Quando ciò che resta a uno scrittore per vendere due copie non è più la sua scrittura (in un paese che legge sempre meno) ma la presenza scenica, il carisma, quella cosa è ancora scrittura oppure è già qualcos’altro che per carità magari serve, ma non è detto che sia tutto? Il pubblico chiede il personaggio, ma il personaggio non è detto che sia il libro, e non è nemmeno detto che sia vero, come mi diceva ieri una mia amica attrice: "la cosa terribile è che siamo molto peggio delle nostre falsificazioni, quindi non possiamo che continuare così". Me lo chiedevo oggi pensando ad Anna Correale, che è una nostra autrice, e che in pubblico è spesso molto timida, non rende al 100% tutto il suo potenziale (ma solo in pubblico, se poi ti fa i discorsi al bar è un'altra cosa, infatti con lei le presentazioni andrebbero fatte da Poldo). Poi Anna la leggi e per talento, profondità e cultura si mangerebbe tranquillamente col pane metà di quelli che oggi vedi in giro per festival letterari. Solo che per accorgertene davvero, per farti toccare da lei, devi leggere i suoi libri, come si faceva una volta quando tutto girava intorno all'opera. E penso che come Anna ce ne sono di scrittori bravissimi che magari non hanno la faccia di culo che ho io, che in pubblico non mi vergogno quasi mai, al massimo mi scoccio di starci, ma non è che per forza questo è un demerito o una discriminante dello scrittore. O almeno non dovrebbe esserlo.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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venerdì 14 aprile 2023
giovedì 3 febbraio 2022
webinar
Dicono di quelli che la tengono in auto, io sto facendo un webinar dove alcuni partecipanti tengono la mascherina in casa, per il solo fatto che stanno in pubblico davanti allo schermo. Dio bon, mi viene da dire, spegni la videocamera che almeno ti rilassi.
venerdì 27 marzo 2015
per tranströmer
Ho appena letto che è morto, ieri, il poeta Tomas Tranströmer. Quando muore un poeta ognuno che ami la poesia si porta dietro un suo ricordo particolare legato ai suoi versi. Io ho il mio, relativo a un regalo comprato in aeroporto, sull’onda dell'istinto, da parte di un amico che mi salutava. Io gli regalavo una dedica su un mio libro e lui, che non aveva il mestiere della penna (eppure mi scriveva lettere bellissime), scelse un libro, a naso, fra le ultime novità editoriali: Tranströmer aveva appena vinto il Nobel ma, come di solito, in Italia restava uno sconosciuto. Nemmeno io lo conoscevo, ma il mio amico scelse bene, e quei versi così aspri mi piacquero. Oggi che non so più come scrivere in versi e cerco nuovi modi per farlo, credo che tutto ciò che ci rimane di un poeta sono proprio le sue poesie, non il suo ricordo di uomo, ma il meglio che è riuscito a esprimere per tutti, quell’attimo in cui l’umano e il trascendente condividono lo stesso spazio. Così in omaggio a Tranströmer e per il mio amico che non vedo ormai da tanto, ripubblico e condivido anch’io, con tutti, due poesie da quel libro.
CONTESTO
Tu guarda l’albero grigio. Il cielo delle sue fibre, fluito
giù nella terra –
resta soltanto un cielo raggrinzito
quando la terra ha bevuto. Spazio rapito
si torce nel groviglio di radici, si avvita
al verde. – I brevi istanti di libertà
salgono dentro di noi, turbinano
nel sangue delle Parche e oltre.
OCCHI DI SATELLITE
Terreno aspro, nessuno specchio.
Solo gli spiriti elementari
possono specchiarsi: Luna
e Glaciazione.
Vieni nel fiato del Drago!
Nubi pesanti, vie brulicanti.
La pioggia mormora d’anime. Delle
caserme i cortili.
sabato 14 febbraio 2015
il lungo addio
Anche Gadda, scopro, come tanti, sostiene la necessità per uno scrittore di viaggiare. Non tanto per fare esperienze, che è un po’ la nostra visione ereditata da tanta letteratura americana. Quanto piuttosto perché viaggiando di continuo si riesce più facilmente a distaccarsi dalle cose, a lasciarsele alle spalle, perché ce ne resti soltanto la memoria. Perché solo attraverso la memoria si può scrivere bene di qualcosa, e non a caldo, in balia dei sentimenti. In questo modo la scrittura diventa quasi una forma di tortura, un lungo esercizio di presenza in assenza, dei propri fantasmi, dell’artista a se stesso e al proprio cuore, e tanto più forte è la presenza, e quindi l’opera che ne scaturisce, quanto più lunga è la distanza, e quindi lo sforzo di memoria che facciamo per colmare quel vuoto.
lunedì 18 febbraio 2013
l'amore è una maschera oscena...
L’amore è una maschera oscena che fa le boccacce dai sogni.
Quando ce l’hai ti manca. Quando non ce l’hai ti manca uguale.
In ogni caso è un’assenza più che una presenza ed ha sempre un peso.
L’amore gira intorno alle cose. Ma se le centra qualcosa non torna.
Il vaso colmo si rovescia e l’acqua bagnerà il tappeto.
Quando ce l’hai ti manca. Quando non ce l’hai ti manca uguale.
In ogni caso è un’assenza più che una presenza ed ha sempre un peso.
L’amore gira intorno alle cose. Ma se le centra qualcosa non torna.
Il vaso colmo si rovescia e l’acqua bagnerà il tappeto.
domenica 16 dicembre 2012
anguilla che mi bagni...
Anguilla che mi bagni
d’acqua dolce e salata,
della mia assenza ti lagni
Anguilla innamorata.
Mi trattengo per pudore
dal regalarti il cuore,
tu sorella nello scarto
nello starmi sempre appresso.
Vivere con te e senza te
questo è promesso.
d’acqua dolce e salata,
della mia assenza ti lagni
Anguilla innamorata.
Mi trattengo per pudore
dal regalarti il cuore,
tu sorella nello scarto
nello starmi sempre appresso.
Vivere con te e senza te
questo è promesso.
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