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sabato 18 gennaio 2014

divorzio

Raramente mi è capitato di vivere un periodo confuso come questo, mi dice Livio poco dopo il suo divorzio, mentre sta già progettando di andare a vivere con Gianna, ma ancora non riesce a perdonare Maria per i suoi tradimenti. Un periodo in cui il mio cuore è allo stesso tempo stracolmo di gioia e stretto dalla sofferenza. Non lo credevo possibile, ma è vero: il cuore, e non la mente, è l’organo più complesso. La mente si interroga di continuo e per quanto si sforzi non capisce che succede, cosa gli è sfuggito per raggiungere la piena perfezione. Il cuore, invece, prende tutto come viene. In lui si agitano, l’uno affianco all’altro, i sentimenti più diversi, i simili e gli opposti. Per lui la perfezione consiste nella compresenza di tutta questa roba liquida, irrequieta. E chiama vita ciò che la mente definisce disordine.

martedì 27 ottobre 2009

dualismo e stress da ambivalenza

Alcuni anni fa, quand’ero all’università, ho conosciuto un trans. Viveva di fronte a casa mia e per un breve periodo l’ho frequentato/a. Si faceva chiamare Bella. Era una sagoma, una enciclopedia vivente di barzellette sconce e anche un po’ idiote. Parlava con lieve accento spagnolo e ovviamente, ovviamente, la sua canzone preferita l’aveva scritta Fabrizio De Andrè. Me la cantava sempre quando, dopo aver bevuto qualcosa al bar, ce ne tornavamo a casa, verso la stazione, dal centro. Ora l’ho perso/a di vista, come ho perso di vista tutti i vecchi compagni dell’università. Ma stamattina, mentre guardavo al telegiornale la storia di un uomo finito e consumato dalla tensione e dallo stress, mi è tornata in mente una sera che mezzi ciucchi su di una panchina mi fece tutto un discorso sulla sincerità, dicendomi: “Guarda che qui, caro il mio Lillo, la più sincera di tutti sono io! Io almeno che sono una doppia persona lo faccio vedere!”
Pensate al povero Marrazzo. Essere in una sola volta così tante persone, né una né due, ma inventarsene una terza, a volte una quarta o una quinta per gli altri, moglie e figlia, avversari politici e compagni di partito, amici ed elettori, pubblico e privato e amanti vari nell’armadio. Chissà se nell’amplesso era uomo o donna? Chissà se davanti allo specchio si riconosceva più, alla fine? Vi immaginate la pressione a cui era sottoposto? Definirlo solo uno stress mi pare poco.
A me fa proprio pena, sapete? M’indigna certo, per alcune scorrettezze verso gli elettori, ma umanamente mi fa pena. Per quanto se ne possa dire male, queste sono cose che ti distruggono da dentro. Ti maturano lentamente in corpo, come un cancro, attraverso il lungo processo che immagino ci sarà e ti invecchiano e ti rattristano senza rimedio. Né credo che si possa mai guarire da ferite così. E poi, se parliamo di ambivalenza, allora non è che i carabinieri ci facciamo una così bella figura. I sempre fedeli alla patria. Né tutti gli altri coinvolti e che non dico, tutti protesi all’interesse generale di chissà quale astratta entità partitica o di potere. A me fa pena l’uomo e credo che alla fine avesse ragione Bella. In tutta questa storia gli unici sinceri per davvero, perché un semplice dualismo, sono stati i trans.