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sabato 9 dicembre 2023

uno scherzo ben riuscito

Oggi in classe i ragazzi per fare uno scherzo si sono coalizzati contro una loro compagna, infilando nei propri temi una serie di riferimenti offensivi che letti uno dopo l’altro l’hanno fatta piangere. Io, che sulle prime non avevo capito il loro gioco, mi sono molto arrabbiato, ma ho cercato di parlare con loro per spiegargli che ciò che hanno fatto è sbagliato. Forse lo hanno capito, lo spero, ma il fatto che mi ha dato da pensare è come alcuni mi abbiano risposto di averlo fatto per “spronarla”, perché essendo lei troppo sensibile li irrita, e se non impara a “stare agli scherzi” il peggio è suo. Questi ragazzi che mi hanno detto di avere paura sopra ogni altra cosa di non piacere agli altri, proprio per questo non ammettono la diversità all’interno del proprio gruppo. Ho capito allora che, se sul piano estetico prevale ormai un modello “femminile” (parlano tutti di vestiti e scarpe che costano quanto mezzo stipendio, di addominali scolpiti, di depilarsi le sopracciglia!) il problema maggiore sta nel fatto che le loro dinamiche relazionali si basano invece sulla violenza che, sottile o grossolana, è presente nel loro vocabolario da quando hanno ricordi, a qualsiasi livello: verbale, fisico, narrativo. Ho chiesto loro di elencarmi una serie di canzoni, film, videogiochi che ritengono “fondamentali”, e sono quasi tutti ultra-violenti, pieni di sangue e di mazzate senza fine, parolacce, figure femminili ipersessualizzate, dove il dolore è ostentato e chiunque può morire nella maniera più truce, ma non fa nulla perché è in grado di rinascere alla prossima puntata. La sensibilità allora non è ammessa, perché non ha scopo, e le uniche conseguenze sono per il malvagio di turno che verrà crepato di mazzate. Il problema, allora, non è di genere ma di prodotti di consumo che una certa industria dà loro in pasto per intrattenerli. Prodotti che diventeranno la loro “letteratura di formazione” a cui possono accedere senza filtri dai loro telefoni. Tutte opere che, mi assicurano i ragazzi, spesso i genitori non solo conoscono ma consumano con gioia insieme a loro, a cominciare dai cartoni animati giapponesi con cui siamo cresciuti anche noi.

mercoledì 4 maggio 2022

videochat

Oggi in videochat con Stoccolma con una ragazza che mi contatta per farmi delle domande e mi chiede: Lei come si definirebbe in tre parole? Io pronto le rispondo: Provolone di provincia. Lei: Ma è serio o sta scherzando? Sto assolutamente scherzando. Ma scusi, lei dove vive? In Puglia. Ah, è pugliese, ora ho capito tutto.

venerdì 15 gennaio 2021

il lupo

I tempi sono proprio cambiati. Adesso le ragazze bellissime che tu contatti in chat con le peggiori intenzioni (posso farti una proposta?) subito ne approfittano per rigirare la frittata a loro vantaggio (mi pubblichi un libro?) e così, tu che dovresti essere il lupo cattivo della situazione, subito ti impaperi. Altro che giovani indifese, quelle te se magnano! E a te, sempre a parlare di libri e di lavoro, passa pure la voglia di stalkerare le fanciulle. Che mondo!

scherzare

Ho scherzato su tutto: questo posso dirlo con tranquilla coscienza, facendo un bilancio esattamente ventennale di quello che ho scritto, dalle Parrocchie di Regalpetra alla Scomparsa di Majorana. Ho scherzato sul Partito Comunista, sulla Chiesa Cattolica, sulla mafia, sugli scienziati, sul Risorgimento, sulla famiglia. Su tutte le cose su cui la maggioranza degli italiani di scherzare non se la sente. E a volte magari ingenerosamente: come, lo riconosco, in quella parte del Contesto che spetta al Partito Comunista Italiano. E si intende che alla parola scherzare confido un significato di categoria morale ed estetica, un senso liberatorio. Bisogna scherzare sulle cose che si temono o si odiano o si amano. Per liberarsi dalla paura o per giustamente amarle.

Leonardo Sciascia, «Questo non è un racconto» (Adelphi, 2021)

venerdì 14 settembre 2018

candid camera

Così tanto tempo che non mi arrivava una convocazione per un colloquio di lavoro, che quando oggi me n'è arrivata una ho avuto quasi paura che fosse uno scherzo e continuavo a guardarmi intorno cercando la candid camera.

martedì 31 luglio 2018

il diritto alla cazzata

Ripensavo a un aneddoto raccontato domenica scorsa da Cinzia Leone a Cisterino, durante Disimpegno. appunti intorno all'abitare. La Leone ha ricordato gli anni in cui lei e altri ragazzi di poco più di vent'anni fondarono la rivista Il Male, e quello che è stato il primo caso di fake news nel nostro paese. Nel 1978 quei ragazzi producono tre finte prime pagine di testate nazionali: Il giorno, La stampa, Paese Sera che mettono in distribuzione. Titolo dei giornali: Arrestato Ugo Tognazzi, capo delle BR! Sotto, la foto dell'attore portato via in manette dai carabinieri. Era stato lo stesso Tognazzi a posare per quel servizio fotografico. Realizzata all'indomani del rapimento Moro, quella bufala ebbe un clamore mediatico enorme. Poco fa, mentre leggevo una bio di Tognazzi, ho ritrovato una sua dichiarazione in merito alla sua complicità in quello scherzo. "Rivendico il diritto alla cazzata" diceva Tognazzi, ovvero a non farmi schiacciare dall'orrore, dalla grettezza, dall'angosciante livore della nostra epoca. Altri tempi, evidentemente, in cui l'irriverenza aveva un senso e un reale valore sovversivo. Io lo rivendico ogni giorno il mio diritto alla cazzata, ma succede questo: o non si coglie l'ironia fra le righe, oppure vengo superato in cazzate dalla realtà che mi circonda. Le supercazzole, avrebbe detto Tognazzi.


venerdì 3 aprile 2015

paraculate

“Una vita fa!” mi dice convinto il ventenne pieno di serietà e di ardore per parlarmi di cosa gli è successo appena sei mesi fa. Mi vien quasi, sulle prime, di ridergli in faccia. Poi mi rendo conto come corre a un altro ritmo il tempo dei più giovani, un ritmo forsennato. Così mi sforzo di capire, ricordare il mio di tempo a vent’anni, circa vent’anni fa. Così, se faccio attenzione, gli vedo le prime rughe sul viso, i capelli bianchi nascosti, i primi pesi che gli piegano le spalle, e offuscate dietro la luce vitale del suo sguardo, le future cataratte che lo devasteranno fra nemmeno una vita. “Poverino!” gli dico. E lui di rimando, ma serio: “Povero, povero me!”*

*Che poi ventenni lo siamo stati tutti, quindi non ci sarebbe nulla da paraculare.

giovedì 19 febbraio 2015

strani casi

Un tale di nome Alberto e basta mi scrive una mail e mette come oggetto: Scopri la tua seconda entrata! Così Libero, invece di infilarla nello spam, me la infila direttamente nella cartella delle Offerte. Io mi faccio qualche domanda su Alberto, e anche sulla libertà senza censure di Libero. Alberto, invece, sembra molto entusiasta e propositivo: “Fidati di me, non te ne pentirai, anzi...” e quei tre puntini risuonano come campanellini (di allarme) nei prati vergini della mia innocenza. Devo proprio inoltrarla al mio urologo questa, mi dico, sono sicuro che gli piacerà pure a lui.

mercoledì 3 dicembre 2014

la luna è una lampadina

Oggi ero di buon umore, così, bando all'avarizia, mi sono fatto un regalo: La Milano di Enzo Jannacci, capolavoro cantautorale del 1964. Volevo comprarmi anche l'edizione completa delle poesie di Franco Fortini (che di quel disco ha scritto un testo: Quella cosa in Lombardia, quella cosa per la cronaca è il sesso), ma quel gran fetente di Francesco Santoro (proprio l'autore di Piombo, che abbiamo pubblicato noi), quel fetente dicevo, è passato in libreria prima di me e si è comprato la mia copia!! Ma come si fa? Scherzi da prete, li chiamavano una volta. Se non fossimo entrambi poco pretici. Scherzi poetici allora, da poeti, che è qualcosa di molto simile all'essere nerd, o almeno suona così (Jannacci, Fortini: sai che palle si dirà il lettore medio o mediamente più giovane di noi, di quelli che "i morti lasciali ai morti e non li chiamare più!"). E infatti dovevo dire hipster, come Ginsberg. Ché la parola hipster, si sa, l'hanno inventata i nerd di domani, per pararsi il culo oggi.

martedì 11 novembre 2014

cose carine della giornata

Cosa N°1: intervista con Barbara Bracci, poetessa conosciuta tramite Sergio Pasquandrea, uscita ieri sul suo blog. Titolo: Un caffè corretto con Antonio Lillo. La trovate QUI.

Cosa N°2: fotografia inviatami stamattina da Tita. Tita l'ha commentata così: "Scherzo, eh!" Ma io, in verità, la trovo adorabile.

sabato 21 giugno 2014

scrivere è come pisciare

le dico. Niente mi viene più facile
centrare ogni istante nel buco
e inchiodarlo alla vita.
Sei un Bukowski dei poveri dice
per tirarsela un poco
anche lei. Smettila cristo
di schizzarmi le scarpe. – Anche questa
è poesia.