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mercoledì 12 marzo 2025

la costituzione

Straordinaria, pensavo, la nostra Costituzione, talmente grande che nella stessa ci si riconoscono sia quelli che in virtù dell'Articolo 11 (L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali) rifiutano il riarmo europeo, sia quelli che in virtù dell'Articolo 52 (La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino e quindi tutti sono obbligati a prestare servizio militare) vanno in giro di notte a pestare in gruppo chi, a loro insindacabile giudizio, ritengono sia pericoloso per la comunità, meglio ancora se extracomunitario. Sia gli uni che gli altri ritengono per opposti motivi che le istituzioni, sia lo Stato che l'Europa, li stiano tradendo e quindi li avversano con forza, però nessuno dei due stringerebbe mai la mano all'altro. Il bello è che secondo Costituzione sarebbero tutti fratelli, fratelli d'Italia (dall'inno di Mameli) in uno Stato che, diceva Saba, non conosce il parricidio ma è per sua stessa natura fratricida. Appunto.

lunedì 10 marzo 2025

l'anima guerriera

Io devo dire in queste ore continuo a ripensare all'articolo di Scurati sul fatto che abbiamo perso la nostra anima guerriera o qualcosa del genere, e lo metto in relazione alle immagini di ieri a Fasano quando dei tifosi hanno messo a ferro e fuoco la città per una partita di calcio e ho pensato che forse non è vero che lo abbiamo perso quello spirito guerriero, forse soltanto saggiamente abbiamo capito che va messo da parte quando si parla di cose serie come la guerra, per destinarlo a cose meno serie ma tutto sommato inutilmente divertenti come le partite di calcio, dove ci si può riempire di botte in libertà e dare fuoco a una città con le bombe carta, tanto si sa che il giorno dopo si ritorna tutti a casa ed è finita lì. A me poi più dei tifosi fanno orrore e paura certi ragazzini di oggi che senti alla tv sono in aumento, e sono capaci di ammazzarti, stuprarti, rapinarti, fare male persino i genitori e metterlo in un video, ma non per cattiveria, che non gliene frega nulla di nessuno, quanto perché sono anaffettivi, non provano più nulla per nessuno, quelli lo spirito guerriero non sanno proprio cos'è, ma se gli dici che possono confondersi coi droni secondo me sono contenti. Poi, povero Scurati, pensavo anche che nemmeno un anno fa dissero che era stato censurato dalla Meloni per una lettura televisiva su Matteotti e allora giù tutti a difenderlo come martire della libertà di espressione, adesso che scrive un articolo che non piace a nessuno ho letto pure quelli che gli danno del pazzo o del cretino e andasse lui vecchio rimbambito in guerra; ma questo, aggiungono, che fosse cioè un vecchio rimbambito guerrafondaio, si sapeva da sempre, e quindi se cretino lo era da sempre lo era anche l'anno passato che parlava di Matteotti, e forse era meglio se non ne parlava proprio, così nessuno lo condivideva, anche se parlava di Matteotti, o contro la Meloni. E ho pensato che davvero, dalle stelle alle stalle è veramente un attimo.

sabato 1 marzo 2025

poesia in rima

La poesia più brutta che credo di avere mai letto, di un cattivo gusto come pochi, l'ha pubblicata oggi un signore italiano, ed è una cacatina in settenari in rima baciata, che ricorda nel ritmo i fumetti di inizio Novecento del Corriere dei Piccoli, sul modello di Bilbolbul, che chi non lo ricorderà era un fumetto di taglio coloniale che raccontava le avventure africane di un piccolo "negretto" che quando si emozionava cambiava colore della pelle, una cosa oggi improponibile. Questo signore, ispirato dall'editoriale di oggi di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, si augurava nei suoi versi che dopo la "sgridata" di Trump che ha svelato la sudditanza di Zelensky alla Nato, gli ucraini rinsaviti, in questo "lieto giorno" facciano fare a lui e a quel "bel soggetto" di sua moglie la stessa fine di Mussolini (sottinteso: appesi per i piedi in piazza). Il fascismo, nelle intenzioni dell'autore, combattuto con lo stesso linguaggio irridente, fanatico e violento del fascismo, in cui si celebra con gioia la soppressione fisica del proprio nemico. Io l'ho trovata una cosa aberrante, una sorta di transfert in cui non c'è più differenza, né distanza, fra vittima assassino e spettatore, sono tutti malati di sangue. E leggendo la sua poesia, mi sono vergognato di scrivere in versi anch'io.

sabato 25 maggio 2024

esprimersi

E da stamattina che vorrei non pensarci, ma continuo a pensare che questo atteggiamento che vedo sempre più diffuso, per cui si pretende prima a tutti i costi, con modi assai aggressivi e sempre in gruppo, che una persona che non vuole esprimersi su una questione che la tocca nell’intimo, Liliana Segre nello specifico, si esprima contro qualcuno che noi riteniamo odioso e inaccettabile, mettendo in pubblica piazza le proprie opinioni su sionisti o ebrei, o come li volete li chiamate, e prendendo distanza e facendo pubblica ammenda per le loro colpe – anzi, implicitamente dicendole: se sei ebrea “tu più degli altri” devi scusarti per le colpe del tuo popolo – sposando in toto la nostra linea di pensiero che è l’unica per noi ammissibile; e quando lei si esprime e non sposa, a torto o a ragione, la nostra linea di pensiero, la insultiamo pesantemente, con tono aggressivo e sempre in gruppo, perché ci ha finalmente dimostrato – ma noi non aspettavamo altro! – di essere anche lei sbagliata come tutti quelli del “suo” popolo; io continuo a ritenerlo un atteggiamento profondamente bullista – per non usare quell’altra parola che ormai la infilano dovunque anche a sproposito. Altro che il volterriano: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”. Quella ormai è ucronia. Qualche anno fa avrei potuto pensare che tanta rabbia fosse qualcosa di legato alla profonda commozione per il momento storico, ma ormai non ci credo più: quello che è toccato alla Segre lo facciamo con chiunque, a ogni momento, e senza più distinguere le cause – va bene chiunque, dalla Meloni ad Amadeus alla Murgia, salvo rivoltare il calzino a seconda del capriccio del momento – per cui io vedo solo un atteggiamento diffuso che puzza di cancrena e che ha molti punti di contatto con le epurazioni dei vecchi regimi, qualcosa di molto simile alla rivoluzione culturale cinese, dove i “nemici del popolo” venivano pubblicamente umiliati. Mi manca tanto Orsini, a questo punto, di cui non condividevo le idee, ma almeno era una persona civile, che faceva dei discorsi invece di partire col rutto libero da stadio. Nel giro di due anni Orsini è sparito e siamo passati, come santino della libertà di pensiero da rivendicare, da Orsini a Rubio, uno che un secolo fa si sarebbe messo con orgoglio la camicia nera – i modi almeno sono quelli – e io la trovo, in barba a pace e libertà, una bella caduta di stile.

giovedì 16 maggio 2024

stare dalla parte giusta

Ho visto che in tanti postano le foto di Chef Rubio pestato a sangue, che è una immagine veramente brutta da vedere, e alcuni ci scrivono sotto post anche molto violenti contro gli autori dell’aggressione che ormai vengono indicati come gli “ebrei sionisti” o i “fascisti ebrei”. Io non conosco la realtà di Roma, quindi magari per i romani è una cosa abbastanza evidente, però vivendo lontano mi è preso un dubbio e volevo chiedere a chi ne sa più di me: a parte il fatto che lo ha detto Rubio nel suo video che sono stati gli “ebrei” – ma lui, a onor del vero, è anche quello che si è fatto fotografare con un coltello da cucina in mano dicendo che quello era per gli ebrei: e ho pensato vedi come cambiano i tempi? se la stessa foto l’avesse fatta la Meloni due anni fa sarebbe scoppiato il paese intero per linciarla – dicevo a parte che lo ha detto lui, ci sono altre prove del fatto, che so rivendicazioni, o scritte, o prove indiziarie che sono proprio loro e non magari degli esaltati come ce ne sono tanti? Io pensavo che servissero delle prove per accusare qualcuno, ma forse a Roma la situazione è tale che non possono essere stati che loro. Non lo so, chiedo per me, manco per un amico. Lo dico perché da ciò che sento l’aria che tira a Roma è abbastanza brutta, tanto che un mio amico mi ha detto che nella sua scuola dei ragazzi hanno scritto sui muri della scuola degli insulti omofobi contro i loro stessi insegnanti gay – pensa entrare a scuola e sapere che i tuoi stessi allievi ti disprezzano perché non ti considerano una persona – e quelli non sono ragazzi ebrei, è gente che odia perché l’odio lo respira nell’aria tutti i giorni, ne fa una cultura. E poi lo dico perché dai toni mi pare che si stia sempre più alzando il tiro della rappresaglia, e da come si mette e da ciò che leggo il prossimo a venir linciato potrebbe essere un qualche ebreo, speriamo almeno di brigata, che magari invece se la prendono con un povero rabbino, e poi ci sarà qualcun altro che pesta chi ha picchiato l’ebreo, finché ci scapperà il morto o qualcosa di più. La storia è praticamente scritta, l’abbiamo vista in mille film. Quindi sarebbe confortante sapere che se ci deve proprio scappare il morto, almeno siamo tutti sicuri che è perché stiamo dalla parte giusta.

lunedì 11 marzo 2024

anatomia tito fall of rome

 

Libro sul senso ultimo di tutte le guerre, da leggere e rileggere, ANATOMIA TITO FALL OF ROME (L'Orma ed., 2017), riscrittura del Tito Andronico di Shakespeare a opera di Heiner Müller, contrappone due diverse idee di guerra, una “affaristica”, portata avanti dall’antica Roma che rappresenta qualsiasi potenza coloniale della storia e una più emotiva, bestiale, etnica o religiosa, portata avanti dai Goti assediati, che rappresentano “l’irruzione del terzo mondo nel primo mondo”. Divisi fra queste due concezioni della guerra, si salva nessuno in questo dramma? No. Sono tutti orrendi assassini, traditori, gente o pieno d’odio oppure calcolatrice. Così il generale Tito, “eroe” di Roma è in realtà un freddo calcolatore che prova a usurpare il potere imperiale con l’astuzia, prima favorendo come imperatore il candidato più debole e offrendogli in sposa sua figlia per meglio controllarlo per poi, quando da questi tradito, allearsi coi Goti contro Roma, per mettere suo figlio Lucio al posto dell’imperatore con la violenza. Lucio che prima si allea coi Goti poi una volta preso il potere li scaccia dalla capitale rinfacciandogli che “il Goto è un negro è un ebreo”, smascherando in questo modo l’evidente razzismo che si cela dietro ogni conquistatore. Né i Goti, d’altronde, sono da meno, se mossi da un odio atavico perpetrano stupri di gruppo e mutilazioni sulle donne, ammazzano bambini senza colpa perché meticci, godono dell’umiliazione del nemico. Lì dove ciascuno rimprovera all’altro le sue colpe senza mai ammettere le proprie e il tutto viene suggellato dalla battuta “Fate che il vostro dolore non muoia come sono morto io”, ovvero non smettere di soffrire, di ricordare come sono morto ingiustamente e di trasformare il vostro ricordo in odio. In tal senso la figura chiave della vicenda è proprio quella del generale Tito, che è un uomo di potere, mosso esclusivamente dalla ragion di stato e dal calcolo, che diventa pazzo quando la vendetta dei Goti lo smuove e lo fa entrare nell’altra dimensione della guerra, quella delle vittime, motivata esclusivamente dall’odio e dalla brutale vendetta. In questo senso Müller parla di “irruzione”, nel senso di assimilazione di una mentalità ferina, viscerale, in una affaristica della guerra, e dove, per vincere, il gerarca non può che abbandonarsi ai propri istinti esattamente come i suoi nemici. Müller diceva con amore che di Shakespeare “odiava” la perenne attualità. A me è capitato di leggere questo testo mentre il papa chiedeva di trovare il coraggio per arrendersi e trattare. Probabilmente lo chiedeva alla classe politica. Ma mi sono chiesto, per noi che siamo abituati a considerare la guerra solo in questa chiave “affaristica” (si fa la guerra per soldi, per interesse, quindi soddisfatto l’interesse la guerra può finire e chi è stato stuprato sia silenziato per il bene di tutti), come si fa a chiedere di concludere una guerra motivata dall’odio etnico o religioso che sia (e parlo di una qualsiasi guerra africana o mediorientale)? Con quali parole? Se io ti voglio morto per nessun’altro motivo che ti odio, al punto da considerarti meno di una mosca da stritolare sul tavolo (per usare un’immagine di Müller), come farò mai a venire a patti ragionevoli con te? Come faccio a trovare un accordo sul piano “economico” se tutto ciò che mi interessa è vederti annientato come uomo? Serve molto più che un bravo mediatore per questo. E infatti nell’opera di Müller, così come in quella di Shakespeare, perché ci sia finalmente la pace devono morire tutti, in una sorta di massacro corale che cancellerà ogni memoria o rancore, meno che Lucio, il futuro imperatore, che avendo combattuto su entrambi i fronti ha assimilato i linguaggi di entrambi.

sabato 13 gennaio 2024

il bastone

Ogni giorno che entro in una classe mi incanto di fronte alla bellezza dei bambini e mi dispiace di non essere adeguato al mio ruolo. Di sicuro preferisco sedermi con loro e osservarli dai banchi che stargli di fronte a insegnare, ma questo non sempre va bene e sempre più ho rispetto per chi sceglie di fare l’educatore con tutte le difficoltà di ogni giorno. Infatti, si può essere brave persone e pessimi maestri e io spero di essere una brava persona, ma di sicuro non sono bravo come maestro. L’esperienza di questi mesi me lo ha insegnato. C’è di buono che sto toccando con mano un mondo che, non avendo figli, mi stavo dimenticando. Si fa presto a dire, come ho fatto, apriamo una collana di libri per bambini, ma poi devi anche sapere a chi li proponi questi libri, e con quale linguaggio, e con che approccio. Per arrivare dove. Ad esempio, mi resterà sempre nel cuore una discussione che ho avuto in una quarta elementare l’altro giorno, a partire da una fiaba di Giambattista Basile nella quale un bastone magico si animava per picchiare sul groppone chiunque gli capitasse a tiro e senza fare discriminazioni: io pensavo che si sarebbero divertiti, mentre i bambini si sono scandalizzati per la gravità di fare violenza a una persona senza motivo, non c’era nulla da ridere in questa storia, la trovavano una cosa orribile, nemmeno da pensarci! E c’era da chiedersi, guardandoli, quand’è che un bambino smette di credere che la violenza sia una cosa orribile, nemmeno da pensarci, e diventa adulto.

venerdì 12 gennaio 2024

il pasticcio

Così l’ha definito un mio amico, ed è vero. Nelle ultime ore si è diffusa una notizia relativa a un fatto successo nel paese qui vicino. Una giovane ragazza per fare una storia sui social si è fatta fotografare tutta sorridente mentre spingeva un gatto in una fontana, e visto che siamo in inverno e il gatto era vecchio è morto congelato. Non voglio dare definizioni del gesto, per nulla divertente, e nemmeno voglio immaginare che l’intenzione fosse ucciderlo, penso piuttosto che non si rendesse proprio conto che le sue azioni potessero avere delle conseguenze, fatto sta che ora la ragazza che si è fatta fotografare in flagranza di reato rischia un bel po’ di problemi. E questo anche perché la donna che si prendeva cura del gatto, viste le foto pubblicate sui social, ha denunciato pubblicamente la ragazza facendo anche lei un post su Facebook in cui ne indicava nome e cognome. Cosa che, per quanto tu possa avere ragione ad essere arrabbiata, non puoi fare, la legge non lo permette per ovvi motivi. Infatti, la donna ha subito corretto il tiro, cancellando il nome e sostituendolo con le sole inziali, ma quando ha letto il suo post originale qualcuno ha pensato bene di cercare sui social la giovane ragazza nominata per farle sapere cosa pensava di lei. Sbagliando persona. Un’omonima che vive nello stesso paese della giovane ragazza ha scritto di aver ricevuto delle minacce di morte per il solo fatto di chiamarsi come quella che ha ucciso il gatto. E qui ci sarebbe davvero da chiedersi quale linea separa una persona che per divertimento si accanisce contro una creatura più debole di lei, da una che per un moto di rabbia si sente autorizzata a minacciare di morte una persona che nemmeno conosce per il solo fatto che ha letto il suo nome in un post.

giovedì 28 dicembre 2023

bellezza

Oggi mentre compravo l’ultimo libro dell’anno, un piccolo saggio su Walter Benjamin e il suo angelo (la cui immagine è ispirata a un acquerello di Paul Klee del 1920), mi è venuto da pensare che in fondo il noto adagio “La bellezza salverà il mondo” è una sana cazzata, e lo dimostra praticamente proprio il fatto che alcune delle opere d’arte più meravigliose del 900, in ogni campo (dalla pittura alla poesia alla filosofia al cinema all’architettura), siano state prodotte in Germania fra le due guerre mondiali, in risposta a un periodo di gravissima crisi economica e sociale, e nonostante questo non solo la bellezza in esse contenuta non ha salvato proprio niente e nessuno, ma tale arte è stata disprezzata come “degenerata”, censurata, bruciata e spazzata via dal male del secolo. Unica consolazione, almeno per noi, questo male chiamato nazismo non era che un marchio copiato e perfezionato industrialmente all’artigianale fascismo italiano. Insomma, ancora una volta il Made in Italy ha dettato lo stile del tempo.

pensiero estemporaneo

Faccio un pensiero estemporaneo. Certi giorni di fronte ai mali del mondo mi sento come quando sono a scuola, incapace per natura di farmi considerare dai bambini una figura autoritaria, tanto che quando cominciano a fare casino e grido State buoni mi guardano incuriositi e continuano eccitati e indifferenti a fare chiasso. Si calmano solo quando qualcuno mette loro paura, in genere la maestra o il bidello. Così io vi vedo, voi che vi agitate ogni giorno per le guerre in corso, e penso che siete come me in classe, magari riuscite a farvi guardare, magari riuscite ad alzare la voce fino a farvi sentire, ma poiché non avete l'autorità necessaria a zittire nemmeno il più piccolo di loro, non siete in grado di fermare un bel niente, nemmeno tutti insieme, nemmeno uniti come un corpo solo, a meno che non scendiate in piazza e cominciate a dare fuoco alle auto o pestarvi con la polizia come fanno in altri paesi, creando disordine che coinvolga anche gli altri. E questo perché il paradosso di dire che Io sono contro la guerra si scontra spesso con l'evidenza che una guerra, che è fatta di violenza e di paura, non si ferma col desiderio di pace, ma soltanto con una forza oppositiva soverchiante, con la minaccia di una violenza più forte, o sul piano economico o su quello militare, che ti può schiacciare, proprio come a scuola quando parte il casino incontrollato e tu, volente o no, devi alzare la voce e inchiodarli alle sedie.

venerdì 12 maggio 2023

vandali

Frame da The Exhibition of Vandalizim, documentario del 2010 di Aryan Kaganof sull’attacco vandalico subito il 30 gennaio 2010 dallo Zimology Institute, scuola musicale creata a Cape Town dal compositore sudafricano Zim Ngqawana. La scuola viene completamente saccheggiata. Non intenzionato ad arrendersi a nessuna intimidazione, il musicista decide di organizzare, dentro la scuola distrutta, un live estemporaneo in cui viene accompagnato da uno dei suoi allievi, Kyle Shepherd. L’esibizione viene ripresa da Kaganof e diventa un mediometraggio che verrà poi distribuito dopo la morte prematura di Ngqawana, nel 2011. L’happening comincia con lui che suona il piano rovesciato e fatto a pezzi e man mano si allarga improvvisando sulle macerie della casa, e sul suo sax. Alla fine dell’esibizione Zim Ngqawana, guardando in macchina, dice: “Il vandalismo come crimine è stato concepito dal sistema in modo che l’attenzione possa essere distolta dal vero vandalismo, che è quello dell’anima. Noi torneremo” promette. “Noi torneremo”.

giovedì 16 febbraio 2023

pettegolezzo

Pettegolezzo raccontatomi da un collega editore il quale usa il metodo del doppio binario, ovvero alcuni autori li fa pagare e altri no, e coi soldi di quelli che fa pagare copre le spese di stampa degli altri su cui sta puntando. Pare che, per puro caso, sia stato contattato e si sia trovato a pubblicare a poca distanza di tempo due autori, ex coppia, dove lui un bel giorno di molti anni prima era uscito di casa con una scusa senza più tornare, mollandola senza mai darle una spiegazione e procurandole una fortissima depressione da cui lei ci ha messo anni a guarire. L’editore, usando il metodo di cui sopra, ha fatto pagare lei, ma non lui. E quando lei, per una indiscrezione di una collaboratrice dell’editore, ha scoperto la cosa, cioè ha realizzato che con ciò che aveva versato all’editore avrebbe implicitamente pagato anche le spese del libro del suo ex, è scoppiata una rissa in redazione dove l’editore, terrorizzato, si è preso una serie di sberle violente per procura che lei non è mai riuscita a dare al suo ex.

lunedì 29 agosto 2022

vedi come gira il mondo

Ieri, su un sito ecologista, leggevo una notizia che credo sia una fake di quelle che riciclano all’infinito, ma ha il suo fascino, in cui un prof americano parla dell’esperienza di alcuni bambini portati in gita in un mattatoio, alla scoperta dei metodi di produzione alimentare. La settimana prima sono stati in una fabbrica di cioccolato, quella dopo vanno nel mattatoio. Da Willy Wonka ad Auschwitz nel giro di una settimana. Il prof osserva, con un misto di stupore e compiacimento sadico, come i bambini messi di fronte al reparto soppressione dei capi e poi macellazione delle carni hanno avuto delle violente crisi isteriche, piangevano, vomitavano. Com’è potuto succedere, si chiede il responsabile del reparto macellazione, eppure gli impianti erano perfettamente a norma, tutto igienizzato. E aggiunge il prof la cui saggezza sfiora punte di cinismo senechiano: è ora che quei bambini capiscano che cosa stanno mangiando e come gira il mondo. È un raccontino talmente paradossale che sono invidioso di non averlo scritto io. Sulla stessa scia, sempre ieri leggevo un post, questo certamente vero, del prof. Tozzi che dice di essere andato a parlare con Jovanotti in merito alla questione delle spiagge, riuscendo a costruire con lui un dialogo civile “come a volte succede fra sapiens” (questa espressione per me è bellissima) e subito sotto il post c’erano una lunga serie di commenti, alcuni di apertura altri di rimprovero, di persone che scrivevano: Lei mi ha molto deluso, pensavo che sarebbe andato lì a dirgli che pezzo di merda è, oppure: Ecco, anche lei si è lasciato comprare. Insomma, altro che salvare il mondo con la comprensione e il dialogo. Portate i vostri figli nei mattatoi, ascoltatemi, capiranno come gira il mondo.

mercoledì 24 agosto 2022

devianza

Prima in treno un gruppo di ragazzine ha preso una loro compagna, l'hanno messa al centro del vagone, l'hanno fatta piegare su se stessa e hanno cominciato a gridarle contro CAGA CAGA CAGA CAGA incitandola in maniera abbastanza violenta ma sempre ridendo come matte. Non si capiva più se era uno scherzo o volevano davvero che si cagasse addosso. Siccome Devianza come parola ormai è bruciata, sto cercando un sinonimo adeguato.

martedì 16 agosto 2022

la violenza

Ieri un mio amico mi raccontava che è stato quasi messo sotto da un’auto mentre attraversava sulle strisce. Si è scansato facendo un gesto in cui mandava al diavolo il conducente. L’auto si è fermata per strada e il conducente è sceso per litigare, gridando in faccia al mio amico che a lui nessuno lo manda affanculo. L’altra settimana un altro mio amico in vacanza è stato picchiato davanti alla famiglia per essersi lamentato con uno che gli aveva bloccato l’auto nel parcheggio. Ieri ho letto la notizia di un ragazzo pestato in Calabria per aver guardato un minuto di troppo una ragazza del posto. Però oggi in Tv c’era la notizia di due rapper del nord che si riprendevano fieri mentre minacciavano un nero alla stazione coi coltelli e gli sfasciavano la bici. Pochi giorni fa c’è stato quell’uomo di colore ucciso in un comune del centro Italia mentre intorno riprendevano l’omicidio coi telefoni senza intervenire. E poche ore dopo si parlava della ragazza di colore picchiata dal suo capo per essersi lamentata di essere stata pagata meno del pattuito. Questo è successo soltanto nelle ultime due settimane. Poi dicono che non c’è un problema di violenza in giro, che sono casi sparsi, pochi fratelli Bianchi a fronte di una popolazione in fondo amichevole, fraterna. Eppure io ogni giorno vedo i toni inasprirsi, le mani scattare incontrollate. E noi stiamo qui a parlare del pericolo fascista della Meloni, senza considerare che pericolosa non è la Meloni in sé, ma chi la vota. E chi la vota ormai sono una maggioranza sempre più frustrata e sempre meno silenziosa. Sempre più libera di dare sfogo alla propria rabbia fomentata da atteggiamenti voyeurustici. Il vero problema è che si potrà mandare a casa la Meloni un giorno, ma quella maggioranza lì rimane e cresce, non te ne liberi così facilmente, fa parte di te, della tua famiglia, è il tuo vicino di casa, il tuo collega di lavoro, quello con cui giochi a calcetto o a tennis il venerdì sera, quello che ti offre il caffè al bar e tu lo guardi e dici ma sì, in fondo è una brava persona.

mercoledì 10 agosto 2022

il mio lato intollerante

Ieri è venuta fuori la notizia che a Roma, in nome dell’altissimo rispetto che hanno nella capitale per la salute pubblica, vogliono ammazzare 130 cinghiali rifugiati in una struttura a norma, bruciandoli vivi con l’elettroshock. Stanno organizzando delle barricate per difendere quelle povere bestie. Intanto il mio lato intollerante pensa che se spostassero la mattanza di alcuni chilometri, sempre a Roma, e bruciassero con l’elettroshock alcune centinaia di porci incravattati che decidono le sorti del paese ci guadagneremmo tutti in salute, senza eccezioni o partiti di sorta. Lo dico ovviamente scherzando, perché non si augura la morte a nessuno, nemmeno ai maiali, ma intimamente confesso che ne sono convinto, sono sempre più convinto che la salvezza del mondo deve a volte necessariamente passare per la morte di alcuni. Però mi accorgo anche che se lo dico così posso essere classificato come un eco-nazista, nuovo trend dell’estate, e rischio di finire preso a male parole da Jovanotti, Dio me ne scampi.

martedì 12 luglio 2022

un proverbio in cina

Raccolta fondi in piazza contro la violenza sulle donne. Dallo stand mi chiedono una piccola offerta, una monetina. A una moneta ci arrivo, gli dico. Tiro fuori due euro dalla tasca. Non fare il taccagno, scherzano, daccene almeno cinque. Alla faccia della monetina! Ma la causa è importante e ci penso un attimo di troppo. Loro subito rincalzano: Se ce ne dai dieci ti facciamo la tessera. Poi ti chiedi da dove nasce la violenza, dico. E comunque gli lascio la moneta. Fermano uno dopo di me e gli rifilano la stessa solfa. Lui: Sapete cosa dice un proverbio in Cina? Al povero non fa bene l'elemosina, è più utile insegnargli a pescare. Si gira e se ne va.

lunedì 25 aprile 2022

maturazione

Non so se sia dovuto al coflitto in corso, e quindi a una maggiore riflessione sulla violenza della guerra, ma credo che sia il primo anno da che sono sui social che al 25 aprile non ho ancora visto nessuno (fra i miei conoscenti almeno) che ha pubblicato la foto del cadavere di Mussolini esposto a piazzale Loreto con qualche battuta sprezzante sotto. Invece sono aumentati i papaveri rossi. Non doverla vedere, devo dire, mi ha migliorato la giornata.

venerdì 8 aprile 2022

pizza

In questi giorni mi sto vedendo la filmografia di Charlie Chaplin, lunghissima, perché in vita sua il nostro supertramp ha girato circa 80 film di cui solo 10 lungometraggi e il resto suddiviso fra corti e mediometraggi, quasi tutti muti. La cosa che più mi fa sorridere di tutto questo è accorgermi di come molti oggi condividano il famoso discorso sulla pace dal suo primo film parlato (Il grande dittatore, del 1940) non sapendo che prima di quello – o meglio, per arrivare a quello – Chaplin abbia girato circa 70 film in cui Charlot, irascibile e manesco come pochi, si è azzuffato con chiunque gli capitasse a tiro. Pugni, calci, morsi, bastonate, più simile a Will Smith che a Mahatma Gandhi. Non solo: Chaplin già allora veniva accusato dalla critica di essere troppo violento nei suoi film “per famiglia” ma lui della critica se ne infischiava. Mi ha fatto sorridere proprio perché molti di coloro che hanno condiviso commossi il suo discorso sulla pace sono gli stessi che poi hanno colpevolizzato Smith per il significato del suo schiaffo. E mi è venuto da pensare che in fondo, molto simili a Charlot, i più grandi pacifisti sono fondamentalmente degli ex-attaccabrighe con un sorriso disarmante per il quale li perdoni sempre, dopo che ti hanno menato una pizza più o meno metaforica in faccia.

(L’immagine viene dal film The Bank, del 1915).

giovedì 25 novembre 2021

viulenza

Ci sono tanti tipi di violenza. Stamattina ad esempio una mia amica ha pubblicato una foto che mi ha fatto pensare a Patti Smith, gliel’ho detto, e quella si è incazzata come una biscia. Ma che cazzo di complimento è Patti Smith, non ha un briciolo di femminilità, non è nemmeno una donna. Con tutte quelle che ci sono proprio Patti Smith mi dovevi dire? Ma lo ha detto con un tono ferito, come se l’avessi accoltellata alle spalle, tanto che mi sono sentito un mostro. Cerco di scusarmi – non so bene di cosa, ma ci provo – e intanto un’altra mi scrive un messaggio: Caro editore, come stai, ti ricordi quel libro che mi avevi rifiutato perché dicevi che non era il momento? Bene. L’ho appena pubblicato con un altro. Visto che si poteva fare? Io mi arrendo senza nemmeno combattere.