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venerdì 15 marzo 2024

margherita

Che ci vuole a fotografare una margherita? Niente. Ma pensa sempre che ogni singola margherita è unica e diversa da tutte le altre. Siamo noi che le consideriamo tutte uguali per il semplice motivo che la nostra vista è limitata da un pregiudizio e non siamo capaci di vedere le differenze.

mercoledì 22 gennaio 2020

la morale di questa storia

Un tipo si cancella dalla mailing list di Pietre Vive. Niente di male, ma a questo punto colgo la palla al balzo e mi cancello dalla sua di mailing list, che parla di politica. Lui subito mi scrive: "E che facciamo adesso, le ripicche? Ti facevo più maturo". "Non ho capito – gli rispondo – tu mi cancelli e io invece devo leggermi le cose tue che nemmeno mi interessano?". "Quelle che scrivo io sono cose serie che dovrebbero aprirti gli occhi su come va il Paese. Tu cosa fai? Vendi pentole!". Ecco, certi giorni mi chiedo che cacchio la faccio a fare una mailing list, se poi la deve leggere gente così. Poi mi rilasso e colgo la morale, assai zen, di questa storia. Disse la vacca al mulo: oggi ti puzza il culo; disse il mulo alla vacca: oggi ho fatto la cacca.

martedì 9 aprile 2019

bellezza in materia di commercio

La bellezza trova sempre strade impreviste per raggiungerti. Nel mare di libri ben scritti ma fondamentalmente noiosi che mi capitano di continuo sottomano, oggi mi ha offerto una pura boccata d’aria una raccolta di articoli di economia e commercio scritti nel Portogallo della fine degli anni ‘20 che, fra capitoli assai tecnici e/o datati (ad es. Capitolo III - La quotazione C.I.F. include le spese per la fattura consolare?), delizia per alcuni passaggi o note di sapore quasi zen nella parsimonia della lingua e nella chiarezza del pensiero, che distilla saggezza universale dalle buone pratiche nel commercio e viceversa. Cito a caso dal novello Kenkō: «A nessun commerciante piace avere, seppure momentaneamente, l’impressione che sia l’avvocato del corrispondente a scrivergli. La precisione commerciale deve avere sempre un tono casuale e spensierato – quello della conversazione di un uomo intelligente» o ancora: «È del peggiore gusto e del peggiore effetto che un capoufficio si scusi con “un errore di un impiegato”. Non vi sono errori di impiegati. Ogni errore di un impiegato è solo l’errore di avere impiegati che commettono errori»; «Nessuna lettere deve rimanere senza risposta per più di 5 giorni […] O la lettera non ha risposta e non si risponde; o ha risposta e si risponde d’immediato; o non può avere risposta d’immediato e allora si scrive dicendolo. Avere fama di essere rispettoso e cortese vale più di un francobollo. È una pubblicità a basso costo» e, sempre in materia di corrispondenza commerciale: «meglio la chiarezza che la brevità; meglio molti paragrafi che pochi; meglio rispondere in fretta, pur dicendo solo parte, che ritardare la risposta per dire tutto». Autore della raccolta, pubblicata in Italia da dell'Urogallo e credo ormai fuori commercio, Fernando Pessoa (nella traduzione di Brunello De Cusatis).

sabato 22 dicembre 2018

la paura del colore

Mi è appena tornato in mente questo ricordo. Una volta a scuola, quando ero bambino, stavo disegnando con molto impegno ma con eccessiva paura di sbagliare. Il maestro si avvicinò e mi disse: “Non bisogna avere paura del colore.” Quella frase per me fu illuminante. Chi ha paura dei pezzi sulla scacchiera, non giocherà mai grandi partite.

giovedì 27 luglio 2017

due cazzodde

Nel primo mattino due cazzodde che proseguono sul proprio rettilineo, lungo il filo del muretto ma in direzione opposta, si incontrano a un punto. Mi chiedo quale delle due devierà per prima dal proprio percorso per far spazio all’altra o se ne nascerà un qualche contatto. Ma piuttosto che deviare dalla meta la più piccola china il capo sotto l’altra e tira dritto, la più grande la scavalca e proseguono ciascuna per la sua strada senza esitazioni. Mi chiedo quale lezione c’è da carpire in questo incontro fugace e senza cuore fra due cazzodde sole. Ma ci sto ancora pensando e nessuna particolare illuminazione zen mi pare sia giunta all’orizzonte.

martedì 27 dicembre 2016

piccola storia editoriale di fine anno

C’è un autore che manda un manoscritto a un piccolo editore che non ha mai tempo, dicendogli di leggerlo in frettissima perché ha già un’altra offerta editoriale da valutare e non c’è tempo da perdere. L’editore gli risponde: “Ma guarda, i nostri tempi di lettura sono quelli. Se hai già una offerta, pubblica con loro. Perché aspettare?” Ma l’autore gli risponde: “No, no, voi siete bravi, aspetto perché ci tengo a sapere se siete interessati”. L’editore, anche se non ha tempo, ritaglia del tempo al suo tempo per leggerlo e trova che non ci sia nulla di abbastanza originale in quella raccolta da fargli scattare una scintilla, così gli risponde con tatto: “Grazie davvero per la considerazione, ma non siamo interessati. Però ti auguriamo ogni fortuna per il tuo libro”. E l’autore gli risponde: “Non vi preoccupate, tanto avevo già firmato con l’altro editore. Ero solo curioso di sapere cosa ne pensavate anche voi”.

domenica 30 ottobre 2016

pensierino zen

Sono così abituato a non usarlo che stamattina che mi serviva ho perso quasi un’ora per cercare il fon, per poi scoprire che era esattamente lì dove l’ho lasciato l’ultima volta circa dieci anni fa, accanto allo specchio. Semplicemente avevo smesso di vederlo.

giovedì 18 febbraio 2016

sogni e domande

Che bello svegliarsi la mattina e trovare qualcuno che ti aspetta. Nell’ordine mi aspettano: il gatto riparato fra finestra e persiana che invoca croccantini; due poesie in cerca d’autore inviatemi da una fanciulla che non dorme abbastanza e mi scrive quasi sempre di notte, mentre sogno; un amico che mi scrive: “E tu, sul disastro delle unioni civili, non dici niente? Mi aspettavo un tuo commento”. E io che devo dire? Sono una persona semplice e penso che se una cosa la si vuol fare la si fa, se non la si vuol fare non la si fa, e c’è sempre chi scarica la colpa sugli altri come fanno i bambini. Mia madre, invece, mi diceva: “Prima di dar la colpa agli altri, domandati: io dove ho sbagliato?” Non sono sempre così saggio, ma in questi giorni faccio sogni strani. Stanotte ho sognato cinque gemelli che scalavano una montagna per cercarvi la verità scritta sui giornali. Solo che sui giornali c’era scritto solo il mio nome con link che portava a una pagina bianca di word. E ieri, invece, ero nel giardino di un monaco zen autore di un bestseller filosofico che Pepecchio cercava disperatamente di portare al Docks, e discutevo con lui sul senso della vita, e il monaco mi diceva: “Vedi caro Lillo, la vita un senso solo non ce l’ha, è lì che sbagliate tutti, vi limitate nelle domande, così avete meno risposte.”

venerdì 22 marzo 2013

mi chiedono poesie per affrontare...

I fiori muoiono quando ci rattrista perderli. (Dogen)

Mi chiedono poesie per affrontare la fine di qualcosa
ma non ci sono poesie solo esperienze
si muore si soffre si perde e ci aggrappiamo ai ricordi
a parole che riempiano l’assenza come sempre
ci ritroviamo più soli ad affrontare l’inesauribile onda.

L’inverno non diventa primavera resta tale
nel suo nome congelato.
Ci spostiamo da un ramo all’altro per il nostro sonno
fino a quando non verrà potato.

lunedì 18 marzo 2013

sta' maria e il silenzio...

Sta’ Maria e il silenzio
fra i rami bagnati dei mandorli
se nel cuore s’agita
quel rosa stellare di Bashō.

sabato 19 gennaio 2013

vita di giovanni n°3

Giovanni nato a L’Aquila nel 1989
quando finito si diceva il secolo corrotto
a ventitre anni sopravvissuto al terremoto
che gli ha strappato la casa
agli sciacalli mediatici alle panzane politiche alla rabbia
che ti guasta il sangue nelle vene
ghiacciato per sempre dopo l’ultima neve comincia
la sua terza vita. Suonava il jazz
in giro per la città si trascinava il contrabbasso
come una cassa da morto. Dopo il crollo
all’incalzare della sua seconda vita si è deciso
di averne abbastanza della morte di odiarla con tutte le sue forze
cominci a rompermi! le ha detto alla resa dei conti
la sua immagine spaurita nello specchio
dando una stretta all’esistenza come a una corda.
Studia architettura profugo a Pescara
deciso a ricreare la città rimetterla in piedi più sana
con anticorpi a prova di disastro.
Si è infilato così con decisione nell’immensa corrente della Storia
che non lascia meno profughi o più illesi
eppure rende gli uomini più liberi. Fa suo il motto zen:
assumiti la vita come lei assume te.

giovedì 23 febbraio 2012

la comparsa delle branchie



Ogni giorno aspetto Dio al bar per prenderci un caffè insieme. Discutiamo del tempo, dell’ultima notizia letta sui giornali, il prezzo dei pomodori sul mercato, la pop star morta di overdose, la prossima guerra del mondo. Farà ancora brutto, mi dice, forse per farmi dispetto, lui che gira i rubinetti lo sa. Appena pochi sprazzi di sole, giusto per darci respiro. Perché?, gli chiedo, qual è lo scopo? È un modo come un altro di proseguire la vostra evoluzione. Cadrà tanta acqua finché non vi spuntano le branchie! E dopo? Dopo nulla, prosciugherò tutti i mari. Dio ha uno strano senso dell’umorismo. Ancora non capisco, gli dico, a cosa serve tutto questo, qual è la sua utilità? Tu pensa alla salute e apri gli occhi, mi risponde ogni volta. Vedrai che un giorno lo capisci.


Nella foto La Sirena di Magritte. (Grazie a Cristina per il suggerimento pittorico).

martedì 30 agosto 2011

parabola zen sull'amore

Era da un po’ di giorni che, ogni mattina, trovavo l’ultimo nato delle mie tartarughe rivoltato in giardino. Pensavo, data la stagione degli amori, che duellasse con gli altri maschi del gruppo, e stavo attento ché non me lo uccidessero. Invece oggi, uscendo, ho scoperto che, fra tutte quelle che ci sono, si è scelto come compagna la più vecchia del gruppo, che è grande quasi il doppio di lui. Ha provato a montarla e non ce l’ha fatta, è caduto all’indietro ed è finito sottosopra. Io l’ho preso e l’ho rigirato: “Senti, ma perché proprio lei? Cioè, ho capito che ti piace ma ragionaci un attimo, è troppo grossa per te! Prenditene una più piccola, alla tua portata!” E lui, piccolo ma testardo, mi ha fissato nervoso negli occhi e mi ha detto: “Mi piacciono grosse, perché fanno cic-ciac!” E allora io gli ho dato una foglia di lattuga, per consolazione, e gli ho risposto: “Lo sai, tu farai strada nella vita!”