Ragazza procace, piena di fascino, che seguivo su IG soltanto per i suoi decolté provocanti, perché praticamente gira per casa mezza nuda pure a febbraio, e perché passa metà del tempo a fare storie in cui balla fasciata in pelle lucida strusciandosi contro le amiche nei bagni delle discoteche, mi manda con mio grande stupore dei versi bellissimi, delicati, vibranti. Mi sorprendono. Glielo dico, sono bellissimi, ma perché non li condividi sui social insieme alle foto? Ora che li ho letti, mi accorgo che l’immagine che dai di te è piuttosto povera, non ti rende giustizia. Mi risponde: Hai ragione, Antonio, è che sono timida.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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sabato 25 febbraio 2023
lunedì 15 ottobre 2018
faccia tosta
La faccia tosta di Salvini che parla al tg della lotta ai "furbetti" che frodano le mense scolastiche, quando la Lega si è imboscata 49 milioni di euro alla luce del sole, giuro non finisce mai di scandalizzarmi.
mercoledì 27 maggio 2015
ci sono volte che avrei voglia di dire...
Ci sono volte che avrei voglia di dire, a tutti quelli che adesso pontificano (e spesso senza sapere) che l'Editore deve essere prima di tutto un Imprenditore e bando alle ciance poetiche, ci sono volte che avrei voglia di dire che se l'Editore fosse per davvero un Imprenditore la prima cosa che farebbe da Imprenditore è non fare l'Editore. Glielo imporrebbero le indagini di mercato e anche un po' il pudore.
sabato 19 aprile 2014
volevo morderti mia stella
portarmi sulla lingua il tuo sapore che prude
il filo della tua schiena che scorre perfetto fra le labbra
dalla bocca al centro esatto della mia voce.
Volevo mia bella ferirmi sulla tua carne
e perdermi nel sangue dei nostri baci fluidi e densi
sentirmi innocente e fragile fra le tue braccia
nei tuoi singhiozzi di donna che forzano in luce
i segreti del cuore. Volevo morderti così
senza pudore, ardente e feroce, poi dolce ritrovarmi
ferito, in te guarito. Volevo mai più scordarmi
del tuo fiato, del tuo sapore di gatta
che mi fa un giorno più vivo, nascosto nella pelle
nell’incavo delle tue ascelle.
il filo della tua schiena che scorre perfetto fra le labbra
dalla bocca al centro esatto della mia voce.
Volevo mia bella ferirmi sulla tua carne
e perdermi nel sangue dei nostri baci fluidi e densi
sentirmi innocente e fragile fra le tue braccia
nei tuoi singhiozzi di donna che forzano in luce
i segreti del cuore. Volevo morderti così
senza pudore, ardente e feroce, poi dolce ritrovarmi
ferito, in te guarito. Volevo mai più scordarmi
del tuo fiato, del tuo sapore di gatta
che mi fa un giorno più vivo, nascosto nella pelle
nell’incavo delle tue ascelle.
sabato 25 gennaio 2014
non ti piaceva la poesia giapponese...
Non ti piaceva la poesia giapponese
l’utopia di esprimere
il tuo lasciarmi
senza mai dire “lasciarsi”
con tutto il pudore che hanno le parole
di spiegarsi più
della forma nel suono
come le pietre quando le sfreghi
ne nascono scintille.
Non ti piaceva la poesia giapponese
né altro di me che non so dire
l’estate macchiata di neve
la tua memoria persa in mare.
Non ti piaceva la forza di tanta verità
concentrata in un fiore
la notte ci sovrasta
e preme sul fianco morbido il palato
l’addio bellissimo e studiato
che mai ti ho scritto
e mai ti ha interessato.
l’utopia di esprimere
il tuo lasciarmi
senza mai dire “lasciarsi”
con tutto il pudore che hanno le parole
di spiegarsi più
della forma nel suono
come le pietre quando le sfreghi
ne nascono scintille.
Non ti piaceva la poesia giapponese
né altro di me che non so dire
l’estate macchiata di neve
la tua memoria persa in mare.
Non ti piaceva la forza di tanta verità
concentrata in un fiore
la notte ci sovrasta
e preme sul fianco morbido il palato
l’addio bellissimo e studiato
che mai ti ho scritto
e mai ti ha interessato.
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giovedì 23 maggio 2013
cipolle
A volte, per quanto ci rivela, l’occasione non si fa scrittura, viene sepolta nella sabbia per pudore, nei ricordi dell’autore, come un tesoro che prima o poi riemergerà.
Ad esempio, non ho mai parlato del colore della voce di mio nonno, né di quello dei suoi occhi, un grigio vago che tende all’azzurro, circondato da occhiaie che sanno di cipolle che nessun altro in famiglia ha ereditato. Mio nonno nasconde quel grigio con astuzia e vanità, indossando una serie di pigiama blu scuro di modo che il suo sguardo acquisti profondità di cielo.
Né ho mai parlato di quando in Francia mi sono alzato all’alba per vedere il monte Sainte-Victoire dipinto da Cézanne e lì davanti, minuscolo e solo, ho pensato che era bello come nei dipinti, o della prima volta che ho toccato il mare e ho avuto le vertigini.
Ad esempio, non ho mai parlato del colore della voce di mio nonno, né di quello dei suoi occhi, un grigio vago che tende all’azzurro, circondato da occhiaie che sanno di cipolle che nessun altro in famiglia ha ereditato. Mio nonno nasconde quel grigio con astuzia e vanità, indossando una serie di pigiama blu scuro di modo che il suo sguardo acquisti profondità di cielo.
Né ho mai parlato di quando in Francia mi sono alzato all’alba per vedere il monte Sainte-Victoire dipinto da Cézanne e lì davanti, minuscolo e solo, ho pensato che era bello come nei dipinti, o della prima volta che ho toccato il mare e ho avuto le vertigini.
domenica 5 maggio 2013
veglia
Se muori non porti con te la tua vita
né puoi lasciarla a chi resta
sparisce tutto di te e poi non torna
aspettiamo la fine stanotte a seconda
della forza del cuore.
Il tuo compare di là si lamenta
per il proprio tumore che scalcia
se potessi risucchiare il suo male
dare forza alle tue gambe marcite
direi nuovamente al tuo io
ormai incosciente cosa ho capito:
Non so niente di te né mai saprò niente
che conta – gli scarti irrefrenabili
del cuore taciuti per pudore –
e questo tuo vuoto è in me scavato
com’è la malattia nel tuo costato.
Ognuno ti è accanto coi suoi stracci
le macerie
coi suoi crucci che separano e fa i conti
ostinati col cuore
aspettiamo senza fare rumore
perché questo è la vita
e tu la lasci per sempre.
né puoi lasciarla a chi resta
sparisce tutto di te e poi non torna
aspettiamo la fine stanotte a seconda
della forza del cuore.
Il tuo compare di là si lamenta
per il proprio tumore che scalcia
se potessi risucchiare il suo male
dare forza alle tue gambe marcite
direi nuovamente al tuo io
ormai incosciente cosa ho capito:
Non so niente di te né mai saprò niente
che conta – gli scarti irrefrenabili
del cuore taciuti per pudore –
e questo tuo vuoto è in me scavato
com’è la malattia nel tuo costato.
Ognuno ti è accanto coi suoi stracci
le macerie
coi suoi crucci che separano e fa i conti
ostinati col cuore
aspettiamo senza fare rumore
perché questo è la vita
e tu la lasci per sempre.
venerdì 18 gennaio 2013
i poeti sono bestie
I poeti sono bestie è cosa certa
in questo mondo di cartapesta
dove campa più a lungo chi sale sul carro
pigri se ne stanno al sole rimpiangendo
un ombrello ma senza pudore divisi
fra piacere e godimento fra dormire
e rotolarsi ancora un poco nel fango
qualcuno bestia da macello designata
qualcun altro compagno di pisciata
per strada quand’è buio.
in questo mondo di cartapesta
dove campa più a lungo chi sale sul carro
pigri se ne stanno al sole rimpiangendo
un ombrello ma senza pudore divisi
fra piacere e godimento fra dormire
e rotolarsi ancora un poco nel fango
qualcuno bestia da macello designata
qualcun altro compagno di pisciata
per strada quand’è buio.
domenica 16 dicembre 2012
anguilla che mi bagni...
Anguilla che mi bagni
d’acqua dolce e salata,
della mia assenza ti lagni
Anguilla innamorata.
Mi trattengo per pudore
dal regalarti il cuore,
tu sorella nello scarto
nello starmi sempre appresso.
Vivere con te e senza te
questo è promesso.
d’acqua dolce e salata,
della mia assenza ti lagni
Anguilla innamorata.
Mi trattengo per pudore
dal regalarti il cuore,
tu sorella nello scarto
nello starmi sempre appresso.
Vivere con te e senza te
questo è promesso.
mercoledì 7 novembre 2012
strano come il corpo assuma propria vita...
Strano come il corpo assuma propria vita
e si muova lentamente contro l’io
si sbricioli in pezzetti e come mine vaganti
si sparpagli a colpirsi a
autodistruggersi pian piano
attraverso le fessure i nascondigli
le zone franche o di pudore
sgherro del tempo o di un caso
feroce intriso di dolore.
e si muova lentamente contro l’io
si sbricioli in pezzetti e come mine vaganti
si sparpagli a colpirsi a
autodistruggersi pian piano
attraverso le fessure i nascondigli
le zone franche o di pudore
sgherro del tempo o di un caso
feroce intriso di dolore.
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