Ieri la pietra dello scandalo era Nonno Libero, oggi è Libero e basta, che lancia l’allarme: in Italia aumentano i gay, ce ne sono troppi (proprio come i neri e i terroni)! Però, in molti insistono, l’emergenza non è generale, né culturale o morale, l’emergenza è colpa di “questi”! Sì, ma “questi” chi? “Questi”, quelli al potere. Ma Libero non esprime mica le idee di quelli al potere, sta da un’altra parte. No, ma che hai capito, “questi”, i maledetti fascisti! Ma allora perché, se la colpa è tutta dei fascisti, la sinistra ha perso le elezioni? O mi vuoi forse dire che la maggioranza degli italiani è diventata all’improvviso fascista sei mesi fa e ora ci ripensa? Ma no, è che gli italiani sono come i bambini, non sanno bene ciò che vogliono e allora vanno un po’ da una parte un po’ dall’altra in base al capriccio. Forse serve uno che decida per tutti cosa vogliono? Uno che detti le regole, che metta i puntini sulle i? In tanti diranno di no, ma sotto sotto un pensiero stupendo nasce un poco strisciando…
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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mercoledì 23 gennaio 2019
martedì 22 gennaio 2019
la mia pietra per banfi
Continuo a pensare che ci sia qualcosa di profondamente inadeguato e a tratti ipocrita nell’atteggiamento di tanti che denunciano la scelta di Banfi per l’Unesco, quando poi la situazione in Italia è quella che è: musei vuoti, teatri chiusi, siti archeologici che cadono a pezzi, abusi edilizi che definire sfacciati è poco, gli operatori culturali che lavorano dietro compensi vergognosi, da elemosina, e se parli di qualcosa che va appena oltre il luogo comune sputtanato dai media (l’ultima febbre per Van Gogh, ad esempio) ti rispondono quasi tutti con uno sguardo che dice “Ma che palle!”. Allora, esattamente, di che stiamo parlando? Della brutta figura che facciamo all’estero? Ma brutta figura di che? Per essere gli ignoranti che effettivamente siamo? Una volta Tonino Guerra disse gli italiani sono brave persone che non amano leggere, ma non glielo puoi dire in faccia, si offendono. Era già tutto lì. Gente per cui l’apparenza conta più dei fatti. Non mi pare sia colpa dell’attuale Governo questa, è una cosa che viene da molto prima, di cui il Governo esprime forse il lato più istrionico, il menefreghismo per quella cultura che sta un po’ più su, che è meno facile da raggiungere, quella che crea diffidenza perché genera i mostri. Ci siamo cresciuti in questo pregiudizio, io me lo ricordo ancora, lo stesso alimentato da Berlusconi, da certa DC (leggete Sciascia), da certa Sinistra inquadrata nel pensiero perbenista e univoco (leggete Pasolini), giù fino al ventennio fascista. Così mi chiedo, quand’è che tutti questi italiani hanno cominciato a capire di cinema e cultura, dopo essersene fregati per tutta la vita, al punto da permettersi di giudicare Lino Banfi? Il fatto è che Banfi lo conoscono tutti per averlo frequentato assiduamente negli anni della loro formazione sentimentale, quindi si permettono di dirne male perché sanno ciò che vale quel cinema (buono appunto per farsi le seghe e comunque meglio della saga ipocrita di Nonno Libero), ma quanti possono permettersi di dire di aver visto e conosciuto altro? Io non mi sento così pronto a giurare che siano in tanti a poter lanciare la prima pietra.
martedì 10 luglio 2018
futuro
Oggi per una intervista mi hanno chiesto come vedo il mio futuro da editore DEL SUD in proiezione nei prossimi dieci anni. Ho risposto così: mandando questa immagine assai esplicativa di cosa voglio. Mi hanno risposto: "Su Lillo, fai la persona seria!" E mi hanno cestinato l'immagine, cancellando di fatto il mio futuro in stile rolex d'oro e tette al vento.
venerdì 6 marzo 2015
tre giorni
Sono tre giorni che non esco di casa. Leggo Pasolini, guardo film di Pasolini, leggo Malaparte, ascolto Nina Simone, leggo libri di oscuri poeti dialettali, scrivo recensioni, prendo appunti per nuovi progetti, riscrivo da capo cose già scritte, piove e con la scusa non esco più di casa. Morirei qui, se potessi. Mi aggiro come un fantasma in pigiama fra il pc e il letto. Faccio una vita piattissima, insomma, e non mi dispiace. Mia madre è convinta che sto perdendo la voglia di vivere, e se non l'ho già persa, la perderò a furia di guardare certi film. Mio padre invece sfotte: "Che se almeno ti guardavi Lino Banfi, te le facevi due risate! È anche pugliese Lino Banfi, con lui giochi in casa. Ma vuoi mettere Pasolini con Lino Banfi?" Intanto la vita mi guarda, da dietro la finestra, e ha gli occhi del gatto che brillano quando gli sorrido, poi si struscia contro il vetro cercando di raggiungermi. Io mi bevo un altro amaro.
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