Ieri è venuta fuori la notizia che a Roma, in nome dell’altissimo rispetto che hanno nella capitale per la salute pubblica, vogliono ammazzare 130 cinghiali rifugiati in una struttura a norma, bruciandoli vivi con l’elettroshock. Stanno organizzando delle barricate per difendere quelle povere bestie. Intanto il mio lato intollerante pensa che se spostassero la mattanza di alcuni chilometri, sempre a Roma, e bruciassero con l’elettroshock alcune centinaia di porci incravattati che decidono le sorti del paese ci guadagneremmo tutti in salute, senza eccezioni o partiti di sorta. Lo dico ovviamente scherzando, perché non si augura la morte a nessuno, nemmeno ai maiali, ma intimamente confesso che ne sono convinto, sono sempre più convinto che la salvezza del mondo deve a volte necessariamente passare per la morte di alcuni. Però mi accorgo anche che se lo dico così posso essere classificato come un eco-nazista, nuovo trend dell’estate, e rischio di finire preso a male parole da Jovanotti, Dio me ne scampi.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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mercoledì 10 agosto 2022
sabato 23 settembre 2017
la fattoria degli animali
Oggi mio fratello, a pranzo, mi rimbrotta: Se davvero volevi far soldi allora non dovevi far libri, che non servono a nessuno, ma aprirti qualcosa come una rosticceria con annessa palestra e/o centro estetico. L'uomo medio non vuole migliorarsi, sono chiacchiere, ma ingozzarsi come un porco e poi schiattare di esercizi per farsi passare i sensi di colpa e per dar sfogo alla propria vanità di maiale. Qualcuno magari pensa alla salute, gli dico. Uno che pensa alla salute non fuma e non beve, mi risponde. La maggior parte dei palestrati che conosco fuma, beve alcolici e mangia schifezze. La salute non c'entra. E io che non fumo e non vado in palestra? gli chiedo. Tu sei un altro tipo di maiale, mi risponde.
sabato 9 luglio 2016
la tuttologa
La legge delle probabilità non perdona, così anche a me, come a tutti prima o poi, stasera è capitata la tuttologa. Se n’è arrivata in pieno post-novecento, proferendo come il suo poeta preferito sia Giacomo Leopardi, ma letto attraverso Severino. Da sola infatti non avrebbe mai capito che A se stesso fosse un canto dalla viscere e non dall’universo finto mistico in cui si pavoneggia. Poi critica il mio libro, il mio Bestiario, di cui non ha ascoltato un solo verso né una spiegazione, asserendo che dell’«intellighenzia» sono degno, perché da un piedistallo mi permetto di puntare il dito contro gli altri definendoli maiali, pur nella loro naturalità di porci. E quando poi, di nuovo, interrompendo la mia presentazione, mi chiede di definire da una mia poesia la parola «tutto» (cito il verso: «e se non posso avere tutto, allora non voglio nulla», a cui risponde indispettiva: «definisci cosa intenti per tutto!»), lei da vera tuttologa si risponde da sé, citando Severino, né si può capire nulla del suo punto di vista, nulla che valga del «tutto», se non si è visto Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, scusandosi poi con gli altri spettatori se cita un film che probabilmente non conoscono. Conclude, da brava tuttologa, che questo succede perché ci mancano le basi storiche, e in fondo in Italia sono tutti mafiosi. Non certo lei che, pur italiana, continua a cantare a se stessa il suo mondo finto mistico in cui si pavoneggia, dove non c’è spazio per nessuno che non sia Severino.
giovedì 23 giugno 2016
levrieri
Ne Il vecchio con un piede in Oriente, bellissimo libro minore di Tonino Guerra, fra le tante storie che non capisci se sono invenzioni oppure aneddoti, ce ne sono due vicine che mi catturano ogni volta e che hanno questa rara capacità di essere indipendenti, ma di acquistare sapore l’una dalla presenza dell’altra. Così nella prima storia si racconta di vecchi principi russi rifugiati nel Caucaso dopo la caduta dell’impero che vivono di ricordi e malinconia in attesa del ritorno dello zar, e nella seconda del ritrovamento in una stalla chiusa di alcuni strani animali abbandonati dal loro padrone e smagriti dagli stenti. All’apparenza sembrano levrieri, ma poi si scopre essere niente altro che maiali.
venerdì 18 gennaio 2013
i poeti sono bestie
I poeti sono bestie è cosa certa
in questo mondo di cartapesta
dove campa più a lungo chi sale sul carro
pigri se ne stanno al sole rimpiangendo
un ombrello ma senza pudore divisi
fra piacere e godimento fra dormire
e rotolarsi ancora un poco nel fango
qualcuno bestia da macello designata
qualcun altro compagno di pisciata
per strada quand’è buio.
in questo mondo di cartapesta
dove campa più a lungo chi sale sul carro
pigri se ne stanno al sole rimpiangendo
un ombrello ma senza pudore divisi
fra piacere e godimento fra dormire
e rotolarsi ancora un poco nel fango
qualcuno bestia da macello designata
qualcun altro compagno di pisciata
per strada quand’è buio.
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