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lunedì 16 dicembre 2024

l'ira di achille

Dopo mesi che non lo vedevo in giro, incontro Vittorio per strada. E se devo dirla tutta, sono ancora più i mesi che non lo vedevo sobrio a metà mattina. Fa piacere vederlo così. – Mo Vittorio, è un sacco di tempo che non ti vedevo! – Sono stato a casa. – Ho saputo. – Mi sorride un po’ imbarazzato, quindi si avvicina, mi prede sottobraccio e prova a raccontarmela alla sua maniera. – È che mi sono mbriacato assai, tutto quel vino, non ci ho capito più nulla, e allora ho tirato fuori lira funesta del Pelide Achille… Ti è piaciuta questa? – A me sì, ma tieni conto che il Pelide Achille non fa una bella fine. – Ah no? Ma mica lo sappiamo noi che fine faremo. – Beh, toccando ferro, io ti auguro sempre il meglio. – Allora sì, tocchiamo ferro.

lunedì 5 agosto 2024

bulletti in banca

Oggi, mentre ero in fila in banca, un gruppo di tre vecchietti che se mettevi insieme l'età di tutti superavano i 200 anni, hanno cominciato a fissarmi le gambe e bullizzarmi per il mio aspetto fisico: Ma non ti vergogni che non vai al mare? Sei bianco come un cadavere! Già di tuo non sei nemmeno bello, ma così bianco fai veramente schifo! – Ma non ci hai caldo con quella varvaccia? Ma perché ti devi conciare sempre così? Ma non lo vedi che stai facendo vecchio e sta facendo bianca pure quella? Ma una sistemata ogni tanto te la vuoi dare o no? L’uomo di mondo va in giro con la faccia rasata! – Ma poi si può sapere che stai a fare sempre qua dentro? Io sempre qua dentro ti vedo! Sempre a pensare ai soldi! Ma invece di pensare ai soldi che non tieni, perché non ti vai a divertire? Guarda che gli anni stanno passando pure per te! Io a primavera ho avuto un problema alla prostata e ti posso dire che prima si intosta e non si intosta, ma poi arriva un giorno che non si intosta più! E allora è finita bello mio, te ne puoi venire qui a dire le chiacchiere con noi! – Io mi toccavo per scaramanzia.

giovedì 2 maggio 2024

ricchezza

Oggi l'Ingegner Favia, titolare della tipografia dove in genere stampo i nostri libri, è venuto a sopresa a trovarmi al paesino. Si è dato una lunga guardata in giro, mi ha chiesto come va l'orto, che piatto di verdure mangerò stasera e cosa faccio di solito la domenica, poi ha poggiato il mento sulle mani mi ha fissato a lungo e mi ha detto: "Mi deve scusare se le faccio tante domande ma è che io ho un debole per le vite delle persone, e devo dirle che io un po' la invidio, la sua è veramente una vita completa". Per un attimo mi sono sentito ricco anch'io.

martedì 16 aprile 2024

puttaniere

Oggi in un incontro con le scuole a Martina Franca organizzato dal Themis Festival con Giovanni Impastato, il fratello di Peppino ha rievocato gli anni sessanta, quando i giovani scesero in piazza contro il governo Tambroni per salvare la democrazia del paese, e poi ha continuato così: "Oggi che al governo abbiamo visto di tutto, leghisti, fascisti, puttanieri, chi scende in piazza per salvare il paese?". Ecco che alla parola "puttanieri" i più giovani si sono guardati in faccia chiedendosi di chi cacchio stesse parlando Impastato. (Per fortuna, ho pensato, che c'è Netflix che glielo ricorda.)

lunedì 29 gennaio 2024

la mia vita e basta

Una signora sta seduta in treno davanti a me e parla senza sosta da cinque ore, al punto da farmi desiderare dei tappi di cera. Cos'ha da dire di così urgente da non potersi fermare neanche per bere? – Sto scendendo a casa per il funerale di mia madre. Non la vedo da ventidue anni. Non so perché ci sto andando. Mia madre era una donna egoista, mi ha rovinato la vita e mi ha reso debole e infelice ogni attimo della mia esistenza. Quando stavo con lei facevo finta di vivere ma ero morta dentro, ho dovuto andarmene per non uccidermi davvero. Lei non mi ha mai chiamato e anche io facevo finta che fosse morta. Eppure, stamattina, quando mi hanno avvisato non ho saputo resistere, ho dovuto prendere il primo treno per vederla morta davvero e provare a metterci una pietra sopra. E poi questi anni che dio mi darà voglio vivere la mia vita, e basta.

venerdì 3 febbraio 2023

biglietto di auguri

Stanotte ho sognato di rivedere una ragazza anoressica che incontrai alcuni anni fa e che voleva propormi un libro di cui non si fece nulla. La ragazza mi disse una cosa che mi rimase impressa: "Ognuno applica alla propria famiglia la violenza che può." Mi rimase dentro perché guardavo all'anoressia come una malattia o una forma di non accettazione di sé, e invece detta così sembrava più una vendetta, sentimento che poi ho ritrovato e mi si è chiarito leggendo La vegetariana di Han Kang. Chissà se la ragazza aveva da raccontarmi una storia simile. Nel sogno la incontravo in libreria, dove mi raccontava la storia di uno scrittore orientale che aveva avuto un momento di grande successo pubblicando un best seller e poi aveva scelto di limitarsi a scrivere messaggi di auguri per il compleanno degli amici. Me lo raccontava a fil di voce e in maniera così ambigua che non capivo se volesse che le regalassi il libro oppure un biglietto di auguri soltanto per lei.

sabato 13 agosto 2022

barba

In fila in farmacia: Antò, ti devo dire la verità, senza barba sei più bello ma si vede che sei un pulcino bagnato, alla fine secondo me stavi meglio con la barba, parevi un vero figlio di zoccola...

lunedì 20 giugno 2022

vergogna

Di oggi 20 giugno 2022 mi ricorderò per sempre il senso di vergogna che ho provato mentre allontanavo un uomo di mezza età arrivato alla disperazione di provare a vendermi degli oggetti di casa perché aveva bisogno di soldi e io gli rispondevo la verità, che non ho soldi da dargli. Lui allora indispettito e disperato mi ha chiesto di avere pietà e io mi sono sentito un verme nella mia impotenza e ho immaginato che questo sarà solo l’inizio di un lungo giro.

domenica 5 giugno 2022

incontro

Stanotte ho sognato una ragazza che incontravo in sogno alcuni anni fa. Nel senso che per un certo periodo facevo questo sogno in cui la andavo a trovare in una biblioteca dove lavorava e le lasciavo delle poesie scritte dentro le copertine dei libri. Mi ero preso una bella cotta. Poi quel sogno è finito e non l'ho più vista, anzi me la sono proprio scordata. E stanotte, dopo tanto tempo, l'ho ritrovata, era cresciuta (aveva un altro taglio di capelli, e la biblioteca dove lavorava era stata chiusa) e lei mi è venuta vicino con il volto serio e mi ha mollato uno schiaffo. "Erano anni che aspettavo questo momento" mi ha detto, prima di ricominciare a parlarmi. Anche nei sogni, come si vede, c'è una giustizia.

venerdì 3 giugno 2022

focaccia

Lunga fila in posta, si respira poco e male. Uno dei due vecchietti davanti a me dà segni di cedimento. "Ij me ne voche" dice al compare. Quello si gira per incoraggiarlo: "A ddò vè?! Giovane," si gira verso di me, "ve pigghie a fecazze!" E mi allunga un euro che ormai ci paghi sì e no un caffè al bar.

mercoledì 1 settembre 2021

doccia

Ieri ho provato a baciare una ragazza. Lei, scostandosi quasi con timore, mi ha risposto così: Meglio di no. Ah, le dico, è per il Covid, ma tranquilla io sono vaccinato. Anche io, mi ha risposto lei. E se mi metto la mascherina? le ho detto io scherzando. Quando l'hai lavata l'ultima volta? mi ha chiesto. Lì ho capito che la ragazza non metteva in dubbio la mia salute ma la mia igiene. E avevo fatto anche la doccia.

giovedì 22 luglio 2021

la volpe

Poco fa ho visto una piccola volpe che si aggirava in giardino. Mi ha fissato negli occhi per attimo lunghissimo poi è scappata via. Ognuno sceglie i segni che vuole per interpretare i tempi che corrono. Io ho scelto di dare preminenza a questi segni, la volpe di stasera, il riccetto che ogni tanto fa capolino dal campo di fronte, la civetta che mi è piombata addosso l'altra sera... Uno mi dirà, ma vivi quasi in campagna, è naturale, eppure non lo è così tanto. In passato, quando qui intorno non c'erano palazzi, anzi poco distante c'era un boschetto, non li vedevo affacciarsi mai, mentre ora è più facile che si avvicinino, smagriti, nervosi, aggressivi. Tutti questi piccoli animali ridisegnano i confini della nostra distanza, vengono a chiedermi conto di qualcosa di importante, ma sono anche affamati. E noi per loro cosa possiamo fare? Io, se mi chiedono, cosa dovrei dire? Ripassate nel 2050?

martedì 13 luglio 2021

mare

Ieri sera ho incontrato quest’uomo che non vedevo da una vita. Lui già beveva da ragazzo ma nel tempo è diventato il classico alcolizzato di provincia. Lo incontro dopo anni, mi dice che è stato un po’ dentro e un po’ fuori, comunque in giro. Anni fa eravamo presi dalla stessa ragazza. Però lei ha scelto me e lui non l’ha mai perdonata. Per molto tempo le ha tolto il saluto e poi ci siamo persi di vista. Ieri sera lo incontro, mi saluta come fa lui, spalancando gli occhi per mettermi paura. Poi con una specie di finta indifferenza mi chiede che fine ha fatto quella certa ragazza. E io che non avevo cuore di dirglielo, ma non sapevo come non dirglielo, sono stato fin troppo diretto: Guarda che è morta. Lui allora ha spalancato gli occhi, ma non per farmi paura, come succede di fronte a qualcosa di troppo grande e si è messo a piangere, in piedi, per strada, come un bambino. Ha pianto un poco, poi mi ha guardato e mi ha detto: Tu come stai, hai un brutto colore, dovresti andare al mare.

giovedì 10 gennaio 2019

la ragazza nei sogni

Attraverso i miei sogni richiama
la ragazza conosciuta ora è un anno
nei miei sogni passati. È tanto
ma ancora ricordo la terrazza a piastrelle bianche
coi fiori celesti proiettata sul vuoto
e la griglia del pesce e la statua
alle cui spalle in piazza
noi due ci s’incontrava. E i ponti ombrosi d’edera
e rossi di cotto i vicoli delle nostre passeggiate.
Non ricordo il suo nome
per quanto le abbia una volta promesso
non sarebbe successo
e ora mi cerchi in lunghe interurbane
perché non ci perdiamo.
E sempre mi sfugge qualcosa
o cade sulla voce confusa la linea
interrompendola.

10/01/2009

martedì 11 dicembre 2018

al ricordo di quella palpitante bellezza

In una casa fatiscente, che mai nessuno frequentava, viveva nel tedio dell’ozio una dama, che si era ritirata lì avendo buoni motivi per guardarsi dai rapporti sociali. Un certo gentiluomo pensò di farle visita e una sera che la luna si intravedeva appena, si recò a trovarla in segreto. All’allarme fragoroso di un cane si presentò una inserviente a chiedere da dove venisse: egli si fece subito annunciare ed entrò. Si respirava un senso di abbandono e si domandò com’ella facesse a vivere in quelle condizioni: davvero stringeva il cuore. Sostò un poco sulla misera veranda quando qualcuno, con voce giovane ed educata, disse: «Prego, da questa parte». Entrò per una porta che scorreva a fatica. L’interno invece, non era così desolante: sul fondo riluceva appena la luce fioca di un lume, ma in quella penombra si coglieva lo splendore degli arredi; aleggiava poi un profumo non dovuto a cure frettolose: era una dimora davvero accogliente. 
Una voce disse: «Chiudete bene il cancello, potrebbe piovere! Sistemate la carrozza sotto al portale. Il seguito del signore può fermarsi laggiù». Allora qualcuno piano piano bisbigliò: «Questa notte dormiremo sonni tranquilli»: nella piccola casa quel segreto sussurro si era, pur impercettibilmente, udito. 
Egli le raccontò ogni dettaglio di ciò che era successo in quel periodo, quando, nella notte ancora fonda, il primo gallo cantò. Appassionato, le parlò allora del passato e del futuro, ma di nuovo il gallo cantò fervoroso più e più volte. Ascoltò attento, nel dubbio che fosse già l’alba, ma quello non era un luogo da cui bisognasse allontanarsi in fretta, in piena notte. Si trattenne tranquillo ancora un poco, e quando le fessure si fecero chiare di luce, andò via, dicendole che mai l’avrebbe dimenticata. 
In quell’alba d’aprile, sulle cime degli alberi e nel giardino, ovunque rifulgeva l’incanto del verde novello: si dice che ancor oggi quel gentiluomo, se si trova a passare di lì, al ricordo di quella palpitante bellezza, accompagni con lo sguardo l’imponente siliquastro fin quando non scompare alla vista. 

Kenkō, Ore d'ozio, trad. Luisa Randazzo, Marsilio 2014

venerdì 7 dicembre 2018

la salvietta

Dopo una presentazione sono fermo alla fermata del bus per tornarmene casa. Mi si avvicina un vecchietto simpatico e mite che sbuffa senza pace mentre si trascina dietro due pesanti borse di tela piene di roba, e tanto per ammazzare il tempo mentre aspettiamo, attacca bottone con me e la bidella di una scuola che viene da un paese qui vicino, lamentandosi del freddo delle nostre zone e raccontandoci come nella sua città, a Bari, di oggi si mangia il baccalà con le olive, un sapore che gli manca tanto da quando sua moglie è morta e ogni viaggio verso casa è solamente un ritorno a metà. Il pullman è in ritardo. Parliamo a lungo, lui ride spesso con una particolare malinconia nello sguardo che mi attrae, deve aver sofferto tanto, poi, a un certo punto si avvicina alla fermata un ragazzetto di colore con le cuffie nelle orecchie e incappottato in un vecchio piumino rosso che risalta in maniera esagerata. Non ci conosce ma si avvicina a noi con un gran sorriso e dice “Buonasera, amico! Buonasera!” e mi dà la mano che stringo. Ci prova anche con il vecchio che però gli fissa il palmo e non ricambia, poi si va a mettere dietro di noi, contro un palo, tutto perso nella sua musica. “Tieni” mi dice il vecchietto e mi passa una salvietta umida che tira fuori da una scatola che tiene in una delle borse di tela che si porta appresso. Prendo la salvietta ma non capisco subito cosa voglia dire. Poi afferro, è per pulirmi la mano. “Questi negri ormai sono dappertutto” mi dice, fissando il ragazzetto senza paura di farsi sentire. “Salvini ha ragione!” aggiunge, alzando la voce. “Non mi piace Salvini” gli rispondo con tutta la diplomazia di cui sono capace. “Sono troppi, sono dappertutto. C’è bisogno di una regolata” dice ancora il vecchio. “Guarda quanti furti ci sono adesso in giro, non puoi distrarti che ti rubano la macchina, ti entrano in casa e sono sempre loro. Lo leggevo oggi sul Corriere. Ti entrano in casa come niente, questi negri. Le negre no, sono brave e si danno da fare, ma i loro maschi sono tutti delinquenti matricolati”. Io lo fisso imbarazzato, non riconosco più il malinconico vedovo di dieci minuti fa. Una persona così carina che usa la parola negro con una tale violenza repressa che non so descrivere. Sono educato e faccio finta di nulla, continuo a parlargli del tempo, degli orari scombinati dei pullman, si uniscono a noi anche la bidella e un altro paio di persone, ma evito di usare la salvietta. Quando arriva il pullman, il vecchio sollevato saluta quelli intorno, me compreso, con molta gentilezza, ringraziandoci tutti per la compagnia, e a tutti stringe la mano prima di raccogliere le sue borse. A tutti meno che a me. La mia mano non la tocca.

giovedì 27 luglio 2017

due cazzodde

Nel primo mattino due cazzodde che proseguono sul proprio rettilineo, lungo il filo del muretto ma in direzione opposta, si incontrano a un punto. Mi chiedo quale delle due devierà per prima dal proprio percorso per far spazio all’altra o se ne nascerà un qualche contatto. Ma piuttosto che deviare dalla meta la più piccola china il capo sotto l’altra e tira dritto, la più grande la scavalca e proseguono ciascuna per la sua strada senza esitazioni. Mi chiedo quale lezione c’è da carpire in questo incontro fugace e senza cuore fra due cazzodde sole. Ma ci sto ancora pensando e nessuna particolare illuminazione zen mi pare sia giunta all’orizzonte.

sabato 10 giugno 2017

una storia vera (e poetica) che ho appena letto

La storia si svolge su una nave italiana chiamata Saturnia, partita il 21 ottobre 1929 da Trieste e diretta a New York. Sulla nave si incontrano tre uomini in partenza dall’Europa. Uno di loro è un avventuriero greco chiamato Stavros Karlpoupolos che si muove di continuo fra New York e Patrasso. È lui, il più intraprendente, che fa amicizia prima con un altro greco assai timido stipato in terza classe, Konstantinos Kavafis, e poi lo presenta a un misterioso ingegnere portoghese che si presenta come Alvaro de Campos. I tre passano un’intera giornata assieme, cercando di riempire, attraverso le loro storie, il tempo del loro lungo viaggio pieno di fantasmi, di speranze e di rimpianti. Ma solo quando Kavafis, prendendo finalmente coraggio, rivela agli altri due di essere un poeta, il portoghese dichiara all’improvviso di chiamarsi Fernando Pessoa, di essere anch’egli un poeta e di non aver mai conosciuto alcun Alvaro de Campos in vita sua. Kavafis, a detta di Karlpoupolos che non ci capisce più niente, prende la notizia con una naturalezza assoluta e sconcertante. Le parole allora cominciano a volare sul ponte con una leggerezza vertiginosa. Eppure è solo un attimo, l’unica giornata insieme di due uomini schivi, che poi si eviteranno, ciascuno rifugiato nella propria solitudine. Arrivati a Londra, li raggiunge la notizia che nel frattempo c’è stato il crollo di Wall Street e che New York è nel delirio, insanguinata da rivolte popolari. I due poeti decidono a quel punto di non proseguire il loro viaggio e scendono lì, dove si perdono di vista per sempre, pur chiedendo entrambi l’indirizzo newyorchese di Karlpoupolos, a cui invieranno mesi dopo le proprie poesie. Nessuno dei due lo chiederà invece all’altro, come per una forma di pudore reciproco. L’avventuriero, in risposta a entrambi, proporrà di fare da tramite fra i due, ma non ci sarà mai risposta. I due moriranno poi a due anni di distanza (nel 1933 e nel 1935), uno ad Alessandra d’Egitto, l’altro a Lisbona, senza realmente sapere chi fosse l’altro incontrato. Karlpoupolos appunta questa storia nei suoi diari, senza che nessuno li legga fino al 2007, quando vengono ritrovati per caso in un monastero greco, mentre si fanno ricerche per un documentario su Kavafis.

lunedì 19 dicembre 2016

ritorno sul mar secco

Sono tornato sulle rive del Mar Secco. Come per rifugiarmi, dopo un brusco risveglio, in un luogo accogliente e sicuro, all’asciutto. Cammino lungo la spiaggia di polvere d’ossa che scricchiola come semplice ghiaia sotto i miei passi e mi guardo intorno cercando l’ombra di Cechov per confrontarmi ancora con lui, confidargli le mie tribolazioni, averne un conforto o una parola che mi chiarisca il significato di certi passaggi oscuri nei miei stessi sogni. Ma non c’è traccia del suo profilo che sia riconoscibile al mondo. 
Giungo così alla panchina dove già una volta eravamo seduti insieme, guardando verso il mare vuoto. Sedendomi al suo posto, indirizzando il mio sguardo nella stessa direzione del suo di quel nostro incontro, finalmente la vedo: una rosa di fuoco avvolta dalle acque purissime del Secco che dalle acque sembra rigenerarsi come Cielo. Contemplandola, dimentico ogni mio pensiero.

(E con questo ho finito il mio libro dei sogni. Mo lo rileggo e per i miei 40 anni lo regalo in pdf scaricabile dal sito di Pietre Vive a chiunque se lo voglia leggere).