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venerdì 24 giugno 2022

il colombaccio

 Stanotte ho sognato di essere un colombaccio che se ne stava posato sulla cima del cedro nel mio giardino e guardavo quello nella casa di sotto chiedendomi chissà cosa si vede da laggiù e chissà che cosa pensa di me che sto quassù e ogni tanto mi scappava di gracchiare con una voce che sembrava un po' cupa ma in realtà era giocosa e tradotta significava Povero stronzo, Povero stronzo, Povero stronzo. Ma non sapevo bene a chi lo dicevo, se a me stesso in alto oppure a quello di sotto.

lunedì 14 dicembre 2020

arrossire

Oggi un ragazzo assai romantico che mi ricorda tanto com’ero io alla sua età, mi ha detto che ha capito che solo quando si muore si ha successo nell’arte – cosa che in buona parte credo anche io: o morti o pseudotali, ovvero simulacri – per cui ha voluto confidarmi il suo piano: fare subito molto clamore e poi morire giovane. Che mi ha fatto molta tenerezza, perché io alla sua età la pensavo uguale (morirò a trent’anni, dicevo io). Quindi, per una sorta di rispetto verso di lui e verso il me stesso che ero, gli ho voluto dire la verità. È una fesseria, gli ho detto. Nel senso che funziona solo se sei molto bravo o molto fortunato. Perché i morti bravi hanno successo, ma i morti meno bravi alla fine sono morti e basta. Ci è rimasto male. Vuoi dire che non sono abbastanza bravo? Questo non lo so, ma invece di pensare a come morire in grande, che è una cosa molto stupida, dovresti goderti di più la vita e basta, almeno quella che hai. I poeti morti, per quanto bravi siano, non si godono niente, nemmeno il loro successo. Sinceramente più sfigati di loro, per me, non c’è nessuno. Ecco allora che ascoltandomi mi sono sentito, per un attimo, diventare padre di me stesso, a darmi lezioni di vita che alla sua età non avrei voluto sentire. Non da me, almeno. Insomma, oggi mi sono guardato allo specchio e sono arrossito.

martedì 30 settembre 2014

la montagna

Con Girgenti parliamo di sogni, i miei bagnati, i suoi più raffinati, in quest’aria tropicale. Quali sono, quali sono i tuoi, le chiedo e lei di rimando a me. Nessuno parla eppure i nostri sogni sono palpabili. Il suo di un vecchio amore mal guarito, il mio di una terra senza peso, senza più fatica. Sogni impossibili come rimpianti, feroci a volte, con bocche dentellate dal buio. E io, io le chiedo, io forse non ti basto? Non sei il mio tipo, mi risponde ridendo, ma piuttosto uno specchio, una spalla, un compagno di bevute nascosto fra i miei piedi, poco prima del sonno. Mi sei cara, le dico. Anche tu, mi risponde. Ma qui, lo sai, non c’è spazio per altro che tempo, tempo e sogni, bestemmie, e una parola che regga meglio allo sconforto dei tanti amanti che passano senza mai far rumore. Anch’io sono perduto, Girgenti, ma cerco ancora vie d’uscita verso il cielo. E cosa conta più per ritrovare la strada? L’affetto, mia stella, l’affetto, mi canta Girgenti con la sua voce di donna, l’affetto è la cosa più bella. Guardo dal basso, nascosto fra i suoi piedi, la sua fronte ostinata, l’altissima montagna dei suoi sogni, che ronfa e ribolle di fuoco come l’Etna.

martedì 19 marzo 2013

prestami attenzione

ti schiuderò il mio mondo fatto di riguardi.

M’inchino al tuo passaggio profumato
ti porgo una sedia ed un bicchiere
la toletta che specchi il tuo splendore armato
ti chiudo la portiera quando parti
verso un’altra guerra giornaliera
dimentica del mondo alle tue spalle
intenta al tuo divino ufficio
e sto lì in attesa che ritorni
in veglia ansiosa
preghiera silenziosa
tu mia Giovanna D’Arco senza gloria
ed io al tuo seguito
attendente.

sabato 9 febbraio 2013

il tuo viso lama nella curva dell’ovale...

Il tuo viso lama nella curva dell’ovale specchia
l’entusiasmo converte al dolore la vita bestia
che rivolta il desiderio nelle viscere bersi
è l’essenziale raschiare che rimane nelle labbra.

sabato 19 gennaio 2013

vita di giovanni n°3

Giovanni nato a L’Aquila nel 1989
quando finito si diceva il secolo corrotto
a ventitre anni sopravvissuto al terremoto
che gli ha strappato la casa
agli sciacalli mediatici alle panzane politiche alla rabbia
che ti guasta il sangue nelle vene
ghiacciato per sempre dopo l’ultima neve comincia
la sua terza vita. Suonava il jazz
in giro per la città si trascinava il contrabbasso
come una cassa da morto. Dopo il crollo
all’incalzare della sua seconda vita si è deciso
di averne abbastanza della morte di odiarla con tutte le sue forze
cominci a rompermi! le ha detto alla resa dei conti
la sua immagine spaurita nello specchio
dando una stretta all’esistenza come a una corda.
Studia architettura profugo a Pescara
deciso a ricreare la città rimetterla in piedi più sana
con anticorpi a prova di disastro.
Si è infilato così con decisione nell’immensa corrente della Storia
che non lascia meno profughi o più illesi
eppure rende gli uomini più liberi. Fa suo il motto zen:
assumiti la vita come lei assume te.

sabato 15 dicembre 2012

tu non conosci il potere di una rima

Né mai saprai del bene che ti porto
il conto dei giorni negati
alla pienezza di un rapporto
che io so e tu sospetti amore.
Inutile mostrarti ancora
il punto debole del cuore
nient’altro che il tuo specchio.
I nidi vuoti sul bordo
della strada riempivano i miei occhi di rimorso.