Ho visto Jovanotti che dice ora leggo un poeta e confesso che sono stato quei cinque secondi che ho trattenuto il fiato pensando irrazionalmente "Ora legge me, ora legge me, ora cambia la mia vita!" poi ha letto la Gualtieri e sono morto di invidia pensando che ora la Gualtieri schizzerà nell'iperspazio delle vendite proprio come successe alla Szymborska con Saviano da Fazio, e penso a questa ingiustizia che a farsi i soldi con la poesia sono sempre gli stessi, ovvero Einaudi (che pubblica la Gualtieri) e non certo noi che stiamo in basso e veniamo presi per scemi o martiri del sistema. E volevo dire che, come si vedrà nei prossimi giorni sui giornali, non è vero che con la poesia non si possono fare i soldi, ma per farli serve un testimonial importante che te la dice in TV, che ti ricorda che esiste. In ultimo ho pensato che Jovanotti con la barba assomigliava un po' a Pierluigi Cappello, che pure conosceva, e con tutto il rispetto per la Gualtieri che è brava, mi è dispiaciuto che non abbia recitato lui, che forse se lo meritava un po' di più, anche se forse Cappello non è un poeta adatto allo spettacolo.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
Visualizzazione post con etichetta pierluigi cappello. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pierluigi cappello. Mostra tutti i post
sabato 5 febbraio 2022
mercoledì 1 gennaio 2020
piangere
Invecchiare significa, fra le altre cose, confrontarsi coi problemi di salute tuoi e di chi ti sta accanto. In questo senso, la mia e quella di alcuni miei amici è stata una fine d’anno emotivamente difficile. Così, quasi richiamato da esso, ho riletto Questa libertà, l'autobiografia di Pierluigi Cappello. In particolare sull'ultimo capitolo, che parla dell'incidente che lo ha paralizzato a vita, ho pianto allo stesso modo in cui feci per la prima volta cinque anni fa. Ho pianto per due ore, mentre leggevo. Piangere su un libro è il regalo che mi sono fatto per cominciare meglio quest’anno. Perché, per «restare umani», bisogna prima di tutto imparare a sentire – e non soltanto capire – il dolore degli altri. E i libri servono anche a questo.
domenica 29 dicembre 2019
sui brutti libri che arrivano in lettura
Tutti questi libri sono legati da un riverbero suscitato da un corredo di parole che, in definitiva, si ripete più o meno identico: “rugiada”, “incedere”, “alfine”, “viandante”, “cristallo” (accoppiata di solito a “sogno” o “silenzio”), “arcobaleno”, “infinito”, “aquilone” e via così, secondo una norma soggetta a poche variazioni.
Il punto è che sono parole cieche e senza carne, non gettano nessuno sguardo sulla realtà, perché da tempo ne hanno persa la presa […] Così come in Tex Willer la pioggia è sempre “battente”, il riposo “ristoratore”, la bistecca “alta tre dita” e il pasto “frugale”, in poesie come queste il respiro è “tremante”, si corre “a perdifiato”, i sogni sono “sgualciti” o “infranti” quando si piange la perdita di un amato, mentre l’amore soffia su tutte le pagine di un “alito d’infinito”.
La differenza – sostanziale – è che dopo una cavalcata di giorni nel deserto del Nevada, sulle tracce di pericolosi banditi, dopo tutti i pasti frugali consumati alla luce fioca dei bivacchi notturni, dopo averli trovati, i banditi, affrontati e sgominati, una bistecca alta tre dita è sacrosanta. E il lettore di Tex l’aspetta quanto il ranger come il segnale liberatorio della fine della storia, coccolato da un processo di lettura seriale. Ma il concetto di luogo comune non è applicabile quando si scrivono versi: perché la poesia è il luogo dell’inatteso, del lapsus, dello sguardo che concepisce il mondo con la coda dell’occhio e crea un ordine di esperienza nel momento stesso in cui l’esperienza dà forma alla poesia. Nei testi dei dilettanti, invece, lo sguardo rovescia la poesia nel suo contrario, diventa il luogo dove tutto è già stato visto, anche ciò che è ancora da vedere. Il risultato è un’innocenza che rimane al di qua dell’innocenza.
(Pierluigi Cappello, Questa libertà, BUR Rizzoli, 2013, pag. 67-69)
lunedì 2 ottobre 2017
il silenzio
Stamattina in libreria, già pronto allo sciacallaggio editoriale che in genere si fa quando uno scrittore muore, chiedevo quante copie fossero già state ordinate per Cappello. Nessuna. Nessuno ha chiesto, nessuno ha scritto per proporre l'acquisto o nuovi rifornimenti. Cappello era grande, mi hanno detto, ma non quel tipo di personaggio che smuove le masse, che richiama all'acquisto. Se ne sta defilato, a voce piana, persino nella morte. Quel che intendo io per eleganza. Sempre oggi ricorre l'anniversario della morte di mia nonna. Mi accorgo come di quel giorno si mischino nella memoria solo colori. Le Verdi colline d'Africa, libro che leggevo, e il rosa del gelato preconfezionato alla fragola di cui mia nonna era golosa, che mangiucchiava in barba al diabete. Il cielo di un azzurro puro, profondo e ancora estivo ai primi di ottobre. Una sorta di sogno kitsch, insomma, anche nel lutto. Poi le grida di mio zio: mamà, mamà. E il silenzio attonito di mio padre che spezzava il suono.
domenica 1 ottobre 2017
venerdì 27 settembre 2013
una bella giornata
Pierluigi Cappello è un grande poeta, ma soprattutto è una persona rispettabile. Da poco sono usciti per Rizzoli il suo primo romanzo e la raccolta di tutte le sue poesie. Oggi, a Udine gli hanno dato una laurea honoris causa in Scienze della formazione primaria e io mi sento felice. Per una volta, dopo tanto tanto tempo, si riconosce il fatto che con la poesia si possa fare cultura attiva, e ancora di più che l'onestà e l'integrità intellettuale hanno uno spazio, per quanto piccolo, nelle università, sui canali di informazione e persino nel cuore del pubblico. È davvero una bella giornata.
mercoledì 25 settembre 2013
per cappello
Fratello, non so più che ci spinga alla vita
né riesco a inventarmi vie d’uscita
dal dubbio se il risveglio sia meglio
del sonno o solo un imbroglio protratto
un pochino più a lungo. E scrivo.
Ma non ho da opporre che un No
a questo gioco e No è poca cosa sul piatto
già quasi un assaggio di vuoto.
né riesco a inventarmi vie d’uscita
dal dubbio se il risveglio sia meglio
del sonno o solo un imbroglio protratto
un pochino più a lungo. E scrivo.
Ma non ho da opporre che un No
a questo gioco e No è poca cosa sul piatto
già quasi un assaggio di vuoto.
martedì 10 settembre 2013
epitaffio
Ecco, se muoio, mi piacerebbe che sulla mia tomba ci mettessero questo verso di Pierluigi Cappello:
“Nonostante tutto il tempo speso a sopravvivere, ho fatto delle cose.”
“Nonostante tutto il tempo speso a sopravvivere, ho fatto delle cose.”
Iscriviti a:
Post (Atom)