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lunedì 6 gennaio 2020

il signor k. e la coerenza

Un giorno il signor K. propose a uno dei suoi amici il seguente quesito: – Frequento da poco un tale che abita di fronte a me. Ora non ho più voglia di frequentarlo; mi manca però motivo non solo per continuare la relazione ma anche per troncarla. Adesso ho scoperto che di recente ha acquistato la casetta che finora teneva in affitto, e ha fatto immediatamente abbattere un susino, che gli toglieva la luce davanti alla finestra, benché le susine fossero solo mezze mature. Non potrebbe essere questo un motivo per rompere con lui, almeno esteriormente o almeno interiormente? 
Pochi giorni dopo il signor K. raccontò al suo amico: – Non frequento più quel tale, ora. Pensi un po’! Già da mesi aveva chiesto al suo ex padrone di casa che fosse abbattuto quell’albero perché gli toglieva la luce. Quello però non aveva voluto farlo per non perdere i frutti. E ora che la casa è passata di sua proprietà ha fatto veramente abbattere l’albero ancora carico di frutti acerbi! Ho rotto ogni rapporto con lui a causa della sua condotta incoerente. 

(Bertolt Brecht, Storie del signor Keuner, trad. C.Cases e E. Ganni, Einaudi, 2008)

venerdì 18 gennaio 2019

il giappone in valmarecchia


Più mi addentro nei suoi scritti e più mi accorgo che c'è un grosso equivoco intorno alla figura di Tonino Guerra, che lo vede schierato per la nostra critica nel ruolo di poeta contadino, poeta naive, dialettale, un istintivo di grande estro ma di non sempre mirato controllo formale. Invece andrebbe meglio studiato, anche stilisticamente, alla luce delle sue letture, delle sue frequentazioni internazionali. Anche io, all'inizio, sono stato tratto in inganno, lo pensavo un Neorealista, poi un felliniano, e per certi versi influenzato dal suo matrimonio russo. E non mi accorgevo di come Guerra abbia sempre preferito Antonioni a Fellini, che il suo rapporto con l'Est andava, attraverso la mediazione di Pound, ben al di là della Russia di Tarkowskij, arrivava in Medioriente, in Cina, infine in Giappone, al cuore stesso della loro cultura. E non capivo come sia impensabile capire la leggerezza quasi eterea dell'ultimo Guerra, i suoi tentativi di disgregazione della forma romanzo, il suo innalzare il nudo aneddoto a narrazione pura, indipendente da sovrastrutture morali, senza tener conto dello Tsurezuregusa del monaco Kenko, delle Note del guanciale di Sei Shonagon, dei diari di viaggio di Basho, opere che non solo ha letto, ma che a tratti ricalca, lasciandoci degli indizi evidenti del suo percorso letterario trasversale. Percorso che lo ha completamente isolato, a un certo punto, relegandolo nell'alveo dello stravagante cui tutto è concesso in nome della poesia (ruolo che ha evidentemente interpretato al suo meglio). Era un percorso rigoroso, invece, ma molto distante dalla nostra cultura e per questo non sempre decifrabile, o digeribile. In tal senso Guerra è uno dei pochi nostri autori (non solo cinematografici) di respiro internazionale, capace di portare con una facilità ingannevole il Giappone in Valmarecchia e la Valmarecchia in Giappone, e mi meraviglia che ad oggi nessuno studio serio (se non per poche intense intuizioni, come quella di Calvino nelle note al Polverone) abbia mai indagato gli evidenti rapporti tematici e formali (a cominciare dai disegni) da lui intessuti, nella sua opera, con l'Oriente.

domenica 30 dicembre 2018

così

L’anno se ne va così,
silenzioso
si allontana.

Al vecchio anno
segue il nuovo,
come bastone acuminato.

(Takahama Kyoshi)


«Cose che passano così: una barca a vela, gli anni della vita di ognuno, la primavera, l’estate, l’autunno, l’inverno».

(Sei Shōnagon)

domenica 14 giugno 2015

sottotitoli

Ho appena fatto un sogno in giapponese coi sottotitoli in italiano. All'inizio mi sono stupito di me, di tutta la mia cultura. Poi mi sono accorto che tutti ripetevano una sola parola: sushi. Allora mi sono un po' ridimensionato.

martedì 3 febbraio 2015

apollo sul pendio


Sakamichi no Apollo (tradotto: Apollo sul pendio), o anche Jammin' Apollo, è un bellissimo anime di 12 puntate diretto da Shin'ichirō Watanabe, già ideatore di Cowboy Bebop, ambientanto nel Giappone di metà anni '60, che parla dell'amicizia fra due liceali appassionati di jazz che decidono di mettere su un gruppo tutto loro. L'anime è pieno zeppo di riferimenti al jazz di quegli anni, dai Jazz Messengers a Bill Evans, ogni puntata prende il titolo da uno standard, ma anche la storia, una sorta di educazione sentimentale in chiave musicale, è davvero bellina. Io l'ho scoperto ieri e me ne sono innamorato subito, ho già visto tutte le puntate e mi sento di consigliarlo a chiunque, soprattutto se appassionati di jazz. Poi ovvio, va ammessa qualche licenza narrativa, per esempio che un ragazzino di 16 anni suoni la batteria allo stesso livello di Art Blakey, però il bello delle storie è anche questo, se no che gusto c'è a sognarle?
È possibile guardarsi tutte le puntate QUI. E questa, invece, è la mia scena preferita.

martedì 30 settembre 2014

amore sincero

Com’è soave l’amore
quand’è sincero da entrambe le parti:
è un airone bianco sulla neve:
l’occhio non lo separa.

(Anonimo giapponese)

mercoledì 5 febbraio 2014

miracolo (a siena)

Dall’alto della Fortezza dove sospira abitualmente, una badante indiscreta scattò una foto a due ragazzi dentro a un bacio e la spedì nel mondo. Allora i Gesù crocefissi nelle chiese – che tanto ci piace fotografare – scesero per loro finalmente liberati. Se ne andarono nei parchi a passeggiare. Quelli di più vecchio legno posavano i piedi tarlati nell’erba umida con lo stupore dei ciechi e poi li ritiravano svelti per il solletico e per il batticuore.

sabato 25 gennaio 2014

non ti piaceva la poesia giapponese...

Non ti piaceva la poesia giapponese
l’utopia di esprimere
il tuo lasciarmi
senza mai dire “lasciarsi”
con tutto il pudore che hanno le parole
di spiegarsi più
della forma nel suono
come le pietre quando le sfreghi
ne nascono scintille.

Non ti piaceva la poesia giapponese
né altro di me che non so dire
l’estate macchiata di neve
la tua memoria persa in mare.

Non ti piaceva la forza di tanta verità
concentrata in un fiore
la notte ci sovrasta
e preme sul fianco morbido il palato
l’addio bellissimo e studiato
che mai ti ho scritto
e mai ti ha interessato.