Nell'epilogo
di Berlin Alexanderplatz (1980) di Rainer Werner Fassbinder, Franz
Biberkopf, impazzito dopo la morte della sua amata Mieze, viene
ricoverato in un ospedale psichiatrico dove fa un lungo sogno (con una
colonna sonora strepitosa) in cui scopre di avere due angeli custodi
filosofeggianti con tanto di armatura dorata, che a me personalmente
fanno pensare a quelli che 7 anni dopo (e 5 dopo la morte di
Fassbinder), riempiranno, in bianco e nero, Il cielo sopra Berlino di
Wim Wenders. Ovviamente quelli di Fassbinder sono un pizzico più kitsch
e disincantati, e in una scena osservano serenamente il loro protetto
mentre viene torturato in un macello, accanto allo stesso Fassbinder
nelle vesti di un inquietante guardone.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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martedì 27 agosto 2024
lunedì 7 marzo 2016
l'angelo vendicatore
Ho sognato un angelo che veniva ad annunciarmi la vendetta sugli indifferenti con cui vuole ripulire il mondo dalla presenza di tutti quei gufi disfattisti. Ma se uno è indifferente solo in parte?, ho chiesto. Allora gli tagliamo via qualcosa, il naso, una mano o un braccio, un orecchio, un occhio, un piede o una gamba, persino il sesso, a seconda della gravità e tipologia della propria parziale indifferenza. In questo modo nessuno verrà escluso, a parte gli esaltati e gli sciocchi. La fine dell’indifferenza è vicina.
martedì 25 febbraio 2014
ali
Ho le spalle deboli
le scapole dell’angelo
non mi appartengono
non verranno di lì
che dolori e petali
impazziti di magnolia
la notte spuntano
come mani a coppa
lungo la schiena
mi renderanno libero
un dinosauro in estinzione
un pigro lucertolone
in gioco per l’affermazione
della specie. Ma
(per i poeti) non c’è futuro.
Berremo litri di camomilla
per affrontar l’insonnia
la sofferenza che
soffoca il cuore
in sembianze di tumore
che per ingannarmi
si fa chiamare amore
e mi costringe
ad allargar le braccia
senza più paracadute
lanciarmi
mi dice: sei poeta?
volerai.
le scapole dell’angelo
non mi appartengono
non verranno di lì
che dolori e petali
impazziti di magnolia
la notte spuntano
come mani a coppa
lungo la schiena
mi renderanno libero
un dinosauro in estinzione
un pigro lucertolone
in gioco per l’affermazione
della specie. Ma
(per i poeti) non c’è futuro.
Berremo litri di camomilla
per affrontar l’insonnia
la sofferenza che
soffoca il cuore
in sembianze di tumore
che per ingannarmi
si fa chiamare amore
e mi costringe
ad allargar le braccia
senza più paracadute
lanciarmi
mi dice: sei poeta?
volerai.
mercoledì 20 marzo 2013
la valle delle chiese bianche
Erano dodici le chiese bianche che spiccavano dentro la valle. Prima si sono rotti i vetri delle finestre, poi tutte le porte si sono infradiciate e i chiodi si muovevano tra la carne marcia delle assi crocefisse che erano piene di buchi.
Si sono sfatte quell’anno che è piovuto tutta l’estate fino alla prima fiera d’ottobre. L’impalcatura dei chiodi sosteneva pezzi di legno che formavano una trasparenza di ragnatela. Un giorno di gran vento, i chiodi hanno cominciato a volare e non è restata neppure l’ombra delle porte.
Quando gli uccelli si sono messi a fare gazzarra là dentro, l’aria era piena di piume che calavano sul pavimento quasi cadessero dalle ali degli angeli in volo sul soffitto.
D’improvviso una notte, le chiese sono crollate tutte insieme.
Un montanaro che sta sotto Badia alza la mano destra col bastone e ti indica giù nella valle dei mucchi di sassi e calcinacci luccicanti come bava di lumache.
(Tonino Guerra, da Il libro delle chiese abbandonate)
mercoledì 20 febbraio 2013
mi faccio i fatti miei
Mi faccio i fatti miei prendo un bicchiere
infilo le cuffie – Miles latte e miele –
la tromba del giudizio e più non sento
il biascicare violento contro il muro
le unghie nella carne dei tappeti
il sangue che batte nelle tempie di
Pistorius quando punta la pistola
oltre la porta e affonda senza più
misericordia quattro colpi
nel corpo senz’amore di una donna
angelo lui vendicatore e puro
– come in un film di Tarantino –
perduto nella storia o nell’errore
di dar la caccia al Santo Padre fuggitivo.
infilo le cuffie – Miles latte e miele –
la tromba del giudizio e più non sento
il biascicare violento contro il muro
le unghie nella carne dei tappeti
il sangue che batte nelle tempie di
Pistorius quando punta la pistola
oltre la porta e affonda senza più
misericordia quattro colpi
nel corpo senz’amore di una donna
angelo lui vendicatore e puro
– come in un film di Tarantino –
perduto nella storia o nell’errore
di dar la caccia al Santo Padre fuggitivo.
lunedì 18 gennaio 2010
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