Ieri ci hanno quasi investito con un monopattino... a Locorotondo! Che solo a dirlo fa ridere.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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domenica 26 luglio 2020
giovedì 27 giugno 2019
giovedì 14 febbraio 2019
felicità
Guardo il Tg delle 13.00 (tanto per avvelenarmi il pranzo) e vedo che dopo i pastori sardi anche gli olivicoltori protestano. Il mondo dell'agricoltura, dopo anni di abbandono, comincia seriamente a incazzarsi, e fa bene. Ci si deve incazzare, è un dovere. Ma si deve avere anche uno spazio sui media, altrimenti la tua incazzatura non serve a nulla, non la guarda nessuno. Nessuno se la ricorda. Ecco che, di fronte alla discussione sulla Tav che è diventata una battaglia politica in tutto e per tutto, dove quindi il benessere degli individui passa in secondo piano rispetto alla forza di potere che la spunta, mi chiedevo: ma che fine hanno fatto i No Tav, tutti coloro che per circa 15 anni hanno fatto opposizione a quei lavori e sono stati picchiati, arrestati, vilipesi, trattati alla stregua di criminali e terroristi dalle forze dell'ordine. Ora che, per commuovere il pubblico da casa, si tirano in ballo i destini di quei poveri 50.000 operai che rischiano il posto di lavoro (e quindi, si dice, interrompere i lavori è come sputare sul loro problemi), quei cittadini che invece erano contrari da sempre perché ritenevano quell'opera pubblica dannosa per l'ambiente in cui vivevano, non li nomina più nessuno? Non hanno più diritto di parola? Ma nemmeno per dire che ci sono altre ragioni a parte quelle sacrosante del lavoro? Nessun microfono per loro? Oppure non parlano perché li hanno finalmente sterminati tutti? E pensandoci, mi viene in mente una bella vignetta di Altan che dice tutto, che è lo specchio più preciso di quello che siamo diventati. "Abbiamo diritto a un po' di felicità". "A chi gliela togliamo?". Essere felici tutti, insieme, non è più un sogno possibile.
domenica 30 dicembre 2018
lunedì 25 agosto 2014
viene da chiedersi
La cosa straordinaria di Cipputi, splendido fumetto di Altan, è che a leggerlo oggi ti dà l'idea di un grande affresco dell'Italia di fine secolo scorso, Italia ormai superata, dove però i suoi problemi sono sempre gli stessi (e infatti la sua carica satirica è ancora validissima) così come il suo protagonista, un operaio. Questo mette disagio perché l'operaio delle lotte sindacali, per quanto sia personaggio attualissimo in cronaca, nell'immaginario collettivo appartiene quasi al passato, alle lotte degli anni ’60 e ‘70. Viene da chiedersi: ma siamo noi lettori che ci siamo spostati altrove, o è l’operaio che ormai è irrimediabilmente sconfitto?
sabato 16 ottobre 2010
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