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martedì 13 ottobre 2020

autonomia e secessione

Sono tre giorni che è venuta fuori la notizia che in Lombardia non ci sono vaccini antiinfluenzali, situazione che rischia di tramutarsi in un nuovo disastro medico per moltissimi anziani. Da più parti si ascoltano appelli al venirsi incontro fra regioni in questo difficile momento. E senza contare i già innumerevoli problemi nel sistema scolastico. Eppure, esattamente un anno fa, 2019, pre Covid, la stessa Lombardia insieme al Veneto e all'Emilia Romagna chiesero e si mossero fortemente per ottenere l'autonomia, ovvero una secessione irreversibile dal paese (complici Lega e PD), così da non condividere le proprie risorse con le altre regioni "inefficienti" dell'Italia (definizione di Fontana). Se quel progetto insano fosse andato in porto, oggi altro che chiedere aiuti allo Stato e alle regioni per avere dei vaccini necessari, la Lombardia da sola sarebbe completamente affondata. E il bello in tutto questo è che il Veneto, che invece i vaccini ce li ha eccome, da bravo complice in quella follia, sarebbe stato fermo a guardare, a guardarli affondare tutti, proprio in nome di quell'autonomia per cui l'unica cosa che conta è il mio, o come diceva Verga, la roba.

venerdì 14 agosto 2020

che succede?

Questi ultimi giorni, confesso, sono stato maluccio, con mal di gola, tosse ecc. ma senza certezze che fosse un male di stagione o altro, e nel giro di pochissimo sono passato per tutti gli stadi sociali possibili, dal mio vicino che vedendomi arrivare mi ha “circumnavigato” per non avere contatti diretti con me a mio fratello che mi ha minacciato (come fa di solito): “Se mi attacchi qualcosa ti uccido prima del COVID!”, agli amici che mi chiamavano al telefono preoccupati: “Che succede? Come stai? Ti hanno già ricoverato?” o più convintamente: “Non voglio tirarti i piedi, ma secondo me è proprio COVID!” Non ho il COVID, non mi ha ricoverato nessuno, ma fra gli altri c’è stata anche moltissima gente che ha minimizzato con grande tranquillità: “Ma va che non è nulla!” oppure “Scià che il raffreddore ce l’ho avuto anch’io!” Il che è certamente possibile, anzi si spera che sia sempre raffreddore. Il punto secondo me è un altro: è che tutti questi amici minimizzavano non perché sapevano – ché nessuno sa nulla di certo a questo punto e tutti schizziamo impazziti da una teoria del complotto all’altra – ma perché semplicemente non potevano e non possono pensare che toccasse a me e di conseguenza a loro. E ho pensato che, al di là delle polemiche sulla strumentalizzazione del virus, è questo che, a un certo punto, ci ha fregati tutti: non il nostro innato ottimismo, ma questa idea che non può mai toccare a me, non può semplicemente MAI toccare a me, perché tocca prima sempre agli altri e gli altri NON siamo NOI. Tutto questo pensiero si è sposato oggi a una dichiarazione di Pier Luigi Lopalco che ho letto poco fa e che in un certo senso mi ha aperto gli occhi, perché sinceramente non l’avevo capita fino in fondo (con tutto che con le parole ci lavoro): cioè che chi prende il virus ma non si ammala e viene chiamato “asintomatico”, termine pulito e quasi asettico che serve a non creare il panico, ci viene quasi presentato dall’informazione come uno che l’ha passata liscia ed è ormai esentato dal danno. Ma questa è una verità parziale che riguarda il danno personale, non quello comunitario (vedi sopra). Un asintomatico, dice Lopalco, altri non è che un “portatore” sano, uno che porta il virus senza conseguenze per sé ma con possibilità di trasmetterlo. E ho pensato che forse, se invece di chiamarli “asintomatici” cominciassimo a chiamarli “sieropositivi” come si usava quanto ero ragazzo io per spaventarci da un altro terribile virus, con l’idea che eri comunque “positivo” a qualcosa e non negativo, ovvero emendato dal male e da responsabilità, qualcosa nella comunicazione cambierebbe.

lunedì 10 agosto 2020

non è niente

 Stasera ho mal di gola, mi sa che mi sono preso un raffreddore quindi me ne vado in giro con la mascherina. Il paese è pieno da scoppiare, di turisti italiani e francesi, tantissimi francesi. Quasi nessuno con la mascherina. Mentre ritorno a casa mi passa accanto una famiglia, una dei bambini mi guarda e grida alla mamma: Mamma, mamma ci siamo dimenticati la mascherina! E la mamma le risponde: Su, stai zitta, non è niente...

lunedì 20 luglio 2020

ridere (2)

Conosco anche gente che quando pubblicano notizie di altra gente nel mondo che contrae un virus o ne muore commenta queste notizie con l'emoticon della risata dicendo che ci sono tante cose dietro che non sappiamo, ma che cosa ci sia da ridere non ho capito.

martedì 26 maggio 2020

febbre creativa

Come volevasi dimostrare, finita la reclusione è anche finito lo sconvolgente flusso creativo per cui mi arrivavano 8-10 manoscritti al giorno, segno che tanta poesia era meramente curativa, serviva cioè a tenere insieme i nervi scossi delle persone. Che a me umanamente va anche benissimo, è uno dei motivi per cui credo che la poesia non sia solo arte per l'arte, altrimenti uno non vi si rifugerebbe nel momento del bisogno. Però spero anche che dei vari diari del COVID-19 faremo tutti a meno d'ora in poi. Poi certo, il mondo è pieno di sadomasochisti incalliti e il capolavoro è sempre nascosto dietro l'angolo. Anzi, leggevo stamattina in un post: "io chiedo all'arte non che mi faccia star bene ma che mi ferisca". E io allora auguro a tutti gli amanti dell'arte che ferisce di trovare un sacco di opere d'arte che vi prendano a calci e bastonate e vi facciano sanguinare per ore, finché non implorate pietà alla madonna incoronata di spine. Io mi tengo a un metro di distanza e vi guardo le spalle con affetto.

domenica 17 maggio 2020

cervicale

Quei momenti che (dovrei lavorare)
ma in testa ho soltanto la cervicale.

Per la serie: domani riapre tutto ma chi se ne frega se non si aggiusta il tempo: tre giorni fa c'era vento di ottobre, ieri caldo afoso, oggi umidità e dolori. Domani, per come va il mondo, piove.

martedì 5 maggio 2020

effetti collaterali

Nuovi incontri in posta. Una signora vicino a me si mette a spiegare alle vecchiette in fila per la pensione gli effetti collaterali del coronavirus: se te lo pigli ti si spaccano i polmoni, diventi scemo, ti viene l'orticaria e pure i geloni ai piedi! Le signore sconvolte si fanno il segno della croce da sopra la mascherina. 
Poi la signora aggiunge sottovoce: Che io, io lo so che il Signore è grande e se lo prende quello lì (indica un uomo poco distante da noi) quello è una malerba e se lo merita! Però lo sappiamo come va il mondo e allora è capace che lui no e invece me lo prendo io il virus, che non ho mai fatto male a nessuno! Ecco, se mi viene a me la malattia, allora quando lo vedo glielo devo dire al Signore, che io ti voglio bene ma quello che mi hai fatto è peccato proprio. Le signore davanti a lei, commosse, fanno sì con la testa.

domenica 26 aprile 2020

quando un popolo canta

Ieri 25 aprile 2020 credo di aver sentito la mia Bella ciao preferita da molti anni a questa parte, nella versione cantata da Guccini con la voce tremante da vecchio, commovente nella sua purezza un po’ naif e insieme irriducibile. Guccini ne ha modificato il testo per attaccare, come fa da sempre, Berlusconi Salvini e i fasci della Meloni, e così cantando ha fatto incazzare la Meloni, ridando insomma alla canzone un senso politico che, devo dire la verità, mi sembra più divisivo che inclusivo: non il “25 è di tutti”, ma “tu no, tu non puoi, tu sei fuori”. Nella voce di Guccini non è più la canzone della grande festa popolare come spesso la viviamo, ma la viva testimonianza di qualcosa di irrisolto nella nostra identità di popolo. Io me la vivo spesso come un grande dubbio questa cosa, come una contraddizione: ma “se tu no, tu non puoi” mi chiedo, perché queste persone dovrebbero festeggiare, come rimproveriamo loro di non fare, una festa dove non sono gradite? Abbiamo fatto abbastanza per coinvolgerle, oppure no, non le volevamo proprio, perché ci faceva comodo avere un nemico che rafforzasse le nostre convinzioni? Io non lo so, e per dirla come Brecht: “solo i ciechi parlano di soluzioni, ma io ci vedo bene e non ho speranze per nessuno”. So che l’Italia che è venuta fuori dalla guerra non è più la loro, eppure è anche la loro perché un sacco di cose non sono state mai dette né risolte, perché come diceva Pasolini avremmo dovuto chiedere, avremmo dovuto voler sapere di più di quel che ci hanno detto, ma sapere non conveniva a nessuno, perché i puri, i veri puri di questa nazione, coloro che l’hanno fondata e la cui memoria inneggiamo il 25 aprile, sono stati una manciata, un “piatto di grano”, tutti gli altri bene o male da qualche parte sono saliti sul carro dei vincitori e hanno accettato dei compromessi per mantenersi vivi. Ieri però, nonostante la clausura, si respirava una bella atmosfera in questa Italia. Sospetto che per una volta sia stato merito del coronavirus, perché forse, se ci fosse stato il nulla osta, molta gente semplicemente sarebbe andata al mare a godersela la libertà invece di cantarla, ma che importa. Alla fine hanno cantato tutti, così la sera del 25 aprile del 2020 è arrivata la notizia della morte di Kim Jong-un e ho pensato che forse è vero, quando un popolo canta tutto insieme da qualche parte muore un dittatore.

domenica 15 marzo 2020

fratelli d'italia

Anche qui è arrivato Fratelli d'Italia. È la prima volta che lo sento cantare spontaneamente a Locorotondo da che mi ricordo. Prima da casa mia si sentiva solo Faccetta nera, quando la cantava Nannino il brasiliano la domenica mattina, anche lui dal balcone di fronte. Poi Nannino è morto e c'è stato silenzio. Ora #andràtuttobene però, sono convinto.

sabato 14 marzo 2020

senza strafare

Nemmeno un mese fa, quando si cominciarono a condividere in Italia i video dei poveri cinesi in quarantena che, da soli o in coro, cantavano dai loro appartamenti il loro inno nazionale, in Italia a commento di quei video si sprecarono le definizioni, passando dalla commozione alla pietà, dalla presa per il culo più o meno feroce al compiacimento, dalla paura alla visione "apocalittica" di quello che ci aspettava di lì a poco. Ora io mi chiedo, ma i video in cui sono i nostri adesso che cantano dai loro balconi, da soli in coro, esattamente in cosa sono diversi da quelli dei poveri cinesi in quarantena? E cosa penseranno quelli che li guarderanno domani? Altra cosa, ho letto adesso una poesia sul Coronavirus scritta da un noto poeta italiano in cui cercando delle rime nuove e propositive con la malattia si inventa: "Diamocilamanus", "Chebelloiltuovisus" e "Coronasorrisus". Ora io lo so che lo ha fatto apposta, però, per favore, cercando di far del bene non rendiamoci la vita peggiore di quello che è già. Casomai, senza strafare, chi vuole, mi trovi delle rime serie e proviamo a farne qualcosa che rimane.

martedì 10 marzo 2020

cattività

Io sto a casa senza problemi, ma ad esempio i miei genitori chiusi in casa senza uscire 24 ore su 24, al terzo giorno che stanno isolati già si lanciano le cose addosso perché non si sopportano più. Secondo me, fino al 3 aprile, se non li ammazza il virus ci riuscirà la cattività forzata...

domenica 8 marzo 2020

lo spirito civico

Chi scappa dalle zone rosse è stupido, è vero, ma io vorrei capire come si fa a parlare adesso di senso civico se da quando mi ricordo non è stato mai promosso il minimo tentativo di creare uno spirito e una unità nazionale. Se viviamo in una cultura e in un paese che ha sempre messo davanti a tutto il privato, l'autonomia, il campanilismo, l'abusivismo, il "penso prima a me stesso che agli altri", come si fa adesso a pretendere che da un momento all'altro venga fuori questo senso civico che non è mai stato seminato prima? Così come per i tagli alla Salute, si raccoglie quello che si semina. Ieri, guardando il video della stazione di Milano assaltata, ho pensato che molte di quelle persone che scappano così stupidamente sono meridionali emigrati per lavoro, che cercano di tornarsene a casa perchè sono da soli e hanno avuto paura. Io ne conosco un sacco di persone così. Il punto è che ormai, così come non sono a casa loro a nord, spesso non sono più a casa loro nemmeno a sud. Qui non li vogliono. Da stamattina mi arrivano in chat petizioni più o meno estreme di meridionali che invocano perché quei fuggiaschi vengano ricacciati indietro o fermati subito e messi in quarantena. E mi piacerebbe credere che sia lo spirito civico a muovere queste richieste, invece a me pare solo una paura altrettanto forte, che è sempre frutto di uno spirito civico che non c'è mai stato.

sabato 7 marzo 2020

qualcosa sta cambiando

Viviamo in un periodo talmente assurdo e per certi versi orribile ed estremo che, mentre da una parte si invoca l’asetticità dei rapporti – stare a un metro di distanza gli uni dagli altri per evitare il contagio, stare chiusi in casa esasperando la propria dipendenza dal PC, evitare assembramenti pubblici o qualsiasi tipo di socialità in nome del bene comune, e già detto così fa fantascienza (basta leggere uno dei romanzi di John Brunner per capire come andrà a finire) – dall’altra, a poche centinaia di chilometri da casa, sul confine greco-turco ci si massacra in battaglia con le pietre e con gli idranti, a mani nude, per impedire ai fuggiaschi siriani di passare il confine, nell’indifferenza o nell’ostilità dell’Europa. La Grecia, che fa la cattiva, è lo stato più povero dell’Unione: ribadendo come quella in atto sia una guerra fra poveri e come, dove c’è povertà, c’è odio. Qualcosa sta cambiando a livello radicale nel mondo, e se c’è una cosa che questo virus ci sta dimostrando, ma si era già visto pochi mesi fa con Greta Thunberg, è che noi non siamo pronti al cambiamento, anche se ci rendiamo conto del suo estremo bisogno. Qualcuno si opporrà e qualcuno sfrutterà le cose a suo vantaggio, ma come già cantava Dylan nel 1963, quelli che non capiranno in tempo cosa succede, quelli che non si adatteranno al cambiamento, quelli verranno lasciati indietro, abbandonati per strada senza pietà.