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sabato 27 luglio 2024

un ciuffo di peli

Alla fine della gatta grigia morta due settimane fa ci è rimasto solo un ciuffo di peli per ricordo. Dopo la sua morte, l’avevamo seppellita in un bel posto all’ombra sotto la siepe che corre intorno a casa, perché potesse riposare nel luogo che l’aveva accolta. Mi ero addirittura immaginato di farle una piccola lapide. Invece l’altra notte una volpe che bazzica regolarmente qui intorno è riuscita a infilarsi attraverso un buco nella rete e seguendone l’odore ha scavato sulla fossa e si è portata via il corpo grigio, ormai ridotto a carogna, lasciandoci soltanto un ciuffo di peli per ricordo. Il giorno dopo ho provato a seguirne le tracce attraverso i campi, ma è stato inutile, chissà dov’erano finiti, verso quale tana. Lascia stare, mi ha detto il mio vicino col suo concreto fatalismo, ormai è bruciata. Ma non so quietarmi. Da una parte mi avvilisce l’ingiustizia che non possa riposare nel giardino dove aveva vissuto la sua vita, né che sono stato in grado di proteggerla; dall’altra non riesco a non pensare che vi sia una spietata legge di natura a cui non ci si può sottrarre, e la morte della mia amata gatta, di cui ormai mi resta un ciuffo di peli per ricordo, abbia favorito l’esistenza della volpe.

mercoledì 12 giugno 2024

disagio

Confesso che da un paio di giorni mi sento a disagio perché, pur credendo fortemente nelle scelte di AVS, continuo a essere poco convinto dell’elezione di Ilaria Salis. Sono certamente contento per lei, se miglioreranno le sue condizioni; e spero che, come dichiarava AVS, questa vittoria possa generare “una grande e generosa battaglia affinché l'Unione Europea difenda i principi dello Stato di Diritto”. Però, a parte il fatto che andiamo a dare lezioni all'Europa pur sapendo che le carceri italiane stanno messe malissimo, se è vero che vi si registra un suicidio ogni tre giorni; sento come se ci fosse qualcosa di sbagliato in quella scelta, intanto nel metodo, perché c’è una parte di questo paese che ha sempre puntato il dito contro personaggi come Berlusconi che facevano politica per ottenere dei vantaggi personali, fra cui evitarsi il carcere, e adesso che abbiamo l’occasione di far vedere che siamo diversi, usiamo metodi simili improntati all’idea che il fine giustifica i mezzi, e non si può dire che la componente emozionale di chi la voleva libera non abbia avuto alcun peso nel voto. Poi l’ho trovata sbagliata per quella cosa che stiamo sempre a dire che manca in Italia, la meritocrazia: sempre a dire che in Europa tutto va male perché non ci sono le persone adeguate a rappresentarci di fronte ai problemi enormi che si presentano e – con tutto il rispetto e la simpatia che posso provare per lei – io non so mica se la Salis è politicamente preparata per quel ruolo. Mimmo Lucano, ad esempio, mi piace perché ha fatto il sindaco, ha fatto delle lotte importanti e ha un’idea politica forte sull’immigrazione, e credo possa dare tanto all’Europa sia in termini di esperienza che di umanità. Ma la Salis, a parte essere dichiaratamente antifascista e mettendo da parte il fango che certa destra prova a lanciarle addosso, che preparazione politica ha in tema di immigrazione o di ambiente? Sa qualcosa di economia internazionale? Che posizione ha verso la guerra? E poi, non parlo nemmeno di curriculum, ma che dialettica ha in pubblico? È una che va dritta come un treno o può fare gaffe come il Papa? Ha il carisma di Soumahoro che andava alla Camera con gli stivali sporchi di fango? Io non lo so mica. Non so quasi nulla di lei. E chi l’ha votata, che sa?

lunedì 3 luglio 2023

su eap e saggistica

 Mi sono sempre chiesto una cosa. Si parla di editoria a pagamento, io ogni tanto sento qualche amico che scrive saggi che mi dice – a meno che non mi stia clamorosamente mentendo – “ho proposto quel mio saggio o raccolta o sottogenere a quel marchio, e si parla qui anche di grossi marchi nazionali, marchi che detengono il mercato, e quelli mi hanno chiesto 3-4000 euro perché è un saggio, però loro sono un marchio prestigioso e poi hanno il distributore nazionale e mi fanno arrivare il libro pure in Amazzonia se vogliono. Venderlo poi, come si sa, è un’altra cosa, ma intanto, se pago, ci arriva”. Ecco la domanda è: quando il contributo economico te lo chiede il marchio editoriale prestigioso con tanto di distributore nazionale – che pare sia l'unica cosa che conti in certi discorsi: arrivare dovunque, anche solo per non vendere nemmeno una copia, fallire meglio insomma, come diceva Beckett – quella è da considerarsi editoria a pagamento oppure no? Me lo chiedevo perché a volte questi miei amici mi regalano i loro saggi e alcuni sono talmente noiosi che io nemmeno impegnandomi al massimo riesco a finirli (o capirli), e mi chiedo come possano vendere anche solo una copia al di fuori della ristretta cerchia di appassionati, considerando anche il prezzo di copertina che in alcuni casi è veramente alto. E infatti – a meno che tu non sia Carlo Rovelli che parla degli affascinanti buchi neri, ma quello che scrive della riproduzione delle limacce o degli affreschi della cappelletta dispersa nell’oscuro paesino montano del centro Italia o quello che fa la monografia dell’oscuro poeta minore che non si è nemmeno suicidato, scriveva e basta dopo il lavoro – il libro il più delle volte lo pagano loro. Quella è EAP, o sarebbe meglio evitare di scrivere libri "per pochi", che non vendono copie concentrandosi unicamente sull'origine dei buchi neri e altri argomenti più romanticamente allettanti per una ricerca di mercato? Poi certo, ci sono anche quelli che usano gli studenti universitari iscritti al loro corso come porcellino-salvadanaio costringendoli a comprare il libro e quindi affidando loro la nobile missione di combattere l’editoria a pagamento che sfrutta gli autori, sfruttando invece gli studenti (che tanto sono già sfruttati, quindi sono abituati). I quali, per unire la beffa al danno, poi sul libro dovranno anche dare l’esame: quando si dice che del salvadanaio non si butta via nulla.

martedì 21 marzo 2023

menomale che è lo strega!

Non voglio sembrare polemico, anche perché ci partecipano degli amici per i quali faccio il tifo, ma non riesco ad entusiasmarmi per questo Premio Strega Poesia che non smentisce la cattiva opinione che già ne avevo a pelle. Riconosco che di suo rende benissimo l’idea dell’odierno panorama poetico italiano, dove si presentano senza alcun criterio critico “135 partecipanti” fra autori di talento e illustri o infimi sconosciuti; piccole, grandi e grandissime case editrici affianco a realtà editoriali che dire al limite del truffaldino o del self-publishing è poco; due case editrici di quelle importantissime che sono presenti con ben 4 titoli a testa e altre sette importanti presenti con 2 titoli a testa, con praticamente quasi tutto il comitato scientifico che pubblica o lavora con queste case editrici! Non sarebbe così grave, se non fosse che il regolamento richiedeva esplicitamente agli editori di presentare un solo titolo per ciascuno, escludendo in questo modo anche bellissime penne che sono state sacrificate alla regola dell’uno per uno, coi risultati di cui sopra. Invece, si spiega nella pagina di presentazione, i titoli aggiuntivi sono stati “richiesti dal comitato scientifico”, ovvero imposti dalla giuria, e fra questi si nascondono probabilmente i nomi dei vincitori più o meno annunciati, quelli per cui chi li ha proposti voterà. A me fa incazzare e farà incazzare sempre questa cosa, la solita disparità fra i partecipanti, che da una parte vengono presi nel mazzo a casaccio, per far numero, e senza troppi filtri o distinzioni purché non si allarghino, e dall’altra si avvantaggiano sempre e soltanto i soliti, i più quotati, quelli che vincono sempre perché sono nati per vincere. E menomale che è lo Strega. Come direbbe Piero Ciampi: ma vaffanculo!

martedì 20 dicembre 2022

tiktok

Giorni che mi chiedo se aprire un profilo su TikTok, però:

Quelli che non puoi stare su TikTok perché sei un boomer e si vede!

Quelli che invece devi stare su TikTok proprio perché ci stanno quelli più giovani di te che sono mucche da latte e vanno munte.

Quelli che per stare su TikTok devi prima studiare per capirlo e una volta che l’hai capito è già vecchio, ne vale la pena? 

Quelli che però dovresti stare su TikTok perché è pieno di culi. Ma culi giovani? Culi giovanissimi!

Quelli che non puoi stare su TikTok perché c’è un indice di suicidi di minori indotti dai video di TikTok che è più alto di quelli per gli annunci del prossimo attacco nucleare. Non è eticamente giusto.
 
Quelli che non devi stare su TikTok perché ci stanno dietro i cinesi che si fregano e rivendono i tuoi dati. L’hanno denunciato pure quelli di Anonymous anche se pare non freghi molto a nessuno.
 
Quelli che perché dovrebbe fregarti qualcosa dei cinesi se TikTok è pieno di culi?

mercoledì 23 novembre 2022

il diffidente

Un ragazzo che mi chiama al telefono, si presenta, dice che ci ha mandato uno testo in visione e mi chiede se siamo una casa editrice a pagamento e quali sono i nostri tempi di risposta. Ci parlo un po’, mi ringrazia e chiude dicendo che aspetterà la nostra valutazione. Passano due giorni, mi chiama un ragazzo che mi sembra avere la stessa voce, ma si presenta con un altro nome, e mi fa le stesse identiche domande della prima volta. Lo rassicuro e lui mi ringrazia. Oggi mi chiama un ragazzo che ha la stessa voce degli altri due ma stavolta resta sul vago, non si presenta, ma mi chiede le stesse identiche cose, se siamo una casa editrice a pagamento e quali sono i nostri tempi di risposta. – Scusi, ma lei mi aveva già chiamato o sbaglio? – È vero, ha ragione, ma siccome sono per natura diffidente, volevo metterla alla prova. Sa com’è, c’è un sacco di gente che si approfitta, ti dice una cosa e poi ne fa un’altra.

domenica 17 luglio 2022

macchia

Il mattino dopo ritrovarsi a contemplare una grossa macchia bianca che sta al centro del letto e chiedersi come ci è finita. Annusarla nel dubbio, è dentifricio.

martedì 12 gennaio 2021

classifica

Classifica dei libri più venduti a dicembre, ovvero a Natale! Primi in classifica Massimo Gramellini (narrativa) e Bruno Vespa con un libro su Mussolini (saggistica). Guardando questo dato sconfortante, le prime cose che mi chiedo da editore sono:
1) Perché faccio l'editore?
2) Perché faccio l'editore di poesia e non di una colonia di Gramellini (che nella mia testa in questo momento immagino come tanti piccoli puffi blu ma con la faccia di Gargamella)?
3) Sospetto atroce. Ma non sarà che gli italiani quando regalano questi libri lo fanno come dispetto e non come dono? Del tipo: siccome sono sadico e tu (anche se ti chiamo amico) mi stai antipatico, io ti compro un libro di Gramellini o Vespa e te li regalo così ti punisco (brutto figlio di puttana), e fra tre mesi ti chiedo pure se li hai letti (stronzo che non sei altro)?
4) Se questo è il trand più diffuso, perché tutti gli autori che mi contattano mi chiedono sempre se possono essere pubblicati per Natale? Credono davvero che qualcuno li compri invece di Gramellini o Vespa? O in fondo al cuore si odiano al punto che e si credono anche loro dei Gramellini o dei Vespa?

venerdì 4 dicembre 2020

calzamaglia

 Stamattina pensavo che la maggior parte dei poeti che leggo o che conosco di mestiere fa l'insegnante in qualche scuola o all'Università. Insomma, sono come i supereroi, come Batman o Spiderman, hanno la doppia identità. La mattina in classe insegnano ai bambini che tutto è circoscrivibile a un libro, alle nozioni che definiscono il mondo, a delle regole e un linguaggio preciso, a una cultura che ne stabilisca i limiti. Poi di sera, a casa, si tolgono il vestito, infilano la calzamaglia e scrivono questi versi spesso ambigui, spesso bui, in cui rinnegano tutte o quasi le verità della mattinata e sposano invece il dubbio: e solo questo ora possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo, e nulla è sicuro ma scrivi. Almeno fino a domani, domani è un altro giorno.

mercoledì 4 marzo 2020

lontano dagli occhi

Lontano dagli occhi di Paolo Di Paolo (Feltrinelli), per certi versi è quello che in altri tempi si sarebbe detto exempla, una raccolta di storie verosimili tese a illustrare qualcosa che va oltre i fatti narrati e da cui dipende la propria salvezza e la salvezza dell’anima. Detto in maniera più colloquiale, Lontano dagli occhi è un libro fatto di storie, tutte in sospeso, i cui protagonisti, descritti con delicatezza e partecipazione umana, ci mostrano tutta la fragilità, la debolezza e il senso di solitudine che può portare due persone a interrogarsi sulla responsabilità di essere genitori, dubbio che potrebbe portarli a operare una scelta drastica. Ne risulta un’opera agrodolce nel sentimento, per i tanti interrogativi che provoca nel lettore, mitigata in parte dalla voglia di vivere di chi potrebbe più patire tali scelte, in parte dalla decisione dell’autore di affrontare un tema così delicato da un punto di vista aperto, non moralizzante; e riscattata sempre dall’altissima qualità di scrittura di Di Paolo.

mercoledì 15 maggio 2019

il dubbio

Il buongiorno si vede dal mattino, oppure i sogni son desideri. Fatto sta che mio fratello mi dice: "Stanotte ho sognato che eri morto". Mai nessuno che sogni invece che io diventi ricco. Perché?

sabato 17 novembre 2018

il dubbio

Quando ormai ti scrivono dagli Stati Uniti, dalla Francia, dalla Spagna, dalla Romania per chiederti se sei disponibile come editore ad accogliere e ad esportare autori, e tu (per quanto felice) continui a chiederti se questo succede perché sei bravo o soltanto perché l'editoria di poesia in Italia è ridotta a un tale colabrodo che gli vai bene persino tu.

venerdì 8 giugno 2018

la maieutica di prodi

Ho appena visto il video, pubblicato da Repubblica, di una intervista di un paio di giorni fa a Romano Prodi, il quale parlando del governo Renzi, definito dagli intervistatori di Sinistra, risponde sarcasticamente: “Ah sì?” prima di nascondere la mano e dire che non vuole occuparsi di politica interna. Mi ha ricordato Matteo Renzi stesso che, alcuni anni fa, parlando di Stefano Fassina che gli faceva opposizione interna, ironizzava: “Chi?” Sembrano semplici stoccatine fra compagni di banco, ma quando le sento mi viene sempre da pensare che la Sinistra è messa più o meno come un romanzo di Pessoa, con così tante identità che delle volte non si riconosce e quando le chiedi di darti delle certezze su cos’è oggi la Sinistra (cioè di definirsi una buona volta) invece di rispondere procede per punti interrogativi e negazioni, finché non ti arrendi all’evidenza che non ci sono risposte, in effetti, soltanto dubbi morali su questioni irrisolte. In compenso, su quello che sono gli altri la Sinistra ci vede benissimo e non ha dubbi. Parlando dell’attuale Governo, infatti, Prodi lo definisce senza esitazioni di Destra. Quando gli chiedono se è convinto della cosa, lui, maieuticamente, risponde alla domanda con un’altra domanda: “Perché, cosa lo chiami tu, di Centro?”

sabato 19 maggio 2018

le opere acerbe

Io certe volte non li capisco quelli del capolavoro a tutti i costi. Mi fanno sempre venire in mente un decreto di Stalin che diceva che lo Stato avrebbe finanziato esclusivamente opere che sarebbero diventate immortali, come se si potesse dire a priori cosa può esserlo e cosa no, e in base a quale criterio. Invece, se devo dirla tutta, se devo avvicinarmi a un autore mi piace avvicinarmi un po’ da lato, mi piacciono le opere prime, quelle che spesso si definiscono acerbe, oppure quelle di transizione, quando si sta mutando pelle ma si è ancora confusi sulla direzione che prenderà la propria arte. Sono quelle in cui il ventaglio di possibilità è più ampio, il fianco dell’autore maggiormente scoperto, ingenuità, fatica, disperazione, tutto è alla luce del sole, vergato ora con mano più sicura ora esitante in uno schizzo appena accennato, mentre si cerca l’intuizione giusta che scocchi la scintilla dell’idea.

sabato 24 marzo 2018

dubbio e certezza

Quando mi accorgo che, del progetto che sto facendo, il vero capitale lo sto spendendo non in "innovazione e sviluppo" (parole che troneggiano orgogliose sul bando) ma in marche da bollo per le ricevute, qualche dubbio esistenziale (chi sono? dove vado? che ci faccio qui?) mi viene. Una sola certezza mi conforta: la bellezza salverà il mondo. La bellezza della ragazza che lavora in tabaccheria.

martedì 19 settembre 2017

che fine faranno i poeti che non vendono?

Che fine faranno i poeti che non vendono?
In quale pensione o mondezzaio finiranno
i timidi e i complessi i burberi gli stronzi
e tutti quelli che non scrivono scopando.
Quelli che non vivono altrimenti che nei versi
le cui vite sono marce o tarlate dalla noia
di un umido squallore senza luce. I costipati
i flatulenti e quelli che non parlano di sé.
Non pestano la merda di nessuno. Nomi insulsi
che già quando li senti sai già sono minori.
I poco illuminati dalla fede o dal dubbio.
Quelli da una stretta di mano e via – nel buio.