Oggi in classe i ragazzi per fare uno scherzo si sono coalizzati contro una loro compagna, infilando nei propri temi una serie di riferimenti offensivi che letti uno dopo l’altro l’hanno fatta piangere. Io, che sulle prime non avevo capito il loro gioco, mi sono molto arrabbiato, ma ho cercato di parlare con loro per spiegargli che ciò che hanno fatto è sbagliato. Forse lo hanno capito, lo spero, ma il fatto che mi ha dato da pensare è come alcuni mi abbiano risposto di averlo fatto per “spronarla”, perché essendo lei troppo sensibile li irrita, e se non impara a “stare agli scherzi” il peggio è suo. Questi ragazzi che mi hanno detto di avere paura sopra ogni altra cosa di non piacere agli altri, proprio per questo non ammettono la diversità all’interno del proprio gruppo. Ho capito allora che, se sul piano estetico prevale ormai un modello “femminile” (parlano tutti di vestiti e scarpe che costano quanto mezzo stipendio, di addominali scolpiti, di depilarsi le sopracciglia!) il problema maggiore sta nel fatto che le loro dinamiche relazionali si basano invece sulla violenza che, sottile o grossolana, è presente nel loro vocabolario da quando hanno ricordi, a qualsiasi livello: verbale, fisico, narrativo. Ho chiesto loro di elencarmi una serie di canzoni, film, videogiochi che ritengono “fondamentali”, e sono quasi tutti ultra-violenti, pieni di sangue e di mazzate senza fine, parolacce, figure femminili ipersessualizzate, dove il dolore è ostentato e chiunque può morire nella maniera più truce, ma non fa nulla perché è in grado di rinascere alla prossima puntata. La sensibilità allora non è ammessa, perché non ha scopo, e le uniche conseguenze sono per il malvagio di turno che verrà crepato di mazzate. Il problema, allora, non è di genere ma di prodotti di consumo che una certa industria dà loro in pasto per intrattenerli. Prodotti che diventeranno la loro “letteratura di formazione” a cui possono accedere senza filtri dai loro telefoni. Tutte opere che, mi assicurano i ragazzi, spesso i genitori non solo conoscono ma consumano con gioia insieme a loro, a cominciare dai cartoni animati giapponesi con cui siamo cresciuti anche noi.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
sabato 9 dicembre 2023
mercoledì 4 maggio 2022
videochat
Oggi
in videochat con Stoccolma con una ragazza che mi contatta per farmi
delle domande e mi chiede: Lei come si definirebbe in tre parole? Io
pronto le rispondo: Provolone di provincia. Lei: Ma è serio o sta
scherzando? Sto assolutamente scherzando. Ma scusi, lei dove vive? In
Puglia. Ah, è pugliese, ora ho capito tutto.
venerdì 15 gennaio 2021
il lupo
I
tempi sono proprio cambiati. Adesso le ragazze bellissime che tu
contatti in chat con le peggiori intenzioni (posso farti una proposta?)
subito ne approfittano per rigirare la frittata a loro vantaggio (mi
pubblichi un libro?) e così, tu che dovresti essere il lupo cattivo
della situazione, subito ti impaperi. Altro che giovani indifese, quelle
te se magnano! E a te, sempre a parlare di libri e di lavoro, passa
pure la voglia di stalkerare le fanciulle. Che mondo!
scherzare
Ho scherzato su tutto: questo posso dirlo con tranquilla coscienza, facendo un bilancio esattamente ventennale di quello che ho scritto, dalle Parrocchie di Regalpetra alla Scomparsa di Majorana. Ho scherzato sul Partito Comunista, sulla Chiesa Cattolica, sulla mafia, sugli scienziati, sul Risorgimento, sulla famiglia. Su tutte le cose su cui la maggioranza degli italiani di scherzare non se la sente. E a volte magari ingenerosamente: come, lo riconosco, in quella parte del Contesto che spetta al Partito Comunista Italiano. E si intende che alla parola scherzare confido un significato di categoria morale ed estetica, un senso liberatorio. Bisogna scherzare sulle cose che si temono o si odiano o si amano. Per liberarsi dalla paura o per giustamente amarle.
Leonardo Sciascia, «Questo non è un racconto» (Adelphi, 2021)
venerdì 14 settembre 2018
candid camera
martedì 31 luglio 2018
il diritto alla cazzata
venerdì 3 aprile 2015
paraculate
*Che poi ventenni lo siamo stati tutti, quindi non ci sarebbe nulla da paraculare.
giovedì 19 febbraio 2015
strani casi
mercoledì 3 dicembre 2014
la luna è una lampadina
Oggi ero di buon umore, così, bando all'avarizia, mi sono fatto un regalo: La Milano di Enzo Jannacci, capolavoro cantautorale del 1964. Volevo comprarmi anche l'edizione completa delle poesie di Franco Fortini (che di quel disco ha scritto un testo: Quella cosa in Lombardia, quella cosa per la cronaca è il sesso), ma quel gran fetente di Francesco Santoro (proprio l'autore di Piombo, che abbiamo pubblicato noi), quel fetente dicevo, è passato in libreria prima di me e si è comprato la mia copia!! Ma come si fa? Scherzi da prete, li chiamavano una volta. Se non fossimo entrambi poco pretici. Scherzi poetici allora, da poeti, che è qualcosa di molto simile all'essere nerd, o almeno suona così (Jannacci, Fortini: sai che palle si dirà il lettore medio o mediamente più giovane di noi, di quelli che "i morti lasciali ai morti e non li chiamare più!"). E infatti dovevo dire hipster, come Ginsberg. Ché la parola hipster, si sa, l'hanno inventata i nerd di domani, per pararsi il culo oggi. martedì 11 novembre 2014
cose carine della giornata
sabato 21 giugno 2014
scrivere è come pisciare
centrare ogni istante nel buco
e inchiodarlo alla vita.
Sei un Bukowski dei poveri dice
per tirarsela un poco
anche lei. Smettila cristo
di schizzarmi le scarpe. – Anche questa
è poesia.

