Oggi mi sono finalmente regalato la visione di Enzo Jannacci. Vengo anch'io, di Giorgio Verdelli, e posso solo dire quanto sia bello questo fillm. In genere i documentari sugli artisti non sono quasi mai all'altezza delle aspettative, sempre troppo carichi, come quello su Gaber, o semplicemente insignificanti. Ci sono poi delle eccezioni, e così ad esempio questo insieme al documentario su Patrizia Cavalli sono le cose più belle che ho visto negli ultimi mesi. Il film su Jannacci però, forse perché amo l'artista, è qualcosa che tocca corde molto più profonde, e mi sono commosso più di una volta nel vederlo. Soprattutto quando il figlio dice una cosa in cui mi sono riconosciuto, dice cioè che Jannacci era in grado di toccare picchi altissimi di successo e cadute rovinose, ma a lui non importava un granché, perché lui seguiva un suo percorso basato sulle parole "coerenza" e "decenza". Ecco, io sto lì, o mi piace stare lì, con lui, seguendo una mia coerenza e perseguendo una decenza che spero siano percepite anche se non portano al successo.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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venerdì 5 gennaio 2024
venerdì 22 maggio 2020
coerenza
Più o meno un anno fa ho perso l’amicizia di una persona che conoscevo da anni, né ci parliamo da allora, per la faccenda di Montanelli e della sposa bambina. Lei convinta che Montanelli fosse un porco fascista e andasse boicottato in toto, sia come uomo che come giornalista, insomma cancellato del tutto dalla storia e io che invece dicevo: no, l’uomo e lo scrittore sono cose diverse e una cosa va preclusa dall’altra, altrimenti rischiamo di perdere tantissimo se applichiamo il principio a tanti altri artisti dalle biografie poco etiche. Lei non era la sola a pensarla così, e da parte mia un articolo simile a quello che pensavo lo ha scritto anche Nicola Lagioia che sta un po’ più in alto di me, ma tutto questo invece di sanare le cose sul piano del dialogo le ha solo inasprite e così ho perso quell’amicizia. In questi giorni vedo timidamente riaffacciarsi una serie di articoli su David Bowie (successivi alla pubblicazione della sua biografia) comparsi la prima volta nel 2017, in cui si rivela come nei primi anni ’70 il Nostro era solito organizzare delle orge a base di coca con delle minorenni, per essere più precisi si scopava delle ragazzine che andavano dai 13 ai 15 anni, alcune delle quali erano fan di cui si approfittava (in alcuni pezzi vengono definite “groupie”), altre volte pagava perché allora come oggi andare con una 13enne significa essere al limite della pedofilia. Né pare che Bowie abbia mai chiesto scusa per questi suoi gusti sessuali. Ora, io da quando li ho letti sto aspettando, né demorderò e rimarrò qui ad aspettare a lungo, finché non vedrò i secchi di vernice rosa lanciati contro il monumento di Bowie ad Aylesbury (peraltro altrettanto brutto di quello di Montanelli a Milano) e il boicottaggio assoluto di tutta la sua musica da parte del movimento #metoo e di chi ha fatto il processo a Montanelli. Io ve lo chiedo di cuore: se avete coerenza e ritenete che Montanelli avesse sbagliato e in nome di quell’errore tutta la sua vita e la sua opera vadano cancellate, allora per coerenza smettete in questo stesso momento di ascoltare Heroes, Life on Mars, Changes e tutte le altre belle canzoni che ha scritto Bowie. O altrimenti dovrò pensare che ho perso un’amicizia per niente, nessun principio e nessuna idea.
lunedì 6 gennaio 2020
il signor k. e la coerenza
Un giorno il signor K. propose a uno dei suoi amici il seguente quesito: – Frequento da poco un tale che abita di fronte a me. Ora non ho più voglia di frequentarlo; mi manca però motivo non solo per continuare la relazione ma anche per troncarla. Adesso ho scoperto che di recente ha acquistato la casetta che finora teneva in affitto, e ha fatto immediatamente abbattere un susino, che gli toglieva la luce davanti alla finestra, benché le susine fossero solo mezze mature. Non potrebbe essere questo un motivo per rompere con lui, almeno esteriormente o almeno interiormente?
Pochi giorni dopo il signor K. raccontò al suo amico: – Non frequento più quel tale, ora. Pensi un po’! Già da mesi aveva chiesto al suo ex padrone di casa che fosse abbattuto quell’albero perché gli toglieva la luce. Quello però non aveva voluto farlo per non perdere i frutti. E ora che la casa è passata di sua proprietà ha fatto veramente abbattere l’albero ancora carico di frutti acerbi! Ho rotto ogni rapporto con lui a causa della sua condotta incoerente.
(Bertolt Brecht, Storie del signor Keuner, trad. C.Cases e E. Ganni, Einaudi, 2008)
domenica 13 gennaio 2013
rifiuto
Mi rifiuto di andare a voltare per “salvare” l’Italia da Berlusconi, Monti o chicchessia, o per “contrastare il loro gioco”. Rifiuto questo modo di pensare. Lo trovo tanto paternalistico quanto, per certi versi, disonesto. Paternalistico perché siamo in democrazia, e se un italiano, dopo vent’anni di B., vuole votare ancora B. solo perché ha fatto una bella comparsata in tv, allora B. se lo merita tutto, B. eppure Topo Gigio. Disonesto perché, se dopo tanti bei discorsi sul rinnovamento della politica, per contrastare B. o M. devo chiudere gli occhi e turarmi il naso e andare a votare – con una legge elettorale che è una truffa! – un PD altrettanto vecchio e solo un pizzico meno falso, allora non credo che potrei più sentirmi a posto con me stesso. Se vogliono trasformare tutta questa storia delle elezioni in quel detto: “O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”, facciano pure. Io mi rifiuto di assecondarli e non vado a votare. Non si tratta di antipolitica, ma solo (per come la vedo) di coerenza e dignità. Coerenza verso se stessi. Dignità di persona pensante.
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