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sabato 29 luglio 2017

farsi male


Ieri notte, dopo un bel documentario su Nina Simone (What Happened, Miss Simone?) e Miles Ahead di Don Cheadle, che avevo già visto e continua a piacermi anche se non è un insulso biopic su Miles come molti lo avrebbero voluto, non contento mi sono visto anche Todo Modo di Elio Petri, un film talmente bello e maledetto che mi chiedo come mai non sono riusciti a farlo diventare una moda come certe cose belle e non per tutti, ma maledette, di quelle che fanno controtendenza e allora bisogna che ti piacciano (Pasolini non per niente docet, visto che il film è uscito nello stesso anno di Salò e come quello parla dell'orrore nascosto dietro il potere). Ecco, stamattina dovevo/volevo lavorare, ma ho visto troppo, mi sono fatto male e mi sento la testa come un flipper e un nodo alla gola che sembra un nodo scorsoio. LA POESIA FA MALE scriveva Balestrini, così ogni tanto è meglio tornare coi piedi per terra. Penso che ora me andrò in posta, mi metto in fila col mio pacchettino, parlo male con le persone delle file in posta, del servizio agli sportelli, delle bollette da pagare, dei figli senza lavoro e della mia cervicale, e mi schiarisco un po' le idee nelle comuni lamentazioni che danno sale ai giorni.

giovedì 12 novembre 2015

degi degi

Un pezzo molto particolare questo di Don Cherry, che fu stretto collaboratore e amico di Ornette Coleman e qui è all'apice della sua fascinazione per il Miles Davis elettrico. L'ironia sta nel fatto che Miles aveva "ideato" il jazz elettrico (poi fusion) proprio in opposizione alla rivoluzione Free di cui Coleman (e con lui Cherry) fu il maggior rappresentante. Il pezzo è contenuto nell'album Brown Rice del 1975, anno in cui un Miles ormai esausto e con vari problemi di salute si ritira dalle scene, e riscuote un grandissimo successo. Di lì a quattro anni Cherry completerà questo suo viaggio nel mondo del rock collaborando con Lou Reed a uno dei suoi pezzi più oscuri, The Bells, omaggio alla poesia visionaria di Edgard Allan Poe. 

mercoledì 10 aprile 2013

time after the world

Non che lo adori, ma in linea di massima trovo che sia ingiusto chi dice che Miles elettrico, quello degli anni’70 e ‘80, non avesse più nulla da dire. Per quanto alcune derive pop, soprattutto negli anni ’80, lascino perplessi, ci sono molte belle cose nel repertorio dell’ultimo Miles, soprattutto nei dischi dal vivo. In particolare, oggi ho ascoltato una raccolta di pezzi live che ripercorre i suoi ultimi tre anni di vita (dal 1988 al 1991): si intitola Live Around the World ed è stupenda, con un suono brillante e molto funky ma assolutamente Miles, quella sottile vena di amarezza e ostinazione che caratterizza i suoi lavori migliori, che ammalia senza possibilità di replica. Dura un’ora e dieci questo disco, e non si sente proprio. In assoluto, per me, la cosa più bella della seconda parte della sua carriera.

domenica 17 marzo 2013

proiezioni della domenica con morale

La domenica che vorrei – Mi alzo tardi perché sono rientrato all’alba dopo aver passato il mio sabato notte in giro per pub che normalmente non mi posso permettere. Faccio le mie tre serie complete di addominali (che piace tanto alle ragazze). Doccia e barba. Poi ascolto un live fico di Miles, perché si sa che dire che ascolti il jazz ti dà quel certo tocco di classe. Quindi, già che c’è il sole, esco per socializzare e se proprio voglio tirarmela vado al mare.
La mia domenica reale – Mi alzo all’alba perché soffro di insonnia, dopo che ho passato il sabato sera da solo a casa bevendo liquorini artigianali. Mi trascino in pigiama per la casa senza concludere nulla di importante (leggiucchio, scrivo un verso monco). Mi rado il collo, giusto per ritrovare la linea della barba sotto il mento. Ascolto un live fico di Miles, perché Miles va sempre bene per tutti, i belli e i brutti. Continuo a trascinarmi in pigiama per la casa fino all’ora di pranzo.
Morale – In fondo al cuore sono un borghese. La mia pigrizia mi salverà.

mercoledì 20 febbraio 2013

mi faccio i fatti miei

Mi faccio i fatti miei prendo un bicchiere
infilo le cuffie – Miles latte e miele –
la tromba del giudizio e più non sento
il biascicare violento contro il muro
le unghie nella carne dei tappeti
il sangue che batte nelle tempie di
Pistorius quando punta la pistola
oltre la porta e affonda senza più
misericordia quattro colpi
nel corpo senz’amore di una donna
angelo lui vendicatore e puro
– come in un film di Tarantino –
perduto nella storia o nell’errore
di dar la caccia al Santo Padre fuggitivo.