Certe volte mi rendo conto che mi manca qualcosa perché non guardo la tv, non ascolto la radio, non compro i giornali, non partecipo ai reading, a teatro, alle feste, l'unica cosa che faccio è leggere libri. – Ma come, mi dicono, leggi soltanto i libri senza fare nient'altro? Ma che razza di editore sei se non ti tieni informato, se non partecipi, come li promuovi i tuoi libri? – Boh, è che non sento la mancanza del chiasso, però mi rendo conto che è un mio limite. Soltanto che ciò che non mi va di fare ormai è diventato più forte di ciò che dovrei fare.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
domenica 12 marzo 2023
domenica 4 dicembre 2022
rumore
C'è stato un momento stanotte mentre pioveva ed io me ne stavo fermo a letto incapace di prendere sonno nell'attesa di qualche catastrofe che poi non è arrivata, che la pioggia si è fatta scrosciante, quasi rumore, ed ho pensato ma non sarà davvero il segno che abbiamo passato il punto di non ritorno, che la fine è prossima? Poi stamattina è tornato il sole, e con lui sempre la calma apparente che preannuncia il futuro rovescio. Non riesco più a godermi la pace, ne mordo un pezzetto e il resto lo lascio nel piatto. Almeno una fine certa è una fine, mi dico, ti mette un punto, ma una fine lenta senza speranza né fede né gioia, senza nemmeno un termine per questo vuoto, non è forse una fine peggiore?
venerdì 12 novembre 2021
rumore
Tutti mi chiedono: “Tu che sei informato, che succede in paese?” Ma davvero non lo so, perché non vado mai in paese. Al massimo posso dirvi che succede in giardino. Oggi ad esempio è caduta una foglia e ha fatto un rumore assordante.
domenica 20 settembre 2020
caos organizzato
Visto
oggi Chung Kuo di Antonioni, opera realizzata su commissione senza la
quale non avremmo forse avuto Professione: reporter. Nel 1972
Antonioni viene spedito per due mesi in Cina, per realizzare un
documentario di circa tre ore che andrà in onda sulla Rai suddiviso in
tre puntate. La prima su Pechino, la seconda sulla campagna e altre
città cinesi, la terza su Shangai. Particolarmente quest’ultima puntata
ha un fascino incredibile, determinato dal fatto che sono stati ridotti
al minimo i commenti parlati e musicali. Per quasi un’ora si vede
l’obiettivo di Antonioni muoversi, anzi letteralmente perdersi per la
città, attraversandola come fa l’acqua, senza bisogno di altro ritmo che
quello dettato dal proprio sguardo che si spande lento fra le strade,
sui volti. Guardandolo mi è venuto da pensare che spesso si accusa
Antonioni proprio di essere “lento” nelle proprie riprese, pieno di
tempi morti in cui non succede nulla. Invece a me pare che sia
l’opposto, che Antonioni sia soprattutto un regista del rumore, e si
muova più a suo agio, e con un’abilità registica formidabile, proprio
nelle situazioni di caos estremo, di saturazione o assordamento dei
sensi, anzi più rumore c’è meglio riesce a farlo risuonare sullo schermo
e quel rumore esprime la sua irrefrenabile carica vitale. E si sente,
anzi, che se la sta godendo, che non è simbolismo “esistenziale” il suo,
ma puro godimento materico. In tal senso mi viene in mente una cosa che
mi disse Vittorino Curci in merito alla lettura di poesie: che la
parola in sé è importante, ma più importante ancora è il silenzio che un
poeta riesce a creare intorno alla parola, per farla meglio risuonare
nell’aria quando la pronunci. Allo stesso modo le atmosfere così
rarefatte e sospese (e per alcuni esasperanti) di Antonioni non sono
altro che la metodica preparazione di un silenzio che serve a far meglio
deflagrare il caos.
giovedì 19 marzo 2020
rumore
lunedì 14 maggio 2018
pensieri sparsi sul salone del libro (a caldo)
martedì 18 ottobre 2016
scintilla
mercoledì 11 febbraio 2015
domanda
lunedì 15 settembre 2014
parlare col liquido
domenica 18 agosto 2013
sabato 17 agosto, muore un amico...
e a noi non rimane che una domenica per ricordarlo
e questo sole malato che ha svuotato la piazza
lasciando tutti stremati dopo un’altra
festa inutile, senza più musica ma chiasso
coi gradini dove una volta siedevamo
macchiati per sempre di rosso. Non c’è silenzio
necessario ai ricordi per dispiegare le ali
per ripetersi ancora una volta. Sulla lingua
la tua voce quando salivamo il corso e t’informavi
di me del mio lavoro, m’informavo io della salute
e mi dicevi ogni volta “sto bene, l'abbiamo presa
in tempo” e intendevi la vita.
domenica 5 maggio 2013
veglia
né puoi lasciarla a chi resta
sparisce tutto di te e poi non torna
aspettiamo la fine stanotte a seconda
della forza del cuore.
Il tuo compare di là si lamenta
per il proprio tumore che scalcia
se potessi risucchiare il suo male
dare forza alle tue gambe marcite
direi nuovamente al tuo io
ormai incosciente cosa ho capito:
Non so niente di te né mai saprò niente
che conta – gli scarti irrefrenabili
del cuore taciuti per pudore –
e questo tuo vuoto è in me scavato
com’è la malattia nel tuo costato.
Ognuno ti è accanto coi suoi stracci
le macerie
coi suoi crucci che separano e fa i conti
ostinati col cuore
aspettiamo senza fare rumore
perché questo è la vita
e tu la lasci per sempre.
mercoledì 20 febbraio 2013
mi faccio i fatti miei
infilo le cuffie – Miles latte e miele –
la tromba del giudizio e più non sento
il biascicare violento contro il muro
le unghie nella carne dei tappeti
il sangue che batte nelle tempie di
Pistorius quando punta la pistola
oltre la porta e affonda senza più
misericordia quattro colpi
nel corpo senz’amore di una donna
angelo lui vendicatore e puro
– come in un film di Tarantino –
perduto nella storia o nell’errore
di dar la caccia al Santo Padre fuggitivo.
sabato 1 dicembre 2012
la vita è furto
e lo trasforma
in
sopportazione necessaria.
Invidio Goya
Beethoven
questo caos mi assorda
le grida senza tregua
di chi soffre
sottrae
attenzione al tempo
chiede abbracci
o (se li neghi)
offre
nuove lacrime
al ricatto.
Afferro
le parole come posso
me le stringo al petto
le difendo.
sabato 24 novembre 2012
jimmy e il jazz
è nel vibrato del tuo rutto.
E ora molla quella tromba, vecchio scemo.
sabato 8 settembre 2012
il passo del granchio
domenica 12 febbraio 2012
alcuni aforismi di santiago lópez petit

Il silenzio abita il centro oscuro del rumore.
La vita è una parola. Il voler vivere un grido.
Dobbiamo intraprendere un doppio lavoro: essere ciò che non siamo per vivere quello che siamo.
Ogni alibi è l’inizio di una rinuncia.
Vivere è coniugare il verbo voler vivere.
Una vita politica deve essere una vita piena di rabbia.
Avere una vita politicizzata o non averla: questo è il problema.
Avere una vita politicizzata è, molte volte, avere una vita spezzata.
Fare della propria vita un’opera d’arte è un privilegio che l’uomo anonimo, cioè, ognuno di noi, non può permettersi.
Il sogno di “vivere tutte le vite” è la proposta commerciale che realizza questa società del consumo. Niente a che vedere con amare e pensare.
La vita si vendica con la vita di essere vissuta.
Fa male la distanza che il dolore produce.
I nostri pensieri sono mediocri per gli adattati. I nostri amori sono tristi per gli infelici.
La solitudine è una superficie senza confine.
L’amore è assoluto o non è. Per questo è disperato.
L’amore, come la notte, divora instancabilmente il suo stesso cuore.
L’amore è più forte del voler vivere. A volte, si ama contro il proprio voler vivere.
Il voler vivere, in un certo senso, schiva la finitezza. L’amore no. So che morirò perché un giorno sarò lontano da te. Si ama per conquistare un po’ di eternità.
La felicità che produce l’amore gira sempre intorno a un centro di dolore.
Si ama dalla solitudine. Si ama sempre un estraneo. Questo estraneo che è entrato nella propria vita.
Ti amo come non ho mai amato. Quante volte lo hai già detto?
Ti amo al margine delle lacrime.
L’amore è essenzialmente ingiusto.
Artaud espresse bene questo dramma: mi metto in condizione di pensare, e non mi viene in mente nulla.
I buchi del pensiero dove vanno a finire?
Se, quando pensiamo, pensiamo tutti la stessa cosa, pensare deve essere un abbraccio.
Pensare e amare. Colpiscono colpendo. Insanguinati, si estendono per la pianura stellata. Da qualsiasi parte. In nessun luogo.
Amare vuole l’eternità. Pensare, l’istante.
L’amore ha memoria dei gesti. Il pensare, delle parole.
Amare è pensare non hanno niente a che vedere con la felicità.
Si ama perché si ama. Si pensa perché si pensa. Uno stesso sentimento accompagna l’amare e il pensare. Questo sentimento provoca in noi l’idea del vuoto.
Il pensare divora se stesso. L’amore è famelico.
La vita non ci dà l’amore e il pensare. L’amore ce li riserva. Non si passa incolumi per l’amore. Nemmeno per il pensare.
La Grecia antica inventò l’eroe. La Cina, lo stratega. L’ero è quello che ama ma non pensa. Lo stratega è quello che pensa ma non ama.
Amare e pensare: avventure senza consolazione.
La modestia è il tipo di orgoglio che conviene al pensare. All’amore conviene invece, un orgoglio senza modestia.
In tempi di tradimento amare e pensare sono splendidi…
Una stessa emozione è quella che avvicina il pensare all’amare. Questa emozione è l’inquietudine. L’inquietudine di una notte in bianco. Sperando.
L’amare e il pensare sono assoluti ma nient’affatto puri.
Una vita d’amore vincerà sempre rispetto a una vita di pensiero. “In questa vita non ho fatto che amare”. Questa frase non può dirsi nello stesso modo se sostituiamo amare con pensare.
Poche passioni. Poche idee.
Grazie a Linda per avermelo fatto leggere.