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domenica 2 aprile 2023

noia

Tremenda questa cosa che la maggior parte dei libri dopo una certa età ti annoiano tutti... Come nel matrimonio, il vero miracolo da un certo momento in poi è trovarne uno che come lo cominci lo finisci...

domenica 18 settembre 2022

il sistema

Giovedì impagini il libro di D. e di E. Ti chiama A., ti chiede: “Perché non stai promuovendo il mio libro?”. Ti scusi, lo faccio domani. Venerdì ti svegli motivato: Oggi promuovo il libro di A. e visto che ci sono anche quello di B. e di C. Ma fra comunicati, email, telefonate, la promozione ti porta via anche il giorno dopo. Sabato sera hai mal di testa e sei in overdose da rapporti umani. Ti chiudi nella tua stanza, addio weekend. Domenica ti chiama D., ti chiede: “A che punto è il mio libro? Hai finito di impaginarlo?”. Ma è domenica, appunto, e devi ancora chiudere le carte per il commercialista, leggere un contratto, scrivere la mailing list, rispondere alle email. Lo faccio domani, dici. Lunedì ti chiama tuo padre, ha un problema imprevisto col medico e gli servi, rimandi a martedì tutto il resto. Martedì, però, devi chiudere le spedizioni per il corriere, sollecitare (inutilmente) quelli che non ti hanno pagato, già che ci sei passare l’aspirapolvere. Mercoledì ti svegli motivato: vado a Bari a rifornire le librerie. Ma ti chiama tua madre, ha un problema con tuo padre e gli servi, rimandi l’uscita a giovedì. Mercoledì pomeriggio D. si fa risentire (nervoso): “A che punto è il mio libro? Hai finito di impaginarlo?”. Ti scusi, lo faccio domani dici. Giovedì impagini il libro di D. Ti chiama A e ricominci. Lo racconto a un amico, mi dice: "Che vita di merda che fai, Anto’, non puoi fare tutto da solo, devi prendere qualcuno". Sì, ma come lo pago? "Fai come gli altri, trovati un secondo lavoro". Mi sembra un discorso assurdo. Non ho il tempo di fare un lavoro come si deve, e dovrei fare due lavori per pagare un altro al posto mio? "Allora fai come gli altri, prendi uno/a stagista, lo/a sfrutti, non lo/a paghi…"

domenica 18 agosto 2019

hanno inventato il sole

Sono un uomo talmente noioso che le mie vacanze le sto passando in casa, a leggere e a scrivere. Un amico viene a trovarmi e sbuffando mi fa: "Guarda che esistono altre cose... Forse non lo sai, ma hanno inventato il sole".

giovedì 24 maggio 2018

snob

Stamattina, in libreria, con un atteggiamento in cui non mi riconosco e di cui un poco mi sono vergognato, mi sono ritrovato davanti allo scaffale di poesia, per la maggior parte occupato dalla bianca di Einaudi. Così, per abitudine, ho dato una scorsa ai titoli, ne ho aperti un paio a caso e poi, quasi scocciato, ho rimesso tutto a posto mentre pronunciavo la parola: “Cacatine”. E mi sono sentito in colpa per averlo detto a voce alta.

martedì 7 febbraio 2017

incontro con vittorino curci

Molta narrativa oggi mi annoia. Leggo 50-70 pagine di un libro e poi lo abbandono per noia. Mi pare che gli scrittori di oggi abbiano, quasi tutti, una carenza di ambizioni nei confronti della parola. Parlano tutti della storia, la storia, o della psicologia dei personaggi, come se la storia o la psicologia fossero le uniche cose che contano in un libro, e si dimenticano o ignorano volutamente la materia, la possibilità che ha la parola di dare, o di ridare, una consistenza tattile al mondo, ruvida o morbida che sia, un volume, una terza dimensione. Poi se glielo dici tutti ti rispondono che questa ricerca nel loro lavoro c'è stata, ma io non la vedo. Le loro storie, i loro personaggi spesso sono bidimensionali, affrettati, basati su una buona intuizione che spesso non viene sviluppata. Te ne accorgi perché i loro mondi non si staccano da loro. La grande letteratura la riconosci dal grado di autonomia di un personaggio dal suo autore, dalla sua capacità di vivere e di muoversi oltre l'autore, di crearsi uno spazio tutto suo dove l'autore è costretto a spingersi anche suo malgrado. Io sono per formazione un poeta, lo capisco quando chi scrive tocca le parole con mano, le modella con cura, ci ritorna sopra di continuo. Ed è un lavoro che può richiedere anche anni. Se leggi Thomas Bernhard, ad esempio, lo senti questo lavoro sulle parole, riconosci questa ambizione, questa grandezza che riesce ad annientarti, che annienta lo stesso Bernhardt, che era stato appunto un poeta... Per questo ultimamente leggo preferibilmente libri di poesia o di saggistica, opere che possano aprirmi nuove direzioni. In questi giorni, ad esempio, sto leggendo Il canone occidentale di Harold Bloom. Leggo quello e poi rileggo Shakespeare, Re Lear, tenendo conto di quanto vi è scritto, ed è per certi versi una lettura nuova e appassionante.

sabato 17 settembre 2016

il lavoro culturale

Tutti ti chiedono un pezzetto di te, del tuo tempo, pochi ti dicono grazie, quasi nessuno è disposto a pagarti, quasi mai il giusto. Dunque il fallimento è sempre dietro l'angolo. Spesso ti chiedi perché, pochissime volte trovi una risposta e ogni risposta è comunque temporanea. Il luogo comune che con la cultura si acchiappa è mediamente falso, anche se si fantastica molto e con gusto. E poiché la cultura allunga il pensiero e il pensiero più è lungo più è lento, mentre si dispiega ci sono un sacco di tempi morti, che si alternano ad altri di attività febbrile che servono a riempire i buchi e mantenersi in forma, in attesa che il pensiero prenda forma e anche se non sempre porta a qualcosa di utile. Ci si stanca facilmente, ci si annoia spesso, in compenso anche la noia ha un sapore diverso.

venerdì 29 gennaio 2016

la seconda

Incredibilmente, negli ultimi due giorni due persone completamente diverse fra loro mi hanno detto che parlare con me è una cosa piacevole. Pensare che io, dal vivo, mi reputo una persona mediamente noiosa. Qui due sono le cose, o io mi sottovaluto, o sono talmente noioso che la gente quando parlo comincia a canticchiare dentro di sé come Homer Simpson, per salvarsi. Ma credo più la seconda.

giovedì 17 dicembre 2015

noia

La narrativa contemporanea mi annoia, è più forte di me. Posso distinguere un libro buono da uno no, riconosco che ci sono qui e lì delle valide eccezioni, ma inevitabilmente la narrativa contemporanea presa nel suo insieme mi annoia. Se la poesia è in crisi, la narrativa è quasi nulla.

mercoledì 16 settembre 2015

stroncature

Ho appena letto una bella recensione di Ennio Abate (sull'ultimo numero della rivista Il Segnale) che distruggeva si-ste-ma-ti-ca-men-te, cioè smontandolo pezzo per pezzo ed evidenziandone i suoi punti deboli, non solo a livello formale ma anche nelle ambizioni e come specchio storico-sociale, l'ultimo libro di Aldo Nove, Addio mio Novecento. Titolo della recensione, appropriato: Nove senza Novecento. Ora, indipendentemente dal fatto che si sia d'accordo o meno col giudizio di Abate, è proprio bello vedere che si fanno ancora di queste stroncature, pacate, pensate, nette, non buone ma nemmeno feroci, che ormai mi pare tutto debba sempre essere espresso non come lotta, ma come estremismo, rabbia fine a se stessa, e che va o sempre più sul personale ("il libro è brutto perché lo scrittore è stronzo" che è già di per sé un'assurdità, visto che si sa molti grandi scrittori sono degli indiscussi pezzi di merda) oppure sul politichese ("il libro è brutto perché quello sta da un lato, oppure dall'altro, o in alto o in basso" o al contrario, molto più frequentemente, "il libro NON PUO' essere brutto perché quello sta da un lato o dall'altro o in alto o in basso" e quindi ne parlo bene anche se non mi piace, oppure tergiverso, non prendo posizione, che è un po' un'altra forma di ipocrisia intellettuale). Nulla di nuovo, intendiamoci, si è sempre fatto. Ma, per dirla in due parole: che palle!

mercoledì 13 febbraio 2013

di taglio e cucito

Di Vittorio Sereni quest’anno ricorre il centenario della nascita. Ero in dubbio se fare un post o meno sulla ricorrenza, anche perché Sereni di me non ha proprio bisogno. La sua fondamentale seppur discreta presenza nel panorama poetico italiano è certa, e il suo libro più bello, Gli strumenti Umani, oltre a essere opera perfetta e ancora stimolante, modernissima, è stato talmente rivoluzionario da potersi considerare chiave di volta di tutta la poesia del secondo ‘900 (ma anche il secondo Montale, quello di Satura, sarebbe impossibile senza Sereni). Nonostante questo Sereni è poco conosciuto, forse perché il suo verso, per quanto apparentemente facile, non sempre lo è davvero; o forse perché il suo personaggio è meno istrionico di altri.
Così, senza voler troppo aggiungere (alimentando chiacchiere inutili su chi non ne voleva affatto), ho pensato che almeno un paio di poesie sue dovevo pubblicarle. Magari poesie un pizzico meno famose di altre che potete tranquillamente trovare in giro. Ho scelto così tre poesie “casalinghe” dal suo ultimo e quarto libro, Stella Variabile, a cui sono particolarmente legato perché regalatomi per un mio compleanno. La prima è tipicamente sereniana nel trascendere l’episodio comune (il trasferimento in una nuova casa) per una riflessione più ampia sulla morte da parte del poeta ormai anziano. La seconda è ancora più inquietante, il quadretto famigliare di un litigio con la nipotina che si trasforma in una visione sulla fatalità della storia nei campi di concentramento. La terza, dedicata alla vecchia moglie, è semplicemente commovente. Sono le poesie di un uomo che si avvia lentamente alla fine, ma con la forza di guardarsi ancora intorno con sguardo lucido e cuore aperto.
Stella Variabile è, per certi versi, un libro imperfetto, non tutte le poesie sono all’altezza del poeta Sereni, eppure tutte raccontano la storia dell’uomo Sereni, e in fondo anche questa è una rivoluzione della sua scrittura: il considerare ogni momento, ogni più modesto particolare, degno di essere vissuto e raccontato, per il semplice motivo di considerare la vita (di chiunque, persino in tanto nulla) il dono più prezioso di tutti.


QUEI TUOI PENSIERI DI CALAMITÀ 

e catastrofe
nella casa dove sei
venuto a stare, già
abitata
dall’idea di essere qui per morirci
venuto
– e questi che ti sorridono amici
questa volta sicuramente
stai morendo lo sanno e perciò
ti sorridono.


SARÀ LA NOIA

dei giorni lunghi e torridi
ma oggi la piccola
Laura è fastidiosa proprio.
Smettila – dico – se no...
con repressa ferocia
torcendole piano il braccino.
Non mi fai male non mi fai
male, mi sfida in cantilena
guardandomi da sotto in su
petulante ma già
in punta di lagrime,
non piango nemmeno vedi.

Vedo. Ma è l’angelo
nero dello sterminio
quello che adesso vedo
lucente nelle sue bardature
di morte
e a lui rivolto in estasi
il bambinetto ebreo
invitandolo al gioco
del massacro.


DI TAGLIO E CUCITO

                            Il giocattolo,
pecora o agnello che rappezzi
per ingiunzione della piccola,
di testa forte più di quanto non dica
il suo genere ovino
è in famiglia con te. Il tuo profilo
caparbio a ricucire il giocattolo
e quella testa forte: paziente
nell’impazienza – il tuo cipiglio
che pure non molla la presa
sulla mia vita che va per farfalle
e per baratri… Per ogni
graffio un rammendo, per ogni sbrego
una toppa.
                Quanto vale
il lavoro di una
rammendatrice, quanto
la tua vita?