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mercoledì 23 dicembre 2020

la cura

C’è un mio amico, dice che dorme male, è insofferente, stressato da tutta questa situazione. Vuole andare da un medico per farsi dare una cura. “Ma quale medico?” gli dico io, “ti serve solo un po’ di movimento all’aria fresca. Vieni a darmi una mano a tagliare la siepe e vedrai che ti passa subito qualsiasi problema.” La siepe non viene tagliata da quattro anni, per cui è diventata altissima, inestricabile, sformata, è un lavoraccio. Il mio amico viene e sgobba come un matto. Ripuliamo tutto. Alla fine dei lavori, senza più alcuno stress addosso, ringalluzzito dalla cura, il mio amico mi fa: “Sei un bel furbo tu, con la scusa della cura… se ero un operaio mi dovevi pagare a giornata!” Io mi metto a ridere. “Scherzi?” gli rispondo, “sei tu che sei fortunato, se ero un medico mi dovevi dare pure il resto!”

lunedì 21 dicembre 2020

stress

«Egregio EDITORE, Vengo dunque a proporLe la pubblicazione di un’ampia e ben ponderata raccolta di poesie, in parte classiche, in parte moderne, in parte postmoderne e sperimentali. Nel caso fosse interessato alla loro pubblicazione, Le fornirei, a stretto giro, il file Word da trasformare direttamente in PDF di stampa senza ulteriore stress, da parte sua, inerente all’editing del testo. In calce troverà in miei contatti e il mio curriculum aggiornato, ma non esiti a contattarmi per qualsiasi dubbio o curiosità». (Seguono contatti e bibliografia aggiornata, comprendente una trentina di titoli fra narrativa, teatro e saggistica, più enciclopedia in cinque volumi).

giovedì 7 maggio 2020

croce

Se ora mi piantassero un chiodo nella spalla farebbe meno male. Alla fine lo stress mi ha raggiunto e si è conficcato fra collo e scapola, lì dove si appoggia la mia croce.

martedì 27 ottobre 2009

dualismo e stress da ambivalenza

Alcuni anni fa, quand’ero all’università, ho conosciuto un trans. Viveva di fronte a casa mia e per un breve periodo l’ho frequentato/a. Si faceva chiamare Bella. Era una sagoma, una enciclopedia vivente di barzellette sconce e anche un po’ idiote. Parlava con lieve accento spagnolo e ovviamente, ovviamente, la sua canzone preferita l’aveva scritta Fabrizio De Andrè. Me la cantava sempre quando, dopo aver bevuto qualcosa al bar, ce ne tornavamo a casa, verso la stazione, dal centro. Ora l’ho perso/a di vista, come ho perso di vista tutti i vecchi compagni dell’università. Ma stamattina, mentre guardavo al telegiornale la storia di un uomo finito e consumato dalla tensione e dallo stress, mi è tornata in mente una sera che mezzi ciucchi su di una panchina mi fece tutto un discorso sulla sincerità, dicendomi: “Guarda che qui, caro il mio Lillo, la più sincera di tutti sono io! Io almeno che sono una doppia persona lo faccio vedere!”
Pensate al povero Marrazzo. Essere in una sola volta così tante persone, né una né due, ma inventarsene una terza, a volte una quarta o una quinta per gli altri, moglie e figlia, avversari politici e compagni di partito, amici ed elettori, pubblico e privato e amanti vari nell’armadio. Chissà se nell’amplesso era uomo o donna? Chissà se davanti allo specchio si riconosceva più, alla fine? Vi immaginate la pressione a cui era sottoposto? Definirlo solo uno stress mi pare poco.
A me fa proprio pena, sapete? M’indigna certo, per alcune scorrettezze verso gli elettori, ma umanamente mi fa pena. Per quanto se ne possa dire male, queste sono cose che ti distruggono da dentro. Ti maturano lentamente in corpo, come un cancro, attraverso il lungo processo che immagino ci sarà e ti invecchiano e ti rattristano senza rimedio. Né credo che si possa mai guarire da ferite così. E poi, se parliamo di ambivalenza, allora non è che i carabinieri ci facciamo una così bella figura. I sempre fedeli alla patria. Né tutti gli altri coinvolti e che non dico, tutti protesi all’interesse generale di chissà quale astratta entità partitica o di potere. A me fa pena l’uomo e credo che alla fine avesse ragione Bella. In tutta questa storia gli unici sinceri per davvero, perché un semplice dualismo, sono stati i trans.