Ho letto il pezzo di Scurati su chi combatterà le nostre guerre di domani, e ho letto anche i vari commenti di chi dice: Quello lì è un pazzo, noi non vogliamo guerre. E io sono d'accordo che non voglio guerre. Ma il punto è che, mentre leggevo, io stesso mi chiedevo: Sì, io non le voglio, ma gli altri? Perché mica siamo soli al mondo. Ci sono altri popoli oltre a noi, e non parlo di americani e russi, e perché non dovrebbero odiarci? C'è tutto un terzo mondo affamato e con l'acqua alla gola a cui finora abbiamo dato un dito e tolto un braccio. Non una concessione a loro favore, persino sulle problematiche ambientali che rendono sempre più inospitali le loro terre, tutto ciò che abbiamo fatto è stato rimandare di anno in anno delle decisioni impopolari perché ci costa troppo sacrificarci nel nostro tenore di vita. Molti di loro sognano l'Europa, ma ripeto, perché non dovrebbero odiarci? Perché siamo generosi e pronti all'integrazione e all'accoglienza? Per ora si accontentano di arrivare qui, spesso per mare, in gruppetti sparuti, spesso annegando o rinchiusi nei campi di concentramento organizzati coi nostri soldi, oppure finendo per strada a mendicare o sfruttati dalla delinquenza, o nei campi come nuovi schiavi, dormendo in baraccopoli fatiscenti che ci farebbero vomitare, ma perché mai un giorno, domani o dopodomani, man mano che invecchieremo e ci faremo più fragili, non dovrebbero volersi prendere, anche con la forza, tutto ciò che abbiamo e ci teniamo stretti? Le nostre stesse case? Sarebbe così innaturale? Non mi pare.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
mercoledì 5 marzo 2025
domenica 29 settembre 2024
la recesione
Ieri leggevo una recensione a “Io capitano” di Matteo Garrone, scritta da una insegnante che diceva – basandosi su ciò che aveva visto, ma senza aver capito nulla del film – come fosse rimasta delusa perché l’opera si concentrava unicamente sul viaggio in Africa dei due ragazzi e non mostrava mai quanto siamo orribili e crudeli noi europei verso di loro, quasi che Garrone volesse mostrare che gli unici cattivi sono gli africani e non avesse il coraggio di ammettere che i veri mostri siamo noi. L’ho trovato un commento talmente sbagliato nei suoi preconcetti da creare quasi una sorta di razzismo rovesciato, per cui nell’ansia di affibbiarsi tutte le responsabilità del problema si tende quasi a edulcorare le molte colpe dei tanti stati e criminali africani che sulle loro migrazioni interne lucrano con una crudeltà inaudita, fino a dividere ancora una volta il mondo in un “noi” (i cattivi) e “loro” (le vittime) rovesciando solo le parti rispetto alla visione di certa destra europea (che vorrebbe fare di noi le povere vittime innocenti), ma proprio come la destra costruendo un discorso su basi molto schematiche e grossolane, per nulla inclusive, per nulla protese alla semplicissima idea che siamo prima di tutto umani e in quanto umani i buoni e cattivi non si distinguono dal colore della pelle o dal continente di provenienza ma dalle azioni. L’ho trovato talmente sbagliato come commento che mi ha spaventato l’idea che questa persona insegnasse in una scuola, a dei ragazzi, mossa dalle migliori intenzioni, ma dicendo loro: pentitevi perché in quanto nati da questa parte del mondo siete già mostri alla radice. Chissà quanti la pensano come lei.
domenica 5 novembre 2023
rimbaud in africa
Come tutta la sua vita da poeta è particolarmente avvincente, è sorprendente e a suo modo ironica, o ridicola, la vicenda africana di Rimbaud, che potrebbe tranquillamente finire – com’è in effetti successo, credo – come avventuriero senza scrupoli in una storia di Corto Maltese. Rimbaud arriva ad Aden in puro stile caravaggesco: a Cipro ha ucciso un uomo per futili motivi, un povero operaio con cui aveva avuto una lite e accecato dalla rabbia gli ha spaccato la testa con una pietra, quindi scappa per evitare il carcere. Riparato lì si impiega in una ditta di commercio con l’idea di fermarsi un po’ di tempo, ma non certo 11 anni. Viene considerato un impiegato modello, affidabile e intelligente, eppure nelle lettere alla madre ultracattolica (da cui era scappato da ragazzo) non fa che lamentarsi di tutto e tutti, del clima, dei colleghi, dei capi, le chiede soldi per avviare assurdi progetti che in breve tempo lo faranno diventare ricco, così potrà presto sposarsi, far figli e formare una vera famiglia, non come suo fratello che conduce vita dissipata e di cui non perde occasione per parlar male: in queste lettere assomiglia, insomma, a un personaggio di Alberto Sordi. Tanto la sogna la famiglia che alla prima occasione molla la compagnia in cui è impiegato e si mette in commerci lucrosi come mercante d’armi con gli eserciti africani che preparano varie guerriglie. Lo fregano tutti, ma in questo modo ha l’occasione di essere uno dei primi europei a entrare in territori africani inesplorati, descritti in un paio di guide che non c’entrano nulla con la poesia ma favoriscono la geografia. Anche qui le opinioni su di lui divergono comicamente: per il consolato italiano è un pericoloso agente segreto francese e allo stesso tempo un efferato mercante di schiavi; per i mercanti inglesi è un imbroglione insolente e bugiardo, molesto e senza scrupoli: a un certo punto viene rimproverato perché sta provando a smerciare con insistenza un lotto di block notes che nessuno vuole, perché lo sanno tutti che gli africani sono analfabeti; per i francesi è ufficialmente un disertore (era arrivato a Cipro proprio per evitare il servizio di leva) e un voltagabbana la cui parola vale poco o nulla, salvo che probabilmente lavorava davvero come spia e agente segreto. L’unico punto su cui convergono tutti è quando lo descrivono come un tirchio della peggior specie, uno che non mangia e non si lava per risparmiare, non va nemmeno a puttane o nei casinò per non buttar soldi, ha un solo vestito che usa con qualsiasi clima, quando può dorme per strada per non pagare una camera, e non perde occasione di litigare per ricontrattare a suo vantaggio i compensi pattuiti. Il denaro, il desiderio di farlo e la paura di perderlo lo ossessionano per tutti i suoi anni africani. E proprio per questo, non fidandosi assolutamente di nessuno, porta legata addosso una cintura piena d’oro da cui non si separa mai, tutta la sua ricchezza che non usa, preferendo fare vita da pezzente, e qui siamo dalle parti di Molière: la cintura, infatti, pesa una decina di chili. Portarsi dieci chili d’oro addosso ogni singolo giorno per più di dieci anni in Africa. Ve lo immaginate? Allo stesso tempo questo ex poeta così ridicolo, malinconico, amareggiato e pieno di lamentele e di rimpianti, è anche, realmente, un avventuriero senza paura. Quando si ammala alla gamba, malattia che lo porterà presto alla morte, costruisce una lettiga su cui si lascia cadere e ingaggia quattro portantini neri per trasportarlo, con un dolore lancinante al ginocchio che non lo abbandona mai, per 300 km attraverso il deserto fino al porto più vicino da cui salpare per la Francia. Durante la traversata uno dei portantini esausto inciampa e lo fanno cadere per terra. Rimbaud, nonostante abbia la gamba già quasi in cancrena, la usa come scusa per trattenere una parte dei soldi dal compenso promesso.
venerdì 12 maggio 2023
vandali
giovedì 23 marzo 2023
sogno della bocca
Nel sogno per uno strano problema di salute mi si staccava la bocca che restava appesa e penzolante come dai fili di una giostra, impedendomi di parlare. Così decidevo di andare a chiedere consiglio a Lisetta Carmi, che ne aveva viste tante, ma dopo averla cercata a lungo senza trovarla – tutti mi dicevano che era già morta – sceglievo di rinunciare alla mia voce e partivo per l’Africa per riempire il vuoto. Ma non facevo in tempo a vederne le coste rocciose che, sognandola da lontano, ero morto anch’io. Mi ritrovavo così, dopo un lunghissimo giro, nel giardino di casa, dove i miei amici festeggiavano la mia morte ballando, mangiando il mio cibo, camminando sopra di me che stavo a terra, né potevo mangiare con loro – non avendo più bocca per masticare – ma ogni tanto si fermavano a parlarmi, mi facevano conoscere i loro figli e io pensavo che belli.
mercoledì 31 agosto 2022
bheki mseleku
mercoledì 5 gennaio 2022
un passo avanti
Ieri al centro vaccinale affollato c'era gente che si scannava per passare davanti. A un certo punto, nella baraonda è scoppiata una violenta lite in cui una signora in preda al panico ha inziato a gridare a tutti di non avvicinarsi a lei perché non sapeva se fossero o meno appestati, un altro diceva a un migrante che lui non aveva diritto a vaccinarsi perché non era italiano. Ci mancava solo che si venisse alle mani. Insomma, i cosiddetti migliori Provax spesso non si vaccinavano per spirito di gruppo o di popolo o per salvare il mondo, ma soltanto per puro egoismo e per salvarsi dagli altri. Non "Ce la faremo tutti insieme" ma "Io prima di voi". Non c'è nulla di sano in questo. Poi uno può anche dire che ai fini della salute pubblica sono meglio loro che gli altri, ma io farei un passo in avanti.
domenica 2 gennaio 2022
pensare green salverà il mondo
C’è sempre da imparare nella vita, da studiare e da ricredersi. Così il 2022 per me comincia con Ursula von del Leyen che – in barba a tutto ciò che credevo – definisce l’energia nucleare non solo necessaria ma anche “green”, proprio come il “green” pass. Tutto è “green” ormai per chi sogna un mondo migliore. Magari ha ragione lei. Ma resta aperta la domanda: che ne faremo delle scorie nucleari? La storia ci insegna – se la storia è capace di insegnare qualcosa a qualcuno – che per quelle c’è già pronta l’Africa, la nostra fogna a cielo aperto. Vero è che negli ultimi anni l’Africa se l’è comprata la Cina. Quindi? Finiremo per pagare l’affitto ai cinesi per avvelenare gli africani? Avremo questo coraggio? O le getteremo in fondo al mare perché avvelenino i pesci, che essendo muti per natura non protesteranno troppo? O le spareremo direttamente nello spazio, come si vede in certi film di fantascienza? Nella politica internazionale se ne sono viste di più incredibili, in fondo, e di più schifose. Noi, anche col dubbio, dobbiamo continuare a credere che in qualche modo tutto si risolverà da sé, anche senza il nostro impegno diretto. Abbiamo altri problemi da risolvere adesso, come ad esempio dove mettere i figli se richiudono tutto, o anche quello di questi neri che non si capisce proprio che vengono a fare qui sulle loro barchette.
giovedì 30 luglio 2020
morte per acqua
martedì 12 marzo 2019
una causa più alta
giovedì 24 agosto 2017
raccontare le conseguenze
sabato 22 luglio 2017
è inaccetabile
di Padre Alex Zanotelli


