Da ciò che vedo, la massima parte dei commenti a giovani poete che mettono la faccia su IG sembrano fatti col copia-incolla e dicono tutti più o meno SEI BELLISSIMA! proposto indifferentemente da uomini e donne con diverse sfumature di significato. Qualcuno/a più coraggiosamente azzarda un SEI BRAVISSIMA! Ma ne leggessi mai uno a cui scappa un guizzo in più, che so, QUEL VERSO MI HA TRAFITTO IL CUORE, o che provasse a entrare nel merito di una poesia per dire la sua senza apparire molesto. Eppure, non so perché, le giovani poete preferiscono IG a tutti gli altri social. Forse perché non devono scrivere troppo, chissà. Aggiungo che questo post riguarda soprattutto le donne non per misoginia, ma perché in genere ai poeti su IG nessuno scrive mai nulla di interessante, in genere i poeti su IG non se li caga nessuno. Al massimo se hanno un amico si fanno delle battute criptiche che le capiscono in due. Insomma, scrivere di poeti su IG è noioso. A meno che non siano Francesco Sole, che scrive appunto alle donne: "Ricorda, a volte hai solo bisogno di sentirti 'sprecata' e non rifiutata. Fidati che è un dettaglio che cambia tutto!" e per questo prende più di 12.000 like. Le donne su IG, ne deduco, si sprecano un sacco.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
mercoledì 26 febbraio 2025
mercoledì 11 dicembre 2024
poeta senza jannacci
Autore mi manda raccolta in cui ogni poesia è dedicata ai “veri grandi poeti” che lo hanno ispirato. Apro la raccolta e l’elenco, cominciando con De André, prosegue con Guccini, Lolli, Dalla, De Gregori, Battiato, ecc., tutti cantautori e nemmeno uno che scriva poesie fra di loro. – Momento, qui manca Enzo Jannacci! – Non mi è mai piaciuto tanto Jannacci... – Mi spiace, gli rispondo, ma la raccolta non rientra nella nostra linea editoriale.
lunedì 15 aprile 2024
errore
Mi accorgo di aver fatto qualche errore nella mia comunicazione quando in fila in banca un signore mi dice ti leggo sempre sono belle le poesie che scrivi secondo me dovresti fare un libro.
lunedì 4 marzo 2024
poesie
Mia
madre che mi chiama per dirmi che mentre metteva ordine in un cassetto
ha trovato due poesie di mio padre, una d'amore dedicata a lei e una
invece indirizzata a Giuseppe Conte. Perlomeno papà pensava in grande.
venerdì 7 luglio 2023
sogno delle tre carte
Stanotte ho sognato un affollatissimo incontro pubblico in cui Tommaso Scatigna annunciava il suo ritorno in politica dicendo: Potete anche lamentarvi che il mondo non va come volete, ma qui sempre noi e noi siamo a fare le cose, a metterci in gioco, è come il gioco delle tre carte, le mischi e le volti per capire da dove esce il sindaco, ma alla fine sempre tre carte sono, e dalle tre carte sempre io vengo fuori, alla fine. – Gli stava accanto una mia ex fidanzata che faceva finta di non conoscermi. Quando lui si è allontanato però mi ha preso la mano e mi ha chiesto di bruciare tutte le poesie che le avevo scritto perché lui è gelosissimo e mena! Io le ho risposto sprezzante che me ne frego della gelosia degli altri. Poi però l'ho visto tornare, mi sono ricordato che Tommaso è il doppio di me, e allora me ne sono fregato davvero e sono andato a cercare dei cerini. Tanto, morta una poesia poi se ne fa un'altra. Basta cercare fra le tue carte.
mercoledì 27 aprile 2022
mal di maggio
Fra pochi giorni esce, per Samuele Editore, il mio ultimo libro di versi. Mi piace molto che il libro si chiami Mal di maggio ed esca a maggio (il mal di maggio, per la cronaca, è una malattia che ammazza le api). Sarà ultimo anche nel senso che credo sarà l’ultimo che faccio a mio nome e se esce, devo dire, è solo per l’interessamento e la spinta di Alessandro Canzian. Non so se sia una particolare fase che vivono tutti a un certo punto, oppure il delicato periodo storico, o entrambi, ma è una cosa che ho riscontrato anche in altri autori miei contemporanei, una generale stanchezza, una sorta di resa per cui riadatti a te, parafrasando, quello che diceva De André dei poeti (citando Croce): se dopo i 40 pubblichi ancora poesie o sei uno arrivato (o ti credi arrivato) come Magrelli o De Angelis, o sei uno che vende come Arminio, oppure sei un cretino. E io purtroppo mi sento posizionato al terzo posto sul podio.
giovedì 25 febbraio 2021
15 poesie di carlo levi
Traggo queste poesie dal volume Versi, a cura di Silvana Ghiazza, pubblicato nel 2009 da WIP edizioni con il contributo della Fondazione CARICAL. Un lavoro enorme (quasi 700 pagine) che fa onore alla casa editrice, che ripercorre l’intera produzione lirica di Carlo Levi (1902-1975), più conosciuto per le sue opere in prosa e pittoriche. Quella che faccio è una scelta ampia per un blog, ma non affatto esaustiva, considerato che il primo testo dell’antologia è datato 1919 e l’ultimo 1974. La poesia, insomma, accompagna fedelmente tutta la vita del nostro, ne registra ogni movimento. La stessa sua abitudine di datare ogni singolo testo la dice lunga su quanto sia consuetudinario questo rapporto. Rapporto di grande pudore, aggiungo, visto che la stragrande maggioranza di questi testi è rimasta in gran parte inedita fino a una dozzina di anni fa. La scelta – per gusti miei personali – è ricaduta sulla seconda parte della sua produzione, escludendo la prima, più marcatamente formale e incentrata sull’uso quasi assoluto del sonetto. E anche qui, registrando una più ampia varietà di stili e temi (moltissimi, ad esempio, i componimenti di tipo satirico o morale legati all’attualità sociale e politica del Paese nel dopoguerra), si è preferito mettere l’accento su quelli a carattere più intimo, o esistenziale, o legati ai rapporti umani. Ne emergono dei bellissimi ritratti: su tutti quello di Rocco Scotellaro, che Levi definiva “fratello”, quello di Linuccia Saba, di cui Levi fu compagno per più di trent’anni e per la quale scrisse bellissime poesie d’amore, quelli di Giulio Einaudi e Giorgio Bassani, in rappresentanza del rapporto quasi sempre conflittuale che Levi ebbe col mondo editoriale italiano; ma ancora, qui esclusi, ci sono quelli bellissimi di Piero Gobetti, di Umberto Saba, di Amelia Rosselli, di Cesare Pavese o quello assai salace di Giovanni Giudici.
1
In te ritrovo
il viso antico della mia famiglia
ed il candido rosso di mia Madre
ed il mio viso. Ma ora il tuo mi è nuovo
fatto più grande e più adulto, nell’età
come di quarant’anni: il naso
affilato di Leopardi.
Non più volto alle cose, non le guardi
dietro il chiuso cancello delle ciglia.
(figlio, come aggio a fa’)
Troppe vite ad un tempo, ladre
di te, mia uva puttanella. Era
amor di somiglianza, non un caso.
(figlio, come aggio a fa’)
Altri per te guida giustizia nera.
Roma 4 gennaio 1953
2
Trasite, dice la vedova, dal vello
bianco di pecora affamata
cento volte tosata
in cerca d’erba e spini tra le pietre.
Trasite, favorite, e il Sant’Antonio
suo dalla faccia seria
porta in braccio, ravvolto
nella tela di sacco, col cordone
alla vita, che il male ed il demonio
tengon lontano. Ignote persone
t’apron fraterne le porte, le tetre
case, l’antica comune miseria.
6.12.53
3
Queste pietre, chi le getta?
Queste parole, chi le capisce?
In pace con gli dei, parola detta
è una pietra che il mondo costruisce.
24.11.55
4
L’intelligenza del cuore
e la grazia dei sensi
sanno, per forza d’amore
più di quello che pensi.
(1958)
5
I panni che tu hai stesi
in ordine d’amore
come nei nostri paesi
son le bandiere del cuore
Chiudono la cucina
nel verde, nell’ombre nere
del bosco; il ferro non stira
il loro candore,
ma lenti segnano vere
cose, le tue nostre ore –
dolci tue ore
I panni che tu hai stesi
con l’ordine del cuore
son le bianche bandiere
del paese d’amore.
16/10/58
Sul verde nell’ombre nere
del bosco, nella cucina
6
Squilla il tuo ritorno
improvviso come la stagione
che porta il verde e l’azzurro
ruggente come il leone
tenero come il burro
sul pane uscito dal forno.
(1961)
7
Oroma!
O Roma! (come romba
quel nome, di trombe
retoriche, tromboni, trombette,
fischetti della Befana
di leoni, fontane, campane
di rovine di curve barocche
di rocchi, di rocchetti
di rosari, di corone, di trofei
croci crocette crocioni
di borghi di borgate, di borghesi di romei
di rondoni sui cornicioni
di roboni, cordoni corruzioni
di aromi, di orazioni, di oremus
di rotonde e rosoni, di roche
voci e coraggio robusto,
di busti, di Romoli e Remi)
di bronzo, di portoni, di porte
Oroma, oroma, o Morte!
19.8.1960
8
Non valeva la pena
Non valeva la pena
di ammazzare tanta gente
alla Banca di Agricoltura
per niente
altro che per riportare al Governo
la spazzatura.
16.12.1969
9
DISSE BASSANI NEL SUO PARAGONE
Anche tu sei dei nostri, anche tu
sei un mediocre, un vile,
un sicario, che non sa più
uscire dal tuo-nostro cortile.
Come noi sei un avaro,
un essere senza passione
reale, anche tu un amaro
fratello della nostra generazione.
Che tu sia un altro lo contestiamo
(se no, ci faresti terrore):
sei noi, come noi, lo vogliamo
per non essere costretti all’amore
per noi mortale. Fratello
e correo, ti apriamo le porte
se accetti le nostre misure, l’orpello
letterario, la nostra interna morte.
Carlo Levi
Roma, 14 anni dopo, il 2 marzo 1964
10
FIGLIO DI RE
Nel corridoio, senza un ruga,
cashemir e pipa, Giulio
fuma (dolcissima concia).
Gli parlo affettuoso del Padre
sepolto, di Tino che porta
l’olivo (argomento concesso).
Ma perché a un tratto una porta
tacito schiude, si cela nel cesso,
non torna, scompare? È una sconcia
ritirata (Aldrovandi), una fuga,
un pasticcio, un imbroglio, un intruglio
di coscienza divisa, una svastica
rovesciata, una paura scolastica,
una censura infantile?
O mio Sire
superbo, mio bel principe, dagli occhi
azzurri, non piegare i ginocchi,
e, per tremante orgoglio, non fuggire!
Treno Torino-Roma, 12 gennaio 1966
11
nel sentiero, l’erba del mattino, chi poteva vederla?]
La poesia è degli imperatori.
Non si può essere poeta se non si ha vinto:
grande o piccolo, nel grande mondo o nel piccolo mondo
solo il vincitore possiede la parola.
(1967)
12
Gli alberi della clinica
Con macchine fabbricate
il climi d’ossigeno, inutili
gli alberi, gli antenati,
guardiamo nel giardino della Clinica
come al museo i residui futili
dei fiori, della Natura
soppressa, aspettando con cinica
virtù, la sepoltura.
7.7.69
13
È questa la vecchiezza?
Sempre meno dagli occhi
ma vengono dall’interno
da un centro che trabocchi
al di là del suo cerchio
forme e parole, specchio
dalla sola esistenza.
Se vedessi ancora il carrubo
come un carrubo
l’olivo come un olivo
(e te come una donna)
sarei giovane d’anni, forse vivo.
Ma in te vedo soltanto te
e ancora te nel carrubo e nell’olivo
un te che è un io e un altro. Un vivo, un vecchio?
23.9.71
scendendo la strada
14
Mettere in trono una contadina,
è, Giotto, inventare la verità
ma è anche salvare il cielo, il trono
in sua nuova terrestre autorità.
È cenere il trono. Il tuono
segue il fuoco del fulmine. Rovina
il trono, opera ingombra.
Resta la contadina: neppure
più contadina. Nuda, sta
come una pianta, sotto il cielo sgombro,
tronco e germoglio tra le sepolture.
17/11/72
15
(Non sono poesie, sono prove
di vista che sale e si storce:
accendete le vostre torce
per scoprire un mondo più chiaro.
Ma se qui in questa landa, dove
son solo forme serpenti
resto, rimangono spenti nell’ombra
i lumi esterni, e a me l’ombra).
O.D. 8.1.1974
domenica 23 agosto 2020
la crepa (the crunch)
troppo poco
troppo grasso o
troppo scarno
o nessuno.
ridere o
piangere
chi t’odia
chi t’ama
estranei con facce come i
culi delle
puntine da disegno
eserciti che si fanno largo in marcia
su strade di sangue
sbandierando bottiglie di vino
e fottendo di baionetta
le vergini.
o un vecchio in una stanza modica
con una fotografia di M. Monroe
è così vasta la solitudine di questo mondo
che puoi osservarla nel lento movimento delle
lancette di un orologio.
gente sfinita
mutilata
dall’amore o da nessun amore.
ma davvero faccia a faccia la gente non è buona
l’un con l’altra.
il ricco non è buono con il ricco
il povero non è buono con il povero.
e ciascuno ha paura.
il sistema educativo c’insegna
che possiamo avere tutti
culo a vincere.
ma non ci ha mai parlato
delle fogne
o dei suicidi.
o del terrore di una persona
che soffre in una stanza
da sola.
incontaminata
inespressa a
dare acqua a una pianta.
la gente non è buona l’un con l’altra.
la gente non è buona l’un con l’altra.
la gente non è buona l’un con l’altra.
e credo che mai lo sarà.
né gli chiedo di esserlo.
ma delle volte ci penso
a.
le perle del rosario oscilleranno
le nuvole adombreranno il cielo
e il killer decapiterà il bambino
come si spicca con un morso il capo ad un gelato.
troppo o
troppo poco
troppo grasso o
troppo scarno
o nessuno
chi t’odia supera chi t’ama.
la gente non è buona l’un con l’altra.
forse se lo fosse
la nostra morte non sarebbe così triste.
intanto guardo le ragazze
i giovani steli
fiori nati da una chance.
dev’esserci un modo.
dev’esserci di sicuro un modo a cui non abbiamo
pensato.
chi mi ha messo in testa questa convinzione?
che piange
e invoca
e dice che abbiamo una chance.
alla quale non dirà mai di
“no.”
(Charles Bukowski, traduzione mia)
venerdì 15 maggio 2020
un vecchio fumetto disney
sepolto nel subconscio
dove Pippo sta sciando in montagna
e all’improvviso avverte che qualcuno
gli sta rubando le salsicce sporgenti dallo zaino
e si gira
e vede che è un orso
e per tre vignette di seguito dice:
“Un orso”
Nella prima il suo volto è quasi disinteressato
come se fosse un quesito abbastanza cool
questo distinguere fra cos’è un orso e cos’è un fringuello
Nella seconda il suo volto si fa dubbioso
come se si stesse chiedendo: “Ma che significato ha
tutto questo”
E nella terza vignetta raggiunge il terrore
e scappa e grida ferocemente aiuto
In genere io non vado mai oltre
la seconda vignetta
Ma che significato ha adesso tutto questo
(Dan Turèll, Karma Cowboy, 1974, trad. mia)
mercoledì 1 aprile 2020
basta che funzioni
che ogni mia poesia d’amore
fosse scritta per loro.
Io invece mi vergogno di sapere
di averle sempre scritte
soltanto
per amor del mio lavoro...
(Orhan Veli Kanik)
domenica 2 febbraio 2020
martedì 31 dicembre 2019
solo
della notte un velo,
ai lampioni del lungolago assopito
si avvolgono i viticci del Laburno.
I giunchi sornioni bisbigliano alla notte
un nome – il suo nome –
E tutto il mio cuore è un diletto,
un deliquio di vergogna.
(James Joyce, Zurigo 1916)
domenica 10 novembre 2019
camminare a piccoli passi
venerdì 8 novembre 2019
congedo
domenica 27 ottobre 2019
è il cielo, al di sopra dei tetti
così blu, così calmo.
Un albero, al di sopra dei tetti,
culla le sue palme.
La campana, nel cielo che vediamo
rintocca dolcemente.
Un uccello, sull’albero vediamo
cantare il suo lamento.
Dio mio, Dio mio, quella è la vita
semplice e tranquilla.
Viene dalla città
questo mormorio.
– Che hai fatto
tu che piangi senza fine
di’, che hai fatto
della tua giovinezza?
(Paul Verlaine, Sagesse, 1881)
sabato 19 ottobre 2019
l'amicizia di un poeta minore
venerdì 11 ottobre 2019
poesie in cerca del buono
mercoledì 9 ottobre 2019
sulle cozze di corsi
venerdì 27 settembre 2019
la prosa del primo flaubert
per mancanza di voglia di vivere,
di pura spossatezza e di tristezza...»
E poi è investito da un camion
mentre torna a casa dal lavoro,
e/oppure un masso
buttatogli addosso
da vecchissimi amici di famiglia
scrive FINIS alle sue sofferenze –
Oppure va all’università,
si sposa,
ed è poi che muore!
O magari finisce che non muore affatto,
seguita semplicemente a vivere
giorno dopo giorno come ha sempre fatto...
È un uomo molto interessante,
una persona acutamente sensitiva,
ma deve pur morire in qualche modo –
così se ne va da solo sulla spiaggia,
si mette a sedere e pensa
guardando l’acqua lì davanti:
«Perché sono nato? Perché
vivo?» - come
una vecchia canzone, chéri –
e dopo muore.
(Robert Creeley, Later, trad. Francesco Binni)

