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sabato 1 luglio 2023

nuvola

Non vado a Bari da un secolo. Oggi ci vado per il Lungomare di Libri e infatti il meteo promette piogge e nubifragi. Quando si dice portarsi dietro, in direzione ostinata e contraria, la propria nuvola fantozziana.

giovedì 20 febbraio 2020

bagni

Tribunale di Bari. Girare per un quarto d'ora buono, spediti a destra e a manca fra i vari piani del palazzo, solo per trovare un bagno che non sia guasto e non trovarne nemmeno uno. Il mio abbraccio a chi ci lavora e si porta le bottiglie da casa.

martedì 17 dicembre 2013

eccoci dunque vicini e in corsa per bari...

Eccoci dunque vicini e in corsa per Bari
tu cuore navigante e avventuroso
io gambe di vecchio marinaio
tu luce al sapore di cannella
io voce che ti canta buffa e bella
io vecchio cantastorie senza pace
tu orecchio che mi avvolge e dà riparo.

venerdì 5 luglio 2013

narcissus



L'opera, di Daniel Pesta, è esposta in questi giorni a Bari, all'interno di una collettiva dal titolo Liquid Borders, a cura di Fausta Maria Bolettieri e Luca Curci.

sabato 29 giugno 2013

madonnella

Una mattina, senza che ci sia una vera spiegazione, lo prende una felicità così grande che non riesce a restarsene a letto. È appena giorno, ma si accorge, affacciandosi dal balcone della stanza, di come i condomini spellati di fronte risuonino di vita, di chiacchiere e tv a basso volume, profumino di caffè e di bucato fresco, di sughi preparati per il pranzo, di merda calda di piccione e del vibrare dei gatti in agguato sui tetti più in basso. Perfino il gatto di casa lo osserva dal fondo della cucina con gli occhi spalancati, quasi avesse di fronte un ospite nuovo. Si sentono i treni fischiare in lontananza e ogni cosa intorno è immersa nel fresco rigenerante del primo mattino d’estate.
È irrequieto, va avanti e indietro per la casa, in punta di piedi per non fare rumore e svegliare gli altri. Si muove in piccoli cerchi concentrici, immaginandosi come un tuffo nell’acqua che si riverberi intorno nello spazio della casa, gira prima su se stesso, poi intorno a un asse immaginario, e a ogni giro allunga il suo tragitto di poco, un passo alla volta, un passo alla volta, ma in silenzio, fino a che il suo giro comprende l’intera casa, tocca ogni muro dell’appartamento, fino a che i muri stessi non riescono più a contenerlo, e allora spalanca la porta dando un gran respiro, per inalare la polvere delle scale mentre si affaccia sul pianerottolo.
E c’è polvere e aria consunta, ma non solo, intercetta un odore che si spande per la tromba delle scale, riempiendole della sua fragranza, un odore talmente diverso che ci mette un po’ per capire cos’è, profumo di rose. Viene dalla figlia del cartolaio in pensione che sta al primo piano, che scende lentamente le scale del condominio, a braccetto del padre, per andarsi a sposare. Li vede affacciandosi giù attraverso la ringhiera. Suo padre in giacca grigia, umile ma dignitoso. E lei giovanissima, quasi una bambina, con un vestito bianco e corto che le lascia scoperte le gambe caramellate dall’abbronzatura, e un odore di rose pieno di speranza e di mistero. E anche lui, in ciabatte e pigiama, decide all’improvviso di rimanere in quella scia di profumo il più a lungo possibile, dimenticandosi del resto, e di seguire la sposa giù per le scale del palazzo e poi fin in fondo alla strada, dove li aspetta una macchina ben lucidata.
Così vanno in quello strano corteo lungo il marciapiede, sul lato in ombra della strada, padre e figlia silenziosi e indifferenti, quasi regali nel loro ignorarlo, e lui dietro, strambo testimone del fascino di una sposina. Incrociano i loro vicini che già in costume, col telo sulla spalla, vengono fuori dai portoni, e attraversano il quartiere a piedi per fare il bagno sulle spiagge oltre i palazzi, a Pane e Pomodoro. Sollevano la mano per salutare e per sfottere, quando di sabato mattina passa il bus semivuoto dei professionisti sofferenti in cravatta. Fanno gli auguri alla sposa, e sono allegri e lievemente assonati, lenti mentre strascinano le infradito sul marciapiede, né gli sembra che riescano davvero a sentire quell’odore, che adesso riempie anche la strada, a condividerne con lui la meraviglia. Lo fissano curiosi mentre va svagato, in ciabatte e pigiama, dietro alla sposina e a suo padre, e lui saluta tutti a bassa voce, con un cenno cortese della testa, e per ognuno ha, di contro, uno sguardo carico di domande che non verranno mai pronunciate.

mercoledì 13 giugno 2012

fenomenologia di cassano

Se ci fate attenzione più o meno ogni due anni Cassano se ne esce con qualche cazzata delle sue, di quelle che fa indignare e saltare sulla sedia mezzo mondo, il mezzo mondo bene appassionato di sport, ma con eleganza. A me personalmente viene sempre da ridere e non tanto per ciò che dice, l’equivalente (portato in tv) delle solite stronzate da bar, ma per le reazioni che suscita e che sono frutto, evidentemente, dell’ipocrisia sociale che ci caratterizza e che non riesce ad ammettere che un campione sportivo strapagato, un esempio per i giovani, un uomo venuto dai quartieri poveri che ha realizzato il tipico sogno americano sia anche, no non un uomo di poche letture (come gli rimprovera Vendola), ma un vero e proprio minchione da bar come ce ne sono tanti, uno come te e me per dirla tutta, uno che il sogno americano l’ha realizzato ma solo a metà, quella dei soldi, senza però che questo sogno l’abbia anche cambiato, migliorato come uomo.
La gente rifiuta di ammettere la semplice verità e la semplice verità è che Cassano era e rimane un ragazzo cresciuto nella periferia, brutta sporca e cattiva, di Bari vecchia, un animale da combattimento continuamente nell’arena, uno che se ne frega altamente di essere politically correct (perché può permetterselo) e a cui si rimprovera una mancanza di eleganza che non solo non ha mai avuto ma nemmeno vuole. Perché pretendiamo da lui che sia migliore di ciò che è? Forse perché ci assomiglia troppo e non offre alcuna speranza di redenzione all’immagine fallimentare che abbiamo di noi e del nostro quotidiano? Perché dovrebbe imparare le buone maniere? Per andare a fare le comparsate in tv e far vedere come c’è speranza, invece, per tutti? Ma lui i soldi se li è fatti e continua a farli per essere un animale arrabbiato nell’arena, mica un presentatore “acchittato” del piccolo schermo. Chi vorrebbe davvero assomigliargli, alla fine?
Alla fine dei conti ciò che dice può non piacere, così come può non piacere la cretinata sentita al bar dai vecchietti del tavolino vicino, eppure Cassano resta, incredibilmente, il più onesto di tutti per il semplice motivo che se ne fotte delle convenzioni, di essere altri che se stesso e di dire, pane al pane, tutte le incredibili minchiate o battutacce volgari che gli vengono in mente, come farebbe un qualsiasi stronzo da bar, uno come te e me. Al massimo poi chiederà scusa per quietare gli animi. Ma tanto cosa gli possono fare? Sospenderlo dalle dirette televisive? O dalle partite da cui lui e tanti altri dietro di lui guadagnano quelle cifre straordinarie che tanto gli invidiamo?
No, la cosa sconcertante è che ci sia ancora gente che spalanca la bocca, indignata, di fronte alle sue dichiarazioni invece di fare la cosa più semplice, quella che normalmente si fa nei bar, e cioè prendere e andarsene, cambiare canale. Qualcuno adesso dirà che la tv non è il bar, ha un altro peso, un’altra risonanza e io invece rispondo che la tv in questo preciso momento storico è proprio come con un vecchio bar di Bari vecchia, allo stesso livello, non ha un grammo di qualità o di eleganza in più, anzi, le manca persino quell’umanità che fa del bar di Bari vecchia un’esperienza interessante o quantomeno curiosa, comunque meritevole.
La gente si indigna e il problema di fondo è tutto loro, che magari segretamente sognano per i propri figli un futuro di successo “facile” simile a quello di Cassano, e non si capacitano che un simile “rozzo” non corrisponda alla propria idea di eroe nell’arena: bello giusto e immacolato. Possibile che mio figlio possa diventare un tale stronzo? Sì, è possibile, anzi, forse ci è già arrivato da solo mentre tu stai ancora pensando a quello che ha detto ieri Cassano.
La realtà spesso è molto elementare e Cassano è una cura necessaria, per la nostra immaginazione imbevuta di sogni televisivi e telecronache sportive, di realtà pura al 100%.

lunedì 19 marzo 2012

ma se tu sei a bari tutto il giorno...

Ma se tu sei a Bari tutto il giorno e io
pendolare di ritorno
non posso che seguirti
non potrò che amarti su di un lungomare al sole
cercare inutilmente il tuo odore salmastro
il movimento verdastro dell’onda
irrequieta sfuggente
le carezze trattenute dal filato delle calze
dalla finta indifferenza con cui dici
ho dei piani ben precisi per noi due
sul treno della sera
ti chiedo è la promessa
di felicità senza censura?

lunedì 26 aprile 2010

reportage: bari all'incrocio dei mondi





























































I miei amici dicono che è nel ritratto che do il meglio di me come fotografo. Finora mi sono sempre limitato sul blog per problemi di privacy ecc... Poi oggi mi sono deciso ed ecco un reportage realizzato fra le strade di Bari e incentrato sulla semplicissima idea che di una città sono le persone a fare la storia e non le architetture. Spero pertanto, attraverso questi miei ritratti, di essere riuscito a raccontare cos’è Bari per me e come la vivo e la sento: un luogo perennemente all’incrocio fra vecchio e nuovo, fra est ed ovest, in bianco e nero. Un incrocio di storie, com’è sempre una città. Un paio di foto le avevo già pubblicata in passato. Le rimetto qui perché nelle mie intenzioni sono parte integrante della serie e necessarie al discorso.