Visualizzazione post con etichetta l'aquila. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta l'aquila. Mostra tutti i post

domenica 27 novembre 2022

il giorno dopo

Il giorno dopo ci vanno tutti in TV, come Cassandre del giorno dopo, a ripetere come si poteva evitare ciò che si sapeva ma non era prevedibile che succedesse proprio il giorno prima. Giornalisti ed esperti, opinionisti alle prime armi, gente con un pensiero unico in testa, politici contriti o agguerriti e pronti a fare ciò che va fatto ma sempre dopo e troppo tardi, con o contro qualcuno; i sindaci, la protezione civile, chi ripete che «questo non è il momento delle polemiche», le vittime senza più casa né parenti, i cani sciolti, i poveracci, gli inviati alla prima ribalta televisiva, quelli che non pensavano, quelli che in quattro e quattr’otto tirano fuori una raccolta fondi per le vittime e ci campa. E mai nessuno che squadri in faccia i volti degli abusivi e delle giunte, degli Uffici tecnici coinvolti, dei corrotti che fanno l’occhiolino a chi dà i voti in cambio di un condono, di un permesso per palazzinari e costruttori, dei cretini, di chi appalta e fa i controlli ad occhi chiusi, non immaginando, non pensando, non sapendo, di tutti coloro che si sono arricchiti o hanno semplicemente lavorato sapendo di rischiare, ma finché non succedeva tu prova, prova, che male c’è a provare, è questa la regola generale, andare avanti fino all’emergenza, che tanto i danni poi paga lo Stato. Così tutto monta e diventa come nulla, come ogni volta, un violento baraccone mediatico in cui ciascuno fa la sua parte, recita a soggetto, e più degli altri chi sul disastro ci fatica, perché se tutto è produzione e commercio allora anche il disastro è attività produttiva. Mi sono ricordato all’Aquila dieci anni fa, in mezzo allo sfacelo di palazzi antichi sul punto di crollare, ma puntellati a ogni centimetro da tonnellate di impalcature che li nascondevano, quasi sostituivano, un pompiere stanco morto di aspettare tre anni di stipendi arretrati. E mi sono chiesto se almeno lui nel frattempo l’hanno pagato.

sabato 26 gennaio 2019

sciacallaggio


Oggi ho visto il servizio di Berlusconi a L'Aquila: non so con quale coraggio ci sia tornato dopo la sua gestione politica dell'emergenza terremoto di dieci anni fa. Eppure c'è ancora chi lo applaude. Poi dicono: prima devono venire gli italiani che hanno bisogno. Mai che si aggiunga (vedi proprio il caso de L'Aquila) come spesso il problema non sono gli stranieri che vengono a rubare risorse, ma gli italiani stessi che speculano sulle sventure dei loro connazionali, dei fratelli, come sciacalli. Non a caso una delle parole più usate intorno al disastro che colpì quella bellissima città è stata proprio "sciacallaggio", declinata in ogni suo possibile significato.  

(La foto l'ho fatta io nel 2012, L'Aquila per fortuna non è morta e resiste)


lunedì 25 agosto 2014

perché?



In ItaGlia servirebbero 10 miliardi per ricostruire una splendida Città.
Spendiamo 11,8 miliardi per costruire una fiera.
PERCHÈ?

(opera di Pep Marchegiani)

domenica 12 gennaio 2014

guardando il telegiornale: due pensieri

1. Pensando a quanto successo in questi ultimi anni a L'Aquila, a ciò che succede in queste ore, a Cialente che lascia benché si dichiari sconfitto ma innocente di colpe di altri, a me viene in mente solo una frase del filosofo marxista Diego Fusaro, che mi sembra perfetta per questa e anche per altre simili situazioni (pure troppe):
"Nel momento in cui la sinistra smette di interessarsi a Marx, occorre smettere di interessarsi alla sinistra: il paradosso sta nel fatto che essa, che è il problema, continui ad autointerpretarsi come la soluzione."

2. Possibile che a me che sono ateo le uniche serie novità sotto il profilo civile e politico me le debba dare il papa?

sabato 19 gennaio 2013

vita di giovanni n°3

Giovanni nato a L’Aquila nel 1989
quando finito si diceva il secolo corrotto
a ventitre anni sopravvissuto al terremoto
che gli ha strappato la casa
agli sciacalli mediatici alle panzane politiche alla rabbia
che ti guasta il sangue nelle vene
ghiacciato per sempre dopo l’ultima neve comincia
la sua terza vita. Suonava il jazz
in giro per la città si trascinava il contrabbasso
come una cassa da morto. Dopo il crollo
all’incalzare della sua seconda vita si è deciso
di averne abbastanza della morte di odiarla con tutte le sue forze
cominci a rompermi! le ha detto alla resa dei conti
la sua immagine spaurita nello specchio
dando una stretta all’esistenza come a una corda.
Studia architettura profugo a Pescara
deciso a ricreare la città rimetterla in piedi più sana
con anticorpi a prova di disastro.
Si è infilato così con decisione nell’immensa corrente della Storia
che non lascia meno profughi o più illesi
eppure rende gli uomini più liberi. Fa suo il motto zen:
assumiti la vita come lei assume te.

giovedì 31 maggio 2012

tre considerazioni sul disastro in emilia e dintorni

Prima considerazione. Con tutto il rispetto per le vittime, da ciò che si vede il terremoto in Emilia Romagna rimarcherà ancora una volta la differenza di trattamento istituzionale fra Nord e Sud del Paese. Se così non fosse il copione è già scritto (L'Aquila, l'Irpinia, ecc...) e l'Emilia è condannata.
Seconda considerazione. Arriva oggi la notizia, già paventata, dell’aumento di altri due centesimi sulle accise benzina. In questo modo l’intero Paese, meno qualcuno, si assumerà il compito di ricostruire l’Emilia. La speranza (sempre per la storia del copione qua sopra) è che i soldi arrivino a chi servono. Per il resto è altrettanto chiaro, in nome del decreto “quando si comincia non si torna più indietro”, che i nostri nipotini non vedranno la pensione ma pagheranno ancora quei due centesimi, finendo per considerare l’Emilia esattamente come l’Etiopia: un nome su un elenco senza più lacrime a mitigare la vergogna.
Terza considerazione. Già da un po’ mi sono fatto l’idea che il momento più basso della storia della nostra Repubblica l’abbiamo raggiunto con Napolitano, quel giorno in cui la Merkel si è sentita costretta a chiamarlo per “suggerirgli” di mandare a casa Berlusconi, dopo anni di agonia, silenzi oppure menzogne. La verità nuda e cruda è che Napolitano è vecchio (non solo in senso anagrafico) e inadatto ai tempi che corrono. Ci sono molti ruoli che un uomo può giocare in particolari periodi storici e non a tutti è dato di averli in primo piano. Se Napolitano, che un giorno verrà ricordato come il telefono bianco del Quirinale, al momento giusto fosse rimasto a casa a scrivere le sue memorie quanto più bene avrebbe fatto al nostro Paese.