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giovedì 30 marzo 2023

regali

Autrice mi chiede se voglio comprare una copia del suo libro pubblicato con un altro. Dice che visto che lo ha mandato prima a me e io l’ho rifiutato, proprio perché l’ho rifiutato costringendola ad andare da un altro, sono un poco responsabile del destino del libro, quindi almeno 13 euro potrei spenderle per darle una mano. – Ma io il libro l'ho già letto, che me ne faccio? – Lo puoi sempre regalare! – Ecco che mi è venuta fuori un’idea regalo per il futuro: comprare libri che io non pubblicherei per regalarli a persone che non vorrei avere intorno. Chissà se funziona?

venerdì 6 gennaio 2023

primo rifiuto

Signor Lillo,

io la ringrazio vivamente per la sua risposta, ma soprattutto la ringrazio perché lei è stato il mio primo rifiuto letterario che, un po’ come il primo amore, non scorderò mai!
Che poetessa sarei se venissi pubblicata subito?
La ringrazio di cuore per le cose che mi ha scritto e ne faccio tesoro. Cercherò la mia “voce”, spero di trovarla e fin quando non ci riuscirò stia tranquillo che non tornerò a darle noia.
Lei però incroci le dita per me.

domenica 25 settembre 2022

come la fai la sbagli

Peggio della situazione politica va solo quella personale. Oggi ho scoperto che una quasi-autrice-ex-amica mi ha bloccato sui social perché, pare, non ci ho provato con lei. – Ma come, le dico, mi comporto sempre male con tutte, per una volta che mi comporto bene vengo punito! – Ma è proprio questo che mi offende, vuol dire che mi trovavi così cessa che nemmeno il pensiero ti ha sfiorato. – Insomma, qui come la fai la sbagli. E noi pensiamo ancora alla Meloni.

venerdì 29 aprile 2022

filosofia del rifiuto

Agire come Bartleby lo scrivano. Preferire sempre di no. Non rispondere a inchieste, rifiutare interviste, non firmare manifesti, perché tutto viene utilizzato contro di te, in una società che è chiaramente contro la libertà dell’individuo e favorisce però il malgoverno, la malavita, la mafia, la camorra, la partitocrazia, che ostacola la ricerca scientifica, la cultura, una sana vita universitaria, dominata dalla Burocrazia, dalla polizia, dalla ricerca della menzogna, dalla tribù, dagli stregoni della tribù, dagli arruffoni, dai meridionali scalatori, dai settentrionali discesisti, dai centrali centripeti, dalla Chiesa, dai servi, dai miserabili, dagli avidi di potere a qualsiasi livello, dai convertiti, dagli invertiti, dai reduci, dai mutilati, dagli elettrici, dai gasisti, dagli studenti bocciati, dai pornografi, poligrafi, truffatori, mistificatori, autori ed editori. Rifiutarsi, ma senza specificare la ragione del tuo rifiuto, perché anche questa verrebbe distorta, annessa, utilizzata. Rispondere: no. Non cedere alle lusinghe della televisione. Non farti crescere i capelli, perché questo segno esterno ti classifica e la tua azione può essere neutralizzata in base a questo segno. Non cantare, perché le tue canzoni piacciono e vengono annesse. Non preferire l’amore alla guerra, perché anche l’amore è un invito alla lotta. Non preferire niente. Non adunarti con quelli che la pensano come te, migliaia di no isolati sono più efficaci di milioni di no in gruppo. Ogni gruppo può essere colpito, annesso, utilizzato, strumentalizzato. Alle urne metti la tua scheda bianca sulla quale avrai scritto: No. Sarà il modo segreto di contarci. Un No deve salire dal profondo e spaventare quelli del Sì. I quali si chiederanno che cosa non viene apprezzato nel loro ottimismo.

 
(Ennio Flaiano, Diario degli errori, Adelphi)

sabato 7 agosto 2021

l'uguale

La domanda che mi fanno tutti, da poeta, è perché non scrivo un romanzo. Avrei di sicuro maggiore successo. Come se scrivendo un romanzo facessi chissà quale salto verso il pubblico. In verità un paio di volte mi sono proposto anche per quello, ma credo di non aver convinto nessuno, nemmeno me stesso. Non credo di fare troppo schifo in prosa, ma serve una determinazione per essere romanzieri che i poeti veri se la sognano, perché i poeti partono avvantaggiati, non avendo nessun pubblico a monte non devono lottare con nessun altro che con se stessi e con i loro quattro colleghi sfigati: nessun pubblico, nessun mercato, nessun sistema editoriale. Una libertà di parlare al vento che molti romanzieri se la sognano. Alla fine non sviluppi nessun muscolo, nessuna mascella. Qualche volta, allora, ci ho provato anch’io a fare il salto, ma senza muscoli e senza successo, non mi ha “cagato” nessuno. Il rifiuto degli altri però è stato utile come esperienza, perché così resti umile, impari a metterti nei panni di chi rifiuti tu, stando dall’altra parte. Allo stesso tempo, lo confesso, ho sempre rosicato su qual è il punto di discrimine, dove cioè ciò che scrivo perde di interesse per chi legge e lo accantona a favore di qualcun altro. È l’unica cosa che mi rode e me lo chiedo, specie quando poi vedo pubblicare decine d’altri che non ritengo più validi di me, né migliori né peggiori ma semplicemente uguali, mi chiedo: cosa mi manca per essere più uguale a loro?

giovedì 5 agosto 2021

pennacchi

Continuo a ripensare a Pennacchi che all'inizio della carriera da scrittore ha preso 55 rifiuti da varie case editrici e mi chiedo chi sarà, se ci sarà, quel grande autore che un giorno mi metterà nella sua bio al capitolo Editori che non mi hanno capito (fra parentesi stronzi).

mercoledì 25 gennaio 2017

disadattati

Mi scrive una ragazzina per propormi il suo romanzo. Perdo un po' di tempo per risponderle con le giuste parole che non è ancora tempo di pubblicare ma se davvero sente di doverlo fare allora che continui a scrivere in barba a tutti i consigli del mondo, senza demoralizzarsi per i rifiuti, ché se c'è talento il tempo arriva per chiunque. Poi penso che se in vita mia avessi incontrato più editori che mi davano gli stessi consigli che do io, forse oggi sarei un autore migliore, di certo più sicuro di me, ma ci sarebbero ancora più disadattati della scrittura intorno a noi di quelli che già ci sono, e sono tanti.

domenica 13 gennaio 2013

rifiuto

Mi rifiuto di andare a voltare per “salvare” l’Italia da Berlusconi, Monti o chicchessia, o per “contrastare il loro gioco”. Rifiuto questo modo di pensare. Lo trovo tanto paternalistico quanto, per certi versi, disonesto. Paternalistico perché siamo in democrazia, e se un italiano, dopo vent’anni di B., vuole votare ancora B. solo perché ha fatto una bella comparsata in tv, allora B. se lo merita tutto, B. eppure Topo Gigio. Disonesto perché, se dopo tanti bei discorsi sul rinnovamento della politica, per contrastare B. o M. devo chiudere gli occhi e turarmi il naso e andare a votare – con una legge elettorale che è una truffa! – un PD altrettanto vecchio e solo un pizzico meno falso, allora non credo che potrei più sentirmi a posto con me stesso. Se vogliono trasformare tutta questa storia delle elezioni in quel detto: “O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”, facciano pure. Io mi rifiuto di assecondarli e non vado a votare. Non si tratta di antipolitica, ma solo (per come la vedo) di coerenza e dignità. Coerenza verso se stessi. Dignità di persona pensante.