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lunedì 15 aprile 2024

errore

Mi accorgo di aver fatto qualche errore nella mia comunicazione quando in fila in banca un signore mi dice ti leggo sempre sono belle le poesie che scrivi secondo me dovresti fare un libro.

martedì 14 febbraio 2023

peggio non poteva andare

Ragazza che pubblica su IG la foto di un film e ci scrive sotto: "Stupendooo!" (con tre ooo). Tu allora, da bravo provolone, siccome è carina, vai alla ventura e le scrivi per farle un complimento: "Allora ti assomiglia". Ma quella ti scrive in privato e ti attacca il pippone di tutte le donne che vogliono saperne di più: "Come fai a dirlo?" Nononstante il campanello di allarme che ti suona in testa, approfitti della neonata confidenza e da scemo, restando sul vago, improvvisi a farle l'elenco minuzioso degli elementi cinematograficamente più intensi di ogni film che hai visto applicabili a lei. Il punto è che tu quel suo film in particolare lo hai visto sì ma trent'anni fa, manco più te lo ricordi, ti arrampichi sugli specchi come puoi, senza accorgerti che parla di una inesauribile maniaca sessuale che fra orge e prostituzione alla fine si fa violentare da un superdotato fino a farsi lasciare dal marito perché è pure emotivamente anaffettiva. Insomma, peggio di così non mi poteva andare.

domenica 27 novembre 2022

cose tristi

Mi sa che devo smetterla di pubblicare poesie tristi. Un amico oggi mi fa: – Antò, te lo devo dire, non hai mai scritto poesie così belle come adesso che stai per morire. – Ma io non sto per morire. – Ah, no? Mi pareva di avere capito di sì. Allora scusa, ho frainteso.

martedì 31 dicembre 2019

successo

Per chiudere l'anno siamo andati a trovare Carlo Formigoni. Ci ha detto che di notte, al buio, lui medita soprattutto sui propri errori, e in virtù di queste considerazioni – proprio come il signor Keuner di brechtiana memoria – ci ha dato il suo consiglio: «Guardatevi soprattutto dal successo, perché il successo è infido, ci rende poco lucidi, presuntuosi, distratti, il successo porta a fare molti errori, anche verso gli altri».

sabato 24 agosto 2019

l'errore

Leggere Difesa berlinese e notare e apprezzare incredibilmente come, per Bordini, l'errore, persino il più comune refuso, sia comunque parte dell'azione dello scrivere e vada per questo non censurato ma trattenuto nel testo, perché necessario alla sua esperienza.

venerdì 27 gennaio 2017

aneddoto sugli errori passati

In uno dei fumetti più belli che abbia mai letto, Sandman di Neil Gaiman, a un certo punto Hob Gandling, quello che diventerà uno dei pochi amici di Morfeo, fa un patto con la Morte chiedendole di non morire. Morfeo intercede per lui a patto che ogni cento anni i due si diano appuntamento così che l’uomo possa raccontargli le sue esperienze. Passano i secoli e a un certo punto l’uomo si mette in un giro di affari tristissimo e assai remunerativo, la tratta degli schiavi per le Americhe. Poi egli stesso finisce nei guai. Cento anni dopo, parlandone con Morfeo, si pente grandemente di ciò che ha fatto e gli dice più o meno così (cito a memoria): “Non credo che gli uomini possano imparare dai propri errori. Io che sono vissuto più a lungo degli altri non ho imparato nulla dai miei, ho avuto solo più tempo per farne di nuovi, né probabilmente potrò mai farmi perdonare per i miei errori passati”. Ogni volta che si incontrano, secolo dopo secolo, Sandman gli chiede a bruciapelo: “Allora, vuoi morire adesso?” E lui ogni volta risponde, persino nella situazione più nera o nel più grande sconforto: “No, vivere mi piace troppo”.

giovedì 22 dicembre 2016

ponti

Leggo tanti che si lamentano dell'italiano scritto coi piedi qui sui social, ma devo dire che forse più che quello a me fa orrore l'altro, l'italiano standardizzato che parlano gli altri, quelli che lo imparano a scuola e non hanno mai una scintilla di genio o di meraviglia mentre scrivono, un attimo di illuminazione nella parola, che Ungaretti descriveva come "scavata nella mia vita come un abisso". Questa gente che parla nella stessa maniera da sempre, che si ricicla all'infinito senza mai provare a giocarci con le parole, senza provarle mai in bocca, senza modulare una frase per inseguire un suono, una emozione, senza provare l'emozione dell'errore e stanno sempre lì a rimproverarti per ogni refuso come se fosse una colpa, un attentato alla lingua mentre si perdono la possibilità di esplorare nuove direzioni, mi fanno paura. Sono i controllori della morte della lingua quelli, gente senza ali e senza fantasia che Gadda, da buon ingegnere, disprezzava con tutte le sue forze mentre progettava ponti spericolati lanciati sopra il tempo.

sabato 16 luglio 2016

postilla

E quando un giovane scrittore mi dice che spesso ripeto le parole nei miei testi, anche a distanza di due righi, e che questo non si fa, e che dovrei trovare dei sinonimi invece, io tutte le volte mi viene da dirgli: ne devi friggere polpi. (Aggiungo che: io tutte le volte mi viene da dirgli... non si dovrebbe mai dire, forse, ma se lo fa Paolo Nori allora io anche sì, perché la scrittura è suono).

mercoledì 25 maggio 2016

certi giorni

Il fatto che per alcuni non sia umano, e cioè che non possa: sbagliare, o dimenticarmi qualcosa, o ignorare qualcuno, o peccare di ingenuità, o peccare di malizia, o fare pettegolezzi, o lasciarmi prendere dall'ansia, dal nervosismo, o dallo sconforto, o non saper risolvere un problema, od offrire il giusto consiglio, o non essere adeguatamente intelligente, ironico, corretto, puro, duro, sano, sobrio, igienico, morale, originale, indipendente, educato, coraggioso, super partes, non pensar male mai di nessuno, e star zitto, o dire sempre la cosa giusta, o parlare ma per dar voce agli altri, o essere sempre appassionato, o interessato, o poetico, né mai scorreggiare, nemmeno per sbaglio, giuro che, certi giorni, mi dà un tantino sui nervi.

lunedì 30 marzo 2015

pensierino pirandelliano

C’è un tizio che continua a mandarmi le sue poesie in visione e mi chiama Signor Stefano. E non ho ancora capito se sbaglia lui il mio nome, oppure sono io la casa editrice sbagliata.

sabato 24 gennaio 2015

nord e sud



Stamattina, in riproduzione casuale, mi è capitato di sentire una dietro l’altra due canzoni diversissime fra loro ma realizzate nello stesso anno di grazia, il 1979. Fegato, fegato spappolato di Vasco Rossi e subito dopo Basta ‘na jurnata e sole di Pino Daniele. Tanto l’una è profondamente pervasa dello spirito underground della provincia emiliana, lo stesso che puoi trovare nei fumetti di Pazienza o nei romanzi di Tondelli, quanto l’altra è pregna della Napoli internazionale e meticcia che si spalanca sul Mediterraneo. Poi si possono emettere tutti i giudizi di valore sui due artisti, ma questo non mi interessa. Di entrambi quei mondi senti l’odore, il sapore, i colori, ne puoi toccare il cuore e anche la merda. Cosa che, mi pare, non succede più oggi nella musica che si sente in giro, tutta perfettina e asettica, intercambiabile, persino quella dei nuovi cantautori che non sai più da dove arrivano, perduti come sono in una provincia modellata all’Ikea, non hanno né nord né sud, né perfezione né errore.

venerdì 15 marzo 2013

dio, mi allego al tempo...

Dio, mi allego al Tempo
che mi spedisca a te
con un INVIO, ad essere Salvato
o per errore – ma decisivo –
segnato come SPAM nel tuo cestino.

mercoledì 20 febbraio 2013

mi faccio i fatti miei

Mi faccio i fatti miei prendo un bicchiere
infilo le cuffie – Miles latte e miele –
la tromba del giudizio e più non sento
il biascicare violento contro il muro
le unghie nella carne dei tappeti
il sangue che batte nelle tempie di
Pistorius quando punta la pistola
oltre la porta e affonda senza più
misericordia quattro colpi
nel corpo senz’amore di una donna
angelo lui vendicatore e puro
– come in un film di Tarantino –
perduto nella storia o nell’errore
di dar la caccia al Santo Padre fuggitivo.