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lunedì 10 giugno 2024

dato

A me il dato che più ha colpito delle elezioni di ieri (perché tutto il resto era particolarmente prevedibile) è che il partito più votato dai nostri studenti fuorisede è stato Alleanza Verdi e Sinistra (48,8%), che ha doppiato il PD (22,5%) e surclassato tutti gli altri partiti (sotto il 7%), stracciando completamente FdI e FI (sotto il 2%) e cancellando la Lega (0,4%). Una visione rovesciata del mondo, insomma. Salvo che anche all’estero hanno stravinto le destre. Questi poveri studenti, insomma, più che fuorisede sono esuli nel mondo.

giovedì 6 giugno 2024

rappresentatività

Sarà anche vero che ormai gli elettori devono smetterla di volersi sentire rappresentati a tutti i costi e andare a votare per principio — un po' come chi va a messa con più dubbi che fede ma tu vacci lo stesso, magari Dio esiste e alla fine ci salva – però stamattina pensavo che, delle 4 persone che mi hanno contattato nelle ultime settimane per chiedermi il voto, 3 me lo hanno chiesto per Fratelli d'Italia e 1 per il PD. Certi giorni mi sento nello stesso imbarazzo che provava Gaber sotto elezione di fronte a sua moglie. E so che c'è persino gente fra i suoi ammiratori che ancora lo rimprovera di essersi sposato con una che non lo rappresentava politicamente al 100%.

lunedì 3 giugno 2024

rappresentatività

Io certe volte, quando leggo quei post dove, per invogliare al voto, scrivono che chi non va a votare perché dice di non sentirsi rappresentato da nessuno fa un favore all'avversario (ma l'avversario di chi?), e non conta tanto sentirsi rappresentato da qualcuno, quanto piuttosto opporsi al nemico; quando leggo quei post lì ogni volta penso che chi li scrive sta implicitamente dicendo che nemmeno lui/lei crede più alla democrazia italiana, che almeno sulla carta dovrebbe essere "rappresentativa" (cioè funziona se io mi sento rappresentato, se non mi sento rappresentato da nessuno allora non funziona più) e quindi nei fondamentali da ragione alla Meloni che vuole cambiarla; e quindi, non potendo per principio dare ragione alla Meloni, che è l'avversario, e non potendo più fare un discorso realmente democratico, perché lui/lei per primo nega la democrazia nel suo principio più importante: la rappresentatività, invece di chiedere a gran voce dei veri rappresentanti e rifiutarsi di accontentarsi dei meno peggio, ogni volta, da anni, si proietta in una dimensione pre-democratica dove l'importante non è vincere democraticamente, ma abbattere più nemici è possibile, in questa simulazione della guerra, come se si fosse ancora tutti in montagna (ma tutti chi?). Da cui il perenne richiamo alla resistenza: c'è chi è morto per darci questo diritto, si rampogna, e infatti noi, invece di coltivarlo e farlo crescere rigoglioso, gli abbiamo tagliato piano piano i rami, fino a ridurlo a un bonsai da tenere in salotto.

sabato 29 ottobre 2022

sfilata

Ho appena letto la storia assai commovente di una famiglia brasiliana che appoggia Bolsonaro. Durante una manifestazione elettorale la figlia tredicenne, alla sua prima sfilata, si è messa sopra un carro che girava per la città e a un certo punto passando davanti a dei sostenitori di Lula qualcuno ha lanciato una pietra e l'ha colpita in faccia. Piena di sangue l'hanno subito portata al pronto soccorso. E lì il padre comincia a gridare: "Dio, Dio perché ci hai abbandonato?". Al che la figlia gli risponde che lei si è sacrificata per la vittoria della democrazia, mica per Dio. Il padre è orgoglioso del coraggio di sua figlia, così orgoglioso da scrivere sotto la foto che le fa col viso pieno di sangue: "Le ho perdonato persino la bestemmia verso Dio. VIVA BOLSONARO!"

domenica 25 settembre 2022

come la fai la sbagli

Peggio della situazione politica va solo quella personale. Oggi ho scoperto che una quasi-autrice-ex-amica mi ha bloccato sui social perché, pare, non ci ho provato con lei. – Ma come, le dico, mi comporto sempre male con tutte, per una volta che mi comporto bene vengo punito! – Ma è proprio questo che mi offende, vuol dire che mi trovavi così cessa che nemmeno il pensiero ti ha sfiorato. – Insomma, qui come la fai la sbagli. E noi pensiamo ancora alla Meloni.

mercoledì 31 agosto 2022

sogno

Io sognavo solo Berlinguer e mi ritrovo enrico letta che mi chiede se preferisco gli spaghetti al tonno o col nero di seppia...

arroganza

Continuo a pensare a una cosa che ha scritto Serra – che pure rispetto molto – qualche giorno fa in risposta a un lettore che gli diceva che di non sentirsela più di andare a votare. Serra da una parte scrive di capirlo, dall’altra dice che il Centrosinistra non ha le stesse colpe del Centrodestra (Berlusconi in primis) quindi si può anche votare, e non farlo è lecito ma è in fondo un atto di arroganza perché vuol dire che ci si crede un poco superiori a chi si candida, mentre la politica è anche un venire a compromessi per il bene comune. Sarà. Io ci penso e ci ripenso e anche se è vero che il Centrosinistra non è il Centrodestra (fra la brutta copia e l’originale vince sempre l’originale) è anche vero che sono più di vent’anni che vengo a compromessi e un po’ mi sono rotto. Possibile che ogni volta la parte del gigante che si prende sulle spalle il nanerottolo di turno la devo fare io? Possibile che non sarà mai il contrario e uno più alto di me mi prenderà sulle spalle per farmi vedere un altro orizzonte? È chiedere troppo alla politica? Perché io non vedo nulla, a forza di compromessi mi è venuta la gobba.

venerdì 9 agosto 2019

guai

Uno può indignarsi e/o incazzarsi quanto vuole per ciò che sta accadendo e per Salvini, ma la verità è che lo sappiamo tutti che siamo nei guai. E lo sappiamo perché a furia di fare per anni il giochino di votare al meno peggio tanto per dare un senso al "principio democratico" delle elezioni, ma senza puntare i piedi e pretendere qualcosa di serio e di credibile, alla fine non c'è rimasto più nessuno. Siamo con le pezze al culo, senza una vera sinistra (che ci creda) e senza una vera destra (che sia dignitosa) e pieni di sfiducia e di sospetto verso chiunque. Io ormai non mi fido più nemmeno del mio vicino di casa! Chissà chi voterà, quello.

domenica 26 maggio 2019

qui dove non torna il conto del dolore...

Qui dove non torna il conto del dolore
di fronte a un panorama di immensa bellezza
che si apre sui ghiacciai

Balestrini non ci manca eppure
quanto manca alla domenica che piove
sulle urne elettorali
dove più ci manca il cuore di tornare
e non torna più il dolore non il conto
di lottare una vita intera per ridurci
a questa che non è cura ma supposta  
dove va fatto ciò che va fatto
perché più fatto di così si muore

Lo vedo oggi in mio padre  
padre politico alla rabbia d’amore
di chi non sa come dirla a parole
e si muove per forza di nervoso
«non mi avrete» dice «non mi avrete»
andando a votare per puro spirito di lotta
avendo già perduto ogni lotta
e digrigna i denti come un cane nella rabbia
stringe le chiappe per reprimere il dolore

Balestrini non ci manca eppure
quante ce ne avrebbe dette di parole
se solo avesse ancora parole da dire ma è morto



Il secondo e terzo verso sono tratti da Nanni Balestrini, Blackout

mercoledì 28 febbraio 2018

il sangue amaro

Siccome sono un po’ banderuola in questi giorni, ci ho ripensato, ma non è detto che non lo faccia di nuovo fino a domenica. E così penso che quando mi dicono che dobbiamo opporci al fascismo e al male della destra, io credo che invece questo paese si meriti tutto il male possibile. Per cui credo che, consapevolmente, non andrò a votare per favorire il male che avanza sopra le vostre case.

domenica 18 febbraio 2018

revival

Ma davvero il prossimo governo sarà conteso da Matteo Salvini – razzista e fascista ignorante che nemmeno due mesi fa la magistratura gli ha bloccato i conti del Partito e adesso contende la poltrona a quel vecchio porco di Berlusconi, che se lo scambi con Weinstein non cambi il mondo di un virgola – e da una manica di arrivisti ed ex massoni come il M5S – che dicono di essere fuori dalla politica dei partiti ma fanno esattamente politica di partito modello prima repubblica (o sei allineato o sei fuori)? 
Intanto quel furbissimo di Renzi cambia registro e dice che al Sud bisogna smettere di “essere ideologici” e diventare pratici, ovvero c’è da comprarsi i voti con le promesse elettorali di aiuti per il disastro in cui viviamo – tornando indietro, quindi, ai primi anni ’90, quando il “problema” dell’Italia non era l’immigrazione ma il Sud, proprio lì dove cominciò Salvini definendoci “Terroni, ladri e mafiosi” e dove oggi c’è pure gente che lo vota. 
Franceschini invoca il voto utile: “Votateci ‘contro’ di loro, perché è vero che noi non abbiamo nient’altro da dare, è anche vero che a votar loro si fa peggio. Cosa di cui mi sono convinto. 
Il problema, il vero problema per me, irrisolvibile, è che se votare gli altri è come non andare a votare proprio, visto che non sarebbero “voti utili”, di che stiamo parlando? Non sono gli stessi discorsi che si facevano vent’anni fa, e trent’anni fa e quarant’anni fa? Che cazzo abbiamo fatto fino adesso? Non è come ammettere che in fondo votare non serve proprio a nulla, è solo un gioco inutile, perché non cambia nulla e siamo già in piena oligarchia. Non sarebbe forse ora di crescere e dare il loro nome alle cose? Non si farebbe prima a dire: Vedetevela voi direttamente perché alla fine io non ho voce in capitolo? O veramente si pensa che la democrazia vincerà? O che il Pd possa vincere? Certo è che in questo Paese c’è sempre posto per i miracoli, o per quella che Manzoni chiamava Provvidenza: per quanto il mondo possa andar male, ci sarà sempre qualcuno che scenderà dal cielo, anzi dalle stelle, e lo aggiusterà per te. Funziona così, ce lo ha detto il Papa. 
Ecco, in pieno 2018 in Italia stiamo ancora parlando di Manzoni, Chiesa, Fascismo, Berlusconi, mafia e terroni. C’è da stare allegri. In tutto questo revival, se fino a ieri credevo che la cosa eticamente più giusta fosse l’astensionismo, il non sporcarsi le mani con la merda, oggi sono sempre più convinto che la cosa migliore sia la bomba. 
Lo diceva Giorgio Bocca pochi anni fa a proposito di Napoli, ospite di Fazio a Che tempo che fa. “Cosa vuoi salvare?” diceva Bocca sprezzante, con un cinismo che probabilmente avrà terrorizzato la brava Italia dei mediocri che si guarda Fazio. Bombarda, ammazza, radi al suolo, metti a ferro e fuoco, sbriciola e bonifica ogni cosa, poi ricostruisci. Bocca si era limitato. Io estenderei la proposta all’intero Paese.

venerdì 4 novembre 2016

le ragioni del no


Nei giorni di sole Nino non riesce a resistere alla tentazione. Scende di casa, attraversa la strada ed entra nel negozio di mobili del figlio. Di mattina è quasi sempre vuoto, la clientela pochissima. Così ha non solo una stanza tutta per sé, ché già deve dividere casa con cognata e nipoti, la televisione perennemente accesa, le chiacchiere della vicina invadente, ma può anche scegliere fra i letti e i divani in fondo. In base all’umore del giorno ne sceglie uno più o meno esposto al sole, che entra dalla grande vetrata laterale. Toglie il lungo cappotto di panno scuro che ha comprato anni fa con sua moglie, poi si allunga sul divano o sul letto prescelto con la voluttuosa indolenza di una grossa lucertola, si lascia avvolgere dal tepore e in quel tepore si appisola ogni volta, per alcuni irrinunciabili minuti. La casa è fredda e fosse per lui terrebbe il cappotto tutto il tempo, ma sua cognata non vuole e lo rimprovera spesso perché lo tolga e si comporti un po’ da uomo. Così, per lui, il negozio si è trasformato nell’ultimo rifugio per la propria dignità.
Dopo aver dormito, Nino tira fuori dal portafogli i suoi foglietti, che sono il suo grande conforto, al punto che quando sua cognata ha provato a portarglieli via dicendogli che era ridicolo, si è opposto con tutte le sue forze fino a farla desistere. Li tira fuori e li rilegge, approfittando del silenzio, per correggerli fino a renderli perfetti. Oppure, se ha una nuova idea la appunta su quelli puliti che ha ritagliato dai vecchi quaderni di sua nipote. Sono epigrammi che non avranno mai una vera pubblicazione, ed esprimono soltanto la rabbia, la frustrazione per ogni sopruso o menzogna, tutta la sua insoddisfazione. Le alimenta con la forza inesauribile di giornali, trasmissioni, le chiacchiere in parrocchia o dal tabaccaio sotto casa. «Per tutto questo abbiamo vissuto e lottato?» chiede a se stesso e a sua moglie. Inetti e criminali al potere, razzisti, cialtroni, migranti e schiavi, terremotati, tedeschi, le banche che si mangiano tutto, la gente che invece di lottare seriamente si gratta oppure strepita, si piange adosso o ripete con violenza insensata slogan a tempo perso, fino a farlo vergognare di parlare la loro stessa lingua. Per tutti loro abbiamo vissuto e lottato?
E si sente crescere dentro come una furia che non sa più contenere, la scrive con forza, ma in rima. La appunta, col suo sangue gettato negli anni, in biglietti che si porta in tasca carichi di sdegno e di veleno, come pistole pronte all’uso. Il suo testamento morale: pistole civili, armate di parole che gridano: «Mi fate tutti schifo, voi servi, voi padroni senza nessun potere, i vostri discorsi che suonano come lo sciacquare delle stoviglie dopo una grande abbuffata e l’incredulità di quelli che sono rimasti a digiuno, ma zitti per tutta la vita mentre aspettavano gli avanzi».
E prega ogni sera, prima di addormentarsi, per le prossime elezioni, o per il referendum, uno dei tanti, ché arrivino il prima possibile. Ne pregusta già ogni passo, nel buio, nel poco tempo che gli resta. Sogna di dirigersi verso le urne a testa alta, guardare il mondo fiero, dall’alto, prima di tirare fuori il suo biglietto scelto per quel giorno. Far tremare la parete in alluminio sotto la sua terribile caustica matita, fino a consumarle la punta, mentre ricopia sulla scheda i suoi versi di rivolta, l’ultima occasione di far sentire il suo No al Paese, dopo che gli hanno abbassato la voce.

domenica 24 maggio 2015

pranzo in famiglia

Guardiamo insieme il tg poi commentiamo le ultime notizie. Un prete lo mette in culo ai ragazzini che fanno i chierichetti e poi scrive loro messaggini d'amante abbandonata, un altro ruba i soldi alla Caritas per aiuti agli immigrati: più di 100.000 euro destinati ai poveri del mondo, intanto che la Lega fa le marce per ricacciarli indietro questi negri che ci rubano il pane. Un terzo allontana un disabile dal tempio. Mio zio, italiano medio, sangue caldo, si schifa, si lamenta a voce chiara, dice blasfemie della Chiesa, il vero male. Poi fra sette giorni va alle urne e, in fondo al suo cuore, continua a votare DC.

domenica 31 agosto 2014

lettera a guglielmo minervini

Caro Guglielmo Minervini, 
mi costa un po’ raccogliere le idee per scrivere una lettera che parla di me forse più di quanto vorrei. Eppure, nel suo piccolo, vorrei che questo fosse il primo passo per quell’impegno che ho deciso di prendere nei riguardi della sua campagna elettorale. 
Sono nato nel 1977, ho 37 anni. Appartengo dunque a quella generazione che si è ritrovata a crescere nel peggior paesaggio politico possibile, sconfortante, per certi versi orribile. Ho conosciuto attraverso i miei genitori determinati ideali definiti di Sinistra, ma per quanto abbia votato a Sinistra per tutta la mia vita elettorale, quegli ideali non li ho mai visti applicati se non a slogan e chiacchiere preelettorali. E quanto alla Sinistra vera e propria l’ho vista prima agonizzare, poi non morire ma piuttosto trasformarsi nel mostro a due teste che è oggi. Credo in certi ideali insomma, non credo nella Sinistra. Ho creduto in Vendola e nel sogno di una Puglia migliore, ho deciso di restare qui invece di emigrare in un periodo in cui tutti mi davano del pazzo o peggio del vigliacco per una decisione insensata come volersi costruire un futuro in una terra senza più futuro. Ho vinto Principi Attivi con un progetto nel 2008 e sono rimasto. Non tutto è andato come avrebbe dovuto, il progetto non è sopravvissuto all’egoismo dei suoi membri, e col tempo sono stato deluso anche da Vendola. Ormai, già da un po’, mi annovero nel sempre crescente gruppo degli astensionisti, coloro che, pur credendo ancora in certi ideali, non credono più nel loro potere di intervenire sensibilmente sulla realtà. Non voto né mi sento responsabile dell’affondamento del Paese. 
Eppure, allo stesso tempo mi sento a disagio. Se ci penso ora, a fronte dei cinici che mi davano del pazzo o del vigliacco, se penso alla Puglia di Vendola, la Puglia della poesia e delle idee in cui ho creduto con tutto me stesso, al punto da volerci creare una piccola casa editrice che quelle idee diffondesse a suo modo: la pazzia nella pazzia insomma, uno dei pochi che pur non conoscendomi ha voluto credere in me e nella mia generazione, nella nostra possibilità di fare, è stato lei, attraverso una serie di progetti concreti: Principi Attivi, Bollenti Spiriti, Ritorno al Futuro a cui abbiamo attinto a piene mani e che, pur con tutti i limiti o gli errori del caso, sono il meglio di quella stagione di idee, partecipazione e impegno. Dico stagione perché già adesso, a ripensarci, mi è sembrata una lunga primavera che ormai volge alla fine. O meglio, muta in altra stagione. E sta a noi capire se questa nuova stagione è l’estate piena, oppure l’autunno, perché l’estate ci è già sfuggita di mano senza che nemmeno ce ne siamo accorti. 
Ecco perché, dopo averci pensato a lungo, ho deciso di restituire ciò che devo, e mettere da parte, per una volta, le mie motivazioni personali, la mia rabbia, la mia delusione, per contribuire come posso a questa svolta. Non avrò rimpianti se non andrà come dico, ma mi ci impegnerò. È una promessa. 
La mia scommessa, quindi, è su di lei e su me stesso. Non a livello politico, ma più umano, personale. Non trovo sia giusto porre tante aspettative in una singola persona, ma sento che è l’unico modo in cui oggi io come tanti possiamo fare politica senza sentirci ancora delusi da un sistema. Per quel che mi riguarda non si tratta di quella sorta di leaderismo che ha rovinato la politica degli ultimi anni, ma è qualcosa più semplice, qualcosa che nasce dal rispetto, dall’amicizia, da ideali e visioni comuni e in cui non ci guardiamo da gradini diversi, con altezze differenti, ma alla pari, e la fiducia è reciproca. In qualsiasi altro modo avremmo già fallito in partenza. 

Antonio Lillo

domenica 17 febbraio 2013

luoghi comuni

Attento! I Comunisti si annidano nelle cantine come topi, aspettando solo di invaderti casa, è l’Italia. Li riconosci perché si fanno le canne, dicono un sacco di fregnacce, ma non sanno fare i soldi per cui rovinano l’economia del paese. Tu vota sempre a Destra e vai sicuro, questa Destra generica che migliora l’economia del paese, lo hai visto all’Aquila quanto sono bravi. Loro sanno fare i soldi e ce l’hanno sempre duro. Per questo si inchiappettano tua figlia, meglio ancora quando è minorenne. Tanto, per lei, è come se lo facesse con lo zio. Tu dalla in cambio di favori, è la regola, è la furbata!
Puoi farlo, i figli sono tuoi, mangiano il tuo pane senza darti nulla in cambio, già sognano di metterti in un ospizio per fregarti la casa! Se i minorenni sono maschi non importa, se li inchiappetteranno i Cattolici, tanto sono tutti pedofili, ancora di più se sono Preti. Avrai un posto d’onore in Paradiso. Se invece sono Atei allora stai attento, non hanno più fede né speranze, non li puoi fregare con le chiacchiere, si accorgeranno di non avere più lavoro né giustizia, nessuno scopo nella vita, diventeranno matti, delle mine vaganti, perché non hanno più niente da fare, così metteranno bombe nelle scuole, andranno in giro sparando alla gente, e tu dovrai risarcire i danni per tutti.
Quanto rumore per nulla. Le scuole non servono a nulla, si sa, e se muore un ragazzo allora è solo uno di meno che vuole portarvi via il lavoro. Non preoccuparti, resisti, stringi i denti, ci stanno già pensando loro che tagliano i fondi alla Scuola. La vita è fatta di conti da pagare, ma i letterati non servono a nessuno. Leggere non serve, e neppure ti piace. E non sarebbe più bello se si tornasse tutti quanti a firmare con la X come in passato, ci hai mai pensato? Almeno quando le Banche ti rubano la casa con un mutuo nemmeno lo capisci, soffri di meno.
Tanto la colpa è sempre dei Politici, stanno lì apposta per prendersi i colpi in faccia e nel fianco, come scacciapensieri, e tu li risarcisci bene. Presto anche tu non avrai più una casa, le tasse ti soffocheranno, le banche ti porteranno via tutto, l’Europa ti chiederà un nuovo sacrificio, la Lega ti dirà che te lo meriti perché sei nato diverso.
Ricorda che sei solo. I tuoi figli presto se ne andranno a morire lontano, dicendo che è colpa tua, che ti odiano, che non hai mai capito niente di come va il mondo. Sei nato solo, morirai solo, per strada, pregando che a tua moglie non venga un qualche ictus che la lasci a letto per anni dilapidando i tuoi risparmi, e intanto, mentre eri impegnato a crescere i tuoi figli egoisti e irriconoscenti, hanno tagliato anche gli Ospedali, e tu non potrai permetterti una clinica privata.
Saluterai i ragazzi all’aeroporto quando andranno via schifati, giudicando il paese che hanno appena lasciato come arretrato e corrotto, e tu sei compreso nel prezzo. Penserai che sono carne della tua carne, sangue del tuo sangue, e sono corrotti come te, porteranno la tua corruzione dove andranno, rovineranno anche quel posto, perché non c’è speranza per chi è malato dentro, ma starai zitto per non ferirli, perché in fondo sei orgoglioso di loro che vanno via, a fare gi immigrati all’estero. Li vedrai andare e anche tu comincerai a parlare male del tuo paese, come fanno loro, come hai sempre fatto, senza mai cercare di dare una mano.
Morirai lavorando, nell’attesa di un po’ di pace, morirai ringraziando per la tua morte, che nessuno può toglierti, aspettando una Pensione che non arriverà mai, perché nel frattempo ti hanno tolto anche quella. L’Europa te lo chiede. Te lo chiede l’operaio tedesco tuo fratello ma non tuo uguale che ora si scopa tua figlia al posto del politico che non ti ha mai dato niente, a parte le sue promesse vuote. Tu non pensarci, non ora, non ti avvelenare la vita per qualcosa che non puoi cambiare. Domenica sarà un giorno come un altro. Andrai a votare e lunedì poi si ricomincia. Tu pensa a guardarti Sanremo, a divertirti ora, come puoi. Il Futuro non ti riguarda.

 
(Da leggere ascoltando il brano qui sopra. Ringrazio Sergio Pasquandrea che lo ha pubblicato sul suo blog. Io l'ho ascoltato, e mentre ascoltavo scrivevo.)

domenica 13 gennaio 2013

rifiuto

Mi rifiuto di andare a voltare per “salvare” l’Italia da Berlusconi, Monti o chicchessia, o per “contrastare il loro gioco”. Rifiuto questo modo di pensare. Lo trovo tanto paternalistico quanto, per certi versi, disonesto. Paternalistico perché siamo in democrazia, e se un italiano, dopo vent’anni di B., vuole votare ancora B. solo perché ha fatto una bella comparsata in tv, allora B. se lo merita tutto, B. eppure Topo Gigio. Disonesto perché, se dopo tanti bei discorsi sul rinnovamento della politica, per contrastare B. o M. devo chiudere gli occhi e turarmi il naso e andare a votare – con una legge elettorale che è una truffa! – un PD altrettanto vecchio e solo un pizzico meno falso, allora non credo che potrei più sentirmi a posto con me stesso. Se vogliono trasformare tutta questa storia delle elezioni in quel detto: “O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”, facciano pure. Io mi rifiuto di assecondarli e non vado a votare. Non si tratta di antipolitica, ma solo (per come la vedo) di coerenza e dignità. Coerenza verso se stessi. Dignità di persona pensante.