Nel
sogno ero talmente lontano dalla voce che mi chiamava – in un mondo
tutto fatto di sordomuti che comunicavano i loro sentimenti
fotografandosi l’un l’altro, e regalandosi foto dove i visi erano
semicancellati dai flash – che non riuscivo a svegliarmi. – E se non
volessi tornare? chiedevo, ma nessuno lì poteva rispondermi. Nessuno
tranne la voce che sentivo chiamarmi – Antonio, Antonio – e non sapevo
dov’era, né in che modo raggiungerla. Che sogno diabolico, pensavo.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
mercoledì 8 gennaio 2025
voce
domenica 30 luglio 2023
perdere la voce poetica
Ieri a Noci incontro un ragazzo che dice sempre di voler pubblicare con me. Ha appena comprato dei libri, per cui gli chiedo: Tu mi devi togliere una curiosità, perché dici sempre che vuoi pubblicare con me e non ti vedo mai che compri dei libri miei? – Antò, ma scherzi, metti che mi piacciono così tanto che comincio a imitarli, poi perdo la mia voce poetica! – Non ho capito, quindi i libri che hai comprato adesso li hai presi perché ti fanno schifo? – Questi? (scoppia a ridere). Ma no, questi sono per mia madre, io non leggo mica!
domenica 26 marzo 2023
verso + voce
Ho
letto adesso che oggi pomeriggio è morto Ivano Marescotti che per me
era soprattutto la voce teatrale di Lello Baldini. Lo so che può
sembrare poco da dire per un attore che ha fatto così tanto, ma un testo
è sempre verso + voce che danno vita a un mondo. Il mondo di Baldini
era sempre qualcosa di vagamente spostato, di folle, come se un certo
tipo di follia romagnola con il suo spirito ferino, le atmosfere
sulfuree, fosse stata trapiantata nella follia urbana di Milano ereditata
dal Porta, con questi ritmi lunghi, ronzanti, ondivaghi, pieni di
domande non risolte. Non era facile abitare in questo mondo, ma
Marescotti lo aveva fatto suo, se lo coccolava come una chioccia anche
se si scherniva dicendo di non parlare proprio lo stesso dialetto, lui
era di Bagnacavallo, non di Santarcangelo. Ma tutto tornava se
inquadrato in questo lieve slittamento. Così Baldini era il verso e
Marescotti la voce. Il tema la follia del mondo. Con Marescotti è finito
il mondo, e ora ci resta soltanto una follia senza la bussola.
giovedì 16 febbraio 2023
voce
Mi sono appena ricordato, come in un flash, che stanotte ho sognato la voce di mio padre com'era qualche anno fa, squillante allegra e rumorosa, ed era così bello riascoltarla nel sogno che mi ci sono chiuso sopra come un'ostrica intorno alla perla. Adesso l'ho di nuovo perduta, mi sfugge di mano esattamente come ieri, ma sono strafelice persino nella perdita, perché ho avuto la certezza, che mi viene dal sogno, che anche se consciamente non sono più in grado di sentirla, nemmeno concentrandomi, da qualche parte dentro di me è rimasta inpigliata una traccia, un suono e quando dormo, sciogliendo qualche nodo, potrà ancora riemergere. Non l'ho dimenticata.
giovedì 29 dicembre 2022
lost in translation
Mi
sono appena chiesto che si perde nella traduzione di chi non ha più
voce. Pensavo al Papa che si rivolge a Dio in questo minuto, e se
persino Dio qualcosa non afferra quando prega ormai al di fuori dal
linguaggio. Così simile a mio padre quella voce, a quelle volte che
cerca di parlarci e con lo sguardo si dispera se provo a indovinare cosa
si nasconde nel suo rauco brontolare, che si affanna per trovare un
suono, e poi gioisce ogni volta che lo afferro con una gioia umida negli
occhi. Cosa ho perso nella traduzione di quel suono, oggi me lo chiedo,
e provo a ricordare il modo in cui agganciava le parole, la risata
acuta, pungente, popolana, gli scatti a volte bruschi che restano
inespressi nella gola, aggrovigliati negli occhi, la risata che non si
scioglie, la voce che non mi ricordo, la voce che mi accarezzava e ormai
non è più nulla, un ramo secco d’inverno, nell’inverno che non si può
cambiare.
mercoledì 30 novembre 2022
voce
Mio padre che con la salute ha perso anche la voce, o meglio gli è venuta una voce bassa cupa e aggrovigliata che è come un rantolo in cui non si capisce più nulla, mi sembra la voce dei tempi in cui viviamo, con tanta rabbia in corpo ma nessuna capacità di articolare i suoni per comunicarla come si deve, e ormai simile a un rantolo di bestia. Dal nulla ci salva l’ironia, come quando ascolto un disco, passa mia madre e mi chiede: Quando l’hai registrato papà che cantava? Ed è la voce di Tom Waits.
giovedì 20 ottobre 2022
mistero
Il mistero di mio padre che quando parla ormai non si capisce più nulla, ma ogni volta che in TV viene fuori un qualsiasi rappresentante politico comincia a gridare ANIMALI! PORCI! PORCI! e la voce gli torna nitida, accesa dal suo odio di classe.
martedì 14 settembre 2021
le buche
C’era un poeta che voleva fare qualcosa per il suo paese. Così ogni giorno scriveva una poesia e la sera la leggeva in piazza. Qualcuno lo ascoltava e qualcuno no, ma tutti gli dicevano Non basta. Così il poeta decise di impegnarsi sul serio, si mise a far politica, si fece eleggere assessore e organizzò un grande festival dove invitò moltissimi altri poeti che leggevano con lui, incantando o scandalizzando il pubblico, e qualche volta annoiandolo. I suoi compaesani però gli dicevano sempre Non basta. Così il poeta, che era una persona onesta e non voleva rubare il suo stipendio, prese la cazzuola e del bitume e cominciò a chiudere le buche per strada. La gente che passava lo guardava e lo sfotteva: Finalmente un poeta che lavora. Ma stavolta era soddisfatta, anche se la sera in piazza non c’era più niente da vedere.
domenica 26 gennaio 2020
aneddoto
lunedì 20 gennaio 2020
assaporare
mercoledì 6 febbraio 2019
la poesia compagna
domenica 26 novembre 2017
la nostra voce non si spezza
al presidente all’impiegato
andate a dirlo al papa
e al magistrato andate
e dite al sindaco al suo capo
la nostra voce non si spezza
nemmeno respirando
l’aria spessa nemmeno
con l’acqua alle ginocchia
mentre ci gridate state zitti
silenzio fate i bravi
la nostra voce non si spezza
è un continuo ronzare
e vi dà noia ma è rumore
d’aeroplano in partenza la voce
del motore che sale.
sabato 25 novembre 2017
una poesia di alejandra pizarnik
a Cristina Campo
Son mis voces cantando
para que no canten ellos,
los amordazados grismente en el alba,
los vestidos de pájaro desolado en la lluvia.
Hay, en la espera,
un rumor a lila rompiéndose.
Y hay, cuando vien el día,
una partición del sol en pequeños soles negros.
Y cuando es de noche, siempre,
una tribu de palabras mutiladas
busca asilo en mi garganta,
para que non canten ellos,
los funestos, los dueños del silencio.
Anelli di cenere
a Cristina Campo
Sono le mie voci che cantano
affinché non cantino loro,
gli imbavagliati grigi nell’alba,
i vestiti di un uccello devastato nella pioggia.
C’è, nell’attesa,
un rumore di lillà che si rompe.
E c’è, quando arriva il giorno,
una partizione del sole in piccoli soli neri.
E quando è notte, sempre,
una tribù di parole mutilate
cerca asilo nella mia gola,
perché non cantino loro,
i funesti, i padroni del silenzio.
(traduzione di Florinda Fusco)
lunedì 15 maggio 2017
la poesia al tempo dei social
Le citazioni rubate ai poeti.
Ogni singola foto scattata
e aspirata nel filtro.
Ogni nostra dichiarazione di guerra.
L’ironia dei perdenti.
La mancanza di tutto la mancanza
di affetto. Quell’amore del dire
ogni giorno ciò che non sai dire nei versi.
L’amore nascosto fra le piaghe
della voce che squilla
per farsi sentire più alta
nel coro dei viventi.
Io non la rifiuto l’accolgo
come fosse di un fratello.
Ma quanto la odio quella voce
in cui ristagna
il verso dell’agnello?
giovedì 9 febbraio 2017
uno senza voce
se sono defilato dalla folla e non richiedo
il plauso o la carezza che asseconda
dal pubblico-padrone? Non credo
verrò mai celebrato se non da generosi
nel difendermi: non uno della massa lui
ma ancora uno dei tanti difettosi
uno senza voce perché fuori dal coro.
venerdì 9 settembre 2016
la voce
venerdì 19 agosto 2016
la porta
venerdì 29 gennaio 2016
la seconda
lunedì 16 novembre 2015
ho pietà della povera fallaci
la cui parola vale meno di niente
senza più capacità di difesa
da chi la adula e la offende.
Quanto vale il pensiero svalutato
di un’assente – pensiero che non vede
più il presente? Vale meno di niente.
E che sia savia o matta che importa?
Lei è morta. Indistinta sul vetro
moscerino spiaccicato nella corsa
ridotta a uno sputo a una macchia
senza storia che non sia rancore.
Ma la sua diversità è sua persino nell’errore.
Potesse ribadire a chiara voce:
«Anch’io sono vissuta – ricordate! –
proprio come voi: una donna armata
del mio cuore del mio nome
e poco altro» forse farebbero attenzione
pronunciando/denigrando le parole
di un cuore non loro.