Sto affrontando un estenuante viaggio in pullman, afflitto da tremendi dolori di pancia. Quando dopo molti patemi il pullman ferma a una stazione di servizio, grato corro verso i bagni dove mi piego sul vaso già orribilmente sporco e mi svuoto di tutto. Provo a tirare lo scarico, ma non funziona. Lo tiro due volte e nulla. Mi arrendo, ma proprio mentre sto per uscire entrano nel bagno due uomini e una donna che stanno discutendo fra di loro concitati. Non capisco cosa dicono, ma quando mi vedono lì i loro sguardi si fanno disgustati, come se li stessi spiando e uno dei tre, quello dall’aria più spiccia, si guarda intorno e indicando il vaso lercio comincia a insultarmi: “Lei si vergogni, si vergogni per quello che ha fatto! Lei è un uomo orribile! Ripulisca immediatamente ogni cosa”. Io così, schiacciato dal peso delle sue accuse, pieno di rimorso e di disgusto per me stesso, mi piego ancora una volta sul vaso e senza guanti infilo le mani nude nei rifiuti organici che affiorano e comincio a raccogliere la carta umida che intasa lo scarico riversandola nel cestino accanto al muro. I tre mi guardano ridendo, finalmente riconciliati. Mentre lavoro con la gola serrata dalla ferocia degli odori, controllando attraverso la finestra mi accorgo che il mio pullman è ripartito. “Tutto questo non è giusto, io non me lo merito!” dico con gli occhi umidi, ma non so se per la commozione o per la nausea. Loro tre continuano a ridere, l’uomo che mi ha rimproverato più degli altri. “Lei non capisce, è tutta colpa di questo mio senso del dovere se sono qui!”. Ride ancora più forte. “Lei non capisce, non capisce proprio. Il mio senso del dovere è talmente forte che se lei me l’avesse chiesto” dico indicando la donna “io l’avrei strangolata senza pensarci due volte!”. L’uomo ride ancora più forte, deliziato.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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martedì 25 luglio 2023
giovedì 20 febbraio 2020
bagni
Tribunale di Bari. Girare per un quarto d'ora buono, spediti a destra e a manca fra i vari piani del palazzo, solo per trovare un bagno che non sia guasto e non trovarne nemmeno uno. Il mio abbraccio a chi ci lavora e si porta le bottiglie da casa.
martedì 11 luglio 2017
di padre in figlio
Come ogni volta che non sto proprio bene, mi lascio andare al bisogno compulsivo di comprar libri per riempire il vuoto con le parole degli altri. Anche ieri, approfittando di un buono, mi sono lasciato andare. Mio padre mi guarda e scuote la testa perplesso. Dici sempre che non c’hai soldi… Dove cazzo li prendi i soldi per comprarti tutti questi libri? Non esco la sera e quello che metto da parte me lo spendo in libri, gli dico. E tu non esci la sera con gli amici per comprarti i libri? Mio padre, che poi è quello che mi ha instillato l’amore per la lettura, sembra ancora meno convinto di prima. Ma hai visto quanti sono, ma quando li leggi tutti questi libri che ti compri? Me li leggo la mattina in bagno, gli rispondo io con la mia solita battuta. Ma mio padre mi conosce e mi frega. Mi immagino che cacate intelligenti che ti fai, bravo complimenti!
sabato 30 gennaio 2016
per fortuna
Che bello quando scrivi a un'autrice, con tutto il tatto possibile, che secondo te il suo libro non è adatto alla pubblicazione e lei ti risponde: "Per fortuna che poco dopo averlo spedito a voi ho firmato un contratto con un'altra casa editrice. Grazie lo stesso per averlo letto." Sono i momenti in cui sono contento di leggere i manoscritti in bagno.
sabato 23 maggio 2015
due poesie sui figli, dal bagno
Ingegnoso, mio figlio si chiude nella doccia
incolla un foglio al vetro, dall’esterno,
e per un’ora, immerso nel vapore,
impara a memoria Ugolino.
Scendono l’acqua e i versi, lui sussurra,
mi costa una fortuna, ma alla fine
esce lavato, profumato, pieno
zeppo di endecasillabi.
*
Mi lavo i denti in bagno.
Ho un bagno.
Ho i denti.
Ho una figlia che canta
di là dalla parete.
Ho una figlia che ha voglia di cantare
e canta.
Può bastare.
(Valerio Magrelli, Sangue amaro, Einaudi 2014)
incolla un foglio al vetro, dall’esterno,
e per un’ora, immerso nel vapore,
impara a memoria Ugolino.
Scendono l’acqua e i versi, lui sussurra,
mi costa una fortuna, ma alla fine
esce lavato, profumato, pieno
zeppo di endecasillabi.
*
Mi lavo i denti in bagno.
Ho un bagno.
Ho i denti.
Ho una figlia che canta
di là dalla parete.
Ho una figlia che ha voglia di cantare
e canta.
Può bastare.
(Valerio Magrelli, Sangue amaro, Einaudi 2014)
giovedì 19 marzo 2015
vibrisse
Stamattina, fissandomi allo specchio, mi sono accorto che c'era qualcosa di strano nei miei baffi. Sottili peli bianchi si allungavano dagli altri più scuri, come le vibrisse di un gatto. Avevo anche il naso umido, così per un attimo mi sono illuso di starmi trasformando davvero in un gatto e ho cominciato a miagolare in bagno. Invece no, non ero un gatto, ma solo un padre senza figli che giocava allo specchio con la sua immagine. Così, al mio figlio mai nato che avrebbe potuto portarmi a casa, oggi, il suo disegnino di un padre scemo con le vibrisse, faccio i miei migliori auguri di aver trovato altrove qualcuno meno scemo di me, ma che abbia almeno le orecchie a punta.
domenica 16 febbraio 2014
martedì 21 maggio 2013
un goccio d’acqua
Tutte le volte che da Pennabilli
vado a Santarcangelo in corriera,
dopo Pietracuta c’è una stazione
abbandonata da cinquant’anni
senza più le rotaie davanti
dove passava il treno a scartamento ridotto
che veniva su da Rimini con il puzzo del pesce
e poi tornava con l’odore della muffa dei formaggi.
Anche mio padre andava su e giù per la montagna
prima col cavallo e dopo col camion
che saltava lungo la strada piena di buche;
però se nevicava allora prendeva il trenino
e da casa nostra Friz gli correva incontro.
Ma più di tutto dalla corriera guardavo il gabinetto
vicino alla stazione coperto da una vite americana
dove i viaggiatori si fermavano a fare un goccio d’acqua.
Raccontano che un pomeriggio è sceso un uomo
nero come il carbone e ha domandato al capostazione
un secondo di tempo che aveva bisogno di far qualcosa là dentro.
Poi si è saputo che era il poeta Pound
che era stato a Santa Maria d’Antico
una mattina intera nella chiesa a guardare
la statua di Luca della Robbia, da solo.
(Tonino Guerra, da L’albero dell’acqua)
vado a Santarcangelo in corriera,
dopo Pietracuta c’è una stazione
abbandonata da cinquant’anni
senza più le rotaie davanti
dove passava il treno a scartamento ridotto
che veniva su da Rimini con il puzzo del pesce
e poi tornava con l’odore della muffa dei formaggi.
Anche mio padre andava su e giù per la montagna
prima col cavallo e dopo col camion
che saltava lungo la strada piena di buche;
però se nevicava allora prendeva il trenino
e da casa nostra Friz gli correva incontro.
Ma più di tutto dalla corriera guardavo il gabinetto
vicino alla stazione coperto da una vite americana
dove i viaggiatori si fermavano a fare un goccio d’acqua.
Raccontano che un pomeriggio è sceso un uomo
nero come il carbone e ha domandato al capostazione
un secondo di tempo che aveva bisogno di far qualcosa là dentro.
Poi si è saputo che era il poeta Pound
che era stato a Santa Maria d’Antico
una mattina intera nella chiesa a guardare
la statua di Luca della Robbia, da solo.
(Tonino Guerra, da L’albero dell’acqua)
mercoledì 12 maggio 2010
sabato 8 maggio 2010
domenica 18 aprile 2010
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