Visualizzazione post con etichetta genitori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta genitori. Mostra tutti i post

martedì 20 settembre 2022

la scrittrice

Una donna mi chiama per chiedermi se può pubblicare con me. In realtà, mi spiega, è una plaquette di 12 poesie ma lei ci tiene che sia un’operazione editoriale in piena regola, quindi non vuole assolutamente pagare per la stampa, ma nemmeno le interessa il guadagno, per cui per venirmi incontro rinuncia ai suoi diritti sulle vendite, non sono contento? C’è un però, mi dice abbassando la voce, il libro le serve fra un mese esatto, perché è il suo compleanno e vuole fare una sorpresa ai suoi genitori che la rimproverano sempre di non avere un lavoro, così può dire loro che non è vero che non ha un lavoro perché è diventata una scrittrice.

venerdì 9 settembre 2022

foto dei miei genitori

Mio padre e mia madre. Lei non si piace in foto e così sono passati anni dall'ultimo scatto insieme. Infatti sorridono perché non ci credono nemmeno loro.


 

sabato 1 maggio 2021

primo incontro

Il primo maggio 1965, era di sabato proprio come oggi, mentre il mondo festeggiava come ogni anno la sua festa dei lavoratori, mio padre, 19 anni, girava in vespa per la campagna fra Martina e Alberobello, quando incontrò per la prima volta mia madre, 12 anni, che faceva da balia a mia zia allora bambina. Lui, senza nessuna malizia, le fece ciao con la mano, da lontano, e mia madre rispose ciao da lontano. Si conobbero così, senza parole, con un gesto di saluto. Chi lo avrebbe mai detto che mi sarei preso quella mucidigghiodda, mi dice mio padre più di cinquant'anni dopo, a commento di quel primo incontro.

martedì 10 marzo 2020

cattività

Io sto a casa senza problemi, ma ad esempio i miei genitori chiusi in casa senza uscire 24 ore su 24, al terzo giorno che stanno isolati già si lanciano le cose addosso perché non si sopportano più. Secondo me, fino al 3 aprile, se non li ammazza il virus ci riuscirà la cattività forzata...

mercoledì 4 marzo 2020

lontano dagli occhi

Lontano dagli occhi di Paolo Di Paolo (Feltrinelli), per certi versi è quello che in altri tempi si sarebbe detto exempla, una raccolta di storie verosimili tese a illustrare qualcosa che va oltre i fatti narrati e da cui dipende la propria salvezza e la salvezza dell’anima. Detto in maniera più colloquiale, Lontano dagli occhi è un libro fatto di storie, tutte in sospeso, i cui protagonisti, descritti con delicatezza e partecipazione umana, ci mostrano tutta la fragilità, la debolezza e il senso di solitudine che può portare due persone a interrogarsi sulla responsabilità di essere genitori, dubbio che potrebbe portarli a operare una scelta drastica. Ne risulta un’opera agrodolce nel sentimento, per i tanti interrogativi che provoca nel lettore, mitigata in parte dalla voglia di vivere di chi potrebbe più patire tali scelte, in parte dalla decisione dell’autore di affrontare un tema così delicato da un punto di vista aperto, non moralizzante; e riscattata sempre dall’altissima qualità di scrittura di Di Paolo.

martedì 28 febbraio 2017

il meglio

Oggi ho scoperto che una mia amica presto diventerà mamma. Stamattina è venuta a trovarmi col suo compagno e abbiamo parlato di musica, di sacro e profano, di matti e persino di poesia sufi. E visto che lei è cattolica e lui musulmano la bambina in arrivo, credo, si prende il meglio di ogni cosa: la bellezza, la tollerenza, la pietà, la curiosità e l'apertura, insomma il meglio della cultura del Mediterraneo, che gente ignobile e spesso al potere cerca quotidianamente di negare, ma che va avanti lo stesso nonostante loro.

venerdì 27 gennaio 2017

bambini

I racconti della scuola di canto dove lavora mio fratello mi rattristano e qualche volta, lo ammetto, mi divertono. Per un saggio lui propone ai bambini un pezzo del quartetto Cetra di grande raffinatezza musicale e assai complesso. Ma un bambino si ribella: No, non mi piace, è antico! Mio fratello gli chiede cosa vuole cantare invece: il pezzo di Fedez e J-Ax che di raffinato non ha nulla ma lo rende popolare fra gli amici. Un altro invece se ne viene fuori con un pezzo di un gruppo rock inglese degli anni '80. Ha 9 anni. Mio fratello gli chiede se conosce l'inglese abbastanza bene da capire cosa sta cantando. Si scopre che il pezzo non riflette i suoi gusti ma gli è stato inculcato dal padre, cantante mancato che sta riversando su di lui le sue frustrazioni giovanili. Una bambina delle medie vuole cantate un pezzo che parla esplicitamente di sesso, ed è arrabbiata con mio fratello che si rifiuta di insegnarglielo. Un'altra vuole andare in tv e diventare una star. Studia una mezz'ora a settimana, in compenso si fa i video mentre canta languidamente in camera da letto, con tanto di commenti compiaciuti della mamma e della nonna, e ignora i suggerimenti di mio fratello, il primo dei quali dice: se vuoi diventare una cantante dovresti esercitarti tutti i giorni. Io da bravo ingenuo gli dico: ma fare qualcosa di Sergio Endrigo, una di quelle belle canzoni per bambini? Quel tipo di infanzia non esiste più, dice mio fratello amareggiato. I bambini esistevano una volta. Quelli lì sono animaletti da circo.

venerdì 6 marzo 2015

tre giorni

Sono tre giorni che non esco di casa. Leggo Pasolini, guardo film di Pasolini, leggo Malaparte, ascolto Nina Simone, leggo libri di oscuri poeti dialettali, scrivo recensioni, prendo appunti per nuovi progetti, riscrivo da capo cose già scritte, piove e con la scusa non esco più di casa. Morirei qui, se potessi. Mi aggiro come un fantasma in pigiama fra il pc e il letto. Faccio una vita piattissima, insomma, e non mi dispiace. Mia madre è convinta che sto perdendo la voglia di vivere, e se non l'ho già persa, la perderò a furia di guardare certi film. Mio padre invece sfotte: "Che se almeno ti guardavi Lino Banfi, te le facevi due risate! È anche pugliese Lino Banfi, con lui giochi in casa. Ma vuoi mettere Pasolini con Lino Banfi?" Intanto la vita mi guarda, da dietro la finestra, e ha gli occhi del gatto che brillano quando gli sorrido, poi si struscia contro il vetro cercando di raggiungermi. Io mi bevo un altro amaro.

domenica 24 agosto 2014

cinque cose che mi hanno insegnato i miei genitori (e in cui credo)

1. Se puoi dare una mano a qualcuno, allora dagliela senza pensare a come può ricambiarti; 
2. Quando sei convinto di qualcosa allora falla, anche se tutti intorno ti dicono che non va bene, tu falla uguale se ci credi perché non è detto che gli altri abbiano ragione e tu torto; 
3. I soldi sono importanti ma la dignità ancora di più; 
4. Non ti accontentare mai, se decidi di fare una cosa allora falla sempre al meglio: chi si accontenta non sa cos'è il successo; 
5. Quando sbagli non vergognarti mai di chiedere scusa.