Visualizzazione post con etichetta giornalismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giornalismo. Mostra tutti i post

giovedì 8 agosto 2024

quarto potere

In farmacia. – Antò, oggi ho letto Paese Vivrai, bell’artichele tiène! – Grazie, ma non lo faccio io quello. – Nan jè teggue? – None. – I ce cazze campe a ffè? – Dici che me lo devo prendere? – Sìne, jè na potenze, Paese Vivrai! – Ho già Agorà. – Tutte tu t'à pegghiè, Antò! N'à lassè nudde a nusciune! Quello che lasci è perduto! – Ma poi chi fa così finisce male! Ti odiano tutti, dopo. – Ce l’è ditte sta fatulaggene? Tu ffè accussì che diventi sindaco, sinte a mmè! Sintele a stu tremone!

lunedì 15 gennaio 2024

distrazione

Bisogna essere onesti. Sarà anche vero che c'è un'informazione tesa alla distrazione di massa ecc., però è anche vero che c'è una bella massa che sta lì pronta e non aspetta altro che essere distratta.

sabato 22 aprile 2023

tutti bugiardi?

Oggi guardavo un servizio in TV su Daniela Lo Verde, la “preside antimafia arrestata” come la presentano i giornali. Per come ne parlava il servizio, a indagini appena cominciate, era già chiaro che fosse colpevole. Ma possibile, mi sono chiesto, che ogni volta che emerge una forza “positiva” in questo nostro Sud sbrindellato, subito vengano fuori un processo, la stampa e una condanna pregiudiziale? Ho pensato a Mimmo Lucano, descritto come un criminale pur non avendo rubato un soldo, a Soumahoro, rovinato pubblicamente anche se per la procura è innocente. Ora c’è Daniela Lo Verde messa al microscopio, con la sua storia che è ben diversa ma già incanalata in un canovaccio che è sempre quello e, comunque vada, già sappiamo tutti che per lei è finita. Io non so. Io non so più dire i nomi dei colpevoli, né so più distinguere la verità dalla menzogna, so soltanto quello che mi dicono gli altri e quel loro modo particolare di sottendere l’ipocrisia di tutti, il marciume che alberga in fondo al cuore di ciascuno di noi. Ma dunque non ci sono brave persone al Sud? Sono tutti bugiardi? No di certo, però più spesso nell’opinione pubblica le brave persone sono quelle che stanno zitte a guardare, che non si intromettono, che si fanno i cazzi loro, e soprattutto che non si mettono mai a contestare sotto i riflettori… Chissà cosa avrebbe scritto don Tonino Bello di tutto questo, anzi lo so, lo posso addirittura citare, proprio perché lo ha detto a voce alta: “Salvami dalla presunzione di sapere tutto. Dall’arroganza di chi non ammette dubbi. Dalla durezza di chi non tollera ritardi. Dal rigore di chi non perdona debolezze. Dall’ipocrisia di chi salva i principi e uccide le persone”.

venerdì 6 maggio 2022

l'informazione libera

Oggi ho ripensato a quando facevo il giornalista. Una volta scrissi contro un gruppo neofascista locale, venni minacciato più volte (telefonate notturne, insulti, una volta mi fermarono per strada per menarmi), tutti si indignarono, ma nella sostanza venni lasciato da solo. Un’altra, per difendere un lettore, scrissi una cosa contro un sindaco: questi mi chiamò nel suo ufficio e mi disse che mi avrebbe fatto “cacare sangue” (parole sue): venni lasciato solo. Un’altra volta, durante una conferenza, feci una domanda antipatica a un politico, venni insultato pubblicamente, pretesi delle scuse, il politico si scusò e mi strinse la mano per far pace. Qualcuno ci vide e il giorno dopo si diceva in giro che mi ero fatto comprare. Una volta facemmo col mio giornale, molto prima del processo, un approfondimento sull’Ilva: i lettori ci scrissero lamentandosi che a loro dell’Ilva non gliene fregava nulla, ci dava lavoro, punto, invece volevano notizie dell’assessore pizzicato in un parcheggio con una donna. Un’altra volta parlammo del fallimento poco chiaro di un’azienda che avrebbe lasciato molti col culo per terra. I lettori mi scrissero che ero diventato noioso, che quella era una storia vecchia e l’agricoltura non serviva a nulla, il futuro del territorio era il turismo, come in effetti è stato con esiti a volte discutibili. Questo più di dieci anni fa, prima che mi disgustassi al punto da non volerne sapere più nulla. Ogni tanto leggo qualcuno che si lamenta perché la nostra informazione non è libera. Perlomeno io non sono mai stato ammazzato da nessuno, anche se a volte ho temuto mi ammazzassero il gatto per ripicca. Ma a me pare che spesso non sia libera anche per colpa del pubblico, che è complice. Perché ogni informazione di merda è fatta per il pubblico di merda che si merita. Pubblico che vuole informazione poi vota per vent’anni Berlusconi, che devasta il paese con l’abusivismo edilizio poi si lamenta della volgarità e del gossip. Vogliono vendetta per ogni male, ma ti chiedono di farla per loro (quante “soffiate” che ho ricevuto), ma se appena appena li deludi allora sei un venduto. E se dici loro ciò che sono se la legano al dito, oppure applaudono come se fosse divertente sentirsi dare degli stronzi. Del resto si sa, gli stronzi sono sempre quelli ai lati.

giovedì 3 dicembre 2020

censura

Oggi mi pare che le due notizie principali dal mondo riguardino i territori sotto l'influenza della Cina. A Hong Kong, proprio oggi è stato arrestato Jimmy Lai, editore del quotidiano Apple Daily ed attivista, attraverso il suo giornale, per la democrazia in Cina. In Algeria, invece, la cui economia è ormai da tempo soggetta alla politica economica cinese, il governo ha sospeso ieri due siti d’informazione, Twala e Casbah Tribune, nell’ambito di un'operazione contro la libertà di stampa. Sempre in Algeria, nel corso dell’anno sono stati fermati altri giornali online e molti giornalisti e blogger sono stati condannati o sono attualmente sotto processo. Se questo è il modello che a breve detterà legge nel mondo (visto che la Cina si prepara a prendere il posto degli USA, e visti anche gli esempi di Russia, Turchia, Brasile e i tentativi di Trump di mettere il bavaglio ai giornalisti americani) c'è da stare molto molto attenti.

venerdì 26 giugno 2020

feltri si dimette

Leggo come tutti sono contenti che Feltri abbia dato le dimissioni dall'Ordine dei giornalisti, organismo che già di per sé è inutile e deleterio, e nessuno che si chieda come mai a una persona di 77 anni (che sia Feltri oppure un altro) sia consentito di stare a capo di qualsiasi cosa, compresa una testata giornalistica, invece di andare ragionevolmente in pensione permettendo un ricambio generazionale. Feltri, mi pare chiaro, non ha dato le dimissioni di sua volontà: dopo gli ultimi scandali gli avranno consigliato in privato di andarsene con le buone prima di arrivare alle cattive, e lui ha scelto la via più comoda per tutti. Così Feltri si è salvato "dignitosamente" il culo e la questione morale di cosa un giornalista può dire o non dire senza richiami o conseguenze professionali (compresi gli insulti ai meridionali) non è stata ufficialmente affrontata dagli organi compententi con il rigore che avrebbero dovuto mostrare. La deontologia professionale ancora una volta è salva da patate bollenti.

sabato 18 aprile 2020

la scuola secondo feltri

Ieri sera ho sentito Vittorio Feltri dire in tv che dovrebbero riaprire le scuole perché, secondo lui, queste "creature" come potrebbero mischiarsi mai il virus? e, anche a mischarselo, cosa rischiano loro? non ne avrebbero certo un danno, quindi meglio riaprire e basta. Mio fratello, che a scuola ci lavora, quando gliel'ho detto mi ha risposto che probabilmente Feltri non ha dei figli, o forse non ha più visto una scuola da quando l'ha finita lui, 50 anni fa, perché altrimenti lo saprebbe da sé che le scuole sono fra i focolai più pericolosi per la diffusione di qualsiasi virus, dal covid al semplice raffreddore. Basta un bambino infetto in una classe di 25 bambini e tu esponi al pericolo 25 famiglie oltre al personale della scuola... Quindi non si tratta di riaprire e basta, ma di capire come. E Barbara Palombelli, che seguo sempre con tanto affetto, rincarava la dose: se non riapriamo le scuole, le brave apine operaie a chi lasceranno i loro figli quando dovranno tornare a morire nelle fabbriche? Perché i figli sono importanti, ma lavorare di più.

giovedì 5 marzo 2020

pasolini giornalista

Ieri ho letto questo pezzo uscito su Pangea in cui l'autore, Luigi Mascheroni, discutendo questa tesi, peraltro interessante, che alcuni dei più bei libri pubblicati in Italia, e specie negli ultimi anni, sono opere di nofiction o autofiction scritte da giornalisti, cita vari esempi, a cominciare da Malaparte in copertina; fino al punto di inserire nella lista il Pasolini "giornalista" di Scritti corsari, essendo (dice) i romanzi illeggibili, le poesie illeggibili e cariche di ideologia, i film inguardabili ecc. E qui, secondo me, l'autore ha detto due fesserie in una. La prima perché Scritti corsari non è l'opera di un giornalista che prova a strutturarsi narrativamente, ma all'opposto è il libro di un poeta che prova a fare il giornalista: tutto il libro è montato intuitivamente come una raccolta di poesie in prosa, e resta ancora affascinante non per la sua attualità (quella sì superata dalla storia e dalla cronaca), ma per la fortissima sensibilità poetica sottesa al testo (Io so, L'articolo delle lucciole, persino il brutto articolo sui capelloni, sono ancora capaci di "illuminare" il lettore non certo per il "fatto" che raccontano, ma per la lingua e per lo sguardo utilizzati, che sono lingua e sguardo del poeta); e la seconda fesseria perché quella degli Scritti corsari è l'identica sensibilità poetica che fa da filtro, senza distinzioni, a tutti i lavori di Pasolini, alcuni più riusciti altri meno. E per cui, molte sue raccolte in versi, anche le più ideologiche, anzi soprattutto quelle, sono ancora leggibilissime (come dice Bordini, Trasumanar e Organizzar è la più autenticamente "dantesca" delle opere pasoliniane); e di sicuro tutti i suoi film sono guardabilissimi e a volte addirittura straordinari (a cominciare, per me, dal visionario e ideologico Porcile).

sabato 29 giugno 2019

manoocher

A volte le persono più interessanti ti vivono accanto e tu non lo sai. Sono miti, gentili e tu che sei abituato all'irruenza televisiva dove tutto è urlo devi concentrarti un pizzico di più per sentire la loro voce calma, dosata. Però se fai quello sforzo ti si apre un mondo. Mi è successo negli ultimi giorni, incontrando Manoocher Deghati, grandissimo fotoreporter di orgine iraniana che dopo aver girato il mondo ha scelto di venire a vivere a una manciata di chilometri da casa mia. Se cerchi il suo nome in Internet la prima pagina che si apre è di Rolling Stone, che parla del suo lavoro. C'è anche Wikipedia ma solo in inglese, World Press Photo che ha vinto due volte, persino Radio Radicale. Ma stasera Manoocher parlerà della sua vita e del suo lavoro straordinari a Disimpegno | appunti intorno all'abitare Vol. 2 insieme a Fabio Macaluso. Alle 20.00 sul ponte della Madonnina a Cisternino.







venerdì 14 giugno 2019

chiesa

Ho letto un pezzo pubblicato ieri sul Fatto Quotidiano in cui il giornalista dice che la maggior parte dei cattolici italiani votano Salvini e si chiede perché la Chiesa cattolica si sia così allontanata dalla vita politica. A parte che certe uscite (per altro inascoltate) di Papa Francesco mi sembrano fortemente politiche e di opposizione, ma io almeno mi ricordo che quando la Chiesa si occupava, pesantemente, della politica italiana lo faceva attraverso la Democrazia Cristiana, che tutto era meno che un partito sano. Quindi invocare che la Chiesa torni a interessarsi della politica mi sembra oltremodo fuori luogo e fuori tempo. Il punto, secondo me, è capire se è la Chiesa che ha avvelenato la politica oppure è l'italiano medio che passando indifferentemente e per opportunismo dalla Chiesa alla Democrazia Cristiana fino alla Lega (ma in mezzo ci potremmo mettere anche il fascismo e il berlusconismo) ha sempre avvelenato tutto. Guardare, insomma, la trave nel proprio occhio prima della pagliuzza nell'occhio del vicino.

mercoledì 23 gennaio 2019

pensiero stupendo

Ieri la pietra dello scandalo era Nonno Libero, oggi è Libero e basta, che lancia l’allarme: in Italia aumentano i gay, ce ne sono troppi (proprio come i neri e i terroni)! Però, in molti insistono, l’emergenza non è generale, né culturale o morale, l’emergenza è colpa di “questi”! Sì, ma “questi” chi? “Questi”, quelli al potere. Ma Libero non esprime mica le idee di quelli al potere, sta da un’altra parte. No, ma che hai capito, “questi”, i maledetti fascisti! Ma allora perché, se la colpa è tutta dei fascisti, la sinistra ha perso le elezioni? O mi vuoi forse dire che la maggioranza degli italiani è diventata all’improvviso fascista sei mesi fa e ora ci ripensa? Ma no, è che gli italiani sono come i bambini, non sanno bene ciò che vogliono e allora vanno un po’ da una parte un po’ dall’altra in base al capriccio. Forse serve uno che decida per tutti cosa vogliono? Uno che detti le regole, che metta i puntini sulle i? In tanti diranno di no, ma sotto sotto un pensiero stupendo nasce un poco strisciando…

martedì 31 luglio 2018

il diritto alla cazzata

Ripensavo a un aneddoto raccontato domenica scorsa da Cinzia Leone a Cisterino, durante Disimpegno. appunti intorno all'abitare. La Leone ha ricordato gli anni in cui lei e altri ragazzi di poco più di vent'anni fondarono la rivista Il Male, e quello che è stato il primo caso di fake news nel nostro paese. Nel 1978 quei ragazzi producono tre finte prime pagine di testate nazionali: Il giorno, La stampa, Paese Sera che mettono in distribuzione. Titolo dei giornali: Arrestato Ugo Tognazzi, capo delle BR! Sotto, la foto dell'attore portato via in manette dai carabinieri. Era stato lo stesso Tognazzi a posare per quel servizio fotografico. Realizzata all'indomani del rapimento Moro, quella bufala ebbe un clamore mediatico enorme. Poco fa, mentre leggevo una bio di Tognazzi, ho ritrovato una sua dichiarazione in merito alla sua complicità in quello scherzo. "Rivendico il diritto alla cazzata" diceva Tognazzi, ovvero a non farmi schiacciare dall'orrore, dalla grettezza, dall'angosciante livore della nostra epoca. Altri tempi, evidentemente, in cui l'irriverenza aveva un senso e un reale valore sovversivo. Io lo rivendico ogni giorno il mio diritto alla cazzata, ma succede questo: o non si coglie l'ironia fra le righe, oppure vengo superato in cazzate dalla realtà che mi circonda. Le supercazzole, avrebbe detto Tognazzi.