei querelabile. Penso che comincerò a perdere le speranze.

mercoledì 19 dicembre 2012

noir

Mai uno spavento mi presi
più forte di quello provato
al crollo del fiore dal vaso.
Il suo grido lento compresso
nella scia viola
graffiava dell’occhio la coda.

Era tutto insensato persino
la pioggia di fuori il lamento
che appena accennato
sembrava di lontano un canto.

E sarei per te il cardellino
dicevi
sarei la chiusura del cerchio
tu la mia gabbia dorata.